Le mura in pietra curva del castello di Zakimi ad Okinawa con un arco d'ingresso e prato antistante.©SAORI - Shutterstock

Castello Zakimi

Un castello in rovina in cima a una collina di Yomitan, nella parte centrale dell’isola principale di Okinawa, dove degli edifici non resta niente e restano invece le mura di pietra: la cosa particolare è che ci si cammina sopra.
Zakimi è conosciuto per quelle curve di pietra chiara e per le due porte ad arco, una delle quali è la più vecchia dell’isola. Da lassù si vede il mare a ovest, il verde a est e i paesi di Yomitan tutti intorno.
È il posto giusto per chi affitta la macchina e gira Okinawa, per chi vuole capire com’era fatta una fortezza delle Ryukyu senza ritrovarsi in mezzo ai gruppi, e per chi ha voglia di stare un po’ al vento con nessuno attorno.

Cosa si vede

Le cose da guardare sono poche, e quasi tutte di pietra.

  • Le mura curve: non fanno angoli, fanno onde. Girano seguendo il terreno e viste da sotto, con la luce di lato, i blocchi sembrano cuciti uno nell’altro senza malta.
  • La porta ad arco del secondo recinto: quella con le pietre a cuneo incastrate in cima all’arco, la più vecchia rimasta a Okinawa. Passateci sotto e alzate la testa, il taglio delle pietre si vede meglio da lì che in qualsiasi foto. La pietra al centro dell’arco è la chiave di volta: tiene ferma tutta la curva, ed è un sistema che nelle altre gusuku, i castelli delle Ryukyu, non trovate.
  • La seconda porta ad arco, quella del recinto interno: più piccola, e ci si passa quasi senza farci caso mentre si sale verso il punto più alto.
  • Il camminamento in cima alle mura: la parte per cui si viene. Le mura sono talmente larghe che ci si cammina sopra come su un marciapiede, e da lì si segue il perimetro guardando dentro e fuori.
  • Lo spiazzo d’erba dentro i recinti: vuoto, senza niente, tenuto rasato. Serve anche da palco per concerti e spettacoli, e quando è vuoto rende bene l’idea di quanto spazio ci fosse dentro.
  • Il viale di pini prima dell’ingresso: pini delle Ryukyu con i rami larghi, ombra a macchie sul sentiero e aghi secchi sotto le scarpe.

Il museo lì accanto, lo Yuntanza Museum, racconta Yomitan più che il castello: reperti scavati, case di una volta, artigianato, la parte sulla guerra. Se vi interessa il contesto entrateci prima di salire.

Sul posto non c’è nessuno che vi spieghi niente. In altre gusuku trovate volontari che attaccano bottone e vi raccontano tutto, qui i gruppi organizzati hanno la loro guida e gli altri girano e guardano: se non sapete cosa state guardando, rischiate di vedere solo dei muri messi bene.
Ridimensionate anche le aspettative sulle dimensioni: è la più raccolta tra le fortezze delle Ryukyu riconosciute dall’Unesco, e dal punto più alto si vede l’intero perimetro senza spostarsi. Non aspettatevi padiglioni, tetti rossi o sale ricostruite, perché di edifici non ne è rimasto in piedi nemmeno uno: in guerra ci avevano piazzato una batteria contraerea, dopo gli americani un radar, e le mura che vedete sono state restaurate dopo.

Rispetto alle gusuku che si guardano solo da sotto, qui cambia tutto: capite come è piegata la muraglia, dove si stringe, dove fa il gomito per tenere sotto controllo chi arriva. Chi viene cercando un monumento resta a bocca asciutta, chi viene per stare in cima a un muro di pietra con il vento addosso e il mare davanti torna giù contento.
Ci torno ogni volta che sono a Okinawa con qualcuno che non ha mai visto una gusuku, perché è il posto dove la cosa si capisce in due minuti e senza spiegazioni: ci si arrampica su e il disegno delle mura lo vedete da voi.

Quando andare

Il momento buono è il tardo pomeriggio. Salite sulle mura sul lato di ponente e vi mettete a guardare il sole che va giù nel Mar Cinese Orientale, con i tetti di Yomitan che si scuriscono e il mare che diventa arancione; se l’aria è pulita, all’orizzonte si distinguono le isole al largo.
A metà giornata in estate il consiglio è di lasciar perdere. Dentro i recinti l’ombra è quasi tutta nel viale dei pini, la pietra chiara rimanda su il caldo e in cima alle mura non c’è un albero: si gira sudati e si guarda male il panorama.

Nei giorni feriali il posto è vostro: si sentono le cicale, il vento nei pini e qualche macchina lontana, e si incrociano due o tre persone in croce. Nel fine settimana e nei giorni di festa arriva la gente del posto con le famiglie e il parcheggio si riempie, ma non si arriva mai alla ressa che si trova in altri siti famosi: qui i pullman dei tour non sono di casa.
Davanti all’arco si incontrano anche coppie che si fanno fotografare in abito tradizionale. Se succede, aspettate due minuti e lasciateli lavorare, tanto quel punto lo riprendete subito dopo.

Da novembre a febbraio si cammina meglio: umidità bassa, luce netta, niente caldo che toglie la voglia. Con la pioggia invece il discorso cambia in fretta, perché la pietra bagnata e l’erba sui pendii diventano una saponetta e sulle mura non ci si sale tranquilli.
Di notte è un’altra cosa ancora: intorno non ci sono lampioni né palazzi, il cielo è nero davvero e le stelle si vedono come non si vedono in città. Se avete la macchina e non vi spaventa il buio pesto, fateci un pensiero.

Fatica e sicurezza

Non è una passeggiata impegnativa, ma qualcosa da salire c’è. Fino all’ingresso è in piano o quasi, poi dentro si sale su gradini di pietra vecchia, alti e non tutti regolari, per passare da un recinto all’altro e per arrivare in cima alle mura.
Scarpe chiuse con la suola che tiene, non infradito: la pietra è liscia e in certi punti l’erba copre il bordo del gradino.

La parte a cui fare attenzione davvero è il camminamento. Non ci sono parapetti da nessuna parte, né corde, né ringhiere, e su alcuni lati il salto sotto è di quelli che non finiscono con una sbucciatura.
Il vento in cima tira, e tira più di quello che sembra da sotto. Per questo, se siete con bambini piccoli, sulle mura teneteli per mano e basta: la tentazione di correre lungo quel camminamento in piano viene a tutti.
Con la carrozzina si entra e si fa il giro dello spiazzo, ma sui gradini e sui camminamenti non si va. Stesso discorso per chi ha le gambe malandate: la parte bassa la vedete tutta, il percorso in cima no.

Dentro non c’è niente da comprare, nessun chiosco, nessuna macchinetta. I bagni ci sono, l’acqua portatevela da soli, soprattutto d’estate.

La foto migliore

Il punto che rende meglio è sotto la porta ad arco del secondo recinto, messi in modo da inquadrare l’apertura con il cielo dentro e il muro curvo che scappa di lato. È la foto che fanno tutti, e per una volta hanno ragione tutti.
La seconda, quella che si vede meno in giro, si fa dall’alto delle mura puntando lungo il camminamento: la fila di pietre che si incurva e si perde, e sullo sfondo il mare. Con il sole basso le ombre entrano nelle fessure e i blocchi si leggono uno per uno.

Per le persone in posa, meglio il viale dei pini con l’ombra a chiazze che lo spiazzo d’erba, dove a mezzogiorno la luce appiattisce tutto.
Fila per fotografare non c’è, nemmeno sotto l’arco: si aspetta che passi qualcuno e via.

In breve

  • Il pezzo forte: camminare in cima alle mura di pietra curve, con il mare di Yomitan davanti.
  • Quando andare: verso il tramonto, meglio in un giorno infrasettimanale e nei mesi freschi; da evitare il pieno sole estivo e la pioggia.
  • Ideale per: chi gira Okinawa in macchina, chi vuole capire com’è fatta una fortezza delle Ryukyu, chi cerca un posto senza pullman.
  • Atmosfera: spazi aperti e vuoti, cicale e fruscio dei pini, poche persone in giro, pietra chiara ed erba rasata.

Conclusione

Il valore di Zakimi sta tutto nella forma delle mura: da lassù seguite con gli occhi una curva di pietra che nessun castello giapponese ha. Vale la deviazione per questo, e per l’arco del secondo recinto, che nessun’altra porta di Okinawa batte in anzianità.
Se invece cercate sale da visitare, ricostruzioni e cartelli che raccontano, questo giro lasciatelo fuori dal programma e mettete le forze su Shuri. Chi ci arriva sapendo cosa sono le gusuku, e ci arriva quando il sole è basso, secondo me qui trova la cosa più bella di tutta Okinawa centrale.

Informazioni utili

Nome: Rovine del castello di Zakimi
Orario: Lunedì - Domenica: Aperto 24 ore
Indirizzo: Japan, 〒904-0301 Okinawa, Nakagami District, Yomitan, Zakimi, 708 6
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Rovine del castello di Zakimi

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Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
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