Parete in cemento a vista con quadri incassati su un piazzale che affaccia sul Mare interno di Seto, in Giappone.©365 Focus Photography - Shutterstock

Benesse House Museum

Un museo di arte contemporanea che è anche un albergo, sulla punta sud di Naoshima, l’isola nel mare interno di Seto: cemento a vista appoggiato sulla collina, con le aperture puntate tutte verso l’acqua.
Il Benesse House Museum è il posto da cui è partita la storia dell’arte su quest’isola. Dentro ci sono Basquiat, Cy Twombly, Giacometti, i neon di Bruce Nauman e lavori costruiti apposta per la stanza in cui stanno; fuori, tra la costa e il bosco, ce ne sono altri sparsi che si girano a piedi.
È il posto giusto se l’arte contemporanea vi interessa sul serio, ma ci state bene anche solo per l’edificio e per il mare che si guarda da dentro.

Cosa si vede

Si entra a metà altezza dell’edificio e da lì o si sale o si scende. Non c’è un percorso obbligato con le frecce a terra, si gira come viene, e le sale sono distanti fra loro.

  • 100 Live and Die di Bruce Nauman: cento frasi al neon su una parete, dentro una stanza che arriva fino al tetto. Si accendono una alla volta, e a un certo punto tutte insieme; davanti c’è una sedia, e la cosa giusta da fare è sedersi e aspettare il giro completo.
  • Tenpi di Kan Yasuda: due forme di marmo bianco lisciate a specchio, in uno spiazzo aperto sopra la testa. Ci si sale e ci si sdraia, è previsto, e da lì si vede solo il cielo e il bordo di cemento.
  • The World Flag Ant Farm di Yanagi Yukinori: le bandiere di tutti i paesi fatte con sabbia colorata, chiuse in teche unite da tubicini e bucate dai cunicoli che hanno scavato le formiche.
  • La sala dei quadri: Basquiat e Cy Twombly, e scendendo di piano Frank Stella, Yves Klein, Jannis Kounellis, con i cerchi di pietre e legni portati dal mare di Richard Long.
  • Le erbacce di Suda Yoshihiro: foglie e fiorellini di legno intagliato piantati in un angolo di muro, a misura vera. Se nessuno ve lo dice ci passate accanto senza accorgervene.
  • Il cilindro all’ingresso: una stanza rotonda di cemento nuda, con la luce che scende dall’alto e niente altro dentro.

La collezione non è vasta e questo spiazza chi arriva pensando a un museo con le sale piene di quadri da scorrere in fila. Qui si va al contrario: poche opere, ognuna con addosso metri e metri di spazio vuoto, e metà del lavoro lo fa la stanza.
Una sola opera non si può fotografare, la Banzai Corner di Yanagi con le figurine di Ultraman schierate con le braccia alzate; per tutto il resto si scatta liberamente, purché le foto restino per uso vostro.
Il caffè al piano alto ha i tavoli girati verso l’acqua ed è l’unico punto dove la gente si ammassa davvero: se trovate coda, fate prima le sale e tornate su dopo.

Ci torno ogni volta che capito a Naoshima sempre per la stessa cosa, sedermi su quella sedia davanti ai neon di Nauman e restarci finché la sala non si svuota e resto solo io con le frasi che si accendono. Nessun altro museo mi fa venire voglia di stare fermo venti minuti davanti a un’opera sola.
Quello che promette lo mantiene per intero. Se siete tipi da museo veloce con l’audioguida nelle orecchie, però, qui vi annoiate.

Quando andare

La mattina presto è un altro posto: nelle sale non c’è nessuno, si sente il rumore delle onde da sotto e potete stare davanti ai neon senza che vi giri dietro qualcuno.
A metà giornata cambia tutto, perché arrivano gli autobus e i gruppi che fanno l’isola in giornata: non è calca, ma nelle sale piccole ci si aspetta il turno per guardare, e al caffè vi mettete in fila.
La sera le sale si svuotano di nuovo. Chi dorme nell’albergo può rientrare quando non c’è più nessuno, e girare il museo da solo al buio con le opere illuminate una per una è la cosa migliore che si può fare su quest’isola.

Fine settimana e ponti sono i giorni pesanti, nei giorni feriali si respira. Primavera e autunno sono le stagioni giuste, soprattutto per la parte all’aperto: d’estate il sole picchia sul cemento bianco e sui vialetti lungo la costa non c’è un filo d’ombra, d’inverno lungo la riva tira un vento che gela.
Con la pioggia dentro non cambia niente e il grigio sul mare sta pure bene con le aperture; a rimetterci sono le opere fuori, che con l’acqua diventano una corsa da un tetto all’altro.

Com'è dentro

Il cemento è di quelli lisci, senza una sbavatura, con i fori dei casseri messi in fila come un disegno. Le finestre non sono finestre normali: sono tagli larghi che incorniciano un pezzo di mare e basta, e da certi punti sembra che l’acqua sia appoggiata dentro la sala.
Le rampe collegano i piani, e girando in salita si vedono le stesse opere da altezze diverse. L’edificio è di Tadao Ando, il primo che ha fatto sull’isola, con le camere e le sale sotto lo stesso cemento; l’ha piantato nella collina, mezzo nascosto, perché dal mare si vedesse il paesaggio prima dell’edificio.

Di camminare se ne cammina, parecchio più di quanto si immagina guardando le foto, e i dislivelli sono continui, tra rampe, gradini e vialetti in salita fuori dall’edificio.
Il posto non è pensato per girarlo in scioltezza con una carrozzina o un passeggino: ci sono due sedie a rotelle in prestito e il personale vi dà una mano, ma il terreno resta quello. Scarpe comode, non sandali da spiaggia.

Il silenzio dentro è reale e vi fa abbassare la voce da soli: si sentono i passi e il ronzio dell’aria condizionata. I custodi sono discreti ma ci sono, e con i bambini piccoli che hanno voglia di correre e toccare diventa una visita tesa.
Le didascalie sono ridotte all’osso, nomi e titoli e via: se vi piace leggere i pannelli lunghi con la spiegazione, qui non li trovate e dovete stare davanti alle opere e basta.

Le opere all'aperto

Fuori dall’edificio il giro continua lungo la costa e dentro il bosco, ed è la parte che in tanti sottovalutano. La zucca gialla a pois di Yayoi Kusama sta in fondo a un pontile che entra nell’acqua, ed è l’unico punto di tutta l’isola dove si fa la fila per una foto: se aspettate due minuti il vostro turno arriva, e chi ci arriva presto la trova libera.
Sul muro verso il mare sono montate le fotografie di orizzonti marini di Hiroshi Sugimoto, Time Exposed, che stanno lì fuori a prendersi sole, sale e pioggia da anni e si sono scolorite in modo diverso una dall’altra.

Poco sopra c’è la Seaside Gallery, una specie di piazza a gradoni scavata verso l’acqua, con le sfere e le forme dorate di Walter De Maria sistemate dentro: ci si siede sui gradini e si guarda il canale con le navi che passano.
Poi ci sono gli animali colorati di Niki de Saint Phalle sul prato, il cilindro di vetro tagliato a metà di Dan Graham in cui vi vedete riflessi insieme a chi sta dall’altra parte, i rottami di barca di Shinro Ohtake e, giù in mezzo agli alberi vicino alla riva, la vasca di pietre di Cai Guo-Qiang.
Sono sparsi, non in fila, e per vederli tutti si fa su e giù per la collina. Per me è la parte più leggera della giornata: si va da un’opera all’altra sentendo le cicale e senza più muri attorno.

In breve

  • Il pezzo forte: i neon di Nauman nella sala alta fino al tetto, con la sedia davanti per guardarseli con calma.
  • Quando andare: prima mattina o sera, giorni feriali; primavera e autunno per la parte esterna.
  • Ideale per: chi ama l’arte contemporanea e l’architettura in cemento, chi vuole un museo dove si sta fermi invece di correre.
  • Atmosfera: poche persone, voci basse, stanze vuote di cemento con il mare incorniciato dalle aperture e il rumore delle onde di sotto.

Conclusione

Non ci si viene per il numero di opere, ma per il fatto che ognuna sta esattamente dove è stata pensata e non la potete vedere uguale da nessun’altra parte. Vale la deviazione fino a Naoshima anche solo per questo, e ancora di più se riuscite a esserci quando le sale sono vuote.
Chi cerca la grande collezione da spuntare quadro per quadro si troverà fuori posto, così come chi ha la giornata contata e deve infilare mezza isola. A tutti gli altri dico di prendersela larga: qui il tempo che ci mettete ve lo restituisce tutto.

Informazioni utili

Nome: Benesse House Museum
Orario: Lunedì - Domenica: dalle 8 alle 21
Indirizzo: Japan, 〒761-3110 Kagawa, Kagawa District, Naoshima, 琴弾地
Sito Internet: Benesse House Museum
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Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).