Hitachi Seaside Park
Un parco grande come un quartiere, sulla costa dell’Ibaraki a Hitachinaka, che due volte l’anno cambia completamente colore: una collina intera coperta di fiori, blu in primavera e rossa in autunno. Hitachi Seaside Park però non finisce lì: dentro ci sono tulipani piantati sotto i pini, un giardino sulle dune affacciato sul Pacifico, prati, pinete e un parco divertimenti con la ruota panoramica.
Ci si va per stare fuori tutto il giorno e per quella collina, che dal vivo è un’altra storia rispetto alle foto che avete visto. Con i bambini va benissimo, e anche con i nonni al seguito.
Indice
Cosa si vede
Il pezzo che tutti vengono a vedere è la collina Miharashi, il punto più alto di tutta la zona. Ci si sale a piedi e da lassù, da un lato c’è il Pacifico, dall’altro il parco che continua senza finire mai; sotto i piedi, a seconda del periodo, oltre cinque milioni di nemophila azzurri oppure i cespugli tondi di kochia diventati rossi.
Il resto è un parco vero, con boschi, prati e campi coltivati, e la sorpresa è che quasi nessuno lo gira tutto.
- La collina Miharashi: blu in primavera, rossa in autunno, verde il resto dell’anno; dalla cima si vede il mare da una parte e tutto il parco dall’altra.
- Il giardino sulle dune: passerelle di legno tra sabbia ed erbe basse, con le onde che si sentono da sotto.
- La Glass House: un edificio tutto vetrate sopra le dune, con un caffè dentro e l’oceano davanti a tutta parete.
- Tamago no Mori: una pineta con migliaia di tulipani di decine di varietà piantati sotto gli alberi, un mulino e grandi uova bianche in mezzo alle aiuole.
- Il borgo contadino: campi di colza, girasoli e grano saraceno intorno a una vecchia casa di legno col tetto di paglia.
- La ruota panoramica: dall’alto la collina colorata si vede tutta intera, con il mare che le sta dietro.

La collina è la prima cosa e insieme la trappola. Nelle settimane di punta, in cima si fa la coda per mettersi nel punto da cui tutti scattano, e in quella foto finisce lo stesso la testa di qualcun altro.
Basta però scendere dal versante opposto, verso le dune, e in cento metri la gente sparisce: metà del parco è quasi deserta mentre lassù si cammina a passo d’uomo. È il motivo per cui vi dico di non entrare, correre ai fiori e uscire.

Chi capita fuori dalle due settimane buone di aprile o dalla decina di giorni buoni di ottobre trova un prato verde e poco altro, e nei mesi morti anche terra nuda con i teli bianchi di protezione stesi sopra. Non è un posto che sta in piedi da solo in qualunque momento dell’anno: qui il calendario conta più che altrove.
Sulla salita non c’è un filo d’ombra e il vento dal mare si sente, per cui in aprile la mattina è freddo e a fine maggio si cuoce. Cappello e acqua, sempre.
Quello che questo posto dà davvero è una cosa che con le foto non si trasmette: il colore non ce l’avete davanti come un quadro, ce l’avete intorno, sotto, fino all’orizzonte, e in cima cambia a seconda di come gira la luce. È l’unico posto in Giappone dove ho visto una cosa del genere a questa scala, e da qui viene tutta la differenza con qualsiasi altro parco fiorito.
Ci torno due volte l’anno, in aprile e in ottobre, e quando viene qualcuno dall’Italia nel periodo giusto lo porto qui senza pensarci: al primo giro corrono tutti alla collina, al secondo si scopre che la parte migliore è il pomeriggio passato tra le dune e il prato, con la collina alle spalle.

Quando andare
Due finestre contano più di tutte le altre. I nemophila vanno da metà aprile ai primi di maggio, la kochia diventa rossa verso metà ottobre dopo essere stata verde tutta l’estate, e in autunno accanto ai cespugli ci sono i cosmos, che aggiungono rosa e bianco al rosso.
La Golden Week è il momento peggiore in assoluto: fila in cima alla collina, fila per il gelato, fila per i bagni. Se potete scegliere, puntate agli ultimi giorni prima delle feste, in settimana.
La mattina presto è un altro parco rispetto al pomeriggio. All’apertura la collina è quasi vostra, l’erba è bagnata, e si sentono solo le voci di chi cammina; verso mezzogiorno, nel fine settimana di punta, sul sentiero in cima ci si muove in coda indiana.
Il cielo fa una differenza enorme, più della stagione: con il sole pieno il blu dei fiori, quello del mare e quello dell’aria si attaccano l’uno all’altro e non si capisce dove finisce uno e comincia l’altro, mentre con il grigio i nemophila si spengono e restano un prato slavato. Con la pioggia lasciate perdere e andate da un’altra parte.
Fuori dai due periodi famosi il parco resta comunque vivo: narcisi e tulipani in aprile, girasoli e zinnie d’estate, i pruni e i tulipani sotto il gelo d’inverno. Sono giornate diverse, più rilassate e senza nessuno che spinge per la foto, ma se venite da lontano solo per il colpo d’occhio della collina, quelle sono giornate sbagliate.

Com’è dentro
Si cammina, parecchio. Gli ettari aperti al pubblico sono più di duecento e le distanze tra una zona e l’altra si sentono nelle gambe: dall’ingresso alla collina è già una passeggiata, e chi vuole vedere anche dune, pineta dei tulipani e borgo contadino fa un giro lungo.
Per questo dentro ci sono un trenino che fa il giro fermandosi in vari punti e le biciclette a noleggio, con un percorso ciclabile che gira tutto il parco. Con i bambini piccoli il trenino risolve la giornata; in bici si vede il doppio delle cose.
I viali principali sono lisci e larghi, passeggini e sedie a rotelle girano senza problemi. La salita alla collina è un’altra faccenda: è una salita dolce ma continua, su sentiero battuto, e in cima il camminamento si stringe tra i cespugli, per cui con una carrozzina lassù si sta scomodi e nei giorni pieni si va avanti a passettini.
Sulle passerelle tra le dune la sabbia finisce ovunque e le scarpe eleganti sono una pessima idea.
C’è anche un parco divertimenti dentro il parco, con giostre e la ruota panoramica, e ci sono prati grandi dove la gente stende il telo e sta lì mezza giornata a non fare niente. Questa è la cosa che i visitatori stranieri si perdono quasi sempre: arrivano per i fiori e non capiscono che per le famiglie giapponesi il posto è prima di tutto un prato dove sdraiarsi.
Da mangiare dentro si trova, ma nelle settimane di punta le code ai chioschi sono lunghe: un panino nello zaino vi salva un’ora.

La foto migliore
Dal basso della collina, puntando in alto verso il crinale, i fiori riempiono tutta l’inquadratura e il cielo resta solo una striscia: è la foto che funziona meglio, perché non si vede nessuno che sta dietro di voi. Dalla cima, invece, la scena da prendere è quella verso il mare, con la discesa di colore in primo piano.
In autunno la cosa da fare è entrare nel camminamento tra i cespugli di kochia, che arrivano all’altezza dei fianchi: da lì si fotografa il rosso da dentro, non da fuori.
La luce bassa della prima parte della mattina è la migliore, sia per il blu sia per il rosso, e coincide con il momento in cui c’è meno gente. Chi vuole la collina intera in una sola immagine deve salire sulla ruota panoramica, perché da terra non la si prende mai tutta.
Un avviso: nel punto più alto qualcuno si mette in posa per parecchio tempo e la coda si forma da sola. Se avete fretta, fate le foto salendo e non in cima.
In breve
- Il pezzo forte: la collina che si copre di azzurro in primavera e di rosso in autunno, con il Pacifico dietro.
- Quando andare: metà aprile-inizio maggio o metà ottobre, in settimana e nelle prime ore della giornata, con il sole; Golden Week da evitare.
- Ideale per: famiglie con bambini, chi vuole una giornata intera all’aperto, chi fotografa, chi viene in Giappone nella stagione giusta.
- Atmosfera: spazi larghi e aria di mare, gente sdraiata sui prati, calca solo sulla collina e vuoto dappertutto altrove.

Conclusione
È un posto che vive di due momenti precisi dell’anno, e in quei momenti non c’è niente di paragonabile: il colore ti arriva da tutte le parti e la scala è quella che è, non un’aiuola ma una collina intera. Se capitate in Giappone in aprile o a metà ottobre, vale la deviazione anche costruendoci intorno una giornata apposta, perché quella vista dura poche settimane e poi sparisce.
Negli altri periodi diventa un bel parco grande con dei fiori, e a quel punto non c’è motivo di venire fin qui: c’è di meglio e più vicino. Il segreto per godersela è dare alla collina il tempo che serve e poi girare il resto con calma, invece di scappare via dopo lo scatto.
Informazioni utili
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Autore
Marco Togni
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).
