Villaggio delle volpi di ZaoA 19957 metri
Oltre cento volpi in libertà.
©Nattawut Komvan - ShutterstockUn argine di fiume in Miyagi, tra le due cittadine di Ogawara e Shibata, a sud di Sendai, con un filare di ciliegi che continua per otto chilometri e le cime dello Zao ancora innevate sul fondo. Si chiama Hitome Senbonzakura, cioè mille ciliegi in un colpo d’occhio, e il nome è preciso: dai punti alti vedete insieme il rosa del filare, il fiume Shiroishi sotto e la neve dietro.
Ci sono le passerelle che scavalcano l’acqua, la collina del parco di Funaoka da cui si guarda tutto dall’alto, le bancarelle sul prato e i treni che rallentano tra i rami. Se ad aprile siete nel Tohoku e volete un hanami diverso dal solito parco di città con i teli blu, è il primo nome che vi do.

Vi avviso subito che gli otto chilometri sono un dato da volantino: la parte che conta è quella di mezzo. Agli estremi il filare si dirada, camminate tra case, orti e greto del fiume, e la differenza si sente. Se avete una mattina sola, restate nel tratto centrale e fatelo avanti e indietro, senza puntare a farlo tutto.
L’argine è un terrapieno alto con i fianchi ripidi: in cima il sentiero è in piano ma stretto, e nelle ore di punta si va in fila indiana, con la gente che viene nei due sensi. Sotto, sul prato vicino all’acqua, c’è molto più spazio per muoversi e lì si mettono le famiglie con i teli e i bento.
La salita alla collina di Funaoka è la parte faticosa della giornata: pendenza vera, e per la terrazza panoramica nei giorni pieni la fila arriva a passare la mezz’ora. Con un passeggino, o con le ginocchia che protestano, lasciate perdere la collina e restate in basso: l’affaccio dalla passerella Suehiro vi dà il colpo d’occhio con un decimo dello sforzo.
Quello che questo posto promette lo mantiene e va oltre, che per un luogo famoso è raro. Non è un giardino da girare in cerchio, è una strada lunga di alberi dove ogni duecento metri il quadro cambia: il fiume si allarga, poi la ferrovia accanto, poi i campi, poi le montagne che si aprono.
In aprile ci torno apposta anche solo per mezza mattina, perché è l’unico hanami dove cammino per chilometri senza cercare un prato libero: gli alberi stanno da tutte e due le parti e il lavoro lo fanno loro.
La fioritura sta tra i primi giorni di aprile e la metà del mese, e la finestra buona è corta come in tutto il Giappone. Arrivate qualche giorno dopo il picco e non è una tragedia: i petali cadono sull’acqua e scendono in strisce lungo la corrente, con gli alberi ancora mezzi carichi.
Il momento migliore è la mattina presto. Ci sono i signori del quartiere che fanno il giro col cane, qualcuno che corre, i fotografi già piazzati e basta: l’aria è ferma e si cammina dove volete.
Da metà mattina fino a metà pomeriggio cambia tutto. Arrivano le comitive, i pullman, gli altoparlanti delle bancarelle, e sul sentiero in cima all’argine si procede a passo d’uomo con la macchina fotografica alzata sopra le teste.
Nelle due settimane delle feste dei ciliegi qui passano centinaia di migliaia di persone, e nel fine settimana di piena fioritura si vede. Nei giorni feriali si respira: non è vuoto, ma camminate senza dover chiedere permesso.
Verso il tardo pomeriggio la gente comincia ad andare via e la luce bassa fa il resto, con il rosa che diventa più caldo. Poi si accendono le luci sugli alberi lungo il fiume, e la giornata non finisce con il tramonto.
Il tempo qui conta più che altrove. Con il cielo coperto le montagne dietro spariscono e vi restano i ciliegi e il fiume, che sono comunque tanto ma non sono il quadro completo; con il vento forte i fiori se ne vanno in tre giorni. E più si va verso la fine di aprile, meno neve trovate sulle cime.

È una passeggiata lunga e piatta, non una scarpinata, ma le distanze ingannano. Chi fa il tratto centrale andata e ritorno si fa già sette chilometri e la sera se ne accorge: portate scarpe comode e non contate di farlo con i sandali nuovi.
Il sentiero in cima all’argine è sterrato e battuto, i fianchi sono in erba e in pendenza, e chi spinge un passeggino si trova meglio giù, sulla parte pianeggiante vicino all’acqua.
Di ombra, nel tratto centrale, non ne manca. Bagni e panchine invece non abbondano fuori dalla zona delle feste: tenetelo presente se andate con i bambini piccoli.
La parte con le bancarelle e i furgoncini del cibo è quella del parco lungo il fiume a Ogawara, e lì si mangia bene, comprese le scatole di bento pensate per il picnic. Il resto dell’argine è solo alberi e gente che cammina, che secondo me è la parte migliore.
Il colpo grosso si fa presto, con l’acqua liscia: senza vento il fiume fa da specchio e vi prendete i fiori, il riflesso e le montagne in una inquadratura sola. Basta un filo di brezza e l’acqua si arriccia, il riflesso si sfarina e non c’è modo di rimediare.
Nelle prime ore dopo l’alba siete tranquilli. Dopo diventa un esercizio di pazienza tra teste, ombrellini e cavalletti.
Sulla passerella che scavalca la ferrovia si piazzano i fotografi di treni, perché il convoglio passa lento in mezzo al rosa e l’occasione è servita. Lì lo spazio è poco e i treppiedi sono appiccicati uno all’altro, per cui se ci andate non aspettate il momento perfetto per mezz’ora: fate la vostra foto e lasciate il posto.
Dalla collina di Funaoka l’inquadratura è tutta un’altra cosa, più larga, con il filare che taglia il paesaggio da una parte all’altra. Di sera, invece, la cosa che riesce meglio è l’illuminazione riflessa: appoggiate la macchina al parapetto e scattate lungo, viene fuori un doppio filare di luce.

Qui si viene per una cosa che altrove in Giappone non trovate: non un albero solo da fotografare o un viale di trecento metri, ma una riga di fiori che va avanti a perdita d’occhio con un fiume dentro e le montagne in fondo. Vale la deviazione dal giro classico, e anche un pernottamento in zona, se la vostra settimana coincide con la fioritura e se accettate di alzarvi presto: è quella l’ora in cui il posto dà il meglio di sé. Se invece passate da queste parti a maggio o in estate, è un argine con degli alberi e nient’altro, e lo dico senza giri di parole.
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Fioritura dei ciliegi di Senbonzakura Hitome
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Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).