A 22426 metriCastello di AtamiA 22426 metri
Bello ma non storico.

Un tratto di costa vulcanica a Ito, sulla penisola di Izu, dove la roccia nera di lava cade dritta in mare e ci si cammina sopra per chilometri, su sentieri che passano nel bosco a filo delle scogliere. La costa di Jogasaki è conosciuta soprattutto per il ponte sospeso di Kadowaki e per il faro bianco lì accanto, ma c’è molto di più: un secondo ponte, pozze di mare nella roccia, un tempio nel bosco.
È il posto giusto per chi da Tokyo vuole un giorno di mare senza spiaggia, per chi ha voglia di camminare e per chi porta i bambini a vedere le onde da vicino.
Lungo la costa corrono due sentieri: uno a nord, facile, e uno a sud, più selvaggio. In mezzo ci sono tante piccole insenature, e ognuna è diversa dall’altra.
Il ponte di Kadowaki è più corto di come sembra nelle foto: lo attraversate in una manciata di passi. Il brivido però c’è, perché quando tira vento o sopra ci sono tante persone la passerella ondeggia davvero. Se soffrite di vertigini, accanto c’è un sentiero che gira intorno.
Per vedere il ponte da fuori, con la parete di roccia sotto e l’acqua che schiuma, conviene scendere sulle rocce di lato. Da sopra la passerella quella scena non si vede.
La differenza vera la fa il sentiero sud. Accanto al faro c’è sempre folla, mentre dopo il Renchakuji si incontrano pochi gruppi e tanti scoiattoli, e tra un albero e l’altro spunta il mare. Lungo quel tratto non ci sono né bar né distributori, per cui acqua e qualcosa da mangiare li portate da casa.
Per la cascata di Tajima non fatevi illusioni: esce dalla roccia solo dopo giorni di pioggia forte. Negli altri giorni al belvedere trovate una parete di pietra asciutta e un cartello.
Il posto mantiene tutto quello che promette in foto e poi aggiunge il resto, cioè il rumore. Il mare qui non si limita a guardarlo: lo sentite sbattere sotto i piedi a ogni insenatura e la lava nera, bagnata dagli spruzzi, luccica. Quando qualcuno viene a trovarmi dall’Italia e ha un giorno libero lontano da Tokyo, lo porto qui e non al solito onsen. In due passi si capisce che il Giappone non sono solo templi e grattacieli, e il ponte fa ridere e urlare tutti, anche quelli che dicono di non aver paura.
La costa guarda a est, per cui all’alba il sole esce direttamente dal mare. Sul ponte di Kadowaki la luce arancione arriva sull’acqua e sulle rocce, e in giro ci sono solo i pescatori e qualcuno col cavalletto. Verso metà giornata, invece, sul ponte si passa in fila dietro ai gruppi, la passerella balla per il peso e la foto senza gente sopra ve la scordate.
Anche nel tardo pomeriggio si sta bene: i pullman ripartono e sul sentiero nord tornano a sentirsi gli uccelli.
La primavera è il periodo con più gente, e nei fine settimana il parcheggio vicino al faro si riempie presto. L’inverno è la stagione che preferisco: fa freddo, l’aria è tersissima, le isole all’orizzonte si vedono una dietro l’altra e intorno al faro si cammina larghi.
A giugno lungo i sentieri fioriscono le ortensie e a luglio i gigli selvatici, mentre in autunno sulle rocce spuntano i crisantemi di mare, bassi e gialli. L’estate ha il mare più blu, ma nel bosco del sentiero sud c’è umido, ci sono le zanzare e a ogni curva prendete in faccia una ragnatela.
Il meteo conta più della stagione. Con il vento forte e il mare grosso il ponte è poco piacevole e sulle rocce vicino all’acqua non si scende proprio. Dopo una pioggia la cascata di Tajima compare, però la lava e le foglie sul sentiero diventano scivolose.
I due tratti sono due camminate diverse. Quello nord, tra la Bora Naya, il ponte e il faro, è quasi tutto su sentiero battuto con pochi dislivelli, e ci vanno tranquilli anche i bambini e i nonni. Per salire al faro invece ci sono circa ottanta gradini stretti e il passeggino resta giù.
Il sentiero sud è un’altra storia. Sale e scende di continuo, ha radici e sassi di lava a punta che sporgono dappertutto e in alcuni punti corre vicino al bordo della scogliera senza ringhiere.
Le scarpe da ginnastica con una buona suola bastano, i sandali no. Mettete le cose in uno zaino, così avete le mani libere per reggervi al ponte e ai corrimano. Sulla costa tira quasi sempre vento, e un cappello che non sia legato finisce in mare.
Con i bambini piccoli restate sul tratto nord e teneteli per mano vicino alle rocce: le pareti sono alte come un palazzo e sotto non c’è la sabbia.
Qui non si viene per un monumento. Si viene per camminare sopra il Pacifico su una costa fatta di lava, e questo dalle parti di Tokyo non lo trovate altrove. Il viaggio fino alla penisola di Izu vale la pena perché con un solo sentiero avete il brivido del ponte, la vista dal faro e un bosco quasi vuoto a strapiombo sul mare.
Chi ha poco tempo e vuole solo la foto del ponte si porta a casa metà del posto, e per di più nel pezzo con più folla. Se non vi va di camminare e vi basta il panorama, allora non fa per voi.
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Costa di Jogasaki
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Costa di Jogasaki - lì vicino trovate:
A 22426 metriBello ma non storico.
A 22888 metriLocalità termale nella penisola di Izu.
A 23301 metriStorica residenza privata.
A 24971 metriMuseo d'arte ad Atami.
A 35671 metriSi vede il Monte Fuji.
Vicino al lago Ashinoko.

Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).