Una fila di taxi neri attraversa una strada urbana sotto un cavalcavia in una zona centrale di Tokyo.

Comprare un’auto in Giappone

Avere un’auto in Giappone è più semplice di quanto sembri, e in buona parte del paese cambia proprio il modo in cui vivete le giornate.
Quello che spiazza chi arriva da fuori non è la trattativa sul prezzo, ma tutto il contorno: il posto auto da dimostrare alla polizia prima ancora di poter registrare la macchina, il sigillo personale al posto della firma, la revisione che costa quanto un bel viaggio.
Il percorso parte dagli annunci online e non finisce con le chiavi in mano, perché ogni anno arrivano tasse e scadenze, e quasi tutti gli errori che vedo fare nascono proprio dal non averle messe in conto.

Serve davvero un'auto

Dipende quasi solo da dove abitate. A Tokyo, Osaka e in generale nelle grandi città i treni e le metropolitane vi portano ovunque, e l’auto diventa una spesa fissa che usate due weekend al mese.
Fuori dalle aree urbane è il contrario: in molte zone di campagna il supermercato, la scuola e l’ospedale sono raggiungibili solo in macchina, e gli autobus passano poche volte al giorno.

La voce che pesa di più non è la benzina, è il parcheggio. In media, sul territorio nazionale, un posto auto mensile sta sotto i 10.000 yen, ma a Tokyo la media supera abbondantemente i 20.000 e nei quartieri centrali si arriva facilmente su cifre da 40.000 a 70.000 yen al mese.
Vi consiglio di farvi questo conto prima ancora di guardare gli annunci: se il posto auto vi costa più della rata dell’auto stessa, forse il noleggio per i weekend è la scelta più sensata. Le catene di noleggio sono capillari e i servizi di car sharing a ore, con le auto parcheggiate dentro i quartieri residenziali, coprono bene le uscite brevi.

Patente e permesso

Senza una patente valida in Giappone non andate da nessuna parte, e il primo passo è questo. Il permesso internazionale vale un anno ed è pensato per chi è di passaggio, non per chi si trasferisce: non si rinnova restando in Giappone e non basta uscire dal paese per qualche giorno per azzerare il conteggio.
Chi vive qui passa dalla conversione della patente estera, quella che in giapponese si chiama gaimen kirikae. Si prenota un appuntamento al centro patenti della propria prefettura, si porta la patente originale con la traduzione ufficiale, il certificato di residenza con lo stato di soggiorno e la prova di essere rimasti nel paese che ha rilasciato la patente per almeno tre mesi dopo averla presa.

Da lì il percorso cambia parecchio a seconda del paese di origine. Con alcuni stati esiste un accordo e la conversione è quasi automatica: controllo dei documenti, esame della vista e via.
Per tutti gli altri ci sono una prova teorica sulle regole della strada giapponesi e una prova pratica dentro il circuito del centro patenti, che è più severa di quanto immaginiate e boccia parecchie persone alla prima volta. Mettete in conto più tentativi e tempi lunghi per gli appuntamenti, soprattutto nelle prefetture più affollate.

Marco Togni con felpa grigia si scatta un selfie al centro di una strada deserta circondata da alti edifici ad Akihabara.
Passeggio al centro della strada ad Akihabara durante la chiusura festiva al traffico. Chi guida nelle metropoli deve fare attenzione a queste grandi zone pedonali temporanee.
Un uomo ispeziona il motore di una Jaguar E-Type rossa con cofano aperto parcheggiata a Shimbashi.
Un controllo al vano motore di una Jaguar accostata a Shimbashi. Guidare auto d'importazione richiede la prontezza di dover chiamare l'assistenza stradale in lingua locale.

Kei car o auto normale

Le kei car sono le utilitarie con la targa gialla, limitate per legge a 660 centimetri cubici e a misure esterne ridotte. Sono una categoria fiscale a parte, ed è lì che sta il vantaggio vero.
La tassa di circolazione annuale per una kei sta poco sopra i 10.000 yen, mentre una berlina di piccola cilindrata parte dai 25.000 e sale in fretta verso i 30.000 e oltre. Anche la tassa sul peso, che si paga insieme alla revisione, è molto più bassa, e pure la pratica del parcheggio è più leggera.

Dentro sono molto più spaziose di quanto suggerisca la sagoma: modelli come la Honda N-Box o la Suzuki Hustler hanno il tetto alto e le porte scorrevoli, e ci state comodi in quattro.
Il limite si sente in autostrada, dove il motore gira alto e il vento laterale si fa sentire, e nei viaggi lunghi con il bagagliaio pieno. Se fate soprattutto tragitti brevi, io vi direi kei senza pensarci troppo; se invece macinate centinaia di chilometri sulle autostrade, una macchina normale vi ripaga la differenza in comodità.

Il posto auto

Questo è il passaggio che blocca più persone, perché non esiste in quasi nessun altro paese. Per immatricolare un’auto a vostro nome dovete dimostrare alla polizia di avere un posto dove tenerla, con un documento chiamato shako shomeisho.
La domanda si presenta al commissariato che ha giurisdizione sul parcheggio, non su casa vostra, e il posto auto deve stare entro due chilometri in linea d’aria dall’abitazione. Servono il contratto del parcheggio o una liberatoria firmata dal proprietario, una mappa della zona con casa e posto auto segnati e uno schizzo del parcheggio con le misure.

Le pratiche costano in tutto un paio di migliaia di yen tra marca da bollo per la domanda e adesivo da attaccare al lunotto, e il certificato è pronto in circa una settimana, solo nei giorni feriali.
Il rivenditore lo fa volentieri al posto vostro, ma la voce in fattura sta di solito tra i 10.000 e i 20.000 yen: se avete una mattina libera e il contratto del parcheggio in mano, farlo di persona è una delle poche cose davvero semplici di tutta la procedura. Per le kei car il certificato preventivo non serve; in alcune zone urbane va però presentata una semplice comunicazione al commissariato dopo aver registrato l’auto, e il rivenditore sa dirvi se la vostra città rientra tra queste.

Una auto grigia parcheggiata in uno stallo di un parcheggio in Giappone con un blocco meccanico a terra.
Per registrare la targa serve il certificato di possesso di un parcheggio. Nelle città gli stalli a pagamento usano una piastra metallica che blocca il veicolo.
Cartello giallo e nero di un parcheggio in Giappone con tariffe e indicazioni visive montato su un palo metallico.
Mantenere un mezzo significa affrontare tariffe orarie notevoli. I cartelli gialli indicano i massimali giornalieri, fondamentali se lasciate la vettura fuori casa.

Dove cercare l'usato

Il mercato dell’usato qui è enorme e le auto arrivano in condizioni mediamente ottime, perché il sistema di revisioni spinge la gente a cambiare presto e a fare manutenzione. I due portali che usano tutti sono Goo-net e Carsensor: si filtra per modello, anno, chilometri, prefettura e si contatta direttamente il rivenditore.
Le concessionarie ufficiali hanno i loro programmi di usato certificato, con garanzia più lunga e prezzi più alti. I rivenditori indipendenti costano meno e molti lavorano anche su ordinazione: gli dite modello e budget, loro vanno alle aste all’ingrosso dove passano decine di migliaia di auto a settimana e ve la prendono lì, con una commissione sopra.

Negli annunci guardate sempre la differenza tra il prezzo del veicolo e il totale da pagare, che i siti giapponesi indicano separatamente. Il secondo è quello che vi interessa, perché include tasse e pratiche.
Un annuncio con un prezzo bassissimo e un totale molto più alto vuol dire che le spese accessorie sono gonfiate, ed è un segnale che a me basta per passare al successivo.

Cosa guardare nell'annuncio

Le schede sono standardizzate e piene di sigle, ma tre o quattro voci vi dicono già quasi tutto. Ecco quelle su cui mi fermo sempre:

  • La dicitura sulla storia dell’auto, che indica se il telaio è stato riparato dopo un incidente: un’auto con danni strutturali costa meno, ma sul lungo periodo può darvi problemi di assetto e di sicurezza, e la rivendete male.
  • I chilometri rapportati all’anno, tenendo come riferimento circa 10.000 chilometri l’anno: sotto i 50.000 totali siete su un’auto giovane, tra 50.000 e 100.000 di solito trovate il miglior rapporto.
  • Quanta revisione resta da fare, perché un’auto con due anni pieni davanti vi evita una spesa importante nell’immediato.
  • Il libretto della manutenzione con i tagliandi registrati, che vale più di mille foto lucide dell’interno.
  • La garanzia inclusa e la sua durata, che tra un rivenditore e l’altro cambia parecchio e va messa nero su bianco.

Le auto a benzina con più di tredici anni pagano una tassa maggiorata di circa il quindici per cento. Se state valutando un modello molto vecchio solo perché costa poco, mettete in conto anche quello.

I documenti da preparare

Per un’auto normale la lista è più lunga di quanto immaginiate, perché il passaggio di proprietà si fa con il sigillo registrato e non con la firma. Quello che vi serve, in pratica, è questo:

  • Il certificato di residenza rilasciato dal comune, che qui si chiama juminhyo e si ritira allo sportello o in convenience store con la My Number Card.
  • Il sigillo personale registrato in comune, il jitsuin, e il relativo certificato di registrazione: senza quello il passaggio di proprietà non si chiude.
  • La carta di soggiorno, che vi viene chiesta praticamente a ogni sportello.
  • Il certificato di parcheggio, che va richiesto prima e ha una validità limitata nel tempo, quindi non prendetelo con troppo anticipo.

Atto di cessione e delega li prepara il rivenditore e voi li timbrate. Per le kei car invece si respira: niente sigillo registrato, niente certificato del sigillo, bastano il certificato di residenza e un timbro qualsiasi, e la pratica si fa all’ente che si occupa delle vetture leggere invece che all’ufficio motorizzazione.
Se registrate l’auto a nome vostro ricordatevi che il libretto di circolazione va tenuto sempre in macchina, di solito nel cassetto del passeggero dentro la custodia che vi danno alla consegna.

Il prezzo vero

Il prezzo del veicolo è solo una parte del conto. Le spese accessorie stanno tipicamente tra il dieci e il venti per cento del valore dell’auto, il che significa una forbice fra 100.000 e 200.000 yen nella maggior parte dei casi.
Dentro ci sono voci fisse per legge e voci decise dal rivenditore. Le prime non si trattano: tassa sul peso, assicurazione obbligatoria, contributo per il riciclo, bolli vari.

Le seconde invece sì, e qui potete guadagnare qualcosa. La gestione dell’immatricolazione viaggia tra i 10.000 e i 30.000 yen, a cui si aggiunge la pratica del parcheggio se la lasciate al rivenditore, mentre la consegna a domicilio parte da qualche decina di migliaia di yen e sale parecchio se l’auto arriva da un’altra prefettura.
Andare a ritirarla di persona è il modo più veloce di risparmiare. Il contributo per il riciclo merita una parola a parte: sta tra i 10.000 e i 20.000 yen a seconda del modello, resta legato all’auto e vi torna indietro quando la rivendete, per cui non è una spesa persa ma un deposito.

Che cos'è lo shaken

È la revisione obbligatoria, e pesa sul bilancio molto più di quanto si pensi. Un’auto nuova la fa dopo tre anni, poi si ripete ogni due.
Non è un semplice controllo: il meccanico sistema tutto quello che potrebbe non passare, e la fattura comprende anche la tassa sul peso e i due anni di assicurazione obbligatoria pagati in anticipo. Per un’auto normale si va di solito dai 100.000 ai 200.000 yen, per una kei si spende meno.

Dove la fate cambia il totale in modo netto. La concessionaria ufficiale è la soluzione più cara, le officine autorizzate di quartiere e le catene specializzate costano sensibilmente meno, e chi se la sente può portare l’auto direttamente alla motorizzazione e fare tutto da sé, pagando solo tasse e diritti.
Quest’ultima strada richiede un giapponese discreto e un po’ di fegato, ma il conto finale scende parecchio.

Le tasse annuali

La tassa di circolazione si calcola sul proprietario registrato al primo di aprile, e il bollettino arriva a casa nel mese di maggio. Si paga in convenience store, con le app di pagamento o in banca, ed è una scadenza da non saltare.
Gli importi cambiano con la cilindrata, dalle cifre basse delle kei fino a superare i 100.000 yen per i motori grossi. Le auto a benzina oltre i tredici anni pagano la maggiorazione di cui vi parlavo prima.

Se immatricolate l’auto a metà anno pagate solo i mesi che restano fino a marzo, e lo stesso principio vale al contrario se la rottamate. Con chi vi vende l’auto chiarite subito chi si accolla la tassa dell’anno in corso: se il passaggio di proprietà non si chiude entro fine marzo, il bollettino arriva ancora al vecchio proprietario, e sono discussioni che è meglio evitare.

Le due assicurazioni

Quella obbligatoria, la jibaiseki, è compresa nel prezzo della revisione e senza di lei l’auto non può circolare. Copre solo i danni fisici alle altre persone, con massimali che si esauriscono in fretta, e non risarcisce nulla per i danni alle cose né per la vostra auto.
Per questo tutti sottoscrivono anche una polizza volontaria, che qui si chiama nini hoken e che considero indispensabile quanto la prima.

Il sistema dei bonus parte da un livello intermedio per chi si assicura per la prima volta, con uno sconto di circa il venti per cento, e migliora di uno scalino ogni anno senza sinistri fino ad arrivare a riduzioni molto consistenti. Gli anni di guida accumulati all’estero in genere non vengono riconosciuti, e si riparte da zero.
Per una polizza senza copertura sui danni alla propria auto si spendono all’incirca 50.000 yen l’anno, cifra che sale se siete giovani, se aggiungete la copertura kasha hoken o se avete un’auto di valore. Le compagnie online costano meno di quelle tradizionali, ma verificate che l’assistenza gestisca il vostro caso in inglese se il giapponese non è ancora solido: quando c’è un incidente la telefonata la fate in un momento poco lucido.

Autostrade e ETC

Le autostrade giapponesi sono care, e chi viaggia spesso lo sente sul bilancio mensile. Il pedaggio si paga con il sistema elettronico, l’ETC: serve un apparecchio installato in macchina, che sulle auto usate di solito c’è già, più una tessera da infilarci dentro.
La tessera si ottiene come carta aggiuntiva legata a una carta di credito giapponese, ed è lo scoglio per chi è appena arrivato e non ha ancora uno storico bancario qui. Esiste anche una tessera dedicata che si attiva con un deposito, senza bisogno della carta di credito, e per molti è la soluzione più rapida.

Averla non è un capriccio: molti caselli sono riservati ai transiti elettronici, gli sconti notturni e festivi si applicano solo così, e le tariffe forfettarie pensate per chi gira una regione intera valgono esclusivamente con l’ETC. Se avete in programma viaggi lunghi, sistemate questa cosa prima di partire e non al primo casello.

Un imponente ponte strallato in cemento svetta sopra una carreggiata autostradale in Giappone sotto un cielo terso.
L'infrastruttura autostradale giapponese è capillare e costosa. Per ammortizzare i pedaggi sui grandi ponti sospesi conviene installare subito il lettore per la carta ETC.
Veduta di un'autostrada in Giappone con veicoli in coda e il monte Fuji sullo sfondo sovrastante le montagne.
La segnaletica verde indica i tratti a scorrimento veloce. Anche nei giorni feriali le arterie principali verso le montagne sono trafficate, guidate mantenendo le distanze.

Comprare tra privati

Le auto passano di mano anche fuori dalle concessionarie, sulle piattaforme di annunci tra privati o nei gruppi di stranieri che si scambiano macchine quando qualcuno rientra nel proprio paese. I prezzi sono i più bassi che troverete, e a volte parliamo di cifre irrisorie per una kei con qualche anno sulle spalle.
Il rovescio della medaglia è che tutta la burocrazia ricade su di voi: atto di cessione firmato e timbrato dal venditore con il suo sigillo registrato, certificato del sigillo recente, libretto originale, certificato di parcheggio vostro e poi la fila all’ufficio motorizzazione.

Il rischio più concreto è il passaggio di proprietà lasciato in sospeso. Finché l’auto risulta intestata a qualcun altro, le multe e la tassa annuale continuano ad arrivare a quella persona, e voi vi trovate con un veicolo che sulla carta non è vostro.
Se scegliete questa strada, fissate il giorno del passaggio insieme al venditore e chiudete tutto in una volta; se la cosa vi sembra complicata, un professionista delle pratiche amministrative la sbriga per poche decine di migliaia di yen. Ve lo dico sinceramente: per la prima auto in Giappone, io starei sul rivenditore e mi toglierei il pensiero.

Il mio consiglio

Se dovessi ricominciare da zero, prenderei una kei di qualche anno con la revisione ancora lunga, comprata da un rivenditore vicino a casa che poi me la tiene in manutenzione. Si spende poco, si parcheggia ovunque nei paesi di provincia e quando la rivendete non perdete granché.
Il resto è una lista corta: il posto auto prima di tutto, il sigillo registrato in comune, e la pazienza per due o tre mattinate di sportelli.

La parte che vale davvero è quella che arriva dopo, quando smettete di dipendere dagli orari dell’ultimo autobus e riuscite ad andare in quei posti che sulle mappe dei treni non compaiono nemmeno. Le strade secondarie qui sono strette ma tenute bene, i distributori chiudono presto in campagna e le aree di servizio in autostrada sono un motivo di viaggio a sé.
Voi dove la portereste, la prima volta?

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Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).