A 29 metriOotoyaA 29 metri
Cucina giapponese.

Un bar da cocktail a Roppongi dove il monte Fuji non è solo il nome sull’insegna: la montagna sta dentro il vetro del bicchiere, riprodotta sul fondo, e ci sono cinque drink costruiti apposta per quel bicchiere.
Al Fujiyama Bar, oltre ai cocktail, trovate una cinquantina di whisky giapponesi da bere al bicchiere e qualcosa da accompagnare mentre bevete.
È il posto giusto se volete un drink fatto con le mani e non con la pistola erogatrice, ma senza finire in un locale dove si parla sottovoce: c’è una consolle, la musica si sente, e si chiacchiera senza problemi.
Il bicchiere è la prima cosa che vi mettono davanti ed è anche la cosa che vi resta in testa. Vetro spesso, pesante, e sul fondo il cono del Fuji che si alza dentro il liquido: non è una decorazione stampata fuori, è proprio dentro il vetro.
I cocktail che ci servono dentro sono cinque, uno per ogni colore della montagna, e sono tutti costruiti su infusi che si preparano loro dietro al bancone.
Se volete la foto con la montagna ben visibile, prendete uno dei colori chiari: dentro il kurofuji nero il Fuji sparisce e si intravede solo controluce. La vodka al pepe dell’akafuji non è una spruzzata di salsa piccante buttata dentro all’ultimo, il piccante è nello spirito e sale piano mentre bevete, per cui se il pomodoro piccante non fa per voi lasciatelo perdere.
Il midorifuji invece spiazza chi si aspetta il matcha dolce da caffetteria: è tè amaro su gin, e va bevuto pensandolo come un gin tonic un po’ erbaceo.
Sui prezzi siamo su una fascia media per la zona, e la sera c’è un coperto a testa. Con due drink e qualche stuzzichino si esce sui 3.000–4.000 yen a persona, che per Roppongi non è caro; se cominciate a scendere nella lista dei whisky invecchiati si va oltre i 5.000 yen.
Quando ho voglia di un cocktail fatto a mano senza mettermi in giacca, questo è uno dei primi nomi che mi vengono in mente: spendo quanto in un cocktail bar qualsiasi della zona e mi ritrovo in mano un drink con un infuso fatto da loro, in un bicchiere che non ho visto da nessun’altra parte.
La parte whisky è seria e non è un contorno ai cocktail. Sul muro ci sono una cinquantina di bottiglie giapponesi sempre disponibili, con Yamazaki in più annate, Hakushu e Hibiki, e si beve al bicchiere senza dover comprare la bottiglia.
Se invece la bottiglia la volete, ve la tengono da parte per le volte successive. C’è anche un umeshu invecchiato in botte di Yamazaki che secondo me è il modo migliore di chiudere la serata: è dolce ma ha dietro il legno del whisky, e regge benissimo dopo due cocktail.
Sul fronte birra non aspettatevi una lista infinita, ma quelle che ci sono sono scelte bene: una stout all’espresso di Hitachino Nest, una birra di Nihonbashi, una birra del Fuji.
Da mangiare il piatto vero è il cheese steak sandwich, che fanno con le patatine all’aglio oppure con la salsa gravy. È carne sfilacciata e formaggio fuso dentro il pane, unto quanto serve, e da solo tiene su una serata di bevute.
Il resto sono cose da bancone: noci miste, beef jerky tagliato sottile con il tartufo sopra, sottaceti fatti in casa, prosciutto e olive, un misto di salsicce.
Vi avviso subito che non è un posto dove si va a cena: il cibo è lì per accompagnare il bere. Se arrivate affamati, il sandwich ordinatelo subito, insieme al primo drink.
Si sale al terzo piano e la prima cosa che si vede sono le finestre che danno sulla strada: da lassù si guardano le insegne di Roppongi mentre si beve, ed è una vista che nei bar chiusi in cantina non avete.
Venticinque posti in tutto, tra cui un bancone a isola da dieci con il muro dipinto dietro, due postazioni da due appiccicate alla finestra e un divano che ne prende otto.
Il legno è chiaro, la luce è bassa, sul muro c’è il Fuji dipinto e per il resto non hanno riempito le pareti di cianfrusaglie. Le due postazioni davanti alla finestra sono quelle che mi piacciono di più: si sta uno di fianco all’altro a guardare fuori, e dietro la musica arriva senza coprire la voce.
Il locale è per fumatori, tutti i posti. Se il fumo vi dà fastidio o viaggiate con bambini, questo non è il vostro bar e non c’è una zona dove rifugiarsi.
Dietro il bancone le persone sono poche, per cui quando il locale si riempie i drink arrivano con calma. Non è sciatteria: preparare cinque cocktail con infusi diversi richiede il suo tempo.
Il menu c’è anche in inglese e le carte le prendono senza storie, cosa non scontata nei bar di questo taglio.
C’è una consolle vera, con casse Void e un mixer da locale da ballo, più uno schermo grande e il karaoke. Non vi trovate davanti a una discoteca: il volume resta a un livello in cui si parla, ma la musica è una scelta e non un sottofondo buttato lì.
Quando c’è un DJ la serata cambia passo e il divano diventa il posto migliore per stare in gruppo.
La gente che trovate è il misto tipico di Roppongi: stranieri che vivono a Tokyo, giapponesi che lavorano in zona, qualche viaggiatore capitato lì per il bicchiere del Fuji.
Da soli al bancone ci si sta benissimo e nessuno vi guarda male, anzi, il barista attacca discorso se avete voglia. Lo affittano anche per feste, fino a cinquanta persone in piedi, per cui può capitare di trovarlo occupato da un gruppo.
Il bar si presenta anche come LGBT-friendly, con la bandiera arcobaleno ben visibile all’ingresso: è uno dei motivi per cui la clientela è così mescolata e per cui ci si sente a proprio agio chiunque siate.
Pro:
Contro:
Ideale per: bere un cocktail fatto a mano a Roppongi, da soli al bancone o in gruppo sul divano
Atmosfera: legno chiaro, luce bassa, montagna dipinta sul muro, finestre sulle insegne della strada, gente mescolata tra locali e stranieri
Da ordinare: kifuji o aofuji se volete vedere bene la montagna nel bicchiere, akafuji se vi piace il piccante vero
Uscendo, la cosa che mi resta addosso è il peso del bicchiere in mano, con quel cono del Fuji che si alza dentro il vetro mentre bevete: è un oggetto vero, non una trovata. Prendete il kifuji se dovete scegliere un drink solo, e chiudete con l’umeshu invecchiato nella botte di Yamazaki: quei due insieme raccontano tutto quello che sanno fare dietro al bancone.
Sedetevi alla finestra e guardate le insegne di Roppongi mentre il barista prepara il prossimo giro: è uno dei posti dove bevo meglio in tutta Tokyo. Andateci senza fretta e lasciate che vi consiglino loro il whisky.
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Fujiyama Bar
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Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).