A 74 metriNoriyoukanA 74 metri
Pasticceria tradizionale.
©JH.Ding - ShutterstockUna torre panoramica piantata in cima all’isola di Enoshima, in mezzo a un giardino di piante tropicali, con il mare da tutte le parti. La Sea Candle è il faro con la terrazza da cui si vede la baia di Sagami per intero e, quando l’aria è pulita, il Fuji che se ne sta lì a sinistra mentre il sole scende.
Ci si sale per il panorama a trecentosessanta gradi, ma sotto c’è anche un giardino con le camelie, le palme e i resti di una vecchia serra.
È il posto giusto se state facendo la giornata tra Kamakura e il mare e volete finirla in alto, e va bene anche con i bambini piccoli.

Il Fuji è la cosa per cui in tanti salgono e non è garantito: d’estate la foschia se lo mangia e resta una sagoma sbiadita, mentre d’inverno con il vento da nord si stacca netto sull’orizzonte con la neve in cima. Se venite ad agosto mettete in conto di non vederlo, e godetevi il resto.
La torre in sé è bassa, sessanta metri scarsi: chi si aspetta una cosa tipo Skytree rimane spiazzato per due secondi. Poi capisce che il lavoro lo fa l’isola sotto, perché si finisce comunque a un centinaio di metri sopra l’acqua e sotto non c’è nient’altro che tetti bassi, pini e mare aperto.
Il piano vetrato d’estate diventa una serra e la gente ci si ferma per i divani: la parte buona sta un piano più su, all’aperto, dove tira sempre aria. Salite dritti in cima e il vetro guardatelo scendendo.
Non è il posto per chi ha paura dell’altezza: la scala a chiocciola è aperta e si vede sotto tutto il tempo. C’è comunque l’ascensore anche per tornare giù, nessuno vi obbliga.
Quello che vi tornerà più utile è la regola del cielo: con le nuvole basse o la pioggia qui sopra non rimane niente, resta una ringhiera bagnata e il rumore del vento. Con il cielo pulito invece si arriva a distinguere le navi ferme al largo, la riga di Hakone, i palazzi di Yokohama e, nelle giornate davvero limpide, la punta della Skytree dall’altra parte della baia.
Ci torno per il quarto d’ora prima del tramonto, quando la luce diventa arancione e sulla terrazza esterna non parla più nessuno. È l’unico punto qui intorno dove hai il mare da una parte, la montagna dall’altra e sotto i piedi tutta l’isola in una volta sola.

Il momento è il tramonto, senza discussioni. Si arriva che c’è ancora luce, si fa il giro della terrazza esterna con calma, e poi si resta fermi dalla parte del Fuji finché il sole non sparisce dietro la sagoma.
Subito dopo si accendono le luci dell’isola e la scena cambia un’altra volta: da lassù si vede il ponte illuminato che va verso la terraferma e la fila di lampioni della strada dei negozi che scende verso il mare.
La stagione migliore è l’inverno, e non per il freddo: è quando l’aria si pulisce e la montagna si vede davvero. Da fine autunno a fine inverno accendono anche l’illuminazione invernale, quella che chiamano Shonan no Hoseki, e la torre diventa blu e viola con i coni di luce che si aprono nel giardino sotto per settanta metri buoni.
Con l’illuminazione arriva anche il rovescio della medaglia, cioè la coda. All’imbrunire la gente si ammassa davanti all’ascensore e si sale a scaglioni, quindi conviene essere già dentro prima che cali la luce invece di presentarsi quando è tutto acceso.
Nei giorni feriali si respira, nel fine settimana no: tra metà mattina e metà pomeriggio sulla terrazza esterna si cammina in fila indiana e per affacciarsi dal lato del Fuji si aspetta il turno. La mattina presto è l’altro estremo, il giardino è mezzo vuoto e sopra ci sono quattro persone in tutto.
Golden Week, vacanze estive, Obon e Capodanno sono i periodi peggiori: l’isola si riempie già dal ponte e il tappo si sente fin quassù.
D’estate c’è un vantaggio a cui nessuno pensa: in cima tira un vento di mare costante e si sta più freschi che in qualsiasi altro posto della zona. Con trentacinque gradi e l’umidità che appiccica, quei dieci minuti all’aperto sono una specie di doccia d’aria.
Dentro la torre si sale in ascensore e questo risolve il problema a chi non se la sente di fare gradini: si arriva al piano vetrato senza fatica e da lì una rampa corta porta alla terrazza esterna. Con il passeggino si arriva su tranquillamente.
La fatica vera è prima, perché il giardino sta in cima all’isola e il terreno è tutto in salita con vialetti e scalini in pietra. Se avete le gambe stanche, saperlo prima cambia l’ordine delle cose che fate in giornata.
Sulla terrazza esterna il vento è la cosa che colpisce di più. Non è una brezza gentile: i cappelli volano, i capelli fanno quello che vogliono e in inverno il sole tiepido non basta a scaldare, per cui portatevi qualcosa di pesante anche se giù in strada stavate bene in maglietta.
Ci sono delle sedute lungo il giro, e sedersi lì con il rumore del vento e i gabbiani che passano all’altezza degli occhi è il motivo per cui poi non si scende più.
La scala a chiocciola merita un tentativo se non vi gira la testa: gira intorno alla torre all’esterno, gradino dopo gradino il panorama ruota lentamente ed è un modo diverso di guardare la stessa cosa. Sono comunque parecchi giri e a metà uno si chiede quando finisce.
I bambini sopra i cinque o sei anni si divertono da matti con i binocoli e con la scala; con i più piccoli in braccio, invece, la discesa a piedi lasciatela perdere.
Per le foto il punto è il lato ovest della terrazza esterna, nell’ultima mezz’ora di luce, con il Fuji in controluce e il mare che diventa metallico. Lì davanti però c’è una fila informale di persone con il telefono alzato, per cui se la volete senza spalle davanti mettetevi sul posto un po’ prima.
L’altra foto buona non è dall’alto ma dal basso: dal giardino, appena si accendono le luci, con la torre che si illumina sopra le palme.
Il giardino attorno alla base della torre è la parte che la gente attraversa di corsa per andare a fare la coda, e sbaglia. Ci sono palme e piante tropicali che sembrano fuori posto a un’ora da Tokyo, aiuole che cambiano con le stagioni e una collezione di camelie da centinaia di varietà.
Le piazzette con i monumenti delle città gemellate sono la parte che potete saltare senza rimpianti.
La cosa che invece vi consiglio di cercare sono i resti della serra. Sono rimasti sepolti sotto il giardino per un secolo buono prima che qualcuno li riportasse alla luce, e adesso ci si cammina sopra guardando giù attraverso il vetro: mattoni rossi, archi bassi, i canali per l’acqua piovana.
Ci vuole poco a vederla e sta all’ombra, che nelle giornate di caldo è già un motivo sufficiente.
Dentro il giardino c’è anche un locale che fa solo french toast, il Loncafe, con i tavoli su una terrazza che guarda la baia. È sempre pieno e non è un caso: il pane fuori è croccante e dentro resta morbidissimo, e mangiarselo con il mare davanti è una di quelle cose che si ricordano di più.
Ai piedi della torre c’è poi la pedana di legno con i tavolini, dove ci si siede al sole senza spendere niente e senza salire da nessuna parte.

Qui non si viene per il faro, che è una torre semplice e si guarda in trenta secondi: si viene per il punto in cui sta e per l’ora giusta. È una delle poche terrazze panoramiche in Giappone dove hai contemporaneamente il mare aperto, una montagna famosa e un’isola intera sotto i piedi, e al tramonto le tre cose si mettono in fila da sole.
Vale la deviazione anche solo per quello, a patto che il cielo sia pulito: con le nuvole basse restate giù, girate il giardino e tenetevi la salita per un altro giorno. E se odiate le altezze o siete allergici alla folla del fine settimana, questo non è il vostro posto.
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Enoshima Sea Candle
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Molto popolare ed affascinante.

Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).