DoutorA 188 metri
Caffè filtro e panini buoni.

Un fiume largo che taglia la parte est di Tokyo e che, se passate da Asakusa, vi ritrovate davanti anche senza cercarlo. Il Sumida non è un monumento e nessuno prende un aereo per vederlo, però racconta questa città meglio di tanti posti famosi: ci sono i ponti colorati, la Skytree sull’altra riva, una lunga passeggiata sull’acqua, i ciliegi in primavera e le yakatabune, le barche coperte con le lanterne rosse che la sera passano sotto i ponti.
È un posto per chi è già ad Asakusa e vuole camminare un po’ lontano dalla calca, per chi vuole vedere Tokyo dall’acqua e per chi sogna una cena seduto sul tatami in mezzo al fiume.
Vi dico subito come la penso: il Sumida non va messo in cima alla lista come il Sensoji o Shibuya. Però a Tokyo conta tantissimo, perché la città vecchia è cresciuta lungo le sue rive, e se girate Asakusa ci passate sopra comunque. Tanto vale sapere cosa guardare.
La foto più famosa è quella dal ponte rosso, e infatti lì si sta in fila sul marciapiede tra gruppi, bastoncini dei selfie e risciò che passano. Dal ponte azzurro subito più a valle l’inquadratura è quasi uguale, la Skytree e la fiamma dorata stanno tutte e due nella foto, e di gente ce n’è la metà.
Il fiume in sé non è acqua limpida da cartello svizzero: è verde-grigio, lento, con le chiatte e i battelli che lasciano la scia. Se ve lo immaginate come la Senna con i bouquinistes, ridimensionate.
La cosa che non si capisce dalle foto è il silenzio che c’è giù sulla passeggiata. Tra voi e le strade c’è il muraglione che protegge la città dalle piene, per cui appena scendete le scale il traffico sparisce e restano il rumore dei treni sui ponti, i gabbiani e i passi di chi corre.
Vi avviso però che la passeggiata non è continua. In alcuni punti, dove sfociano altri canali, si interrompe e bisogna risalire sulla strada e fare il giro dal ponte. Sul pezzo vicino ad Asakusa non ci sono problemi, più a valle sì.
Per chi ha poco tempo e vuole vedere cose, il fiume non è il posto giusto: qui non c’è una sala da visitare o un’opera da guardare, c’è da camminare e basta.
Molti ponti che si vedono oggi li hanno rifatti in ferro dopo il grande terremoto che rase al suolo mezza città, ed è per questo che hanno tutti quell’aria robusta, con archi e bulloni in vista. Non è un dettaglio da sapere a memoria, ma spiega perché ogni ponte ha una forma diversa.
Quello che il Sumida vi dà davvero è il cielo largo. Tokyo è una città stretta, vicoli e palazzi dappertutto, e qui all’improvviso avete davanti uno spazio aperto di centinaia di metri, con l’acqua in mezzo e le due rive che si guardano. Quando porto qualcuno ad Asakusa, dopo il tempio e la via dei negozi lo faccio sempre scendere sull’argine: ci si siede su una panchina di pietra a guardare i battelli, ci si riprende dalla ressa e di solito è lì che la gente mi chiede quando si torna.
Il momento migliore è il tramonto che scivola nella sera. Il cielo dietro la Skytree si colora, poi uno dopo l’altro si accendono i ponti, ognuno col suo colore, la torre si illumina e le yakatabune escono con le lanterne accese. Sull’acqua i riflessi si moltiplicano e dalla passerella sul ponte del treno la vista cambia ogni volta che passa un convoglio.
La mattina presto è un altro fiume: sulla passeggiata ci sono quelli che corrono prima di andare in ufficio, i signori col cane, qualcuno che fa ginnastica sulle panchine. Niente turisti, luce bassa, e il ponte rosso lo fotografate senza aspettare nessuno.
Quando fioriscono i ciliegi le rive vicino ad Asakusa si riempiono davvero. Sotto gli alberi ci sono i teloni blu dei picnic, lungo i viali escono le bancarelle con spiedini e birra, e la sera gli alberi vengono illuminati con la Skytree dietro.
Se vi capita in quei giorni andateci, è uno dei posti di Tokyo dove i ciliegi e la città moderna si vedono meglio nella stessa inquadratura. Mettete in conto però che nel fine settimana sulla riva si cammina a passo d’uomo.
La serata dei fuochi d’artificio d’estate è un discorso a parte: il Sumida non ha prati sulla riva dove sedersi, per cui la gente si ammassa su ponti e strade e la polizia fa muovere la folla senza lasciarla ferma. Se non avete un posto sicuro, per esempio su una barca o su una terrazza, secondo me è una serata da vivere una volta e poi basta.
Da evitare le giornate di pioggia, perché sulla passeggiata non c’è nessun riparo e il fiume diventa grigio come il cielo. Anche le ore più calde dell’estate sono pesanti: il sole batte sul cemento e sull’acqua, e conviene aspettare che scenda.
Le yakatabune sono il modo più giapponese di stare sul Sumida. Sono barche piatte con il tetto, dentro tutto tatami e tavoli bassi, e in molte il pavimento sotto il tavolo è ribassato, per cui le gambe non vanno incrociate per tutta la sera.
Si cena mentre la barca scende lungo il fiume: tempura, sashimi e piatti piccoli di stagione, con da bere a volontà. Alcune barche hanno anche il karaoke, altre no, e quando la barca si ferma si sale sul tetto a prendere aria e a guardare i ponti che vi passano sopra la testa.
Vista da dentro la città cambia completamente. I ponti li guardate da sotto, con le travi e i rivetti a pochi metri, i palazzi sulle rive sembrano più alti, e la Skytree compare e scompare dietro le curve.
Il fiume scende fino alla baia, e dall’acqua si arriva a vedere il profilo dei grattacieli sul mare, una cosa che a piedi non si riesce a mettere insieme in una sera sola.
Sulle barche piccole si mangia gomito a gomito con altri gruppi, e nelle sere di festa può diventare rumoroso: se cercate una cena romantica in silenzio, scegliete bene la barca o la serata.
Se la cena non vi interessa, sul fiume girano anche i battelli di linea, con le vetrate grandi, che scendono verso il mare passando sotto una fila di ponti uno dopo l’altro. È meno scenografico di una yakatabune, ma è il modo più semplice per vedere i colori dei ponti dall’acqua, e con i bambini è un successo: guardano i ponti avvicinarsi e fanno a gara a indovinare di che colore sarà il prossimo.
Il Sumida non si visita come un tempio: ci si passa, ci si siede e lo si guarda cambiare con la luce. Per questo non vi dico di attraversare Tokyo apposta di giorno per vederlo. Se però siete ad Asakusa, scendere sull’argine è il modo migliore per chiudere la giornata, e se avete una sera libera la cena in yakatabune ve la ricorderete più di tanti ristoranti.
A chi cerca solo monumenti e cose da spuntare sulla lista dirà poco. Per chi vuole capire com’è fatta Tokyo, invece, il fiume è il pezzo che tiene insieme tutto il resto.
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Fiume Sumida
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Caffè filtro e panini buoni.
Ottimo sushi.
Informazioni e un bel panorama.
Brodo limpido, anatra e porri.
Grande porta d'ingresso alla zona del tempio.
A 317 metriCatena di ottimo ramen.

Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).