Sushi Ginza OnoderaA 55 metri
Catena con sushi ottimo.

Un locale di pasticceria francese a Futako Tamagawa, in una stradina laterale dove non passa quasi nessuno, con la facciata tutta bianca che si vede da lontano. Da Cafe Lisette si fa la fila soprattutto per i dolci con la frutta di stagione, ma si mangiano anche piatti salati e dolci da forno, preparati tutti lì dentro.
Ci si va quando si ha voglia di un pomeriggio lento, con qualcosa di dolce fatto seriamente davanti e nessuna fretta di alzarsi. È perfetto anche da soli, con un libro, ed è uno dei pochi posti a Tokyo dove non vi sentite di troppo se restate seduti un’ora.
Il piatto che conoscono tutti è il pudding à la mode, cioè il budino con panna e frutta. Il budino qui è sodo, quasi compatto sotto il cucchiaio, e non ha niente a che vedere con quelli morbidissimi e tremolanti che vanno di moda: il sapore di uovo resta netto, lo zucchero è tenuto basso e il caramello sul fondo arriva con quella punta amara che serve a tenere in piedi tutto il resto.
Le fette di frutta sono tagliate una per una e appoggiate a mano, e si vede: è uno di quei dolci che si fotografano prima di toccarli, e per una volta il gusto regge l’aspetto.
Se però cercate il budino cremoso che si scioglie, qui prendete un’altra cosa e potreste restarci male. Sui piatti salati la sorpresa vera è il pane dei panini, più ancora del ripieno.
Si spende sui 2.000–2.500 yen a testa fra un dolce e qualcosa da bere, meno se vi fermate su una quiche o un panino con un caffè. Per essere un caffè è medio-alto, e chi ci va aspettandosi i prezzi di una catena resta spiazzato.
Secondo me i soldi ci stanno tutti, perché quello che arriva al tavolo è pasticceria fatta a mano da qualcuno che sa cuocere le uova, non un dolce uscito da un vassoio uguale in mille posti. Quando ho voglia di un dolce che non sia il solito, Cafe Lisette è il primo nome che mi viene in mente, e ci torno anche solo per un tè e uno scone.
Dentro è tutto bianco e legno, un legno vecchio che ha preso quel colore caldo che non si ottiene con la vernice. I mobili sono pezzi antichi comprati in Francia, ognuno diverso dall’altro, e sembra più una casa di campagna francese che un caffè.
I coperti sono una ventina in tutto, di cui una dozzina ai tavoli, e la luce entra dalle vetrate senza bisogno di lampade accese a metà giornata.
C’è anche una terrazza in legno davanti all’ingresso, e lì i cani possono stare con voi: nelle giornate tiepide è la parte che va via per prima.
Il rumore di fondo è fatto di conversazioni basse e piattini appoggiati, non c’è musica alta e nessuno parla al telefono. Ai tavoli vicini vedete quasi sempre coppie di amiche, qualcuno che scrive, signore del quartiere che si conoscono fra loro.
Nel fine settimana si aspetta, e non poco: nel primo pomeriggio si arriva tranquillamente a venti o trenta minuti in piedi fuori. Accanto alla cassa c’è una macchinetta che stampa il biglietto con un codice da inquadrare col telefono, così vi allontanate e controllate da lì a che punto è la coda.
Nei giorni feriali la situazione cambia parecchio e capita di entrare subito, anche se pieno lo è quasi sempre.
Il servizio è veloce e preciso, i piatti arrivano senza buchi lunghi e nessuno vi mette fretta quando avete finito. Non aspettatevi però calore e chiacchiere: il personale è gentile in modo formale, spiega quello che serve e basta.
A me va benissimo così, ma se cercate il barista che scherza con voi questo non è quel tipo di posto.
La frutta cambia con le stagioni e il dolce cambia con lei: fragole nei mesi freddi, ciliegie americane quando comincia il caldo, fichi e uva in autunno, agrumi piccoli d’inverno. È il motivo per cui ci si ripassa più volte l’anno senza annoiarsi, perché lo stesso dolce a marzo e a ottobre sono due esperienze diverse.
Chi ha una preferenza precisa faccia i conti col calendario: la versione con le fragole, per esempio, è quella con più frutta nel piatto.
Il momento migliore resta il pomeriggio infrasettimanale, con meno gente in attesa e il sole che entra di lato.
Se andate col cane puntate ai tavoli fuori, tenendo conto che d’inverno lì si sta scomodi. In due o tre si trova posto senza problemi, mentre per gruppi più grandi lo spazio fra i tavoli non aiuta.
Pro:
Contro:
Ideale per: un pomeriggio senza fretta, da soli o in due, quando volete un dolce fatto bene e non un riempitivo
Atmosfera: bianco, legno vissuto, voci basse, clientela soprattutto femminile
Da ordinare: pudding à la mode con la frutta di stagione e il tè Lisette
Quello che vi resta in testa uscendo da Cafe Lisette è il caramello sul fondo del budino, quel retrogusto amaro che vi sentite ancora in bocca mentre camminate via, e una stanza bianca dove nessuno alza la voce. Se ci passate una volta sola, prendete il budino con la frutta del momento e il tè della casa, poi restate seduti mezz’ora in più a guardare i mobili spaiati.
Di pasticcerie francesi a Tokyo ce ne sono tante, ma quel budino sodo è una cosa che non trovate da un’altra parte, e a Futako Tamagawa vale la deviazione anche se non avete altro da fare in zona. Andateci.
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Cafe Lisette
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Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).