Mano che inserisce una spina elettrica nera in una presa a muro bianca.©leeeee77 - Shutterstock

Corrente e prese elettriche in Giappone

Le prese in Giappone sono più semplici di quanto sembri. Se venite da un paese europeo vi serve un adattatore piccolo ed economico, e nella maggior parte dei casi finisce lì. Il punto delicato non è il buco nel muro, ma la corrente che ci passa dietro: il Giappone va a 100 volt, il valore più basso tra i paesi industrializzati, e ha pure una stranezza tutta sua, con metà del paese a una frequenza e metà a un’altra.

Niente panico, però. Per telefono, laptop e macchina fotografica quasi sempre non cambia nulla. I problemi veri arrivano solo con un paio di apparecchi ben precisi, e vi spiego subito quali sono e come evitarli.

Che prese usano

In Giappone trovate prese a due lamelle piatte, le stesse che si vedono negli Stati Uniti e in Canada. Tecnicamente sono di tipo A, e in qualche caso di tipo B, che è la versione con anche il terzo foro tondo per la messa a terra.

Le spine giapponesi sono quasi tutte senza terra e con le due lamelle della stessa larghezza, quindi le infilate nel verso che volete senza pensarci.

La spina europea a due poli tondi, quella che usiamo di solito, non entra. Vi serve per forza un adattatore che trasformi i due tondini nelle due lamelle piatte.

Se avete una spina con la terra, quella grossa a tre poli, valutate un adattatore con terra, perché non tutti i modelli più economici la prevedono e rischiate di ritrovarvi con la presa giusta ma la spina che non ci sta.

Il nodo dei 100 volt

Qui sta la differenza che conta davvero. In Europa la corrente di casa è intorno ai 230 volt e in Nord America a 120, mentre in Giappone il voltaggio è di 100 volt. È un valore basso, il più basso tra i paesi sviluppati, e questo cambia le carte in tavola per certi apparecchi.

La cosa importante da capire è che l’adattatore risolve solo la forma della spina, non il voltaggio. Sono due problemi separati.

Un adattatore fa entrare la vostra spina nella presa giapponese e basta. Se un apparecchio ha bisogno di 230 volt per funzionare come si deve, l’adattatore non glieli darà mai: la corrente che esce dal muro resta a 100 volt.

Ecco perché conviene guardare bene cosa portate, prima ancora di comprare l’adattatore.

Cosa funziona senza pensieri

La buona notizia è che gran parte dell’elettronica moderna se ne frega del voltaggio, perché è progettata per girare su tutte le reti del mondo. Lo capite dalla scritta sul caricabatterie.

Cercate una dicitura tipo 100V–240V: vuol dire che l’apparecchio accetta qualsiasi voltaggio in quella fascia, Giappone compreso. In quel caso vi basta l’adattatore per la spina e siete a posto.

Rientrano quasi sempre in questa categoria:

  • Caricatori di smartphone e tablet: ormai tutti multi-voltaggio e in Giappone caricano senza problemi.
  • Alimentatori dei laptop: con quel mattoncino nero dove trovate scritta la fascia di voltaggio accettata.
  • Caricabatterie di fotocamere e videocamere: anche questi pensati per viaggiare.
  • Spazzolini e rasoi ricaricabili: che nella maggior parte dei casi reggono l’intera fascia.

L’unico effetto pratico con questi apparecchi è che, andando a 100 volt invece di 230, ogni tanto la ricarica va un filo più lenta. Parliamo di poco, roba che nell’uso di tutti i giorni quasi non notate. Io onestamente non me ne accorgo mai.

Cosa lasciare a casa

Qui invece cambia la musica. Il problema riguarda gli apparecchi che scaldano e che sono fatti per funzionare solo a voltaggio europeo, quindi tarati sui 220–240 volt.

Il classico è il phon da viaggio, insieme a piastre e ferri per i capelli. Un apparecchio da 100V è solo per il Giappone e non funziona bene all’estero, mentre uno da 220–240V non è fatto per il Giappone e qui può rendere poco o non partire proprio.

Attaccare un phon europeo a 230 volt su una presa giapponese a 100 volt, con il solo adattatore, non è una buona idea. Un asciugacapelli tarato su un voltaggio diverso, in Giappone rischia di scaldare meno, soffiare più piano e in qualche caso surriscaldarsi o guastarsi.

Il mio consiglio è semplice: il phon e la piastra lasciateli a casa. Occupano spazio, pesano e rischiate solo di rovinarli o fare danni.

Per fortuna la soluzione ce l’avete già in camera nella stragrande maggioranza dei casi. Quasi tutti gli hotel e le guesthouse in Giappone mettono a disposizione un phon, e negli alberghi di città funziona benissimo.

Se proprio tenete alla vostra piastra, l’unica strada seria è comprarne una a doppio voltaggio prima di partire, oppure prenderne una giapponese sul posto. In alternativa esistono i convertitori di voltaggio, ma sono ingombranti e per un viaggio raramente ne vale la pena.

Adattatore o convertitore

Sono due oggetti diversi che tanti confondono, e vale la pena chiarirlo una volta per tutte perché sbagliare qui costa caro.

  • Adattatore: cambia solo la forma della spina, così i vostri due poli tondi entrano nella presa a lamelle piatte. Costa poco, è piccolo come una scatola di fiammiferi e per il 90% dei viaggiatori è l’unica cosa che serve davvero.
  • Convertitore: trasforma il voltaggio, cioè porta i 100 volt del muro a un valore più alto per far girare un apparecchio europeo. È più grande, pesa e serve solo se dovete usare per forza qualcosa a voltaggio singolo che scalda.

Nel 99% dei viaggi in Giappone vi serve solo l’adattatore. Il convertitore lo prendete in considerazione unicamente se avete un motivo specifico.

Vi consiglio di comprare l’adattatore prima di partire, dal vostro paese, perché all’arrivo con la valigia in mano il primo pensiero non è certo mettervi a cercarlo. Costa pochissimo e ve lo togliete dai piedi.

Quanti adattatori portare

Un errore che vedo fare spesso è partire con un solo adattatore per due o tre persone. Poi la sera in camera vi ritrovate a fare a turno per caricare telefono, macchina fotografica e power bank, e non è comodissimo.

Vi do due strade concrete per non impazzire.

La prima è portare più di un adattatore, almeno uno a testa se viaggiate in gruppo. Costano poco e ve la giocate tranquilli.

La seconda, quella che preferisco, è portarne uno solo ma collegarci dietro una ciabatta multipresa italiana. Attaccate l’adattatore al muro, la ciabatta all’adattatore, e da lì caricate tutto insieme con le vostre spine di casa. Occupa meno di quanto pensiate e risolve la serata.

C’è anche un’altra cosa comoda: molti caricatori USB moderni hanno più uscite. Con un buon caricatore da muro a più porte e un solo adattatore ricaricate telefono, orologio e cuffie in un colpo, senza portarvi dietro mezza cartoleria di aggeggi.

Ricaricare sullo Shinkansen

Sui treni veloci le prese ci sono, ed è un bel modo per arrivare a destinazione con il telefono carico. Sono le solite prese giapponesi a lamelle piatte, quindi tenete l’adattatore a portata di mano e non sepolto in valigia.
Sui convogli più moderni trovate una presa per ogni posto, vicino al bracciolo. Su quelli più vecchi invece sono quasi sempre solo lato finestrino e nelle prime e ultime file della carrozza, quindi se ci tenete, scegliete il finestrino quando prenotate.

La stranezza delle frequenze

Ora la parte curiosa, che quasi nessuno si aspetta. Il Giappone è spaccato in due non solo idealmente: usa due frequenze diverse, 50 Hz nella parte est compresa Tokyo e 60 Hz nella parte ovest compresa Osaka e Kyoto.

In pratica il Giappone orientale va a 50 Hz, mentre quello occidentale va a 60 Hz.

La storia dietro è di quelle che mi piacciono. La divisione risale agli anni novanta dell’Ottocento, quando Tokyo comprò i generatori dalla tedesca AEG, che lavoravano a 50 Hz, mentre Osaka li comprò dall’americana General Electric, a 60 Hz.

Da lì ogni città costruì la propria rete sul proprio standard, e il Giappone non li ha mai unificati. Due mezzi paesi elettrici, per una scelta fatta oltre un secolo fa e mai più tornata indietro.

Per voi turisti, ve lo dico subito, questa faccenda della frequenza non cambia praticamente nulla. Telefoni, laptop, fotocamere e caricatori se ne infischiano completamente di 50 o 60 Hz.

La differenza pesa solo su certi apparecchi vecchi con motore o con orologio interno, tipo alcune sveglie analogiche, che spostati tra est e ovest possono andare fuori giri. Ma è roba che riguarda chi vive qui, non chi viaggia con lo zaino.

Dove comprare il necessario

Se arrivate senza adattatore, niente dramma, in Giappone si trova tutto. La cosa più semplice è passare da un negozio di elettronica grande, di quelli su più piani che ci sono in ogni città vicino alle stazioni principali.

Lì trovate adattatori, caricatori USB, power bank e cavi di ogni tipo. I prezzi sono onesti e la scelta è enorme, forse pure troppa.

Per le cose al volo vi salvano i konbini, i minimarket aperti a tutte le ore. Non aspettatevi grande varietà, ma un cavo di ricarica base o le pile le trovate quasi sempre.

Anche i negozi da cento yen tengono cavetti e piccoli accessori a prezzi ridicoli. La qualità è quella che è, ma per tirare a fine viaggio va benissimo.

Se invece cercate un convertitore di voltaggio vero, quello conviene procurarselo prima di partire dal vostro paese, perché sul posto è un oggetto meno comune.

Il power bank conviene

Una cosa che consiglio a chiunque venga qui, a prescindere dalle prese, è di portarsi un power bank carico. Le giornate in Giappone sono lunghe e il telefono lo usate di continuo, tra mappe, treni, foto e traduttore.

La sera tornate in hotel e caricate tutto con calma, ma durante il giorno un power bank vi toglie l’ansia della batteria a metà pomeriggio.

Ricordatevi solo una regola che vale per l’aereo: il power bank va nel bagaglio a mano, mai in stiva. È una norma di sicurezza standard delle compagnie, e all’imbarco ci tengono. Mettetelo in tasca allo zaino così non lo dimenticate. Sui voli da e per il Giappone le regole sono ancora più strette: il power bank va tenuto sotto controllo, sotto il sedile o nella tasca davanti, mai nella cappelliera. A bordo è vietato usarlo per caricare il telefono e se ne possono portare al massimo due a testa.

In due parole

Alla fine è più semplice di come suona: un adattatore per la spina, magari due, e per la stragrande maggioranza di voi il discorso è chiuso. Il phon lasciatelo a casa e usate quello dell’hotel, e non pensate più alla storia dei volt.

La faccenda delle due frequenze tenetela come curiosità da raccontare, non come problema da risolvere. Voi cosa vi portereste, un adattatore in più o la ciabatta dietro? Io la ciabatta, ogni volta.

Ti consiglio di venire in Giappone con GiappoTour! Il viaggio di gruppo in Giappone con più successo in Italia, organizzato da me! Ci sono pochi posti disponibili, prenota ora!
Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).