Formazione rocciosa a forma di proboscide di elefante lungo la costa rocciosa di Manzamo a Okinawa.©Jujumin Chu - Shutterstock

Capo Manzamo

Una scogliera che cade dritta nel mare sulla costa di Onna, a Okinawa, con un pianoro d’erba in cima e l’acqua che sotto cambia colore di continuo. Manzamo è conosciuto per la roccia a forma di elefante che sporge verso il largo, per il sentiero che corre lungo il bordo del precipizio e per il tramonto, che qui va a finire dritto in mare.
Se state risalendo la costa ovest in macchina è una sosta che si fa senza fatica, e va bene anche con i bambini o con chi cammina poco, perché è tutto piatto.

Cosa si vede

Il giro è un anello di circa trecento metri che passa sul filo della falesia, con il parapetto da una parte e il prato dall’altra. Sotto c’è una ventina di metri di calcare bianco a picco e poi l’acqua.

  • La roccia a forma di elefante: il blocco di scogliera che sporge verso il mare con quella specie di proboscide appoggiata sull’acqua, il motivo per cui tutti vengono qui.
  • Il sentiero sul bordo: corre a filo del vuoto per tutto l’anello, e da qualsiasi punto vi affacciate vedete la parete rocciosa che continua sotto di voi.
  • Il prato in cima: erba bassa sul calcare, chiuso dalle recinzioni perché ci crescono piante rare, orchidee e viole che stanno solo qui; si guarda da fuori e basta.
  • Il mare sotto la falesia: nelle giornate limpide si vedono in trasparenza le rocce e i coralli sul fondo, con la schiuma bianca che si apre contro la parete a ogni onda.
  • La vista verso nord: dalla punta si arriva con l’occhio fino alla penisola di Motobu, con l’isola di Ie che chiude l’orizzonte, e dall’altro lato c’è la baia con l’albergo sul promontorio di Manza.
  • La terrazza panoramica dell’edificio: sta all’aperto, in cima alla struttura all’ingresso, e da lassù vedete la scogliera dall’alto con tutto l’anello del sentiero davanti.

La forma a elefante si riconosce da un punto solo, sul lato opposto dell’anello rispetto all’ingresso: da vicino è un ammasso di roccia e non capite cosa state guardando, poi arrivate al parapetto giusto e ve la ritrovate in profilo. Se ve la immaginate come una sagoma scolpita, ridimensionate: è la natura che ha fatto una cosa che somiglia a un animale, non un monumento.
La gente si ammucchia in due punti, il parapetto davanti all’elefante e i primi metri dopo l’ingresso. Il resto dell’anello si svuota da solo e il tratto rivolto a nord, dove nessuno si ferma, è quello con il colore d’acqua migliore.

Vi avviso subito che al mare non si scende e non si tocca: non c’è nessuna scaletta e nessuna caletta sotto, si guarda tutto dall’alto. Chi arriva pensando a un bagno o a una spiaggia resta con un palmo di naso, e sul sentiero non c’è un centimetro d’ombra.
Quando qualcuno viene a trovarmi lo porto qui appena imbocchiamo la costa di Onna, perché in un colpo solo si capisce com’è fatta quest’isola: il calcare bianco, l’erba corta sopra e l’acqua che passa dal verde al blu scuro nel giro di cinquanta metri. È il posto dove smetto di spiegare e sto zitto, e in genere anche gli altri fanno lo stesso.

Quando andare

Il tramonto qui è la cosa più forte che conosca su questa costa: il sole cala davanti a voi, l’elefante diventa una sagoma nera e tutta la parete di roccia si accende di arancione. Non siete i soli ad averci pensato, per cui quando la luce comincia a girare il parapetto è già occupato in doppia fila e i gruppi arrivano tutti insieme.
Se volete un posto davanti dovete arrivare in anticipo, e mettervi sul lato che guarda il mare aperto invece che nella calca davanti alla roccia.

Di mattina presto è tutto il contrario: l’anello è quasi vuoto, si sente solo il vento e il rumore delle onde contro la parete, e l’acqua con il sole alle spalle è di un azzurro che sembra finto. Poi arrivano i pullman delle gite, con le guide e le bandierine, e per un paio d’ore sul sentiero si procede in fila, un passo alla volta.
Nei giorni feriali si respira parecchio meglio che nel fine settimana, a qualsiasi ora.

D’estate il sole picchia: cappello e acqua, altrimenti dopo due curve siete già cotti e vi rifugiate dentro. Con il cielo coperto il mare perde tutto e diventa grigio piatto: se la giornata è brutta lasciate perdere e tenetevi Manzamo per quando torna il sereno.
Con il vento forte, quando arrivano le perturbazioni, alcuni tratti restano chiusi per sicurezza e le onde arrivano a schiantarsi contro la parete con un fragore che sentite nello stomaco.

D’inverno le megattere passano al largo e dalla scogliera si vedono i soffi e ogni tanto una coda: portatevi qualcosa per ingrandire, a occhio nudo sono puntini lontani.

Il giro a piedi

Non c’è un gradino su tutto il percorso e il fondo è pavimentato liscio: con il passeggino, con una carrozzina o con un nonno che fa fatica ci si passa senza problemi, cosa rara per un posto a picco sul mare. L’anello si chiude da solo e si torna indietro dalla parte dell’edificio, senza rifare la stessa strada.
Il parapetto c’è ovunque e le recinzioni vanno rispettate sul serio: oltre c’è il vuoto fino all’acqua.

Con i bambini è comodo, ma il vento qui non scherza: cappelli, occhiali e tutto quello che non è attaccato bene vola via davvero. Le scarpe non contano, i sandali vanno benissimo.
Dentro l’edificio all’ingresso ci sono i negozi di roba locale e qualche posto dove mangiare okinawano, soba, gelati e cose fritte da portare fuori.

La foto migliore

La foto da fare è una e il punto lo trovate subito perché c’è già qualcuno che aspetta: il parapetto da cui si vede l’elefante di profilo, con il mare aperto dietro. Mettetevi in coda, dura poco, e lasciate passare chi è già lì da un po’ invece di infilarvi davanti.
A metà giornata il colore dell’acqua è al massimo e si vedono le rocce sotto la superficie; nell’ultima ora di luce la roccia diventa scura e controluce, bella in un altro modo.

Dalla terrazza panoramica la prospettiva cambia: prendete dentro tutto il prato, il filo della scogliera e la costa che si allunga verso nord, cosa che dal sentiero non riuscite a fare perché siete troppo bassi. Se avete tempo per due sole foto, una da lassù e una davanti all’elefante bastano a raccontare il posto.

In breve

  • Il pezzo forte: la scogliera a picco con la roccia a elefante e l’acqua trasparente sotto la parete.
  • Quando andare: mattina presto per averlo quasi vuoto, ultima ora di luce per il tramonto; giorni feriali meglio del fine settimana, e solo con il sereno.
  • Ideale per: chi gira la costa di Okinawa in macchina, famiglie con passeggino, chi vuole un punto panoramico senza camminare in salita.
  • Atmosfera: vento costante, erba corta, rumore di onde e gruppi in visita che vanno e vengono.

Conclusione

Si viene qui per la roccia a strapiombo e per il colore dell’acqua, non per fare o comprare qualcosa: conta solo quello che si vede dal parapetto, ed è il motivo per cui vale la deviazione anche se siete di corsa.
Se però trovate cielo grigio, o cercate un posto dove stare mezza giornata tra spiaggia e bagno, questo non fa per voi: guardate il meteo, e con il brutto tempo tenetevelo per un altro giorno del viaggio.

Informazioni utili

Nome: Capo Manzamo
Orario: Lunedì - Domenica: dalle 8 alle 20
Indirizzo: Onna, Kunigami District, Okinawa 904-0411, Japan
Sito Internet: Capo Manzamo
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Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
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