Donna fotografa il monte Fuji e le kochia rosse con il cellulare vicino al lago Kawaguchiko.©kitzcorner - Shutterstock

Cellulari in Giappone

Cominciamo dalla domanda più tecnica, che è anche quella che crea più confusione: i cellulari e smartphone europei funzionano in Giappone?
La risposta, nella stragrande maggioranza dei casi, è sì.

Oggi quasi tutti gli smartphone moderni sono compatibili con le reti giapponesi, che usano principalmente frequenze LTE/4G e 5G. Se avete un iPhone, un Samsung recente, un Google Pixel, uno Xiaomi o qualsiasi Android decente comprato negli ultimi 4-5 anni o più, non avrete problemi.
Il punto chiave però non è tanto il telefono, ma l’operatore: alcuni operatori italiani non permettono il roaming dati in Giappone, o lo fanno a costi esorbitanti.

Il consiglio è:

  • Verificate sul sito del vostro operatore se il roaming è attivo in Giappone
  • Controllate i costi di chiamata e dati, perché spesso 1 GB può costare anche 20-30€

Alcuni operatori italiani come TIM, Vodafone, WindTre offrono pacchetti esteri, ma sono raramente convenienti. E soprattutto: non c’è nessun motivo valido per usare la vostra SIM italiana in Giappone, a meno che non abbiate una tariffa aziendale davvero speciale.

Serve davvero il cellulare?

Una volta si poteva dire che il cellulare in vacanza non servisse. Oggi, è diventato uno strumento fondamentale, soprattutto in un paese come il Giappone.

Non parlo solo di controllare WhatsApp o postare foto. Il cellulare vi aiuta a orientarvi, a scegliere il treno più veloce, a trovare un ristorante che vi piace nelle vicinanze, a prenotare i biglietti per attrazioni molto richieste, a leggere le recensioni su un posto prima di entrarci.
È una guida, una bussola, una segretaria tascabile. Ed è difficile farne a meno.

Google Maps, ad esempio, è quasi indispensabile per spostarsi nel labirinto ferroviario di Tokyo o di Osaka. Con un clic potete sapere quale treno arriva prima, su quale binario si trova, quante fermate ci sono e a che ora arrivate esattamente.

Per non parlare di Google Translate, che diventa il vostro miglior alleato nei ristoranti senza menu in inglese.

Insomma, se decidete di non usare internet in Giappone, potete farlo. Ma vi perdete un aiuto enorme, e forse anche qualche esperienza in più.
Il punto non è tanto “serve o non serve”, ma come lo usate. Se siete consapevoli, il cellulare può essere un compagno di viaggio silenzioso ed efficiente, che vi semplifica la vita senza rovinarvi la magia del viaggio.

La batteria e la ricarica

C’è un dettaglio che quasi nessuno mette in conto: tra mappe, traduttore, foto e orari dei treni, la batteria vola via. Uscite alle 8 e alle 17 vi ritrovate col telefono morto proprio quando vi serve per capire come tornare in hotel.
Il power bank quindi non è un optional. E se lo dimenticate, c’è ChargeSPOT: batterie a noleggio che trovate nei combini, nelle stazioni e in moltissimi locali, si prendono con l’app e si riconsegnano in un punto qualsiasi, anche in un’altra città.

Ultima cosa, le prese: sono a lamelle piatte e a 100 volt, quindi vi serve un adattatore, mentre i caricabatterie moderni reggono quella tensione senza problemi. E sui voli giapponesi il power bank va tenuto sempre a vista, mai nella cappelliera.

Wi-Fi in Giappone: c’è o non c’è?

Cappuccino decorato con schiuma a forma di orsetto su tavolo di Hatcoffee.
Una volta il Giappone era famoso per la scarsità di Wi-Fi gratuito. Oggi le cose sono migliorate, ma vi dico una cosa: quando il Wi-Fi vi serve davvero, non lo trovate.

Trovate Wi-Fi gratuito:

  • in quasi tutti gli hotel
  • in molte catene di caffè (Starbucks, Tully’s, Doutor)
  • in alcune stazioni e aeroporti
  • nei combini come Lawson (ma serve registrarsi)

Il problema è che spesso serve fare login, accettare condizioni d’uso, e la connessione non è sempre stabile.
Per questo, se volete avere una connessione affidabile mentre siete in giro, la soluzione migliore è una SIM locale o una eSIM.

SIM giapponese o eSIM: quale scegliere?

Se volete essere connessi ovunque, il consiglio è chiaro: prendete una eSIM o una SIM dati giapponese.
Ma fate attenzione: non tutte sono uguali. E in alcuni casi non conviene comprarla in Giappone, ma attivarla prima di partire.

Oggi la soluzione più comoda si chiama eSIM: si attiva in pochi minuti, non serve cambiare fisicamente la SIM, basta scansionare un codice QR e siete online.
La migliore eSim per il Giappone è Saily: funziona bene, attivazione semplice, prezzi chiari.
La potete scaricare dal sito di Saily. E con il codice sconto “TOGNI”, avete il 15% di sconto.

I vantaggi dell’eSIM sono evidenti:

  • niente consegna fisica
  • attivazione istantanea
  • potete tenere anche la vostra SIM italiana attiva (utile per ricevere SMS dalla banca o da WhatsApp)

Se il vostro telefono non supporta l’eSIM, potete prendere una SIM fisica dati in aeroporto, o ordinarla online con consegna in hotel. Costa un po’ di più ma funziona bene. Un dettaglio che fa la differenza: controllate su quale rete giapponese si appoggia la eSIM che state comprando. In città prendono tutte bene, ma se avete in programma montagna e campagna la rete di docomo resta quella che copre meglio i posti isolati.
E installatela prima di partire, quando avete ancora una connessione tranquilla: l’attivazione vera la fate poi all’atterraggio.

Pocket Wi-Fi: ha ancora senso?

Una volta tutti noleggiavano un pocket Wi-Fi: un piccolo router portatile che vi dava internet ovunque.
Oggi? Ha sempre meno senso.

Vi dico la verità: non consiglio più il pocket Wi-Fi, a meno che:

  • siate un gruppo di 3-4 persone che vogliono condividere la connessione
  • abbiate molti dispositivi da collegare insieme
  • vogliate un backup per sicurezza

I motivi per cui non lo consiglio più:

  • è ingombrante, dovete ricordarvi di ricaricarlo
  • se lo dimenticate in hotel, niente internet
  • costa di più rispetto a una eSIM o SIM dati

Insomma: oggi l’eSIM è più pratica, più economica, più intelligente.
L’unico vantaggio del pocket Wi-Fi è per chi viaggia in gruppo e divide la spesa.

Quanti giga vi servono davvero

Quando comprate una eSIM la domanda è sempre la stessa: quanti giga? Per un viaggio normale in Giappone 1 o 2 GB al giorno sono più che sufficienti.
Le mappe consumano poco, le ricerche pure, e anche il traduttore è leggero. A mangiarsi i dati sono video e social: se caricate storie ogni sera o guardate serie in treno, allora tanto vale puntare su un pacchetto illimitato.

Due accortezze banali che però funzionano: scaricate le mappe offline della zona prima di partire, e lasciate il backup delle foto al Wi-Fi dell’hotel. Così anche un pacchetto piccolo vi dura tutto il viaggio, senza ritrovarvi a secco a metà.

Chiamare dall’Italia (o ricevere)

Se usate la vostra SIM italiana, preparatevi a spese folli. Le chiamate possono costare anche 2-3€ al minuto, e pagate anche se ricevete.

Se invece usate una SIM giapponese o eSIM dati, non potete chiamare col numero italiano… ma potete usare:

  • WhatsApp, Telegram, FaceTime per chiamare gratis via internet
  • LINE, l’app più usata dai giapponesi, per comunicare con amici locali

La verità è che nessuno oggi ha davvero bisogno di chiamare col numero tradizionale. Le chiamate vocali classiche sono quasi inutili. Con una buona connessione dati risolvete tutto.

Comprare un cellulare in Giappone

Qualcuno ogni tanto me lo chiede: conviene comprare un cellulare in Giappone?
La risposta è dipende. Vi consiglio per esempio l’articolo su comprare un iPhone in Giappone. Una cosa però ve la dico subito: sui telefoni venduti in Giappone il suono dell’otturatore non si può togliere, nemmeno mettendo il silenzioso. È una convenzione del mercato locale nata contro le foto scattate di nascosto, e vale anche per gli iPhone comprati lì.
Aggiungeteci l’assistenza in garanzia pensata per il mercato giapponese e i modelli venduti dagli operatori, che possono essere bloccati: se non avete un motivo preciso, compratelo a casa.

Noleggiare un cellulare in Giappone

Ci sono casi in cui potrebbe servire proprio un telefono giapponese vero e proprio, non solo una SIM o una eSIM. Succede soprattutto se:

  • siete in viaggio di lavoro
  • dovete ricevere chiamate da giapponesi che non usano app tipo WhatsApp
  • vi serve un numero locale per prenotazioni o contatti professionali

In questi casi potete noleggiare un cellulare direttamente in aeroporto, nei desk dedicati presenti a Narita, Haneda, Kansai, e altri scali principali. Alcuni servizi permettono anche la prenotazione online con consegna in hotel.

Quanto costa?

  • Il noleggio del telefono parte da circa 500 yen al giorno
  • A questo va aggiunto il costo delle chiamate fatte e ricevute
  • Alcuni operatori offrono anche modelli smartphone con connessione dati inclusa

Non è la soluzione più economica, ma può essere utile in contesti specifici. Se però siete semplicemente turisti, non ne avete bisogno.

Contratti telefonici: servono un visto e un indirizzo

Una domanda che mi è arrivata spesso è: “Posso fare un contratto telefonico in Giappone?”
La risposta, per chi viaggia con un semplice visto turistico, è no.

I contratti mensili (quelli veri, con abbonamento e smartphone incluso) sono riservati a residenti. Per farli serve:

  • un visto valido
  • una residenza registrata in Giappone
  • un conto bancario giapponese

Inoltre, le vecchie penali salate per chiudere il contratto in anticipo ormai non ci sono quasi più, ma restano da pagare fino in fondo le rate del telefono, che di solito sono spalmate su due o tre anni.

Anche se avete amici giapponesi disposti ad aiutarvi, è molto difficile che qualcuno voglia intestarsi un contratto per voi. Quindi, scordatevi l’idea di “fare come i giapponesi”: per i turisti, le eSIM, le SIM prepagate e i Pocket Wifi sono l’unica vera opzione.

Usare WhatsApp in Giappone

Una domanda classica: “Ma WhatsApp funziona in Giappone?”
Sì, funziona perfettamente. Il problema è che i giapponesi non lo usano quasi mai.

L’app più diffusa in Giappone è LINE. È un po’ come il nostro WhatsApp, ma con adesivi assurdi, personaggi kawaii e funzioni social che da noi non esistono.
Se avete amici giapponesi, vi consiglio di installarla. È l’unico modo per comunicare con loro in modo naturale.

Detto questo, se volete usare WhatsApp per parlare con amici e parenti in Italia:

  • potete farlo anche con una SIM giapponese
  • il numero italiano rimane associato al vostro account
  • basta avere una connessione dati attiva, e siete a posto

Quindi sì, potete usare WhatsApp tranquillamente.

Il telefono in pubblico: le regole non scritte

C’è una cosa che notate appena salite su un treno: nessuno parla al telefono. Il cellulare si tiene in manner mode, cioè silenzioso, e al massimo si chatta o si guarda un video con le cuffie. Se proprio dovete rispondere, si fa in due parole e a voce bassa, o si aspetta la fermata.

Vale lo stesso sugli autobus, nei ristoranti piccoli e dentro i templi: niente vivavoce, niente chiamate a tutto volume.
Attenzione anche alle foto: in parecchi negozi e in certi musei è vietato fotografare, e le persone non si riprendono senza chiedere. Pure camminare guardando lo schermo, il cosiddetto aruki-sumaho, è malvisto: in qualche città è persino vietato da un’ordinanza comunale.

Conclusione

Oggi non è difficile usare il cellulare in Giappone. Anzi, è facilissimo. Basta scegliere la soluzione giusta: eSIM o SIM locale sono la scelta più comoda, il pocket Wi-Fi va sempre meno, il roaming italiano è spesso una fregatura.

Ma soprattutto, chiedetevi se davvero volete essere sempre online. Perché forse il Giappone, più di qualsiasi altro paese, merita di essere vissuto con gli occhi aperti e il telefono spento.
E poi, se vi servono mappe, traduzioni, ristoranti consigliati… ci sono anche i miei articoli sul sito.

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Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).