A 13808 metriAmanohashidateA 13808 metri
Un istmo molto pittoresco.
©Sean Pavone - ShutterstockUn paese di pescatori sul mare del Giappone, nel nord della prefettura di Kyoto, dove le case hanno il pianterreno aperto sull’acqua: sotto ci sta la barca, sopra le reti o, in molte, le stanze di casa.
A Ine ne trovate più di duecento in fila lungo la baia, ed è quello che si viene a vedere, insieme al giro in barca che vi porta davanti alle facciate e alla terrazza panoramica in alto, da cui si vede tutta la curva del paese in una volta sola.
Non è posto da monumenti: si cammina lungo il mare, si guarda l’acqua, si mangia pesce. Ci venite se volete una giornata lenta in un paese vero; se cercate templi e sale da visitare una dietro l’altra, questo non è il vostro giorno.

Dalla strada del paese le case-barca quasi non si vedono. Si passa dietro, tra le abitazioni normali che stanno dall’altro lato della carreggiata, e delle facciate sull’acqua vi restano spicchi tra un muro e l’altro. Chi si limita a percorrere la strada e riparte è convinto di aver visto Ine e invece ne ha visto la schiena: la fila intera si vede solo dal mare o dalla riva di fronte.
Per questo il giro in barca non è un supplemento carino, è la visita. Se dovete scegliere una cosa sola, salite su una delle barchette piccole.
Qui la gente ci abita davvero, e questo conta più di tutto il resto. Non ci sono cortili aperti, portoni da spingere, pontili su cui scendere a fare due foto; quelli sono case, e i residenti si sono stufati di chi entra nei vialetti privati, si tuffa sotto le finestre o suona per chiedere il bagno.
Camminate sulla strada, guardate quanto volete, e lasciate stare tutto il resto. Un paese di duemila persone che ne riceve centinaia di migliaia all’anno sta in piedi solo se chi arriva si comporta bene.
Quando il mare è mosso le barche restano ormeggiate, e con il mare grosso del nord succede eccome. Se il vento tira forte, mettete in conto di vedere Ine solo da terra.
Ci torno quando ho qualche giorno libero e voglia di mare, e lo consiglio a chiunque abbia tempo di uscire dal giro classico Tokyo-Kyoto-Osaka, perché è uno dei pochi posti dove la cartolina coincide con il posto di lavoro di qualcuno. Mentre passate, uno sta sistemando le reti, un altro tira su la barca con il verricello, e dentro la baia l’acqua è così limpida che si vedono i pesci muoversi appena sotto la superficie. Non c’è niente di allestito, ed è tutto lì.
Le funaya, cioè le case-barca, si possono costruire così solo perché la baia di Ine è un caso quasi unico: è aperta verso sud, cioè dalla parte opposta al mare aperto, e l’isolotto di Aoshima davanti all’imboccatura ferma le onde. In più la marea qui è minima, si alza e si abbassa di una trentina di centimetri in tutto il giorno, e la rampa può scendere in acqua senza rischiare niente.
In origine il piano di sopra non era fatto per abitarci: serviva da deposito per reti e attrezzi e per farli asciugare, mentre la famiglia viveva nella casa principale dall’altra parte della strada. Col tempo molte famiglie l’hanno trasformato in stanze vere e proprie.
Il paese è stato il primo villaggio di pescatori del Giappone a essere tutelato come quartiere storico, ed è per questo che la fila di case vi arriva quasi intatta, senza palazzine moderne in mezzo a rompere la linea.
La mattina presto è un’altra cosa rispetto al resto della giornata. Prima che arrivino i pullman la strada è dei residenti, si sentono i motori delle barche che rientrano e la luce bassa prende le facciate di legno dal lato giusto.
A metà mattina cambia tutto: sulla carreggiata unica si incrociano auto, biciclette e gruppi a piedi, e nei punti stretti ci sono gli addetti che fermano il traffico a mano.
Nel fine settimana evitate il centro del paese nelle ore centrali, a meno che non vi diverta camminare incollati al guard rail. Nei giorni feriali si respira, e la differenza si sente soprattutto sui parcheggi, che si riempiono in fretta.
Sulle stagioni la risposta più onesta è autunno, da metà ottobre a fine novembre: aria asciutta, acqua ferma, colori puliti. Anche la primavera è buona.
D’estate fa caldo e su quella strada l’ombra è quasi assente, per cui si cammina con l’acqua in mano e si fanno pause nei locali sul mare. L’inverno è la stagione più dura e anche la più interessante: vento del mare del Giappone, onde, pochissima gente in giro, e la ricciola grassa che in quel periodo si mangia da tutte le parti, cruda, in shabu-shabu o sul riso. Se cade la neve e resta sui tetti, è la versione di Ine che si vede meno di tutte.

Il tardo pomeriggio è il momento migliore per fermarsi. Dal caffè di Funaya Biyori, affacciato sull’acqua, si vede il sole calare sulla baia e le case diventare sagome scure con le luci accese dentro.
Ine visto da chi dorme in paese è un posto diverso: verso sera i pullman ripartono, la strada si svuota e restano solo i residenti e il rumore dell’acqua sotto le finestre.
Alcune funaya sono diventate piccole locande di poche camere, con la stanza affacciata sulla baia e la barca ormeggiata proprio sotto. La cena è a base del pesce pescato lì davanti, e la mattina dopo vi trovate già sul posto per l’ora più bella, prima che arrivi chiunque altro.

Il paese è tutto in lunghezza: monte da una parte, mare dall’altra, e nel mezzo una sola strada stretta senza marciapiede. Le auto passano a pochi centimetri, per cui si va in fila indiana e ci si sposta quando arriva qualcuno.
Non c’è niente di faticoso in salita finché restate in basso, ma di strada ce n’è parecchia: da un capo all’altro del paese, a piedi, non si copre tutto senza stancarsi. Al punto informazioni si prendono le biciclette, casco compreso, e con quelle il giro della baia diventa un’altra faccenda.
La salita alla terrazza panoramica è il pezzo pesante della giornata: sta in cima alla collina e la strada che ci porta è ripida, senza riparo dal sole. Chi ha problemi di ginocchia o viaggia con un passeggino ci arriva in macchina; a piedi è una sudata vera, e in agosto ve la sconsiglio.
Il resto è piatto e asfaltato, quindi passeggini e sedie a rotelle sulla parte bassa se la cavano, tenendo conto del traffico.
Con i bambini è una giornata riuscita se vi concentrate sulla barca e sui gabbiani, meno se pensate di riempirla di cose da fare: qui si guarda e si mangia, e le attrazioni in senso stretto non esistono. I bagni pubblici sono pochi e concentrati nei punti di sosta, meglio saperlo prima di allontanarsi dal centro.
Dalla terrazza panoramica sulla collina viene la fotografia che poi riconoscete ovunque: la baia che si piega, i tetti tutti allineati sul filo dell’acqua, le barche ferme davanti. Va fatta la mattina o nel tardo pomeriggio, quando la luce arriva di lato e stacca i piani; a mezzogiorno il grigio dei tetti si appiattisce e sembra un’altra cosa.
Sul posto c’è spazio per stare comodi, non si fa a spallate per il parapetto.
Dal mare invece la prospettiva cambia completamente, perché siete al livello dell’acqua e le facciate vi passano davanti una a una: legno consumato, pali, reti stese. Sul battello mettetevi sul lato che guarda la costa e restate in piedi a poppa.
Il terzo punto buono è la riva opposta del paese, dove la fila di case si vede di taglio e l’acqua ferma fa da specchio.
Regola unica ma tassativa: si fotografano le case da fuori e da lontano, mai dentro le aperture e mai le persone che stanno lavorando o che sono in casa loro.

Il valore di Ine sta tutto in una cosa che altrove in Giappone non trovate: un intero abitato costruito con i piedi dentro l’acqua, ancora abitato da chi ci pesca. Vale la deviazione, anche lunga, a una condizione: che saliate su una barca, perché da terra ne vedete metà e tornate a casa delusi.
Se invece viaggiate di corsa, contate i templi e non sopportate le strade strette con le macchine addosso, lasciate perdere e tenetevi le giornate per Kyoto.
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Ine
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Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).