Falafel BrothersA 84 metri
Pita, hummus e cucina vegana.

Una catena di negozi di vestiti usati in Giappone dove, tra jeans americani e felpe anni Novanta, trovate anche kimono e yukata veri, di seconda mano. Chicago ha i suoi negozi a Harajuku, a Kichijoji e non solo, e mette insieme roba giapponese, americana ed europea.
Ci venite per rovistare tra gli stender in cerca del pezzo giusto, per portarvi a casa un kimono senza spendere una fortuna o per trovare un regalo che non sappia di negozio di souvenir. Anche se uscite a mani vuote, il giro non è mai tempo perso.
Si compra abbigliamento usato di tutti i giorni, da uomo e da donna, più tutta la parte giapponese: kimono, yukata e quello che serve per indossarli. La roba occidentale è quasi tutta dagli anni Novanta in poi, lavata e stirata prima di finire sugli stender, e i capi giapponesi sono divisi per tipo, con un cartellino in inglese che vi dice cosa avete in mano.
Per le magliette e le camicie si spende sui 1.000–2.000 yen, gonne e vestiti stanno intorno ai 3.000 yen e i jeans partono dai 4.000 yen in su, a seconda di come sono tenuti. I kimono partono dai 2.000–3.000 yen e un obi si porta a casa con un paio di migliaia di yen.
Per un kimono vero, anche se usato, sono cifre bassissime che in un negozio di abiti tradizionali nuovi non bastano nemmeno per la cintura.
Vi avviso subito che non è un negozio da collezionisti: i Levi’s rari e le giacche militari da museo stanno altrove, qui c’è il vintage normale da mettere addosso domani. Chi cerca il pezzo da vetrina esce deluso, chi vuole un paio di jeans buoni esce contento.
Sui kimono controllate sempre la lunghezza delle maniche e guardate bene la stoffa alla luce, perché qualche macchiolina o un filo tirato ci può stare. Un kimono di seta piegato occupa pochissimo in valigia, mentre gli obi più rigidi sono pesanti e non si arrotolano come vorreste.
Gli yukata sono la cosa più facile da regalare: sono di cotone, si lavano, non serve saperli indossare alla perfezione e ai vostri amici in Italia fanno comunque effetto.
Il rapporto qualità-prezzo è la ragione per cui questa catena mi piace così tanto. Non trovate l’affare da 100 yen a ogni stender, ma quasi tutto quello che prendete in mano è in buono stato e costa il giusto per quello che è.
Ci passo ogni volta che ho amici dall’Italia che vogliono uno yukata da riportare a casa, perché con poche migliaia di yen se ne vanno con uno vero, usato davvero da qualcuno, al posto di quelli in poliestere stampato delle bancarelle turistiche.
La parte giapponese è quella che vi consiglio di non saltare, anche se siete entrati per un paio di jeans. I capi sono separati per uomo e donna e per tipo, per cui gli yukata non si mischiano con i kimono da cerimonia e i bambini hanno i loro stender a parte.
Le cinture per lo yukata hanno scritto Yukata Belt sul cartellino, e così via per ogni pezzo: se non sapete la differenza tra un haori e un kimono, ve la spiegano i cartelli senza dover chiedere.
Tra i kimono da cerimonia ci sono stoffe che si toccano volentieri, seta pesante con ricami e fantasie di stagione come glicine, fiori di ciliegio o la luna. Mettetevi con calma a sfogliare le grucce una a una: i pezzi più belli non sono appesi in vista ma infilati in mezzo agli altri.
Molti comprano un kimono non per indossarlo ma per appenderlo in casa o tagliarlo e farci qualcos’altro, cuscini o borse. A questi prezzi il dispiacere di tagliare la seta è molto meno.
I negozi sono pieni fino in fondo, con gli stender uno dietro l’altro divisi per marca e per tipo di capo. I pezzi più richiesti stanno vicino all’ingresso, e dove c’è più di un piano ne trovate altri appena finite le scale.
Si cammina guardando le grucce da vicino più che gli scaffali, e per fare un giro serio ci vuole almeno mezz’ora, anche solo tra magliette e jeans.
La gente che trovate tra le corsie è di due tipi: ragazzi giapponesi che cercano la felpa giusta e turisti che si provano uno yukata davanti allo specchio. Nel fine settimana i camerini hanno la loro fila e alla cassa si aspetta un po’, mentre in una mattina di metà settimana si gira molto meglio.
I capi nuovi arrivano di continuo, per cui lo stesso negozio a distanza di un mese sembra un altro.
Fanno il tax free per i turisti, quindi portatevi dietro il passaporto se pensate di comprare più di un pezzo. Le carte straniere passano senza problemi.
Pro:
Contro:
Ideale per: chi vuole riportare a casa un kimono o uno yukata vero senza svenarsi
Atmosfera: stender fitti, ragazzi giapponesi e turisti davanti agli specchi
Da comprare: yukata di cotone da regalare e un obi da abbinare
Qui non si paga il nome né il pezzo raro: si paga poco per vestiti che hanno già avuto una vita e che ne possono avere un’altra. La forza di Chicago è mettere un kimono vero alla portata di chiunque passi da Tokyo, e trovare nello stesso posto i jeans per il giorno dopo. Magari non comprate niente, ma vale la pena entrare anche solo per sfogliare la seta, e se trovate il pezzo giusto lo pagate molto meno che in qualsiasi negozio di abiti tradizionali.
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Chicago Harajuku
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Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).