Santuario IwashimizuA 2796 metri
Gradini, lanterne ed edifici rossi.
©Shawn.ccf - ShutterstockUn canale largo pochi metri che passa tra le case di Yodo, all’estremità sud di Kyoto, nella zona di Fushimi: qui i ciliegi sono già aperti quando nel resto della città gli alberi sono ancora spogli.
Il Canale Yodo Suiro ha circa trecento ciliegi kawazu lungo le due sponde, rosa acceso, e sotto in certi punti file di fiori di colza gialli. Si cammina in piano per più di un chilometro, tra ponticelli bassi, panchine e palazzine con i panni stesi al sole.
Se siete a Kyoto tra febbraio e i primi di marzo e pensate di aver sbagliato periodo per i ciliegi, è il posto che vi rimette in pari.

Questo è un canale di cemento dentro un quartiere residenziale normalissimo. Sullo sfondo dei vostri ciliegi ci saranno un condizionatore, una bicicletta appoggiata al muretto e le lenzuola di qualcuno. Non c’è il tempio, non c’è la pagoda, non c’è niente di antico da guardare.
Ed è proprio per questo che piace così tanto: gli alberi li hanno piantati i residenti. Le prime due piantine sono arrivate dalla penisola di Izu, la terra d’origine dei kawazu, e da lì gli abitanti hanno continuato ad aggiungerne anno dopo anno, curandole loro stessi, finché il canale non è diventato tutto rosa. Si vede che ci tengono: la gente del posto sta sulla porta e vi spiega dove sono aperti meglio.
La concentrazione di persone è quasi tutta su duecento metri, quelli tra i binari e il ponte Tenjinbashi.
Camminate ancora un po’ verso sud e restate praticamente soli, con gli stessi alberi. È la dritta più utile che vi posso dare su questo posto.
La parte nord, quella verso la ferrovia, apre prima; la parte sud, dalle parti dell’ippodromo di Kyoto, arriva anche due o tre settimane dopo. Vuol dire che se capitate presto o tardi rispetto al picco, vi basta spostarvi lungo il canale per trovare il tratto giusto.
Ci sono anche due piante che partono prima di tutte le altre, le chiamano i ciliegi di capodanno, e quando il resto è ancora legno secco loro sono già cariche di fiori con gli uccellini sopra.
Non troverete bancarelle, non c’è niente da mangiare lungo la passeggiata e non ci sono nemmeno i cestini: quello che portate ve lo riportate a casa, come fanno tutti qui.
Ci torno ogni anno appena sento dire che sono aperti, perché è il primo giorno in cui a Kyoto smette di essere inverno, e perché è l’unico posto dove guardo i ciliegi senza avere venti teste davanti. Quando ho ospiti in quel periodo li porto qui prima ancora di parlare di templi.
Il momento buono è tra la seconda metà di febbraio e la prima decina di giorni di marzo, con la piena fioritura che cade nei primissimi giorni di marzo. I kawazu tengono i fiori molto più a lungo dei ciliegi classici, circa un mese tra apertura e caduta, e questo vi dà un margine enorme rispetto alla settimana scarsa dei somei yoshino.
Se venite a fine marzo, quando Kyoto è in pieno delirio da hanami, qui trovate foglie verdi e basta.
La mattina presto è un altro posto. Il sole arriva basso da dietro il canale, illumina i fiori da dentro e l’acqua è ferma come uno specchio; ci sono i signori del quartiere che portano fuori il cane e due o tre persone con il teleobiettivo appostate in silenzio.
Dal primo pomeriggio la luce vi va contro e il rosa diventa scuro, piatto, molto meno interessante di quello che vedete con gli occhi.
Nei giorni feriali si passeggia senza problemi, si incrocia gente ma il sentiero resta libero.
Il fine settimana in piena fioritura è tutta un’altra faccenda: sulla sponda si va in fila indiana, sul ponte Tenjinbashi ci si mette in coda per fare la propria foto e le stradine attorno si riempiono di macchine che cercano posto senza trovarlo.
Con la pioggia lasciate stare: il sentiero è scoperto, non c’è un riparo, e il colore senza luce si spegne.

È una passeggiata comoda per chiunque: asfalto e lastre, nemmeno un gradino, nessuna salita, corrimano lungo l’acqua. Ci girano passeggini, sedie a rotelle e nonni con il bastone senza nessuna difficoltà.
Il percorso è lineare, si entra da un capo e si esce dall’altro, e ogni tanto un ponticello vi permette di cambiare sponda a seconda di dove gli alberi sono più carichi.
Il sentiero però è largo quanto due persone affiancate. Tenetelo presente quando vi fermate a fotografare: dietro di voi passano gli abitanti che vanno al supermercato, non soltanto turisti in gita.
Le case danno letteralmente sul canale, le finestre sono a tre metri dai rami, e la regola non scritta è parlare a voce bassa e non piantarsi in mezzo alla strada in gruppo.
Lungo il percorso ci sono panchine dove sedersi, due o tre giardinetti con le altalene dove i bambini si sfogano mentre voi guardate i fiori, e un bagno pubblico nella zona del ponte Tenjinbashi.
Per il resto si sentono solo un treno che passa ogni tanto e le voci dei bambini sulle altalene.

Il punto più forte è il ponte Tenjinbashi guardando verso la ferrovia: da lì i due filari si toccano sopra l’acqua e vi entra tutto nell’inquadratura, alberi, riflesso e canale. Sul ponte c’è quasi sempre qualcuno che aspetta il suo turno, ma si scala in fretta.
La foto che invece nessuno fa è dieci minuti più a sud, dove i rami arrivano fino a sfiorare l’acqua e potete stare fermi quanto volete.
Per i fiori da vicino questo posto è una pacchia perché gli alberi sono bassi: niente collo all’insù, niente teleobiettivo. Stateci attenti però, i rami sono fragili e tirarli giù per farsi il ritratto è il modo più veloce per farsi guardare male da tutto il quartiere.
Per i mejiro servono pazienza e una mattina: si spostano di continuo, restano due secondi per fiore, e chi li fotografa bene si piazza nella zona tra il canale e i primi alberi e aspetta.
Se venite con il treppiede, montatelo a bordo sentiero e non in mezzo.
Il momento più bello resta quello con il giallo della colza in primo piano e il rosa dietro, che dura una manciata di giorni e capita quando la parte nord è già aperta.

Qui non si viene per un monumento, si viene per un colore e una data: tra febbraio e i primi di marzo è il posto in Kansai dove i ciliegi sono già aperti e la gente non è ancora arrivata in massa.
Vale la deviazione per questo motivo preciso, e perché camminare sotto rami fioriti mentre una signora innaffia le piante sul balcone è un tipo di primavera che nei grandi giardini di Kyoto non trovate.
Se invece siete in città nella settimana clou dei ciliegi classici, lasciate perdere: a quel punto qui c’è solo verde, e il vostro tempo lo spendete meglio altrove.
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Canale Yodo Suiro
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Gradini, lanterne ed edifici rossi.
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Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).