Cibo finto nelle vetrine dei ristoranti in Giappone

Ordinare da mangiare al ristorante in Giappone può risultare particolarmente facile anche per chi non parla una parola di giapponese.
Oltre alle foto sui menu, all’esterno dei ristoranti è quasi sempre possibile trovare fedelissime riproduzioni dei piatti, i famosi sampuru, che mostrano esattamente cosa c’è da mangiare e quanto costa, e aiutano anche gli indecisi.
Sono dei piccoli capolavori artigianali: un tempo si facevano in cera, oggi quasi sempre in plastica, e a Tokyo c’è perfino una via intera dove potete portarvene a casa uno.

Foto, copie di serie e pezzi su misura

Un bel piatto di pasta o una pizza. La vedete ed è facile da scegliere, bello vero?

I ristorantini più piccoli che non hanno una vetrina espongono solamente le foto dei vari piatti, i ristoranti di medio livello espongono copie di piatti finti che acquistano nei negozi specializzati, mentre i ristoranti più professionali fanno fare delle riproduzioni su misura dei loro piatti da abilissimi artigiani che non si lasciano sfuggire nemmeno il più piccolo dettaglio un po’ come in Italia i ristoranti di alta cucina fanno fotografare i propri piatti da grandi fotografi.

I giapponesi mangiano spesso fuori casa e sono molto fiscali su ciò che il ristorante espone al suo esterno. Ordinare un piatto e vedersi portare qualcosa di diverso da quello che si è visto all’esterno non è tollerato. A volte viene da sorridere perché se nella coppa del gelato finto che espongono in vetrina si vedono due chicchi di uva, mezza fetta d’arancia e un ombrellino, la coppa vera che vi porteranno sarà identica.

Vari tipi di pesce per soddisfare chi desidera cibo giapponese

Durante le passeggiate nelle piccole stradine fuori dal centro dei quartieri principali, vi capiterà di trovare questi piatti senza nessuna vetrina protettiva, e sicuramente verrete tentati dalla voglia di toccare questi capolavori. State attenti, perché spesso molti ristoranti a conduzione famigliare espongono quotidianamente piatti appena cucinati, e quindi oltre a sporcarvi rischiate di rovinare la portata.

La vetrina di un ristorante che prepara principalmente dessert.

Dove vengono realizzati questi piatti finti

Vicino al mercatino di Asakusa, c’è Kappabashi Street, la via dedicata ai ristoratori. È possibile trovare qualsiasi cosa che serva ad un ristorante per svolgere la sua attività. Ci sono molti negozi specializzati in piatti finti con anche piatti italiani, realizzati con la massima precisione e anche con qualche gradevole effetto visivo, come ad esempio la forchetta che sembra levitare in aria mentre alza degli spaghetti. Durante la mia visita a Kappabashi Street avrei voluto acquistare qualcosa da portare in Italia, ma i prezzi sono abbastanza elevati. I piatti interi costano diverse migliaia di yen ma per chi vuole portarsi a casa qualcosa di veramente originale ne vale la pena. Se non volete spendere così tanto, molti negozi vendono anche piccoli souvenir come calamite a forma di sushi, portachiavi con mini porzioni di ramen o fettine di torta: sono il modo più semplice per portarsi a casa un pezzetto di questa tradizione.

Nel documentario Tokyo Ga di Wim Wenders si può vedere l’interno di una fabbrica che produce questi oggetti d’artigianato. Vale la pena cercarlo: si vedono gli artigiani versare la cera e modellare in pochi istanti piatti incredibilmente realistici, con una manualità impressionante.

Come sono nati i piatti finti

Tutto è iniziato nel 1932, quando Iwasaki Takizo provò a riprodurre con la cera delle candele un omurice, la frittata ripiena di riso con il ketchup. Si racconta che sua moglie non riuscì a distinguerlo da quello vero, e poco dopo il modello finì in vetrina nel ristorante di un grande magazzino di Osaka.
L’azienda che fondò a Gujo Hachiman, la sua città natale nella prefettura di Gifu, è ancora oggi il primo produttore del Giappone e la cittadina è diventata la capitale dei piatti finti.

La cera però aveva un difetto: si scioglieva al sole. Così dagli anni ’70 i laboratori sono passati alla plastica, più resistente e lavorabile, che è il materiale con cui sono fatti quasi tutti i piatti che vedete oggi in vetrina.

Provare a farne uno con le vostre mani

Se a forza di guardare le vetrine vi è venuta voglia di provarci, sappiate che a Kappabashi alcuni negozi, come il Ganso Shokuhin Sample-ya, organizzano dei laboratori aperti a tutti dove si impara a fare un piatto finto.
Il più classico è quello di tempura e lattuga: si versa la cera colorata nell’acqua calda e in pochi gesti prende forma un gambero fritto o un cespo di insalata, che alla fine si taglia a metà per mostrare le foglie interne.

È un’esperienza divertente anche per i bambini e quello che avete fatto ve lo portate via: un souvenir unico, fatto da voi.

Video: Dolci volanti in Giappone

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Video: Cibo giapponese fatto da me!!

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Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).