Palazzo dell'imperatoreA 314 metri
Come arrivare e visitare il palazzo dell'imperatore a Tokyo.
©DigitalPearls - ShutterstockUn parco storico in centro a Tokyo, dalla parte di Otemachi, dove al posto dei monumenti trovate i muri di pietra del vecchio castello di Edo e un prato aperto che sembra non finire mai. I Giardini orientali del Palazzo Imperiale sono la porzione dell’area imperiale in cui si entra e si cammina in libertà, tra prati, un giardino con lo stagno e le fortificazioni rimaste in piedi.
Si viene soprattutto per salire sulla base del mastio e per lo spazio che c’è, cosa rara qui in mezzo. Per chi è alla prima volta a Tokyo è una delle poche cose in centro che si fanno all’aperto senza traffico, e va bene anche con i bambini o con chi ha le gambe stanche.
Ventun ettari dentro i fossati, divisi nei tre anelli del castello: più si sale, più si entra nella parte che contava. Il giro naturale parte dal basso, dal giardino, e finisce in cima al prato.

La Fujimi-yagura, la torretta a tre piani che vedete in tutte le foto, si guarda solo da fuori e da una certa distanza: sedici metri di legno e intonaco bianco dietro un recinto, niente scale, niente interno.
Se vi immaginavate un castello vero, con le sale e il pavimento che scricchiola, cambiate aspettative: il mastio è bruciato in un incendio e non l’hanno mai più rifatto, e del palazzo dello shogun non resta niente. Anche il palazzo dove vive oggi la famiglia imperiale sta dall’altra parte dei fossati ed è chiuso al pubblico, da questi giardini non lo vedete: quello che vi portate a casa sono le pietre e il vuoto.
Quasi tutti entrano dalla porta grande, fanno il giardino con lo stagno, salgono al prato e tornano indietro dalla stessa parte. Il bosco di querce e il lato del parco verso il fossato nord restano vuoti anche nei giorni pieni, e sono la parte dove si sente il vento negli alberi invece delle voci.
C’è anche una saletta ottagonale tutta rivestita di frammenti di ceramica, con degli uccelli disegnati a mosaico sulle otto pareti: è una sala da concerti, dentro non si va, ma di fianco al resto è una stranezza che fa piacere trovare.
Quando qualcuno viene a trovarmi dall’Italia lo porto qui prima ancora dei templi, perché è il posto dove si capisce che Tokyo è cresciuta intorno a un castello, e perché è l’unico punto del centro dove si sta seduti sull’erba senza sentire una macchina. Non c’è un edificio da spuntare né una sala davanti a cui fare la fila: c’è da camminare e guardare. Dà molto più di quello che promette, perché sulla carta è un parco e una volta dentro è la pianta di una città intera.

La mattina presto è un’altra cosa rispetto al resto della giornata: sui vialetti ci sono due o tre persone in tutto, la ghiaia scricchiola sotto le scarpe e i corvi si sentono da lontano. Verso metà giornata arrivano i gruppi con la guida, e il tratto tra i corpi di guardia e la salita diventa una processione.
Il tardo pomeriggio è l’altro momento buono, con la luce bassa che prende i muri di pietra di taglio e li fa sembrare molto più alti.
Nel fine settimana e nella settimana dei ciliegi in fiore aspettatevi gente ovunque, con la coda al controllo borse all’ingresso e il prato pieno di persone sedute. Nei giorni feriali, anche in piena stagione turistica, si respira.
A inizio giugno nel giardino di Ninomaru fiorisce il campo degli iris, decine di varietà diverse, ed è la settimana in cui quel pezzo di parco dà il meglio di sé. A metà novembre le foglie rosse intorno allo stagno si riflettono nell’acqua, ed è la parte del parco che più cambia faccia con le stagioni.
In estate vi avviso subito: il prato del Honmaru non ha un albero in mezzo e il sole picchia dall’inizio alla fine, quindi cappello e acqua o quella parte diventa una sofferenza. Con la pioggia forte il giro perde molto, perché metà del bello è stare fermi in un punto a guardare; con il cielo coperto invece va benissimo, le pietre e il verde non hanno bisogno di sole.
All’ingresso controllano le borse e vi danno un gettone da riconsegnare quando uscite, una cosa di pochi secondi se non avete un trolley dietro.
Il dislivello è vero: tra il giardino in basso e il prato in alto ci sono più di dieci metri, che si fanno su una salita larga e pavimentata, senza gradini. Per arrivare in cima alla base del mastio invece ci sono scalini di pietra, larghi ma irregolari.
Con il passeggino si gira quasi tutto, mettendo in conto che i sentieri del giardino e diversi tratti sono di ghiaia e spingere costa fatica. Le panchine ci sono e sono ben messe, anche sopra al tenshudai, e i punti di sosta al coperto sono un paio sparsi nel parco.
Dentro non si mangia ovunque come in un parco normale, e non ci sono chioschi a ogni angolo: se vi serve qualcosa portatevelo da fuori. Appena passata la porta principale c’è anche un piccolo museo con le collezioni della famiglia imperiale, se vi va di aggiungere una cosa al giro.
I bambini stanno bene perché possono correre sul prato senza che nessuno dica niente, e il modello del mastio dentro al punto di sosta li tiene fermi due minuti. Per chi cerca templi, statue e colori, questo posto non è adatto: qui è tutto verde, grigio pietra e spazio.

Il posto per la foto è uno solo e sta in cima al tenshudai: da lì inquadrate il prato che scende, la fila di alberi e i grattacieli di Otemachi che spuntano dietro, e in una foto sola avete il castello e la città moderna. Non c’è fila per salire, al massimo trovate qualcuno seduto sulle panchine in cima.
L’altra buona è dal bordo dello stagno del giardino di Ninomaru, dalla parte opposta rispetto al sentiero principale, con l’acqua e i rami bassi davanti.

Il valore qui non sta nei monumenti, che sono pochi e in gran parte chiusi, ma nel fatto che si cammina dentro un castello scomparso con i muri ancora al loro posto. Vale la deviazione per quello, e per il pezzo di salita tra le due pareti di pietra che non somiglia a niente altro in città. Se invece cercate edifici da visitare, sale, arredi e oggetti, resterete con poco in mano ed è meglio mettere il tempo altrove.
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Giardini orientali del Palazzo Imperiale
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Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).