A 15883 metriValle IyaA 15883 metri
In posizione remota, poco turistica.
©LouieLea - ShutterstockUna gola scavata dal fiume in mezzo alle montagne di Shikoku, in Tokushima, dove l’acqua scorre verde tra due pareti di roccia a strisce. Oboke si conosce soprattutto per il giro in battello che parte dal fondo della valle e per i lastroni di pietra inclinata che si vedono da vicino solo stando sull’acqua, ma si guarda bene anche dall’alto, dalla terrazza che sta sopra la strada.
È il posto giusto se state girando Shikoku e volete una tappa di natura vera tra un tempio e l’altro, e piace parecchio anche ai bambini, che sul battello si divertono più degli adulti.
La gola è un taglio a V lungo otto chilometri con il fiume Yoshino sul fondo, la strada su un lato e la ferrovia che entra ed esce dai tunnel sull’altro: lo spazio è quello, e tutto quanto è incastrato lì dentro. Le pareti sono di scisto, una roccia grigio-verde che si è formata a strati e poi si è inclinata, per cui da vicino sembrano lastroni appoggiati di sbieco, tutti piegati nella stessa direzione.
Dalla strada però questa inclinazione non si legge. Dall’acqua sì, e cambia completamente la faccenda.
Anche il nome viene dalla roccia: secondo la spiegazione più diffusa, Oboke vuol dire più o meno pericoloso a passi lunghi, mentre Koboke, un po’ più a valle, è pericoloso a passi corti, cioè posti dove, comunque cammini, rischi di finire di sotto. Le pareti sono così particolari che la gola è stata dichiarata monumento naturale nazionale proprio per la sua geologia.
Le cose da tenere d’occhio sono queste:

Dall’acqua il verde si vede meno bene di quanto pensiate: da sopra, dal ponte che scavalca la gola o dalla terrazza, il fiume sembra smeraldo, mentre stando dentro la gola si guarda più la pietra che l’acqua. Se venite per il colore, guardatelo prima dall’alto e poi scendete.
La discesa all’imbarco è tutta a scale strette dentro l’edificio da cui partono i battelli, non c’è ascensore, e il dislivello fino al fiume è serio. Scendere è niente, risalire è la parte faticosa: con le ginocchia messe male, con un passeggino o con una carrozzina, la barca lasciatela perdere e fermatevi sulla terrazza, che si vede benissimo lo stesso.
Il battello va pianissimo, arriva fino a un certo punto, gira e torna indietro. Di rapide non ne prende nemmeno una. Le acque cattive sono più a valle, a Koboke, dove si fa rafting, e sono un’altra gita: chi sale qui aspettandosi gli spruzzi scende deluso.
Quello che questo posto dà davvero è la scala delle cose. Stare venti centimetri sopra l’acqua con la roccia che sale dritta da tutte e due le parti fa capire la valle molto meglio di qualsiasi punto panoramico, e il silenzio è quello vero: si sente il motore piccolo, l’acqua che batte contro le pareti e ogni tanto un treno che passa in alto e sparisce nella montagna.
Ci torno ogni volta che capito in questa zona di Shikoku. Quando accompagno qualcuno in giro per l’isola, tra tutti i posti che vediamo in giornata questo è quello di cui mi riparlano dopo, e non è per le rocce curiose: è perché è l’unico momento in cui stanno fermi a guardare qualcosa di grosso senza nessuno che li spinge.

L’autunno è la stagione forte, con il rosso che arriva nella seconda metà di novembre e si attacca alle pareti grigie in macchie, non a tappeto come nei parchi. In quel periodo la domenica è da evitare: la strada che costeggia la gola si imbottiglia, il parcheggio si riempie e all’imbarco si aspetta il proprio turno in piedi tra le scale.
Nei giorni feriali dello stesso periodo si respira, e la mattina presto è il momento in cui si sta meglio, con il sole che entra di sbieco e illumina solo una parete su due.
La primavera vale per le carpe di stoffa sopra il fiume e per il verde nuovo, che qui parte prima che sulle montagne intorno. D’estate l’acqua è al massimo del colore e sul fiume si sta freschi anche quando sopra fa caldo da morire.
D’inverno mettono il kotatsu dentro il battello, ci si siede con le gambe sotto la coperta e si va a guardare le rocce con il freddo fuori: è il periodo con meno gente in assoluto, e secondo me è il modo migliore per vederlo.
Il meteo conta, ma non come si pensa. Con il cielo coperto non perdete niente, perché il grigio della pietra e il verde dell’acqua restano; dopo giorni di pioggia invece il fiume si alza, l’acqua si sporca e il verde sparisce.
Con la pioggia forte i battelli restano fermi, e in quel caso la gola si guarda dall’alto e basta.

Si sale scalzi, perché dentro è tutto tatami, e ci si siede per terra: la barca è coperta, larga e ci stanno venticinque persone. Il giubbotto salvagente lo mettono a tutti prima di partire, e non si parte finché non si è riempita, per cui c’è sempre un po’ di gente che aspetta sulla banchina.
Non traballa e non fa paura ai bambini piccoli, l’acqua lì è ferma.
Il barcaiolo racconta tutto il tragitto e lo fa in giapponese, con il tono di uno che lo ripete da trent’anni e ci scherza sopra. Non capire le parole non è un gran problema, perché indica le rocce una per una con la mano e lo spettacolo sta fuori, non dentro.
Se volete il posto buono mettetevi sul bordo, non al centro: da lì si guarda in su lungo la parete e si arriva quasi a toccare l’acqua con la mano.
Dalla terrazza del michi no eki, che sta appoggiata sul ciglio della strada sopra la gola, si vede il fiume tutto in una volta con la ferrovia su un fianco: è il punto dove il verde dell’acqua si vede meglio, e non bisogna scendere né salire da nessuna parte. Il ponte, poco più in là, aggiunge l’inquadratura da sopra la corrente, quella dove la gola si stringe.
Nello stesso edificio della terrazza c’è la casa degli yokai, un percorso al buio con i mostri delle leggende della valle, e il piano delle pietre con i minerali, dove spiegano di che roccia è fatta tutta la valle. Con i bambini ci si ferma volentieri; da soli, se le pietre non vi dicono niente, si salta tranquillamente.
La foto migliore del posto si fa dal ponte la mattina, quando la luce riesce ad arrivare fino al fondo e l’acqua diventa verde chiaro invece che nera. Dal battello invece l’unica inquadratura che rende è verso l’alto, con la parete inclinata che taglia il cielo in diagonale: di lato viene tutto uguale.
E poi c’è la valle vista dal finestrino del treno, che corre lungo la gola e la mostra a lampi tra un tunnel e l’altro. Non è una vista lunga, ma è la stessa roccia da un’altezza diversa.

Qui si viene per una cosa sola e la si ottiene: guardare una valle dal basso, dal livello dell’acqua, che è una prospettiva che in Giappone non capita quasi mai. La deviazione è meritata proprio per quello, non per i monumenti, che non ci sono, e non per l’adrenalina, che sta altrove.
Se avete problemi a fare le scale o pretendete emozioni forti, guardatela dall’alto e ve ne andrete comunque contenti. Per tutti gli altri è la tappa più bella di questa parte di Shikoku, e non ci vedo nemmeno un motivo per saltarla.
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Gole di Oboke
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Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).