Marco Togni con giubbotto di salvataggio rosso scatta un selfie davanti alle Cascate di Pinaisara sull'Isola Iriomote.

Cascate di Pinaisara

Una cascata in mezzo alla giungla subtropicale, nel nord dell’isola di Iriomote, a cui si arriva prima in canoa tra le mangrovie e poi a piedi nella foresta, e dove alla fine ci si butta in acqua proprio sotto il getto. Le Cascate di Pinaisara sono il salto d’acqua più alto di Okinawa: si possono guardare dal basso, nuotando nella vasca, oppure dall’alto, con la foresta e il mare sotto i piedi.
È l’escursione che consiglio a chiunque venga a Iriomote anche solo per un giorno. Sembra una spedizione, ma la fanno famiglie, coppie e persone che non hanno mai preso in mano una pagaia.

Cosa si vede

L’arrivo alla cascata è il premio, ma tutto il percorso fa parte della gita. In ordine, quello che vi trovate davanti è questo:

  • La canoa sul fiume Hinai: si rema tra le mangrovie, con le radici che escono dall’acqua da tutte e due le sponde. Il fiume è largo e fermo, sembra più un lago che un corso d’acqua.
  • Il sentiero nella giungla: rocce coperte di muschio, un ruscello d’acqua così limpida che si vede ogni sasso sul fondo, alberi altissimi che fanno ombra su tutto.
  • Gli alberi con le radici a contrafforte: lungo il sentiero ci sono alberi tropicali con radici piatte e alte come pareti, che partono dal tronco e si allargano a ventaglio. Uno lo toccate di sicuro, è più forte di voi.
  • La vasca sotto la cascata: acqua tra il verde e il turchese, una parete di roccia piena di piante e la cascata che scende dritta dall’alto, bianca e sottile come una barba.
  • La cima della cascata: da lassù si vede la foresta che scende fino alle mangrovie, la baia e il mare aperto con le isolette davanti alla costa.
Marco Togni durante un tour in canoa tra le mangrovie sull'isola di Iriomote a Okinawa.
Pagaiare lungo i canali è il primo passo verso le cascate. Il giubbotto di salvataggio è sempre fornito dall'organizzazione prima di salire in canoa.
Marco Togni con giubbotto di salvataggio rosso a bordo di una canoa gialla durante un tour in canoa nelle mangrovie a Isol...
Spingere via i rami bassi serve a mantenere la rotta tra la fitta vegetazione acquatica. Meglio indossare occhiali scuri per proteggere gli occhi dai riflessi.

La canoa è più facile di come sembra. Le canoe sono larghe e stabili, non si ribaltano, per cui anche chi non ha mai remato ci prende la mano dopo pochi colpi.
Il sentiero invece va preso sul serio. Si sale nella foresta tra radici e rocce, ci sono tratti ripidi e qualche passaggio stretto, e dopo la pioggia è fango ovunque. Chi ha problemi alle ginocchia o fatica con le scale lo sente.

Non si fa tutto in una volta sola: le gite più brevi vanno o alla vasca o alla cima, e per vederle entrambe serve il giro lungo.
Secondo me, se dovete sceglierne una, prendete la vasca. Dall’alto si vede tutto il paesaggio, ma la cascata non la vedete davvero, perché ci siete sopra. Dal basso invece ce l’avete davanti tutta, l’acqua vi arriva in faccia e il rumore copre le voci.
In acqua si entra col giubbotto di salvataggio, e si galleggia tranquillamente anche senza saper nuotare bene. Vi avviso che l’acqua è più fredda di quella del mare, ma dopo la salita nell’umido della giungla non vi sembrerà affatto.

A questa cascata non ci si arriva per conto proprio: l’area è protetta e si entra solo con una guida autorizzata, con un tetto di persone al giorno. Le guide sono gente dell’isola che conosce ogni pianta e ogni uccello, si fermano a spiegare e fanno sembrare la camminata molto più corta di quanto sia.
Il risultato è che sembra di aver fatto l’avventura della vita, e forse lo è davvero, ma è una cosa semplice e alla portata di tutti. Quando qualcuno mi chiede cosa fare a Okinawa che non sia solo spiaggia, rispondo sempre questo, perché nella stessa uscita si passa per un fiume con le mangrovie, una giungla con alberi giganti e un bagno sotto una cascata, ed è un Giappone che quasi nessuno si immagina.

Marco Togni con giubbotto di salvataggio nuota nelle acque limpide davanti alle Cascate di Pinaisara sull'isola Iriomote.
Nuotare fino alla base della parete rocciosa richiede un po' di sforzo per via della corrente. L'acqua dolce abbassa drasticamente la temperatura corporea.
Marco Togni con giubbotto di salvataggio rosso scatta un selfie davanti alle Cascate di Pinaisara sull'Isola Iriomote.
Lo stacco visivo della cascata di Pinaisara dalla foresta è netto. Assicuratevi di avere le mani asciutte o una custodia impermeabile prima di usare la fotocamera.

Quando andare

La cascata cambia con le stagioni più di quanto si pensi. D’estate e fino all’autunno si viene per fare il bagno: fa caldo, nella vasca ci si sta volentieri a lungo e la luce passa tra le foglie fino all’acqua.
D’inverno piove di più e la cascata è più gonfia, con un salto più pieno e rumoroso, ma il bagno diventa una cosa per pochi coraggiosi. Se per voi la cosa più importante è entrare in acqua, scegliete i mesi caldi.

La folla qui non è un problema, proprio per quel limite di ingressi. Nella vasca trovate qualche altro gruppo con la sua guida, chi si fa le foto, chi galleggia, ma nessuno che si spinge.
Il tempo conta molto di più. Con la pioggia forte il sentiero diventa scivoloso e le gite si possono annullare, e con il cielo coperto dalla cima il mare perde tutto il suo colore. Le giornate di sole dopo qualche giorno asciutto sono quelle in cui rendono meglio sia la camminata che la vista dall’alto.

Marco Togni con giubbotto di salvataggio rosso nuota nelle acque delle cascate Pinsaira.
Il contrasto termico tra l'umidità del trekking e l'acqua del bacino è forte. Tenete il giubbotto allacciato anche in acqua per galleggiare senza fatica.
Marco Togni con giubbotto di salvataggio scatta un selfie davanti alla cascata a Okinawa, le cascate di Pinaisara.
Il salto d'acqua nebulizza costantemente l'aria circostante. Lasciate l'attrezzatura elettronica negli zaini sulle rocce asciutte prima di avvicinarvi alla pozza.

Cosa portare e fatica

Bagnarsi è inevitabile: si scende dalla canoa con i piedi in acqua, si attraversano rivoli e si suda parecchio. Mettetevi il costume già sotto i vestiti e scegliete roba che asciuga in fretta, niente gonne. Servono anche scarpe che tengono bene sulla roccia bagnata, perché con le infradito il sentiero è un rischio.
La salita è la parte faticosa: non è lunga, ma non dà tregua, l’aria è umida e c’è sempre da guardare dove mettete i piedi. In cambio quasi tutto il sentiero è all’ombra degli alberi.

Con i bambini si può fare, a patto che siano abbastanza grandi da remare un po’ da soli e da camminare sulle loro gambe. Per i più piccoli, e per chi va con il passeggino, non è adatto.
Per la foto la vasca è il punto migliore: mettetevi in acqua di fronte alla cascata e inquadrate in verticale, così c’entra tutto il salto, dalla cima con le piante fino alla schiuma. Il giubbotto rosso sul turchese dell’acqua salta all’occhio subito.

Un uomo con zaino affronta un sentiero roccioso tra la folta vegetazione durante un trekking a Okinawa.
L'ultimo tratto nel bosco richiede di arrampicarsi su massi irregolari. Utilizzate scarpe da scoglio o calzature tecniche per avere presa sulla pietra umida.
Marco Togni in abbigliamento da trekking a Okinawa scatta un selfie davanti a un grande albero nella giungla.
Lasciata l'acqua, il sentiero si snoda tra alberi dalle radici a contrafforte enormi. Guardate dove mettete i piedi perché il terreno fangoso scivola molto.

In breve

  • Il pezzo forte: il bagno nella vasca, con la cascata che scende dritta davanti a voi.
  • Quando andare: nei mesi caldi per nuotare, in una giornata di sole e dopo qualche giorno senza pioggia.
  • Ideale per: chi vuole un giorno d’avventura a Okinawa senza essere sportivo, anche in famiglia con figli già grandini.
  • Atmosfera: mangrovie e acqua ferma all’andata, foresta umida e radici giganti, poi il rombo della cascata che copre tutto.

Una persona tocca le grandi radici di un albero tropicale lungo il sentiero di trekking a Okinawa verso le Pinaisara.
La base di questi tronchi secolari fa da appiglio naturale sulle pendenze. Appoggiarsi alle radici aiuta a scaricare il peso dello zaino in salita.
Sentiero forestale con ruscello e rocce muschiose durante il trekking a Okinawa verso le Cascate di Pinaisara.
I piccoli corsi d'acqua tagliano la via principale creando guadi continui. Prestate attenzione ai massi ricoperti di muschio verde, sono insidiosi.

Conclusione

Le Cascate di Pinaisara non sono una cosa da vedere e basta: sono un’uscita in cui si rema, si sale tra le radici, ci si infanga e alla fine ci si tuffa. È la cascata in sé a darvi il motivo per partire, ma è la strada per arrivarci a rendere la gita diversa da qualsiasi altra in Giappone, e vale ogni goccia di sudore.
Se state decidendo cosa fare a Iriomote, partite da qui. L’unico motivo per lasciar perdere è non poter camminare su un sentiero ripido e scivoloso: in quel caso il giro in canoa tra le mangrovie si fa anche da solo, e vi porta già lontano.

Informazioni utili

Nome: Cascate di Pinaisara
Orario: Lunedì - Venerdì: dalle 8:30 alle 17:15; Sabato - Domenica: chiuso
Indirizzo: Uehara, 竹富町 Taketomi, Yaeyama District, Okinawa 907-1541, Japan
Sito Internet: Cascate di Pinaisara
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Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).