A 301 metriAvocafeA 301 metri
Specializzato in cucina con avocado.

Una piccola catena di cocktail bar con locali a Tokyo e uno in montagna a Karuizawa, dove al bancone tagliano la frutta al momento invece di aprire bottiglie di sciroppo. Cocktail Works è conosciuta per i cocktail con la frutta di stagione e per una collezione di gin artigianali che passa le duecento etichette.
Non è un indirizzo dove si beve e basta: la cucina è di base italiana, ci sono taglieri, pizza e pasta, e in alcuni locali si mangia anche a mezzogiorno. È il posto giusto per una serata in due o per bersi qualcosa di serio da soli.
Il menu del cibo è corto e pensato per accompagnare i bicchieri, ma non è roba buttata lì per riempire lo stomaco. La base è italiana, con qualche piatto che cambia da locale a locale a seconda di cosa trovano in zona: a Karuizawa, per esempio, usano il manzo di Shinshu sia nella bistecca sia nel ragù.
Nei locali dove fanno anche il pranzo l’impostazione cambia: pizza e pasta, poco altro.
La pizza è buona perché l’impasto resta sottile fino al centro e non è gommoso, ma sappiate che state pagando il bancone più della farina: una margherita così a Tokyo la trovate a metà prezzo in cento posti.
Il cioccolato è la sorpresa vera: non è una pralina qualsiasi, è morbido e amaro e regge benissimo un gin invecchiato o un whisky.
La sera si va sui 5.000-6.000 yen a testa con due o tre bicchieri e qualcosa da mangiare, e nei locali fuori Tokyo si sale ancora un po’ se prendete la carne alla griglia. A pranzo, dove lo fanno, siamo sui 2.000-3.000 yen con pasta o pizza. C’è poi un coperto di poco meno di mille yen a persona, che è normale nei bar giapponesi ma conviene mettere in conto prima di sedersi.
È un prezzo medio-alto, senza giri di parole. Però in ogni cocktail vi shakerano frutta tagliata sul momento, e questo altrove in città lo pagate un terzo in più.
Quando ho voglia di bere qualcosa di preciso senza dover parlare a bassa voce, è uno dei primi nomi che mi vengono in mente: ci torno perché è una delle poche catene dove il bicchiere è fatto come in un bar d’autore e intanto posso anche cenare.
Dietro al bancone c’è gente che ha vinto gare di cocktail, e si vede da come lavorano la frutta: la tagliano, la pestano, la filtrano davanti a voi, senza premiscele. La carta si muove con le stagioni, e così l’agrume di gennaio e la pesca di agosto non sono un’aggiunta decorativa ma il motivo per cui quel bicchiere esiste in quel momento.
Ci sono anche i classici fatti dritti, martini e daiquiri, e una riga di analcolici seri per chi non beve.
Tra le cose fisse da guardare in carta: il mojito con earl grey e bourbon, dove il tè arriva prima e la mela chiude dolce; il bloody mary con pomodoro fresco invece del succo, molto più acido e vegetale di quello a cui siete abituati; una margarita con la cannella che sembra strana sulla carta e poi sta in piedi benissimo; e un sour con l’olio d’oliva, che lascia in bocca una sensazione morbida, quasi burrosa.
Vi avviso che qualcuno di questi tende dolce: se li volete più secchi ditelo mentre ordinate, lo fanno senza problemi.
Poi c’è il gin, che è la ragione per cui questo posto è finito nelle liste dei bar migliori della città. Oltre duecento bottiglie da tutto il mondo, e tra queste più di venti giapponesi, dal Ki No Bi di Kyoto a distillerie che in Italia non avete mai sentito nominare.
Un gin tonic qui non è il ripiego di chi non sa cosa ordinare: chiedete al barman che profilo vi piace, agrumato, floreale, resinoso, e vi tirano fuori la bottiglia giusta con la tonica abbinata. Il menu esiste anche in inglese e chi serve se la cava a spiegare, che in un bar da distillati fa tutta la differenza.
I locali non sono fotocopie uno dell’altro, ma la mano è la stessa: ferro, ottone, legno di quercia e mobili vecchi recuperati, luci basse puntate sul bancone e poco altro acceso. Da qualche parte il soffitto è altissimo, altrove si sta più stretti tra un tavolo e l’altro.
Si va dalla ventina di coperti ai quaranta scarsi, sempre con un bancone lungo davanti alle bottiglie e qualche tavolo dietro.
Il bancone è il punto migliore e vi consiglio di puntarlo: da lì vedete il ghiaccio che viene tagliato, la frutta pestata, e potete farvi consigliare senza sentirvi in imbarazzo. Sedersi da soli non è strano, capita di continuo.
Non si fuma, e il volume della musica resta basso abbastanza da parlare senza alzare la voce.
La sera si riempie di coppie e di gruppetti da due o tre, gente che esce dall’ufficio e si toglie la giacca, qualche straniero che ha letto del gin. A pranzo, dove c’è, la scena cambia del tutto: luce dalla vetrina, tavoli occupati da chi mangia la pasta in mezz’ora, e i bicchieri restano fermi sugli scaffali.
Non è un posto da tutti i giorni e non pretende di esserlo. Tra coperto, due bicchieri e un paio di piatti da dividere il conto sale in fretta, e se venite dall’idea giapponese del bere spendendo poco in izakaya il salto lo sentite.
Chi cerca birra e fritti a buon mercato qui non trova quello che vuole.
Quando il bancone va pieno il ritmo rallenta parecchio: dietro c’è una squadra ridotta e ogni cocktail richiede tagliare, pestare, shakerare. Il secondo giro può farsi aspettare, e se avete fretta è meglio saperlo prima.
Anche la scelta del locale cambia la serata: alcuni sono più ristorante con il bar dentro, altri sono bar puri dove il cibo è di accompagnamento. Se il piano è cenare per davvero, puntate su quelli dove la cucina è centrale, come a Karuizawa.
Pro:
Contro:
Ideale per: una serata in due o una sosta seria da soli dopo il lavoro, e in qualche locale anche un pranzo veloce con pizza o pasta
Atmosfera: luci basse, ottone e mobili vecchi, gente che parla piano al bancone davanti a un muro di bottiglie
Quello che vi resta in testa uscendo non è un bicchiere in particolare, è il rumore del ghiaccio tagliato a mano a mezzo metro da voi, con l’odore della frutta appena pestata che arriva subito dopo. Sedetevi al bancone e lasciate che vi chiedano che profilo vi piace: è lì che il gin smette di essere una parola sull’etichetta e diventa una cosa che riconoscete.
Se ci passate una volta sola, prendete un gin tonic costruito su misura e chiudete con il cioccolato crudo. Nei locali dove fanno anche il pranzo il posto mostra un’altra faccia: a Karuizawa la pasta a mezzogiorno con il ragù di manzo di Shinshu è buona come un cocktail della sera, ed è la versione di questo bar che in pochi conoscono.
Andateci, e il secondo bicchiere lasciatelo scegliere a loro.
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Cocktail Works Kanda
La mia mappa del Giappone: oltre 4.000 luoghi provati da me, ognuno con foto, voto e orari. Filtri per categoria e voto, veg friendly, e i posti vicino a te col GPS. Senza registrazione, dal telefono.


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A 242 metriTonkatsu insuperabile.
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Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).