A 469 metriExcelsior CafeA 469 metri
Un buon caffè.

Una catena di caffetterie norvegesi con diversi locali a Tokyo e qualcun altro sparso per il Giappone, dove il caffè si beve chiaro, acidulo e leggero come lo bevono a Oslo. Fuglen tosta i chicchi per conto suo, fa waffle norvegesi sottili e la sera tira fuori i cocktail, per cui è uno di quei posti in cui entrate per una tazza e vi ritrovate seduti tre ore.
Ci andate se volete un caffè fatto sul serio e un po’ di aria nordica: una pausa a metà giornata, una colazione con calma, due chiacchiere con qualcuno senza nessuno che vi metta fretta.
La tostatura chiara qui non è una posa da baristi: il caffè del giorno arriva in tazza con un’acidità agrumata che senti subito, e poi se ne va via pulita senza lasciarti quella patina amara in bocca. Lo estraggono con l’Aeropress o in filtro a mano, a seconda del chicco.
Le origini singole cambiano, ma il giro è quello: etiopi floreali, kenyoti che virano sul pompelmo, qualche colombiano più dolce. Se ordinate un caffellatte, il latte si sente parecchio e il caffè resta sotto, morbido.
Il waffle norvegese non c’entra niente con quello belga: è sottile, morbido, più vicino a una crêpe spessa che a una cialda croccante. Se aspettate il croccante fuori e il burro che cola, restate delusi.
Vi avviso che il brunost è particolare: è un formaggio di capra cotto finché caramella, con un retrogusto che ricorda lo zucchero bruciato. A me piace da matti con il caffè acidulo, ma c’è chi dopo due bocconi si ferma.
Per un caffè si sta sui 400–600 yen, che per il livello dei chicchi e per Tokyo è una cifra normale. Se ci aggiungete un waffle salite sui 1.500–2.000 yen a testa, ed è lì che il conto diventa medio-alto per quella che a tutti gli effetti è una caffetteria.
Secondo me i soldi stanno tutti nella tazza: pagate un filtro quello che in mezza Europa costerebbe il doppio, e lì sarebbe estratto peggio. Quando voglio un caffè che sappia di frutta e non di bruciato, Fuglen è il primo nome che mi viene in mente, e ci torno anche solo per bere in piedi e ripartire.
Le sedi non sono fotocopie, ma l’aria è la stessa ovunque: mobili norvegesi degli anni cinquanta e sessanta, legno chiaro, lampade dal disegno tondo, luce calda. Quasi tutto quello che vedete è in vendita, sedie e lampade comprese.
Vi capiterà di sedervi su una poltrona e trovare il cartellino con il prezzo. Fa sorridere, e l’arredamento cambia nel tempo, perché quando qualcuno compra, quel pezzo sparisce e ne arriva un altro.
Alcune sedi stanno su due piani, con divani e tavolini bassi di sopra e il bancone di sotto; altre hanno qualche posto all’aperto. I posti sono pochi dappertutto, e i tavoli grandi si condividono con sconosciuti, che in Giappone è meno scontato di quanto sembri.
Le vetrate sono larghe e la luce entra tutto il giorno, così anche quando è pieno non ti senti chiuso in una scatola.
Fuglen nasce a Oslo come caffè che si chiamava Kaffefuglen, e solo molto dopo aggiunge la galleria di design con i mobili vintage scandinavi. Il locale di Tokyo a Tomigaya, dalle parti di Shibuya, è stato il primo fuori dalla Norvegia: da lì il marchio si è allargato in mezzo Giappone.
Se ne scegliete uno solo, quello di Tomigaya è l’originale, da quartiere, con il bancone sempre pieno. Quello di Asakusa è più grande e più comodo, ed è il posto giusto se volete sedervi davvero e fermarvi a lungo.
È la parte che si perdono quasi tutti. La stessa stanza in cui al mattino si beve filtro, con le luci abbassate diventa un banco da cocktail, e i ragazzi dietro il bancone fanno cose serie con l’aquavit norvegese, il liquore alle erbe che laggiù bevono col pesce.
Ci sono anche birre e cocktail a base di caffè, che qui hanno un motivo in più per essere provati, visto che il caffè lo tostano loro.
Un cocktail supera i mille yen, il che lo mette in linea con qualsiasi bar decente di Tokyo. Anche chi entra cambia: la mattina studenti e stranieri con la guida in mano, la sera coppie e residenti del quartiere che si siedono sul divano e ci restano.
Aspettatevi gente. Nei fine settimana c’è da mettersi in coda e girare un attimo intorno ai tavoli aspettando che qualcuno si alzi, e anche nei giorni feriali il bancone è impegnato.
Se volete prendervela comoda, il momento più tranquillo è la metà pomeriggio nei giorni infrasettimanali: allora vi sedete, ordinate un secondo caffè e nessuno vi guarda storto.
Se i tavoli sono tutti pieni e vi piantate lì con il portatile aperto per due ore, la cosa non viene presa benissimo. Non è un posto da ufficio, è un posto dove si beve e si parla.
E se il vostro caffè preferito è quello nero e amaro del bar sotto casa, qui l’acidità vi sembrerà strana. Non è un difetto, è voluta, ma tanto vale saperlo prima di spendere.
Pro:
Contro:
Ideale per: una pausa caffè fatta bene mentre girate la città, o una sosta lunga a chiacchierare senza fretta
Atmosfera: legno chiaro, luce dalle vetrate, divani bassi e un misto di stranieri e gente del posto
Quello che mi resta in testa uscendo da Fuglen è il contrasto tra la tazza e la stanza: un caffè che sa di agrumi e una poltrona anni cinquanta con il cartellino del prezzo attaccato sotto, come se fossi in casa di qualcuno che vende i mobili. Chiedete il caffè del giorno e fatevi dire da che lotto arriva, perché ve lo spiegano volentieri e cambia il modo in cui lo bevete.
Se ci passate una volta sola, prendete il waffle col brunost: quel formaggio caramellato accanto al filtro è una combinazione che non si trova altrove in città. Sedetevi vicino alle vetrate se trovate posto, e rimanete un po’ più del previsto. Di tutte le caffetterie di Tokyo, questa è quella che consiglio senza pensarci due volte.
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FUGLEN SANGUBASHI
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Gustoso melonpan.

Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).