A 5909 metriIsola IshigakiA 5909 metri
Turistica e centro dei vari trasporti.
©twilllll - ShutterstockUna baia sul lato nord-ovest di Ishigaki, l’isola grande delle Yaeyama, dove il mare passa dal verde chiaro sulla sabbia al blu scuro dei canali nel giro di pochi metri. La baia di Kabira si guarda soprattutto dall’alto, da un punto panoramico dentro un parco: davanti avete nove isolotti coperti di verde appoggiati sull’acqua e una striscia di sabbia bianca.
Nel mare non si entra perché le correnti sono forti, però si sale su una barca con il fondo di vetro e si vedono coralli, pesci e tartarughe senza bagnarsi. È il posto giusto se avete una giornata di sole su Ishigaki e volete il colpo d’occhio più forte dell’isola, anche con bambini piccoli o con chi cammina poco.
Si arriva dall’alto e il primo affaccio è già quello buono: la baia si apre tutta insieme, chiusa in fondo dall’isolotto più grande che fa da tappo all’imbocco, e l’acqua è divisa in fasce di colore nette a seconda di quanto è profondo il mare sotto.
Vi avviso subito su una cosa che fa arrabbiare parecchia gente: qui non si fa il bagno e non si discute. L’acqua sembra ferma, ma sotto la superficie le correnti tirano forte e in mezzo girano continuamente le barche. Chi arriva con costume e telo resta seduto sulla sabbia a guardare gli altri, al massimo con i piedi dentro.
E c’è un secondo motivo, meno visibile: nella baia si coltivano le perle nere, e gli allevamenti stanno proprio in quell’acqua che dall’alto sembra vuota. Qui il mare è un posto di lavoro, non una piscina.
Lo spiazzo in cima non è grande e a metà giornata, per fare una foto senza teste davanti, si aspetta il proprio turno, con i gruppi che salgono e scendono a ondate.
La soluzione è sotto: scendete sulla sabbia e camminate verso destra, allontanandovi dal punto dove imbarcano per il giro in barca. Dopo cinquanta metri la gente si dirada, resta il rumore dell’acqua e avete la stessa baia senza nessuno intorno.
Dalla barca il risultato dipende da come sta il mare quel giorno: con il mare mosso o la sabbia sollevata dal fondo si vede più torbido e i colori sotto si appiattiscono. Il corallo comunque è lì, a poca profondità, e per chi non fa snorkeling è il modo più semplice per vederlo.
Per me la vista da quel punto panoramico è la cosa più bella che si vede in Giappone senza doversi sforzare: si fanno due passi in leggera salita e c’è già tutto.
Ogni volta che torno su Ishigaki ci vado il primo giorno, prima ancora di organizzare il resto, perché è il posto che mi fa capire in che parte del Paese sono arrivato. E se ho ospiti dall’Italia li porto qui prima di qualsiasi altra spiaggia, così poi il confronto se lo fanno da soli.

Il colore dipende dal sole e non c’è trucco che tenga: con il sole alto sopra la testa la luce entra in acqua e le sfumature si accendono, con il cielo coperto diventa tutto un verde-grigio piatto e la fotografia non rende niente.
Se atterrate su Ishigaki e beccate un giorno grigio, tenete Kabira per un altro giorno e fate altro.
Il problema è che le ore migliori per la luce sono anche quelle in cui arrivano tutti: pullman, auto a noleggio, gruppi con la guida, coda al parcheggio nei periodi di vacanza. Non è un motivo per rinunciare, solo per sapere cosa aspettarsi.
La mattina presto la baia è vuota e si sente solo il vento negli alberi, ma il mare è ancora in ombra da un lato e i colori sono più spenti. Il tardo pomeriggio è il mio compromesso preferito: la gente cala, la luce si ammorbidisce e verso il tramonto l’acqua si tinge di rosa.
Conta anche la marea, molto più di quanto uno immagini. Con l’acqua alta il mare è più limpido e il blu è pieno; con la bassa affiorano le teste di corallo e la baia diventa a chiazze, meno elegante dall’alto ma più interessante se vi piace guardare cosa c’è sotto.
Come stagione, l’estate è quella con i colori più forti, ma anche con un sole che picchia e con i tifoni che possono fermare le barche per giorni. L’inverno è mite, si sta bene a camminare, però il tempo cambia in fretta e i giorni grigi sono più frequenti: il mare c’è comunque, solo con meno luce dentro.
La fatica è poca e questo lo rende un posto adatto anche a chi non ha gambe da escursionista. Dall’ingresso del parco al punto panoramico si sale per un sentiero in pendenza dolce dentro il bosco, all’ombra, senza gradini; il parco ha una rampa e un bagno attrezzato, e fino all’affaccio si arriva anche in sedia a rotelle.
Il discorso cambia per la spiaggia: lì si scende da una scala e la sabbia non perdona né ruote né passeggini. Con un bambino piccolo si fa prima a prenderlo in braccio per quel pezzo.
Sul sentiero l’ombra c’è, sullo spiazzo panoramico e sulla sabbia no: d’estate il riverbero sull’acqua è fastidioso, e occhiali da sole e cappello fanno la differenza tra guardare e strizzare gli occhi.
Il giro completo non è complicato: sentiero, affaccio in cima, discesa alla spiaggia, eventualmente il giro in barca e due passi tra i chioschi all’ingresso, dove trovate gelato, succhi di frutta tropicale e qualche posto dove mangiare la soba di Okinawa.
Il tempietto dietro lo salta il novantanove per cento della gente, e infatti è l’unico angolo dove non incrociate nessuno.

La foto che avete in testa si fa dal punto panoramico in cima, con la baia inquadrata per intero e gli isolotti in fila. Mettetevi sul lato destro dello spiazzo: da lì entra anche la spiaggia bianca in basso e l’immagine ha un primo piano, invece di essere solo acqua e cielo.
Il momento buono è quando il sole è alto, che è anche quando davanti alla ringhiera c’è la ressa. Se non avete voglia di aspettare, fate qualche passo indietro lungo il sentiero: ci sono aperture tra gli alberi da cui la baia si vede incorniciata dal verde, e lì non c’è quasi mai nessuno.
Dalla sabbia le fotografie sono un’altra cosa, più schiacciate ma con l’acqua vicinissima e le barche ferme sul fondo chiaro. Nell’ultima luce, quando la spiaggia si svuota, è il momento in cui scatto di più.

Si viene qui per una cosa sola e quella cosa la mantiene: una baia intera che si legge con un’occhiata, senza fatica e con il posto migliore già segnato. Vale la deviazione dall’altra parte dell’isola anche solo per quello, perché dal vivo le fasce di colore dell’acqua sono più nette che in qualsiasi foto. Se invece cercate una spiaggia dove buttarvi in acqua e passare la giornata, girate al largo: qui si guarda, si fotografa, al massimo si sale su una barca. E con il cielo grigio non insistete: senza luce dentro, qui il mare è un mare come un altro.
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Kabira Bay
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Sabbia a forma di stella.

Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).