A 34 metriIchiranA 34 metri
Catena di ottimo ramen.

Una galleria di negozi sotterranea ad Asakusa, una cinquantina di metri di corridoio sotto la stazione che nessuno ha mai rimesso a nuovo: tubi e cavi a vista sul soffitto, insegne scolorite, una ventina di attività attaccate una all’altra.
Asakusa Underground Street è la più vecchia rimasta in Giappone e si capisce appena scesi: si mangia yakisoba e soba in piedi al banco, c’è un bar con le pareti tappezzate di bicchierini di sake, ci sono dischi e DVD usati, un barbiere, una cartomante.
Ci venite se vi piacciono i posti vissuti e un po’ scomodi, e se dopo il tempio e la via dei negozi avete voglia di un pezzo di Asakusa che non somiglia al resto.
Non aspettatevi un centro commerciale sotterraneo: è un corridoio con le porte da entrambe le parti, e la cosa che guardate per prima è il soffitto.
Vi avviso subito: di giorno, con metà delle serrande giù, sembra un posto abbandonato, e non lo è.
Il soffitto in certi punti scende davvero e chi è alto rischia di prendere una botta in testa: camminate guardando avanti, non le insegne. E se avete in mente di fare compere, cambiate idea prima di scendere, perché qui non c’è niente da comprare a parte un disco usato.
Quello che dà è una cosa sola, ma non la trovate da nessun’altra parte a Tokyo: un pezzo di dopoguerra dove si mangia e si beve ancora, non un allestimento fatto per far foto ai visitatori. L’odore di fritto e di umido, il fumo che esce dalle piastre, i tizi seduti fuori dalle porte a bere: è tutto vero e nessuno ha provato a renderlo carino.
Ci torno ogni volta che capito ad Asakusa, anche solo per attraversarlo da un’entrata all’altra, perché mi piace che il barbiere sia ancora al suo posto accanto a un bar che serve sake ai turisti.
La galleria ha aperto nel 1955, in pieno dopoguerra, ed è la più vecchia rimasta tra le gallerie di negozi sotterranee del Giappone. Sta attaccata ai tornelli della linea Ginza, la metropolitana più antica dell’Asia, e la stazione di Asakusa è il suo capolinea storico dal 1927.
All’inizio serviva a chi passava di qui per andare al lavoro e alla gente del quartiere, nel periodo in cui Tokyo cresceva in fretta. Da allora sopra è cambiato tutto, mentre qui sotto nessuno ha mai ristrutturato, ed è per questo che oggi sembra una capsula del tempo.
Di sera è quando il posto è vivo: i bar sono aperti, la gente sta in piedi fuori dalle porte con il bicchiere in mano, il corridoio si riempie di voci e di fumo e sopra le porte si accendono le insegne.
A metà pomeriggio c’è la versione fantasma, con due o tre persone in tutto il corridoio. La mattina è praticamente deserto, e se volete guardare bene il soffitto, le insegne e le scritte sulle pareti senza avere nessuno davanti è il momento giusto.
Nei giorni feriali si respira, nel fine settimana i pochi locali aperti sono pieni e al ristorante thailandese che sta lungo il corridoio si aspetta il turno.
Il tempo fuori non conta niente: quando ad Asakusa piove e il tempio è un bosco di ombrelli, questo è il posto dove infilarsi e stare all’asciutto.
Si cammina in piano e non ci sono salite, ma non è un corridoio comodo: in certi punti passa una persona alla volta, e dove ci sono gli sgabelli fuori dai locali vi tocca girarvi di fianco per passare.
Il pavimento è irregolare e a tratti scivoloso per l’acqua che filtra, alcune perdite sono tappate con plastica e nastro adesivo. Con un passeggino ci si passa, ma tra le sedie, i cartelli da terra e le persone in piedi non è il posto dove portarlo per scelta.
Le scale che risalgono in superficie sono di pietra, consumate e senza rampa. In fondo a un tratto laterale ci sono file di valigie impilate e imballate contro la parete, merce e depositi dei negozi: dà l’idea di un retrobottega più che di una galleria commerciale, ed è una delle parti che mi piacciono più di tutte.
L’aria è ferma e non c’è un filo di ricambio: chi non regge gli spazi chiusi, bassi e poco arieggiati farà bene a saltarlo, così come chi gira con un gruppo numeroso, perché qui non ci si sta.
Chi ci lavora, comunque, è abituato agli stranieri e non fa storie: nei locali si ordina a gesti senza problemi e in qualche menu c’è l’inglese.
Il punto giusto è ai piedi della scala in pietra, guardando in fondo al corridoio: prendete dentro l’inquadratura il soffitto con i tubi, la fila di insegne accese e la porta blu del Ninja Bar sulla destra.
L’altra immagine forte è la parete dei bicchierini di sake, con i led accesi dietro il vetro, da fare da fuori senza entrare.
Di sera vengono meglio perché i neon sono tutti accesi e c’è qualcuno nel corridoio che dà la scala alle cose; di giorno la foto viene più pulita ma con metà insegne spente. Nessuno vi mette in fila per scattare e nessuno vi guarda male, basta non piazzarsi davanti all’ingresso di un locale.
Non ci si viene per vedere qualcosa di bello: ci si viene per il corridoio e per la gente che ci sta dentro, e per me vale la deviazione anche solo per un piatto di yakisoba al banco.
Chi si aspetta negozi, ordine e aria condizionata resterà deluso, e chi va in ansia sotto un soffitto basso farà bene a starne fuori.
Per tutti gli altri è la cosa più forte che si può fare ad Asakusa dopo il tempio, e di sera, con i bar pieni, è di un altro livello rispetto a qualsiasi via retrò ricostruita per i visitatori.
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Asakusa Underground Street
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Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).