A 78 metriGo Go CurryA 78 metri
Buon curry, molto saporito.

Una catena di ristoranti specializzati in gyoza, con locali sparsi per Tokyo e la sede principale a Shinjuku, dove i ravioli sono piccoli, con la pelle sottile e il ripieno pieno di verdura.
Da Gyoza no Fukuho li fanno in tre cotture, alla piastra, bolliti e fritti, e si ordinano a piattini da sei pezzi o a vassoioni da venti, trenta e quaranta da dividere in tavolata. La cosa che vi tornerà più utile è che potete chiederli senza aglio e senza nira, l’erba cipollina cinese.
È il posto giusto per un pranzo rapido da soli, per una cena in compagnia con i vassoi in mezzo al tavolo e per chi vuole mangiare gyoza sul serio invece di prenderli come contorno del ramen.
Il menu è quasi tutto gyoza: tre cotture, qualche contorno freddo, due ciotole di riso e un paio di dolci. I piattini standard sono da sei pezzi e costano poco, così invece di scegliere ne ordinate tre diversi e li mettete in mezzo al tavolo.
Se siete in tre o quattro, i vassoi grandi da venti, trenta o quaranta pezzi sono il modo più sensato di mangiare qui, e diviso per quattro il conto del vassoio da quaranta resta basso. I contorni non sono un riempitivo: cetrioli al miso, cavolo sottaceto, bardana fritta e tofu in salsa dandan servono a spezzare il ritmo tra un piatto e l’altro. Prendetene uno o due da mettere in mezzo, perché puliscono la bocca e vi fanno arrivare al terzo giro di gyoza con più fame.
Il primo avviso è sulla taglia: sono ravioli piccoli, da un boccone, non i gyoza grossi e carichi di carne macinata che trovate nelle catene cinesi.
Il ripieno tira più sulla verdura che sulla carne, per cui il sapore è delicato e non vi resta addosso: chi cerca il colpo grasso e salato in bocca qui non lo trova.
I fritti sono la sorpresa vera: non è la cottura che ci si aspetta da un posto di gyoza, eppure chi è di casa li ordina come secondo giro, con la pelle che diventa una sfoglia croccante.
Sul rapporto qualità-prezzo non c’è discussione: si spende poco per quello che arriva in tavola. A pranzo si esce con 600–1.000 yen a testa grazie ai set, la sera con qualcosa da bere si sta sui 1.500–2.000 yen, e parliamo di ravioli tirati sottili e cotti al momento, non di roba surgelata scaldata in fretta.
Per quello che pago, la differenza con i gyoza da izakaya qualunque si sente al primo morso. Quando ho voglia di gyoza è il primo nome che mi viene in mente, perché con poco più di mille yen assaggio tutte e tre le cotture.
La scelta senza aglio e senza nira non è un dettaglio da poco, e secondo me è il motivo per cui così tanta gente torna in questa catena. Ordinate, vi chiedono come li volete, e la cucina prepara la versione giusta.
Cambia tutto se dovete tornare in ufficio, se avete un appuntamento dopo o se dormite in un hotel con le pareti sottili: mangiate gyoza a pranzo e nessuno se ne accorge.
La versione senza aglio non è la fotocopia dell’altra. Manca quella spinta pungente che ti resta in gola e il ripieno diventa più dolce, più vegetale.
Il mio consiglio è di provarli entrambi nella stessa cena, un piatto per tipo: la differenza si capisce in tre morsi e poi decidete voi da che parte state.
I locali della catena si assomigliano parecchio: un bancone dove si mangia da soli, tavolini da due che vengono accostati quando arriva un gruppo, luce bianca e niente arredi da fotografare. Non sono posti grandi e ci si sente parlare da un tavolo all’altro.
Il soffitto alto aiuta: l’aria non diventa mai quella pesante di fritto e fumo che ti appiccica la maglietta.
Il servizio va di corsa ma senza scortesia. In alcune sedi si ordina dal tablet sul tavolo, in altre si chiama il personale, e i gyoza arrivano pochi minuti dopo perché li cuociono a ondate continue.
Il menu esiste anche in inglese e nella sede di Shinjuku metà sala parla lingue diverse dal giapponese, mentre l’altra metà sono gente del quartiere e impiegati da soli con il piattino e una birra. Nessuno vi guarderà male se restate mezz’ora a tavola, ma nemmeno vi diranno di prendervela comoda: qui si mangia, si beve e si lascia il posto.
L’attesa è la cosa da mettere in conto. Fuori dalla porta c’è un foglio dove scrivete il vostro nome e se volete il bancone o il tavolo, poi si aspetta in piedi finché non vi chiamano.
Nelle ore buone della sera si arriva a una ventina di nomi in lista e possono passare venti o trenta minuti prima di entrare.
La fila si muove bene perché il personale gestisce il ricambio senza tempi morti: appena si libera un tavolo lo puliscono e chiamano il nome successivo.
Se siete in due, il bancone è la scorciatoia e passate davanti ai gruppi che aspettano il tavolo grande. E se odiate aspettare in piedi, puntate sul pranzo nei giorni feriali, quando chi entra da solo trova posto quasi subito e il giro dei set è rapidissimo.
Pro:
Contro:
Ideale per: una cena in gruppo dove si ordina a raffica senza svuotare il portafoglio, o un pranzo veloce da soli al bancone
Atmosfera: sala luminosa e rumorosa, tavolini ravvicinati, misto di gente del posto e stranieri
Da ordinare: un piatto per cottura, alla piastra, bollito e fritto, per capire quale preferite
Quello che resta uscendo è il rumore: tavolini accostati, piattini vuoti che si accumulano, gente che brinda con la birra in mano. Ordinate i fritti per ultimi, quando siete già dentro il ritmo e la pelle croccante arriva bollente sul tavolo: è il momento in cui capite perché la lista fuori dalla porta si riempie.
Sedetevi al bancone se siete soli e guardate la piastra lavorare, oppure prendete un vassoio grande in tavolata e mettetelo in mezzo, così ognuno pesca il suo. Di posti di gyoza a Tokyo ce ne sono a centinaia, ma questo è quello che consiglio senza pensarci due volte: andateci e cominciate dalla piastra.
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Gyoza no Fukuho Shinjuku Gyoenmae
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Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).