Giardino YushienA 11477 metri
Con molte varietà di peonie.
©Alex_Mastro - ShutterstockUn castello di legno vero, non una ricostruzione in cemento come tante in Giappone, dentro un parco nel centro di Matsue, la città affacciata sul lago Shinji nella prefettura di Shimane.
Il torrione del castello di Matsue si sale dall’interno in calzini, su scale di legno ripidissime, e dall’ultimo piano si vede tutto intorno: i tetti della città, il lago, le montagne dietro. Attorno c’è un parco con i muri di pietra originali, un santuario pieno di volpi di pietra e il fossato dove passano le barche coperte.
Per me è il posto giusto per chi finora ha visto solo castelli rifatti e ci è rimasto male, e per chi viaggia con bambini abbastanza grandi da arrampicarsi.
Vi avviso subito che le scale interne sono la parte che sorprende tutti. Sono di legno di paulonia, strettissime, e il tratto peggiore sta intorno ai sessanta gradi di pendenza, praticamente una scala a pioli con i gradini larghi. All’ingresso si lasciano le scarpe e si sale in calzini, ma non c’è una scarpiera: vi danno un sacchetto di plastica e le scarpe le portate su e giù a mano. Se avete calzini di quelli che scivolano, tenetevi alla corda.
Il pozzo nel sotterraneo, a vederlo, è un buco coperto da una grata: è raro, non scenografico. Conta per quello che significa, cioè che qui si preparavano a restare chiusi dentro per settimane, non per quello che si vede.
Le spiegazioni ai piani sono quasi tutte in giapponese e il materiale esposto è sobrio, plastici e documenti. Chi cerca stanze arredate, armature e scenografie resterà a bocca asciutta: il pezzo da vedere è la struttura in sé, il legno consumato liscio dai piedi e l’incastro delle travi sopra la testa.
Quando il governo ha fatto smantellare i castelli, qui hanno buttato giù tutto il resto e il torrione l’hanno salvato gli abitanti, raccogliendo i soldi per ricomprarlo: è per questo che oggi si sale su legno originale e non su una copia. Dei castelli originali rimasti in Giappone questo è quello che consiglio sempre a chi vuole capire come funziona un torrione.
È il motivo per cui ci torno: l’ingresso nel sotterraneo, i piani che si restringono a ogni rampa e l’arrivo in quella sala vuota in alto sono un percorso che si capisce col corpo, senza bisogno di leggere un cartello. In più, rispetto ai castelli famosi, qui si sale senza essere spinti da dietro e in cima ci si può appoggiare alla balaustra a guardare il lago quanto si vuole.

La mattina presto è il momento buono, e vale doppio per il torrione: le scale sono a senso unico e strette, per cui quando arriva la gente si sale a passo di chi ha davanti. Nei giorni infrasettimanali si gira con calma, e i compagni di visita sono soprattutto famiglie del posto e gruppi di scolari, più che turisti stranieri.
Nel fine settimana, nelle due settimane dei ciliegi in fiore e nei giorni di festa di primavera cambia tutto: davanti all’ingresso del torrione si fa la fila, e la coda si allunga perché dentro ci sta poca gente alla volta. A metà giornata il parcheggio si riempie e il prato del secondo recinto diventa un accampamento di teli da picnic.
La stagione dei fiori è quella che porta più gente e anche quella che rende meglio: nel parco ci sono quasi duecento ciliegi, e col torrione nero dietro i rami bianchi il contrasto è forte. Di sera accendono le lanterne di carta tra gli alberi e la gente resta nel parco.
In autunno le foglie rosse sono meno abbondanti dei ciliegi ma il parco si svuota, e in inverno, quando nevica sul tetto, il legno nero con la neve sopra è la versione più bella del castello che conosco. Attenzione però al freddo: in cima le finestre sono aperte e il vento taglia.
Con la pioggia le scale di legno diventano una trappola e la vista dall’alto si riduce a un lago grigio; se avete un solo pomeriggio e piove forte, il parco e il Koun-kaku si girano comunque, il torrione lo salvate per un’altra volta.
Dal viale d’ingresso al torrione si sale sempre, prima su un piazzale in ghiaia e poi lungo una rampa acciottolata tra i muri di pietra. Non è una salita drammatica, ma è tutta in pendenza e all’ombra ce n’è poca: d’estate, col caldo umido che qui è tosto, arrivate in cima al parco già sudati.
Il torrione è un altro discorso. Trenta metri di altezza, cinque livelli interni più il sotterraneo, nessun ascensore e nessuna scorciatoia: chi sale deve scendere dalle stesse scale, e la discesa a molti fa più paura della salita.
Chi ha ginocchia malandate o problemi di equilibrio secondo me fa meglio a fermarsi al parco e al Koun-kaku, che sono in piano e si godono benissimo. Con il passeggino non entrate nel torrione: il bambino va portato in braccio, e con una mano occupata dal sacchetto delle scarpe diventa un esercizio di equilibrio.
I bambini dai cinque o sei anni in su, invece, si divertono come matti: le scale ripide, il pozzo, le fessure per le frecce e il gioco di cercare i segni sulle pietre tengono banco meglio di qualsiasi museo. Portate calzini spessi, per tutti.

Il parco attorno al castello è grande abbastanza da perdere di vista il torrione per un quarto d’ora, con pini vecchi, prati e sentieri che girano intorno ai muri. Il pezzo che consiglio a tutti è il santuario Jozan Inari, che sta in un angolo boscoso: si sale una scaletta di pietra tra gli alberi e in cima ci sono centinaia di volpi di pietra allineate, alcune grandi, tante piccole, molte con il muso consumato e coperte di muschio. Lì non c’è quasi nessuno e si sente solo il vento negli alberi.
C’è anche un secondo santuario, il Matsue Jinja, più ordinato e con il cortile in ghiaia, sulla strada tra il piazzale d’ingresso e il torrione.
Il fossato è la cosa che dà il tono a tutta la zona. L’acqua arriva sotto i muri di pietra, i salici scendono dai bordi e ogni tanto passa una barca piatta con il tetto basso e i passeggeri seduti sul fondo: quando devono passare sotto i ponti più bassi il tetto si abbassa e tutti si piegano in due, e da riva la scena fa sorridere.
Dall’altra parte dell’acqua, sul lato nord, comincia la strada dove stanno le vecchie case dei samurai, con i muri bianchi e le siepi.
Per la foto migliore del torrione, il punto è il piazzale del secondo recinto, da sotto in su, nel tardo pomeriggio: la luce bassa prende il legno nero di fianco e il tetto risalta contro il cielo. Nelle ore centrali il sole sta dietro l’edificio e vengono fuori solo sagome scure. Se cercate l’inquadratura con il castello e l’acqua insieme, si fa dai ponti sul fossato, sul lato nord-ovest.
Qui non si viene per quello che c’è esposto: si viene per salire dentro una struttura di legno rimasta com’era e per quello che si vede dalla finestra in cima, con il lago da una parte e i tetti dall’altra. Se i castelli vi interessano anche solo un po’, è la deviazione più giusta che potete fare in questa parte del Giappone, perché di torrioni veri ne restano pochissimi e questo si gira senza calca.
Se invece l’idea di arrampicarvi su scale di legno in calzini non vi dice niente, il parco e il fossato bastano per una passeggiata, ma allora non vi serve organizzare la giornata intorno a questo posto.
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Castello di Matsue
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Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).