spiaggia MimikiriA 499 metri
Giungla, rocce e barriera corallina.

Un’izakaya sull’isola di Iriomote, nella zona di Uehara, che sull’isola è diventata il posto dove si va a cena e basta, turisti e gente del posto insieme. Ichitaka è conosciuta per due cose che di solito non stanno nella stessa cucina: il pesce dell’isola e la pizza cotta nel forno a legna.
Il menu è lungo e ci sono parecchie cose che altrove non trovate, dal cinghiale alle alghe alla frutta spremuta al momento. Ci state bene in gruppo, con tanti piattini da dividere, ma anche in due se volete provare in una sera sola un po’ di tutto quello che l’isola dà.
Il menu mette insieme cucina di Okinawa e roba italiana, e la cosa strana è che non stona: il padrone ha imparato a fare le pizze in tredici anni di gavetta prima di aprire qui, e si vede dalla cottura. Il pesce arriva dal porto lì vicino, cambia con quello che hanno preso e con il tempo che ha fatto.
Le alghe uva la prima volta spiazzano: sembra di masticare delle uova di pesce vegetali, e il sale arriva tutto in una volta quando le palline cedono. Se le provate qui però siete nel posto giusto, perché le tengono fresche e croccanti e non mollicce come capita quando stanno in frigo da troppo.
L’ananas va ordinato: portano al tavolo il frutto tagliato e uno spremiagrumi, e ve lo schiacciate voi. Il succo che esce è denso, acidulo, per niente zuccherino, e capite subito che la frutta viene da un campo lì attorno e non da un cartone. Ed è proprio così: il padrone è nato sull’isola e la sua famiglia ha una coltivazione di ananas poco lontano, quindi il frutto che vi schiacciate nel bicchiere fa pochissima strada prima di arrivare al tavolo.
Una cosa da mettere in conto è che qui si ordina a piattini da dividere, non c’è il piatto unico che vi risolve la cena. In due si va facile sulle quattro o cinque portate, in tre o quattro si riempie il tavolo e si assaggia tutto.
Se il pesce crudo e le alghe non vi vanno giù, restano il cinghiale, il maiale, la carne dell’isola e le pizze: nessuno resta a guardare.
Sulla spesa: con qualcosa da bere si sta sui 4.000–6.000 yen a testa, e se attaccate con il pesce pregiato e il vino si sale ancora. È una fascia media, non economica, ma su Iriomote è il prezzo normale delle cose e qui in cambio vi portate a casa ingredienti che in una città grande costerebbero il doppio. Il sashimi in particolare è la voce dove si guadagna di più: pesce che il giorno prima nuotava lì davanti.
Quando capito su Iriomote ci torno per quello, e mi ordino il misto anche se so già che poi ordinerò troppo altro.
Sono due costruzioni basse, chiare, con le pareti bianche e il legno a vista. Dentro c’è il bancone, qualche tavolo e una parte rialzata con i tatami dove ci si toglie le scarpe, e in tutto i coperti si contano in fretta.
Fuori c’è la terrazza, con i tavoli di plastica e le sedie da giardino, ed è lì che secondo me si mangia meglio: si sta all’aperto con l’aria tiepida addosso e sopra la testa c’è un cielo pieno di stelle che su un’isola senza luci fa un’altra figura rispetto a quello che siete abituati a vedere.
Non è un posto elegante e non prova a esserlo: i piatti arrivano come capita, il tavolo si riempie di ciotole e bicchieri e si mangia allungando le bacchette nel piatto degli altri. Le decorazioni cambiano con la stagione e restano appese un po’ ovunque.
Il rumore è quello di una sala piena di gente che parla: si chiacchiera tra tavoli vicini, si sente la cucina, ogni tanto passa qualcuno con una pizza che fuma.
Chi lavora in sala è giovane e sveglio, e la differenza la fa quando arrivate davanti a un piatto che non avete mai visto. Ve lo spiegano, vi dicono cos’è quell’alga, come si mangia, se va intinta o no, e lo fanno sorridendo invece di liquidarvi con un cenno.
La cucina sulla carta ha parecchie cose ma i tempi restano ragionevoli anche con la sala al completo: i piattini freddi escono quasi subito, la pizza si fa aspettare il tempo del forno.
Quella che va detta è la questione dei posti. La sera dentro è tutto occupato e la terrazza pure, e non è un caso: sull’isola i locali si contano sulle dita e tutti quelli che hanno fame finiscono negli stessi due o tre indirizzi, isolani, guide che hanno appena riportato i gruppi dal fiume, famiglie in infradito.
Il ritmo perciò si sente: non è la cena lenta di tre ore con i gomiti sul tavolo, è un via vai continuo con i tavoli che si liberano e si riempiono di nuovo.
Altra cosa: il menu segue quello che c’è. Se il mare è stato brutto, certi pesci saltano e ve lo dicono senza girarci intorno, proponendovi quello che invece è arrivato. Mi sembra un buon segno, molto meglio della carta identica tutto l’anno.
Pro:
Contro:
Ideale per: una cena su Iriomote in due o in gruppo, quando volete provare in una sera sola pesce, carne e frutta dell’isola
Atmosfera: legno chiaro e pareti bianche, tatami e tavoli, terrazza all’aperto sotto le stelle, gente che parla e piatti che girano
Quello che mi resta in testa uscendo non è un piatto, è la scena della terrazza sotto le stelle con il tavolo pieno di ciotole e la pizza che arriva fumando in mezzo al pesce crudo: due mondi che non dovrebbero stare insieme e invece stanno benissimo. Se ci capitate una sola sera, partite dal sashimi misto, prendete il tataki di cinghiale e chiudete con il sata andagi caldo e il gelato che ci si scioglie sopra.
Ci si arriva anche in bicicletta, ed è un pezzo di strada nel buio che fa parte della serata: pedalate piano al ritorno, tanto sopra la testa avete un cielo che in città non vedete. Andateci in compagnia, perché i piattini si dividono e più siete più cose dell’isola vi portate nel piatto. Su Iriomote, una cena così è il motivo per restare una notte in più.
Il locale sta a Sumiyoshi, il villaggio subito a ovest del porto di Uehara: è proprio davanti alla fermata del bus Sumiyoshi, accanto all'edificio a forma di ananas, e ha un parcheggio gratuito.
Su Iriomote non ci sono taxi, perciò per la cena il locale offre una navetta gratuita che passa a prendervi all'alloggio e vi riporta indietro se dormite nelle zone di Funauki, Uehara, Nakano, Urauchi o Sumiyoshi: così potete anche bere tranquilli. Da Ohara e dalla costa est invece la navetta non arriva.
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Ichitaka
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Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).