Tre distributori automatici di bevande Suntory Boss blu allineati su una strada in Giappone.

Distributori automatici in Giappone

I distributori automatici sono una delle prime cose che fanno innamorare del Giappone. Stanno ovunque: davanti alle case, in mezzo alle risaie, all’inizio di un sentiero di montagna, accanto al cancello di un tempio.
Ci passate davanti dieci volte al giorno senza pensarci, poi un pomeriggio vi fermate a guardarne uno e capite che dietro c’è un meccanismo pensato nei minimi dettagli, con le sue regole, le sue abitudini e qualche leggenda che gira da trent’anni. Si paga con monete, carte dei trasporti e app, si spende pochissimo, d’inverno escono lattine bollenti e in certi posti si comprano ramen, uova o verdura. Quello che non trovate, anche se mezzo internet sostiene il contrario, è la biancheria usata.

Quanti sono davvero

Contando tutto, comprese le macchine che fanno i biglietti e i servizi automatici come i cambiamonete, in Giappone si arriva a quasi quattro milioni di apparecchi. Quelli delle bevande da soli sono oltre due milioni, cioè più della metà del totale.
Fatti due conti veloci, esce una macchina ogni trenta persone circa. Il numero più alto è stato toccato all’inizio degli anni Duemila, quando si superavano i cinque milioni, e da allora la curva scende piano: i minimarket aperti giorno e notte hanno preso una fetta di quel mercato.

Restano comunque tantissimi, e soprattutto restano fuori, per strada, illuminati tutta la notte. È questa la differenza vera con il resto del mondo, dove le macchinette vivono quasi sempre al chiuso, dentro un ufficio, una stazione o una palestra.
Qui invece ne trovate una in un parcheggio sterrato a chilometri dal primo negozio, con il led acceso e nessuno intorno. La prima volta che salite un sentiero e ne vedete una spuntare tra gli alberi vi sembra uno scherzo.

Marco Togni in piedi tra due distributori automatici circondato dai ciliegi in fiore ad Hirosaki.
Nei parchi giapponesi è normale trovare macchinette perfettamente funzionanti anche sotto i ciliegi. Qui verifico i rifornimenti durante la fioritura.
Un distributore automatico di bevande rosso con una decorazione a forma di robot sopra di esso, situato su un marciapiede.
Spesso i distributori si fondono con l'architettura circostante. Alcuni modelli presentano decorazioni particolari per farsi notare tra i vicoli tradizionali.

Perché sono ovunque

Il motivo numero uno è che nessuno le tocca. Una macchina piena di lattine e con dentro un cassetto di monete può stare per strada senza recinzione, senza telecamera e senza che succeda niente, e questo da solo spiega buona parte della storia.
Poi ci sono ragioni più pratiche, che si sommano una sull’altra:

  • Le città sono dense e i mezzi ben organizzati, quindi chi rifornisce le macchine ne serve tante in poco spazio e il costo di ogni passaggio resta basso.
  • Il personale costa e gli affitti commerciali pure: un metro quadrato di marciapiede rende molto più con una macchinetta che con qualsiasi altra cosa.
  • Le monete da cento yen circolano tantissimo e sono facili da riconoscere per i lettori, e di monete false in giro se ne vedono pochissime.
  • L’invenzione delle macchine che tengono insieme bevande calde e fredde, arrivata negli anni Settanta, le ha rese utili dodici mesi l’anno invece che solo d’estate.

Un’ultima cosa che pesa: chi possiede un pezzetto di terreno inutilizzabile, una striscia di tre metri davanti a casa o l’angolo di un parcheggio, lo affitta a un gestore e incassa una piccola percentuale. Non diventa ricco nessuno, ma è un’entrata che arriva senza fare niente.

Come si paga

Si può ancora fare tutto con le monete, ed è il modo più semplice se avete il portafoglio pieno di spiccioli, cosa che qui succede in fretta. Le macchine accettano da cento yen in su, molte prendono anche i biglietti da mille, e il resto esce subito dallo sportellino in basso.
Per chi viaggia la cosa più comoda è però un’altra: una buona fetta di questi apparecchi legge le carte dei trasporti, quelle ricaricabili che usate per metro e treni. Appoggiate la carta sul lettore, premete il pulsante della bevanda, sentite il bip e finisce lì.

Sulle macchine più aggiornate trovate anche i codici QR dei sistemi di pagamento locali e a volte le carte di credito senza contatto. Il lettore va toccato prima di scegliere la bevanda, non dopo, altrimenti non succede niente e restate lì a premere pulsanti spenti.
Le app delle marche di bevande sono un gioco a parte. Si collegano alla macchina, accumulano bollini a ogni acquisto e dopo un po’ regalano una bevanda: ha senso installarle solo se restate parecchie settimane, altrimenti lasciate perdere.

Poi c’è la piccola lotteria. Alcuni gestori attivano una specie di slot machine che parte dopo l’acquisto, con i numeri che scorrono sul display: se si allineano esce una seconda bevanda gratis, e la probabilità la decide chi gestisce la macchina, di solito una su cinquanta o una su cento.

Quanto si spende

Bere qui è una delle cose che costano meno in assoluto. Una lattina piccola sta quasi sempre sui 130-160 yen, una bottiglia da mezzo litro viaggia sui 160-200, il tè verde non zuccherato costa come la cola e spesso qualcosa in meno.
Girando si incappa anche nelle macchine economiche, quelle con i cartellini gialli scritti a mano e prezzi intorno ai cento yen. Non sono truffe: chi le gestisce compra vecchie confezioni, lotti in scadenza ravvicinata e prodotti di marche diverse tutti insieme, e usa apparecchi più anziani che costano poco da tenere accesi.

Le trovate raramente davanti alla stazione principale, perché lì l’affitto dello spazio è alto. Cercatele un isolato più in là, nelle strade con i capannoni, in fondo a una galleria commerciale, di fianco a un parcheggio a pagamento.
Al contrario, ci sono posti dove il prezzo sale e ve lo dico subito per non farvi arrabbiare sul momento: dentro gli alberghi, nelle aree dei parchi a tema, nei luoghi turistici isolati e soprattutto lungo i sentieri in quota, dove ogni cassa di bevande arriva su a fatica. Lì pagate il trasporto, non l’acqua, e comunque sono cifre che cambiano nel tempo, da prendere come ordine di grandezza e non come listino.

Caldo e freddo

Da ottobre in poi, sotto metà dei prodotti compare una scritta rossa: vuol dire che quella bevanda esce calda, davvero calda, al punto che la lattina si tiene a fatica. Sotto le altre resta la scritta azzurra delle bevande fredde.
Il criterio che seguono i gestori è la temperatura esterna, con il cambio che parte quando si scende sotto i venticinque gradi. Non avviene tutto in un giorno: nel giro di qualche settimana le file calde aumentano una alla volta, e in primavera il processo va al contrario.

Il caffè in lattina caldo è il compagno standard delle mattine d’inverno, ma la cosa che vi consiglio di provare almeno una volta è la zuppa di mais. È densa, dolce, e ha un difetto famoso: i chicchi restano incastrati sul fondo.
Chi la produce ha risposto in due modi, con un gradino dentro la lattina che aiuta i chicchi a scivolare fuori e con un consiglio che vale anche per le altre marche: capovolgete la lattina prima di aprirla e poi fatela ruotare piano una volta aperta. Sembra una sciocchezza, ma funziona.
La versione dolce con i fagioli rossi divide parecchio: a qualcuno sembra una minestra zuccherata, a me piace proprio perché vi scalda le mani mentre aspettate il treno su una banchina scoperta.

Lattine calde, con zuppa alle vongole, in un distributore automatico giapponese pieno di bevande assortite.
Le etichette rosse e blu indicano la temperatura. In inverno le file inferiori si riempiono di bevande calde pronte da consumare subito per strada.
Lattine calde con zuppa alle vongole all'interno di un distributore automatico a Tokyo.
Tra le opzioni calde non c'è solo tè. La zuppa di vongole in lattina costa poco più di cento yen ed è un pasto liquido utilissimo nelle giornate fredde.

Le macchine strane

Fuori dalle bevande c’è di tutto, e cambia di quartiere in quartiere. Nelle zone con molti ristoranti ci sono le macchine dei surgelati, alte come un armadio, con gyoza, ramen porzionato, curry e piatti dei locali della via venduti da portare a casa.
Poi c’è tutto il resto, che di solito si trova per caso: brodo di pesce concentrato in bottiglia, uova fresche davanti a una fattoria, verdura del contadino con la cassettina e lo sportello a molla, fiori recisi, magliette, ombrelli davanti alle stazioni quando piove.
Le macchine con gli insetti commestibili esistono davvero, ma sono poche e stanno quasi sempre in posti pensati per farsi notare, non nel parcheggio sotto casa.

Un consiglio pratico per chi le va a cercare: non pianificate una giornata intera a caccia di macchinette rare, perché vengono spostate e tolte in continuazione. Godetevele quando le incrociate e tenete d’occhio le stazioni di servizio in autostrada, che ne concentrano parecchie.

Distributore automatico rosa di insetti da mangiare situato in una via urbana di Tokyo.
Ad Akihabara l'automazione copre anche il mercato delle proteine alternative. Qui si acquistano grilli e scorpioni confezionati a qualsiasi ora del giorno.
Una macchina distributrice giappone in Giappone che vende piatti pronti surgelati con etichette e prezzi in yen.
Il settore del cibo surgelato ha macchinari dedicati con schermi interattivi. Basta selezionare la pietanza asiatica preferita e pagare al terminale integrato.

Il mito delle mutandine

Arriviamo alla domanda che mi fanno tutti, spesso dopo due birre e con l’aria di chi la sa lunga: è vero che ci sono i distributori di biancheria intima usata? No. Non li trovate, non ci inciampate per sbaglio, non esistono come cosa normale della vita quotidiana.
La leggenda però non è nata dal niente, ed è questa la parte interessante. Nei primi anni Novanta c’è stato un fenomeno che qui chiamano burusera, con negozi per adulti nelle grandi città che compravano e rivendevano divise scolastiche e biancheria usata; in quel giro comparvero anche una manciata di macchine automatiche, piazzate quasi sempre accanto a quelle che vendevano riviste e video per adulti lungo le strade di periferia.

Sono durate poco. Le forze dell’ordine hanno usato due leve: la legge sul commercio dell’usato, che obbliga chi compra roba di seconda mano per rivenderla ad avere una licenza, e le norme a tutela dei minori, visto che dietro quella merce c’erano spesso ragazze minorenni.
Oggi chi vuole trattare quel tipo di articoli deve muoversi dentro le regole del settore per adulti, con autorizzazioni e negozi registrati, e in strada non resta niente. Anche le vecchie macchine di riviste e video per adulti, che fino a qualche decennio fa si vedevano nei parcheggi lungo le statali, sono sparite quasi del tutto.

La parte che mi diverte è un’altra: se chiedete a una persona giapponese di quelle macchine, nove volte su dieci vi guarda perplessa, perché non ne ha mai vista una in vita sua. Il mito è cresciuto quasi tutto fuori dal Giappone, rimbalzando tra giornali stranieri e forum di viaggio finché non è diventato un fatto acquisito.
Se in una macchinetta vedete un articolo di abbigliamento intimo, è roba nuova e confezionata, tipo calze o magliette, messa lì per chi ne ha bisogno all’ultimo momento.

Alcol e sigarette

Le macchine della birra per strada sono quasi scomparse. Quelle vecchie, senza nessun controllo, sono state smantellate e oggi restano pochi apparecchi che chiedono un documento o una tessera per verificare l’età, più qualcuno nascosto nei corridoi degli alberghi e delle locande tradizionali.
Con le sigarette il discorso è simile ma più rigido: servono una tessera dedicata o un documento d’identità giapponese da far leggere alla macchina, quindi chi arriva da fuori non può comprarle così. Si va al minimarket e si paga in cassa, senza complicazioni.

Nelle locande di campagna resta un piacere piccolo e reale: uscire dal bagno termale in yukata, infilare le monete nella macchina in fondo al corridoio e bersi una birra o un latte freddo seduti sulla panca. Per me quella scena vale più di tante attrazioni.

Distributori per le emergenze

Alcune macchine hanno un compito in più, e vale la pena sapere che esistono. Sono installate grazie ad accordi tra i gestori delle bevande e i comuni, e in caso di terremoto o disastro possono essere sbloccate a distanza per distribuire gratis quello che hanno dentro.
Certe hanno un pannello luminoso che in tempi normali mostra informazioni della zona e durante un’emergenza trasmette avvisi della protezione civile. Altre hanno una chiave manuale che permette al personale di aprirle e tirare fuori le bottiglie anche quando salta la corrente.

Non serve cercarle, perché all’aspetto sono macchine come tutte le altre a parte una targhetta. Serve piuttosto avere in testa l’idea generale: in un Paese dove la terra trema spesso, anche una macchinetta di lattine è stata pensata come pezzo di infrastruttura, non solo come punto vendita.

I distributori retrò

Esiste una nicchia di appassionati che gira il Giappone per fotografare e usare le macchine degli anni Settanta e Ottanta, quelle che servono cibo caldo vero. La tappa più famosa è a Sagamihara, nella prefettura di Kanagawa, poco fuori Tokyo, dentro un piazzale che ufficialmente vende pneumatici usati.
Il proprietario ha cominciato a raccogliere questi apparecchi per passione e ne ha messi in fila oltre cento, riparandoli da solo quando arrivavano rotti. Si mangia ventiquattro ore su ventiquattro: udon e soba in ciotola, ramen, riso al curry, hamburger, toast farciti.

Il rito è sempre lo stesso e mette allegria. Infilate le monete, la macchina fa un rumore da lavatrice vecchia, un contatore scende, e dopo pochi secondi si apre lo sportello con la ciotola fumante e un mestolo di brodo dentro.
Non è alta cucina, ve lo dico sinceramente: è brodo salato e noodle morbidi, roba da camionisti degli anni Ottanta. Ma è una delle poche cose che vi fanno capire com’era il Giappone prima dei minimarket, e il posto si è riempito di famiglie e ragazzini proprio perché non assomiglia a niente di nuovo.

Le regole non scritte

Comprare è facile, il resto lo si impara guardando gli altri. La regola base è che il cestino accanto alla macchina non è un cestino qualsiasi: è il contenitore per i vuoti di quella macchina, e ci vanno lattine e bottiglie, non i fazzoletti o la carta del panino.
Se il contenitore è pieno o assente, la bottiglia se la porta a casa chi l’ha comprata. Sembra scomodo, e all’inizio lo è, ma è il motivo per cui le strade sono così pulite.

Qualche altra cosa che vi risparmia figuracce:

  • Bevete lì davanti o poco distante, perché camminare mangiando o bevendo qui non si usa molto e nei posti affollati dà fastidio.
  • Riprendete sempre il resto dallo sportellino in basso, che è profondo e nasconde bene le monete: dimenticarne qualcuna è la distrazione più comune.
  • Se la macchina sta davanti a una casa o a un negozio, evitate di appoggiarvi e di fermarvi mezz’ora a chiacchierare: quello spazio è di qualcuno.
  • Le bottiglie di plastica vanno nel foro tondo, le lattine nel contenitore delle lattine, e sulle macchine con la fessura stretta la bottiglia va inserita senza forzarla.

Per chi viaggia con bambini o con poco tempo, le macchine sono anche la soluzione più veloce per l’acqua in bottiglia prima di una camminata lunga, e comprarne due invece di una vi evita di cercare disperatamente la successiva a metà salita.

Distributori automatici di bevande a Tokyo circondati da rifiuti e lattine vuote a terra in una zona urbana degradata.
La grande quantità di bevande consumate crea problemi logistici. Nelle zone trafficate i raccoglitori si saturano rapidamente lasciando le strade in disordine.
Due contenitori arancioni colmi di cestino con immondizie e bottiglie di plastica sparse sul terreno a Tokyo.
Fate molta attenzione a differenziare lattine e plastica. I cestini arancioni sono pensati solo per il riciclo immediato di chi beve sul posto.

Un pezzo di storia

La cosa che di solito sorprende è quanto indietro cominci questa faccenda. I primi brevetti giapponesi risalgono alla fine dell’Ottocento, e la macchina più antica arrivata fino a noi è del 1904: vendeva francobolli e cartoline, ed è conservata in un museo delle poste.
Il salto grosso arriva molto dopo, quando la moneta da cento yen entra nella vita di tutti i giorni verso la fine degli anni Sessanta e le ferrovie cominciano a usare le macchine per i biglietti. Da lì in poi la diffusione non si è più fermata fino al cambio di secolo.

C’è anche un capitolo energetico che non si vede ma esiste. Tenere accese milioni di macchine richiede parecchia corrente, e i produttori puntano su illuminazione a basso consumo, sensori che spengono le luci quando c’è sole e sistemi che raffreddano le bevande nelle ore notturne per poi tirare avanti di giorno con il freddo accumulato.

Il mio consiglio

Se dovessi scegliere una sola immagine per raccontare la vita quotidiana qui, sceglierei una macchinetta accesa in una strada vuota alle due di notte, con il ronzio del motore e nessuno intorno. Non è spettacolare, ma dice più di tante foto da cartolina.
Durante il viaggio, allora, provate a fermarvi: prendete un tè caldo d’inverno e bevetelo lì davanti, guardando la gente passare. E se qualcuno al ritorno vi chiede della famosa macchina delle mutandine, ormai sapete cosa rispondere.

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Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).