Nago Pineapple ParkA 11191 metri
Parco a tema dedicato all'ananas.
©jacwolf2002 - ShutterstockUna piccola isola nel nord di Okinawa, vicino alla penisola di Motobu, collegata alla costa da un ponte lungo quasi due chilometri e circondata da un mare che nelle giornate giuste diventa di un azzurro che sembra truccato. Kouri si gira tutta seguendo la strada che ne fa il perimetro: ci sono diverse spiagge di sabbia e corallo, uno scoglio a forma di cuore diventato il simbolo del posto, una torre da cui si vede il ponte per intero e un paese di poche case che tira avanti per conto suo.
È la tappa che tiene in piedi una giornata nel nord di Okinawa: buona per le coppie, per chi ha bambini che stanno volentieri con i piedi in acqua e per chi vuole guidare piano e fermarsi ogni cinquecento metri.

Vi avviso subito che il cuore è più piccolo di come ve lo immaginate dalle foto, e a metà giornata sullo stesso metro quadrato di scoglio c’è una specie di turno a scalare, con la gente che aspetta il proprio giro per la fotografia. A Tinu poi non si fa il bagno: niente bagnino, niente rete antimeduse, niente ombra, e l’ultimo pezzo è sabbia molle e roccia liscia dove si scivola. Le infradito lasciatele in macchina, servono scarpe chiuse.
Per il bagno ci si sposta a Tokei o alla spiaggia sotto il ponte.
Della torre alla fine resta la terrazza in cima: i carrellini sono una trovata che fa contenti i bambini e agli adulti risparmia una salita.
Quello che Kouri dà davvero non è lo scoglio famoso, è il colore dell’acqua visto da più punti diversi nello stesso giro. Dalla torre, dal ponte, dal livello della sabbia, da una caletta dove non c’è nessuno: cambia ogni volta ed è sempre la stessa isola.
Ci torno ogni volta che salgo al nord di Okinawa, anche quando il programma è un altro, perché mi metto sugli scogli di Tokei a guardare i pesci nelle pozze e mi passa la voglia di rimettermi in macchina. È il primo posto dove porto chi viene a trovarmi dall’Italia e vuole capire perché Okinawa è un’altra cosa rispetto al resto del Giappone.

La mattina presto l’isola è quasi vuota. Alla spiaggia sotto il ponte ci sono due persone in acqua e il rumore è quello delle onde, mentre a metà mattina arrivano i pullman dei gruppi e da lì in avanti il ritmo cambia.
Nei mesi caldi il momento peggiore è la fascia centrale della giornata: sole a picco e zero ombra sul lato nord.
Il tardo pomeriggio è il momento buono, e non solo perché si svuota. Con il sole basso gli scogli diventano due sagome scure contro l’arancione, e vista dal ponte l’acqua dà il meglio di sé.
Nei giorni feriali si respira, nei fine settimana e nelle settimane di vacanza giapponesi si cammina in mezzo alla gente ovunque.
Il meteo qui conta più della stagione. Con il cielo coperto quel blu non esiste e l’isola diventa un posto normale, con una strada sul mare e poco altro: se avete una sola finestra e il cielo è grigio, spostate la tappa di un giorno.
D’inverno il colore c’è ancora nelle giornate limpide, ma tira vento forte da nord e il mare sul lato di Tinu si alza parecchio.

Il perimetro è poco più di otto chilometri e da lontano sembra una passeggiata: non lo è. La strada sale e scende in continuazione, con tratti dove la pendenza arriva al sette-otto per cento, e sopra la testa non c’è quasi mai ombra.
In bicicletta normale si soffre. Con una elettrica invece diventa la cosa migliore che si può fare qui, perché ci si ferma dove si vuole e si scende fino alle calette che in macchina nemmeno vedete.
A piedi il giro completo è fuori portata per la maggior parte della gente, soprattutto d’estate. Le singole tappe però si fanno tutte: dalla zona del cuore alla spiaggia di Tokei sono pochi minuti di cammino, e a sud c’è Chigunu, una spiaggetta legata alla leggenda dell’isola dove non arriva quasi nessuno.
Il paese lo attraversate senza accorgervene, ed è bene ricordarsi che lì la gente ci vive: niente giri tra le case con la macchina fotografica in mano.
Kouri è l’isola delle origini di Okinawa. Secondo la leggenda qui vivevano un ragazzo e una ragazza, soli: ogni giorno dal cielo cadeva cibo, finché loro due hanno cominciato a metterlo da parte e quel cibo ha smesso di arrivare. Da lì hanno dovuto imparare a cavarsela da soli, e dai loro figli discendono gli abitanti di tutte le isole Ryukyu.
La grotta dove avrebbero vissuto è a Chigunu, ed è proprio per questo che quella spiaggetta quasi vuota ha un senso diverso dalle altre.
Da qui viene anche il soprannome di isola dell’amore: il nome Kouri si fa derivare da koi, cioè amore, ed è il motivo per cui lo scoglio a forma di cuore è diventato l’immagine dell’isola. Il marketing ci ha messo del suo, ma la leggenda viene prima del cuore.
Il punto giusto per il cuore non è in riva all’acqua ma sulla gradinata che scende verso la spiaggia di Tinu: da qualche scalino sopra, gli scogli si allineano e il disegno si chiude.
Poi fate due passi di lato e cambia tutto un’altra volta, perché quello che da destra sembra un blocco unico, da sinistra si apre.
La marea è la variabile che decide. Con la bassa marea si arriva vicinissimi agli scogli ma l’acqua intorno si ritira e perde il colore; con l’alta il cuore rovesciato in mezzo sparisce.
Il momento migliore è quando la marea ha ricominciato a salire da poco: gli scogli sono ancora raggiungibili e intorno c’è acqua azzurra invece di sabbia bagnata. La tavola delle maree guardatela prima di mettervi in strada.
L’altra fotografia da portarsi a casa è dall’alto della terrazza panoramica, con il ponte che taglia in due il mare. Quella riesce anche a mezzogiorno, quando in basso la luce è dura.

Non ci si viene per lo scoglio a forma di cuore, che in sé dura il tempo di tre fotografie. Ci si viene per il giro: otto chilometri di strada con una caletta diversa dietro ogni curva, e quelle del lato nord vuote a pochi minuti dal punto più battuto dell’isola. Vale la deviazione per questo, non per il simbolo.
Se il cielo è grigio o se cercate una spiaggia attrezzata con ombrelloni e servizi, lasciate perdere e andate altrove: qui è roccia, sabbia e sole in testa.
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Isola Kouri
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Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).