Hanami
Fare hanami è una delle cose più belle che si possano vivere in Giappone, e non serve essere esperti per godersela. La parola indica il rito di sedersi sotto i ciliegi in fiore con amici, colleghi o famiglia, mangiare, bere qualcosa e passare qualche ora all’aperto quando finalmente arriva la primavera.
In questo periodo i parchi si riempiono di teli colorati, i supermercati vendono dolci a tema e anche chi di solito corre tutto il giorno si ferma un pomeriggio. Qui vi spiego cosa significa davvero l’hanami, da dove arriva questa tradizione e quali sono le regole, scritte e non scritte, da conoscere prima di stendere il vostro telo sotto un albero.
Indice
Cosa significa hanami
Letteralmente hanami vuol dire guardare i fiori: hana sono i fiori e mi viene dal verbo guardare. Oggi quando un giapponese parla di hanami intende quasi sempre i ciliegi, i sakura, anche se in origine non era così.
Nella pratica guardare i fiori è solo metà della storia. L’altra metà è stare insieme: si stende un telo, ci si toglie le scarpe, si aprono bento e lattine di birra e si chiacchiera per ore, a volte senza nemmeno alzare gli occhi verso i rami.
Dietro c’è anche un significato più profondo, che molti giapponesi sentono senza bisogno di spiegarlo. I ciliegi restano in piena fioritura pochissimi giorni e poi i petali cadono tutti insieme, e questa brevità è da secoli il simbolo di quanto sia passeggera la vita.
Una delle spiegazioni più diffuse sul nome sakura va ancora più indietro: sa indicherebbe la divinità delle risaie e kura il posto dove questa divinità si siede. Secondo questa lettura i ciliegi erano il luogo in cui il dio scendeva dalle montagne in primavera, e mangiare e bere sotto gli alberi era un modo per festeggiarlo e chiedere un buon raccolto di riso.
Un po’ di storia
La tradizione è antichissima, e all’inizio i protagonisti erano i fiori di susino, gli ume, arrivati dalla Cina insieme a tante altre mode di corte. Durante il periodo Heian l’attenzione si spostò piano piano sui ciliegi, e nel 812 l’imperatore Saga organizzò a Kyoto quella che viene considerata la prima festa documentata sotto i sakura.
Per secoli l’hanami rimase una cosa da aristocratici e samurai. L’episodio più famoso è del 1598, quando Toyotomi Hideyoshi, pochi mesi prima di morire, fece trapiantare circa 700 ciliegi nel tempio Daigoji, a Kyoto, e invitò più di mille persone a una festa rimasta nella storia.
La svolta vera arrivò nel periodo Edo, quando l’hanami diventò una festa di tutti. Lo shogun Tokugawa Yoshimune fece piantare ciliegi in zone aperte al pubblico di Edo, l’attuale Tokyo, come la collina di Asukayama e le rive del fiume Sumida, proprio perché la gente comune avesse un posto dove divertirsi.
Sempre verso la fine di quel periodo, nel villaggio di Somei, oggi dentro Tokyo, alcuni giardinieri crearono la Somei Yoshino, la varietà che vedete quasi ovunque. Si moltiplica solo per innesto, per cui tutti questi alberi sono in pratica copie dello stesso esemplare: è per questo che nella stessa città fioriscono e perdono i petali quasi tutti nello stesso momento.
Quando si fa
La fioritura dei ciliegi in Giappone non ha una data fissa, e tutto il paese la segue quasi come fosse una partita. L’Agenzia meteorologica giapponese dichiara ufficialmente l’inizio della fioritura in ogni città quando su un albero di riferimento si aprono i primi cinque o sei fiori: a Tokyo l’albero ufficiale si trova dentro il santuario Yasukuni.
La piena fioritura, il mankai, viene annunciata quando è aperto almeno l’80% dei boccioli. Nelle grandi città tra Tokyo e il Kansai tra le due date passa più o meno una settimana, e se fa caldo i petali iniziano a cadere pochi giorni dopo.
In genere si parte dal sud a fine marzo e si sale verso nord, fino all’Hokkaido che fiorisce a maggio. Questa linea che si sposta sulla mappa si chiama fronte dei ciliegi, sakura zensen, e in quelle settimane la trovate ovunque in TV.
Vi consiglio di non fissare il viaggio sulla base di una sola previsione presa mesi prima, perché basta una settimana più fredda o più calda per spostare tutto. Tenete qualche giorno di margine e, se potete, organizzate il viaggio in modo da passare per città diverse: se a Tokyo siete arrivati tardi, più a nord potreste trovare gli alberi ancora pieni.
Come si fa hanami
Il classico hanami è un picnic, niente di più. Si arriva al parco, si trova un posto sotto un ciliegio, si stende un telo e ci si siede, rigorosamente senza scarpe, che vanno lasciate sul bordo o in un sacchetto.
Il telo simbolo di questa festa è la famosa telona blu da cantiere, ma ormai se ne vedono di tutti i colori. La trovate nei negozi da 100 yen e nei konbini, e con poche centinaia di yen siete a posto.
Per mangiare non serve niente di speciale. La maggior parte delle persone passa al supermercato o al konbini più vicino e prende bento, onigiri, pollo fritto, patatine e birra, e per una persona si spendono tranquillamente sui 1.000–2.000 yen.
Chi vuole fare le cose per bene porta i dolci tipici del periodo: gli hanami dango, spiedini con tre palline di riso rosa, bianca e verde, e i sakura mochi avvolti in una foglia di ciliegio salata. A me piace proprio perché è una festa semplice, dove conta più la compagnia di cosa c’è sul telo.
Poi c’è l’hanami notturno, lo yozakura. In molti parchi la sera gli alberi vengono illuminati con lanterne o faretti, e l’atmosfera cambia completamente: meno famiglie con i bambini, più gruppi di amici e colleghi appena usciti dall’ufficio.
Vi consiglio di provarlo almeno una sera, portandovi una giacca, perché a inizio aprile quando cala il sole fa ancora freddo, soprattutto stando seduti a terra per ore.
Le regole dell’hanami
L’hanami sembra una grande festa libera, e in parte lo è, ma ci sono regole precise che i giapponesi rispettano con attenzione. Alcune sono scritte sui cartelli dei parchi, altre sono semplice buona educazione, e chi non le conosce rischia di fare brutta figura senza accorgersene.
Le più importanti sono queste:
- Riportate a casa i rifiuti, perché in molti parchi i cestini non ci sono o vengono chiusi proprio in questo periodo, e lasciare sacchetti ai piedi degli alberi è una delle cose più mal viste.
- Non staccate rami e fiori, nemmeno uno per fare una foto: gli alberi hanno un proprietario, di solito il comune, e rovinarli è considerato un danno a tutti gli effetti.
- Non sedetevi sulle radici e non legate corde o teli ai rami, perché le radici dei ciliegi sono molto superficiali e si danneggiano facilmente, e per lo stesso motivo non versate birra o altre bevande sul terreno vicino al tronco.
- Niente fornelli, barbecue o fiamme libere, a meno che il parco non abbia una zona apposta.
- Tenete il volume basso e niente casse con la musica alta, perché accanto a voi ci sono famiglie, anziani e altri gruppi a pochi passi.
- Usate i bagni pubblici anche se la coda è lunga, e mettetela in conto: nei parchi famosi nel fine settimana si aspetta anche mezz’ora.
Una parte a sé è quella dell’occupazione del posto, il bashotori. Nelle aziende giapponesi è tradizione che il dipendente più giovane vada al parco la mattina presto per stendere il telo e tenere il posto per la festa della sera, e in certi parchi vedrete persone sedute da sole per ore a fare la guardia a un telo enorme.
Non è sempre permesso però. In parecchi parchi i teli lasciati senza nessuno vengono rimossi, per cui se volete tenere il posto qualcuno del gruppo deve restare lì, a turno.
Ogni parco ha le sue regole
Ogni parco decide per conto suo cosa si può fare, e le differenze sono più grandi di quanto si pensi. Prima di andare vi direi di dare un’occhiata ai cartelli all’ingresso, che nei posti più frequentati sono quasi sempre anche in inglese.
Il parco di Ueno, a Tokyo, è l’esempio perfetto: non si possono lasciare i teli senza nessuno, di notte il parco chiude e non si può restare, e lungo il viale principale dei ciliegi non si possono stendere teli né fare feste, si passeggia e basta. È anche uno dei posti in cui l’hanami diventa una festa rumorosa, con gruppi numerosi e tanta birra.
Lo Shinjuku Gyoen, il grande giardino vicino alla stazione di Shinjuku, è l’opposto. Si entra pagando un biglietto, gli alcolici sono vietati e nel periodo della fioritura all’ingresso controllano le borse.
Ve lo dico sinceramente: se viaggiate con bambini o volete un hanami tranquillo, un posto come lo Shinjuku Gyoen rende molto di più. Se invece cercate il lato più festaiolo della tradizione, con uffici interi seduti sui teli blu, i parchi più grandi e liberi sono la scelta giusta.
Dove fare hanami
I posti per fare hanami in Giappone sono tantissimi, e ogni città ha i suoi parchi, fiumi, castelli e templi dove i ciliegi danno il meglio. Ne parlo in modo dettagliato in articoli dedicati: la fioritura dei ciliegi a Tokyo, la fioritura dei ciliegi a Osaka, la fioritura dei ciliegi a Kyoto, la fioritura dei ciliegi a Nara e la fioritura dei ciliegi a Hiroshima, con i posti che vi consiglio e come organizzarvi in ognuna.
Nelle zone più famose c’è sempre tantissima gente, soprattutto nel fine settimana di piena fioritura. Nei posti più conosciuti di Tokyo e Kyoto a volte si cammina in fila sotto gli alberi, e trovare un angolo libero per sedersi dopo metà mattina diventa difficile.
Il Giappone però è enorme, e i ciliegi non stanno solo nei parchi delle guide. Ogni quartiere di periferia ha il suo fiumiciattolo con gli alberi sulle rive, il suo piccolo parco giochi, il tempio di zona con due o tre ciliegi vecchissimi, e lì spesso ci sono solo le famiglie del posto e qualche anziano seduto su una panchina.
Quando ho voglia di godermi i fiori con calma, sono proprio questi i posti che cerco. Il mio consiglio è di fare entrambe le cose:
- Andate almeno una volta in un posto famoso, meglio in un giorno feriale e di mattina presto, per vedere l’hanami nella sua versione più affollata.
- Scegliete poi una zona residenziale fuori dai giri turistici, anche solo prendendo un treno locale per qualche fermata, e fate due passi lungo il fiume più vicino.
- Guardate la mappa cercando i canali e i piccoli parchi di quartiere, perché è lì che i comuni hanno piantato più ciliegi.
- Se viaggiate fuori dalle grandi città, informatevi sui castelli e sui templi della zona, che quasi sempre hanno alberi in abbondanza e molte meno persone.
Il mio consiglio
Se venite in Giappone nel periodo giusto, non limitatevi a fotografare i ciliegi mentre passate. Comprate un telo, qualcosa da mangiare al konbini, sedetevi un paio d’ore sotto un albero e guardate cosa succede intorno a voi: i colleghi in giacca e cravatta che brindano, i bambini che rincorrono i petali, i nonni con il termos.
Onestamente è lì che si capisce perché i giapponesi aspettano questa settimana tutto l’anno. E se il posto famoso è troppo pieno, poco male: un fiume qualunque in periferia, con i petali che cadono nell’acqua, spesso vale anche di più.

Autore
Marco Togni
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).
