Artisanal 2024 Exhibition Tokyo
Le mostre di moda gratuite sono una delle cose che amo di più di Tokyo, e l’Artisanal 2024 Exhibition di Maison Margiela è stata una delle più belle.
Per circa tre settimane, a novembre 2024, il marchio ha portato a Ebisu la collezione di alta moda di John Galliano che a Parigi aveva fatto parlare tutto il mondo della moda. Non c’erano solo abiti su un manichino. Si vedevano anche i libri da cui era partita l’idea, i bozzetti, le tecniche di sartoria e i video del dietro le quinte.
La mostra è chiusa da tempo, ma vale la pena raccontarla bene: com’era fatta, cosa si vedeva e cosa conviene tenere a mente per le prossime mostre di questo tipo in città.
Indice
Cos’era la mostra
L’Artisanal 2024 Exhibition Tokyo era una mostra gratuita dedicata a una sola collezione, la Artisanal 2024 di Maison Margiela. Artisanal è il nome che la maison usa per la sua linea di alta moda, cioè i capi fatti a mano e in pochissimi esemplari. La mostra è rimasta aperta dal 2 al 24 novembre 2024 ai piani alti della boutique Maison Margiela Tokyo, a Ebisu.
Il formato l’aveva pensato Galliano, all’epoca direttore creativo del marchio, e lo chiamava post-mortem. In pratica è l’autopsia di una collezione: la si smonta pezzo per pezzo per far vedere da dove nasce, come è stata costruita e che storia raccontano i singoli look.
Non era un evento solo per addetti ai lavori. Chiunque poteva prenotare un orario sul sito del marchio, e si entrava anche senza prenotazione, ma chi aveva prenotato passava prima. Secondo me è stata una delle mostre di moda più interessanti passate da Tokyo: roba da museo, gratis, sopra un negozio.
La collezione Artisanal 2024
Per capire la mostra bisogna partire dalla sfilata. La collezione era stata presentata a Parigi a gennaio 2024, nell’ultima sera della settimana dell’alta moda. La passerella era un camminamento poco illuminato sotto il ponte Alessandro III, in una serata umida e piovosa che sembrava scelta apposta.
Galliano si era ispirato alla Parigi notturna degli anni Trenta fotografata da Brassaï, il fotografo di origine ungherese famoso per i suoi scatti di locali, bar e personaggi della notte. Una delle sue foto più conosciute ritrae Madame Bijou, un’anziana signora con un cappotto consumato, le calze arrotolate e addosso una quantità esagerata di gioielli. Quel contrasto tra lusso e decadenza è il filo che lega tutta la collezione. L’altra fonte d’ispirazione era Kees van Dongen, pittore fauve dei ritratti femminili dai colori forti.
Le modelle sembravano personaggi più che modelle: vitini strizzati all’inverosimile, silhouette esagerate e strati di tessuto che ingannavano l’occhio. Il trucco era di Pat McGrath, che aveva dato alle modelle una pelle lucida da bambola di porcellana.
Tanti giornalisti di moda l’hanno definita una delle collezioni più riuscite di Galliano. A dicembre 2024, poche settimane dopo la chiusura della mostra di Tokyo, lo stilista ha lasciato la maison, e anche per questo quella mostra oggi pesa un po’ di più.
Il percorso a Ebisu
La visita partiva dal terzo piano. Prima di salire si scaricava sul telefono l’audioguida, registrata da Galliano in persona, che raccontava la collezione look dopo look. Ve lo dico sinceramente: sentire lo stilista che spiega perché ha tagliato un cappotto in un certo modo è un’altra cosa rispetto a leggere un cartellino.
Il terzo piano era quasi al buio. Si entrava in un corridoio scuro da cui spuntava il ritratto di Madame Bijou, e da lì le zone illuminate si aprivano una dopo l’altra.
Il primo punto importante era la parete delle ispirazioni: una parete coperta di libri di Brassaï e van Dongen, smontati e rilegati per far vedere il lavoro di ricerca da cui era partito tutto. Subito dopo venivano i corsetti, esposti su scaffali da negozio di antiquariato: tre modelli con nomi propri, uno dalla vita strettissima, uno a forma di tulipano e uno che si portava senza reggiseno.
L’allestimento ricordava un laboratorio, con flaconi, lenti d’ingrandimento e strumenti sparsi qua e là. Alcuni capi erano stesi in orizzontale su piani illuminati, così si potevano guardare le cuciture da vicino, cosa impossibile in una sfilata o in una foto.
Poi c’erano i process book, grossi volumi rilegati in pelle con i bozzetti datati di Galliano. Si potevano sfogliare liberamente, pagina dopo pagina, e seguire un look dall’idea iniziale fino al capo finito.
Le tecniche da vicino
In tutto erano esposti 25 look originali, gli stessi indossati in passerella. Tra questi c’erano un vestito fatto con la tecnica a strati sovrapposti di Margiela, il look da ventriloquo legato al tema delle bambole e i tre corsetti dedicati allo studio dell’anatomia. Il punto forte però erano le tecniche, perché ogni capo era lì per mostrarne una o più. Quelle che si notavano di più erano queste:
- Il retrograding: dove fili, pizzi e ritagli di tessuto venivano rovinati dal basso verso l’alto e poi ricuciti insieme, come in un abito di mussola di seta nera con pizzo Chantilly.
- L’aquarelling: un drappeggio che crea l’illusione di un corpo nudo anche se il capo copre tutto, ispirato ai colori di van Dongen.
- Il reverse switching: che usa materiali poveri per fare alta moda: c’erano abiti costruiti con spugne avvolte in collant strappati, per ricreare le forme abbondanti di Madame Bijou.
- Il seamlace: con frammenti di pizzo e altri materiali sparsi in modo da non vedere le cuciture.
- L’emotional cutting: che parte da gesti che facciamo senza pensarci, come tirare su i pantaloni quando piove: una giacca in lana aveva perfino del silicone che imitava le gocce e cristalli applicati a mano.
- Il taglio in sbieco: cioè il tessuto tagliato in diagonale per sfruttarne l’elasticità naturale, usato per diversi abiti.
Accanto ai look c’erano anche gli accessori, da borse e cappelli a guanti che sembravano artigli, e piccoli dettagli provocatori esposti come campioni da laboratorio.
Il piano dei video
Finito il terzo piano si scendeva al secondo, tutto dedicato ai video. Pareti e colonne erano rivestite di specchi, e le proiezioni si riflettevano da ogni parte. Si vedevano il filmato introduttivo della sfilata e riprese inedite girate mentre la collezione veniva preparata, con gli artigiani dell’atelier al lavoro.
In tutto i video duravano una mezz’ora abbondante. Vi consiglio di tenere sempre del tempo per la parte video di queste mostre, perché è quella che molti saltano per stanchezza. In questo caso era un peccato, perché con gli specchi sembrava di essere sotto il ponte parigino. Al piano terra, nella vetrina su strada, c’erano invece alcuni look della collezione successiva, quella per la primavera-estate 2025.
Ginza e Omotesando
La mostra di Ebisu non era l’unico posto dove vedere la collezione a Tokyo. Dal 26 ottobre al 24 novembre, Dover Street Market Ginza, il grande negozio multimarca creato con Comme des Garçons, aveva trasformato le sue vetrine in una Parigi notturna e piovosa, con lampioni e ponti ad arco.
Al primo piano c’erano quattro look originali della sfilata, esposti accanto ai personaggi disegnati per l’occasione da Tite Kubo, il mangaka di Bleach. Ognuno dei suoi personaggi indossava un look della collezione.
Al terzo piano dello stesso negozio c’era una piccola libreria Maison Margiela, con i libri che avevano ispirato Galliano durante le ricerche per la collezione.
La terza tappa era la boutique Maison Margiela di Omotesando, che dal 18 ottobre aveva in vetrina uno dei look della sfilata.
Com’era visitarla
Le fasce orarie prenotabili sono andate esaurite abbastanza presto, e chi arrivava senza orario doveva mettere in conto di aspettare. L’ingresso era gratuito, come succede quasi sempre per le mostre organizzate dai marchi di moda a Tokyo.
Tra audioguida, process book e video, secondo me servivano almeno un’ora e mezza per vederla con calma. Chi l’ha girata in venti minuti ha visto dei bei vestiti, ma si è perso la parte più interessante, cioè il come e il perché.
Mostre di moda a Tokyo
Le mostre come questa a Tokyo non sono una rarità. I grandi marchi hanno spazi espositivi propri e li usano spesso: Espace Louis Vuitton Tokyo, all’ultimo piano del negozio di Omotesando, e Le Forum di Hermès, dentro la Maison Hermès di Ginza, organizzano mostre d’arte gratuite tutto l’anno. Poi ci sono gli eventi temporanei legati a una collezione o a un anniversario, che durano poche settimane e spesso sono gratis, ma con prenotazione.
Il problema è che se ne parla poco al di fuori dell’ambiente della moda. Molti viaggiatori ne scoprono l’esistenza quando sono già finite. Mi capita spesso di consigliare di controllare, qualche settimana prima di partire, i profili social dei marchi preferiti e i siti che raccolgono le mostre di Tokyo, come Tokyo Art Beat.
Qualche consiglio che vale per tutte, non solo per Margiela:
- Prenotate appena aprono le date, perché gli orari del weekend finiscono per primi e i giorni feriali restano più tranquilli.
- Guardate se c’è un’audioguida e scaricatela prima, così non perdete tempo con il Wi-Fi all’ingresso.
- Controllate le regole sulle foto, perché cambiano da una mostra all’altra e a volte cambiano perfino da una sala all’altra.
- Cercate eventi collegati in altri negozi, come le vetrine di Ginza e Omotesando in questo caso, perché spesso completano la visita.
Il mio consiglio
Io onestamente la metterei tra le mostre di moda meglio pensate passate da Tokyo. Non per il numero di abiti, ma perché riusciva a far capire il lavoro che c’è dietro un vestito d’alta moda anche a chi di sartoria non sa niente. Quando c’è un evento così, conviene sempre dargli priorità rispetto all’ennesimo giro per negozi: tra qualche mese non lo si trova più da nessuna parte.
Chi se l’è persa oggi può recuperare i video della sfilata sotto il ponte Alessandro III, ma vedere quei corsetti a mezzo metro di distanza era un’altra storia. La prossima volta che un marchio porta una collezione così a Tokyo, voi andreste a vederla?

Autore
Marco Togni
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).
