Veduta del santuario Go'o con scalinata in vetro che collega due strutture in legno a Naoshima.©demesafrankc - Shutterstock

Art House Project

Un giro di case vecchie in un paese di mare, sull’isola di Naoshima, dove al posto delle stanze di una volta ci sono installazioni d’arte contemporanea. Si chiama Art House Project e sta tutto dentro Honmura, il villaggio sul lato est dell’isola: sette case sparse tra i vicoli, vicine tra loro, con dentro luci nell’acqua, una sala completamente senza luce in cui si entra a tentoni, un santuario con la scala di vetro e una ex clinica dentistica rivoltata da cima a fondo.
È il posto giusto se l’arte contemporanea vi incuriosisce ma le sale bianche dei musei vi annoiano, e regge benissimo anche se a Naoshima avete un giorno solo.

Cosa si vede

Quasi tutte erano case vuote del paese, lasciate lì da famiglie che se n’erano andate. Le hanno date una per una agli artisti, che invece di appenderci dentro dei quadri si sono lavorati tutto: pavimenti, pareti, giardino, luce che entra dalle finestre.
Ecco le sei che secondo me contano di più, con quello che ci trovate davvero dentro.

  • Minamidera: dentro c’è “Backside of the Moon” di James Turrell, l’edificio nuovo è di Tadao Ando. Si entra in gruppo, si cammina con la mano sul muro senza vedere niente, ci si siede su una panca e si aspetta: dopo qualche minuto davanti a voi compare qualcosa che all’inizio non c’era.
  • Go’o Shrine: il santuario rifatto da Hiroshi Sugimoto, con una scala di vetro che scende dal piano del terreno a una camera di pietra interrata. Sotto ci si arriva da fuori, con una torcia in mano, in un corridoio largo quanto una persona.
  • Kadoya: casa di legno scuro con dentro una vasca d’acqua nera e i contatori a led di Tatsuo Miyajima che scorrono ognuno a una velocità sua, tarati uno per uno dalla gente del paese.
  • Haisha: la vecchia casa-studio di un dentista messa sottosopra da Shinro Ohtake, tra collage, insegne, pezzi di barca e una Statua della Libertà alta due piani infilata nella tromba delle scale.
  • Ishibashi: la più bella come casa, di una famiglia che lavorava il sale, con le cascate dipinte da Hiroshi Senju e una stanza dove ci si siede a guardare il giardino.
  • Gokaisho: una stanza di tatami con camelie di legno intagliate appoggiate sulle stuoie, e fuori nel giardino le camelie vere delle stesse forme.

C’è anche Kinza, la settima casa: si entra uno alla volta, da soli, dentro una casa quasi vuota di Rei Naito. Se cercate qualcosa da guardare, è la delusione più sicura del giro; se invece vi va di stare fermi in una stanza e basta, è la cosa più forte di tutta l’isola.
Gokaisho, al contrario, senza le camelie vere fiorite in giardino si riduce a un gioco di trova-le-differenze e siete fuori quasi subito. Haisha divide in due le persone: c’è chi resta lì a guardare ogni angolo e chi entra, fa il giro delle scale e se ne va scuotendo la testa.
Il corridoio sotterraneo del Go’o Shrine non è per tutti: è stretto, si cammina con la torcia e per un pezzo non vedete l’uscita. Chi soffre gli spazi chiusi lo salti e si goda la scala di vetro da sopra, che comunque è la parte che si ricorda.

Quello che questo posto dà più di qualunque museo è la sensazione che l’opera e la casa siano la stessa cosa: togliete la trave, il tatami, l’odore di legno vecchio, e metà del lavoro sparisce. Nessuna delle sette è grossa, si fa presto a entrare e uscire, ma il ritmo del giro, vicolo, porta, penombra, di nuovo il sole in faccia, è la cosa che vi resta.
Ci torno tutte le volte che passo dal Mare Interno e ci porto chiunque venga a trovarmi dall’Italia, perché è l’unico posto dove non devo spiegare niente a nessuno: si entra, ci si siede per terra e chi era convinto di non capire l’arte contemporanea esce che ne parla per tutto il pranzo.

Quando andare

La mattina presto, senza discussioni. Quando il paese si riempie, davanti alle case si aspetta il proprio turno in piedi sulla porta, il che con il sole d’agosto è una pena.
Nei giorni feriali, a metà pomeriggio, si possono girare tre case di fila incrociando cinque persone in tutto; nelle settimane di vacanze giapponesi il villaggio si trasforma e nei vicoli si cammina in fila indiana.

L’inverno è la stagione che fa davvero la differenza: è il periodo in cui fioriscono le camelie del giardino di Gokaisho, e solo allora quella stanza ha senso fino in fondo.
La pioggia invece non rovina niente, anzi. Sotto il Go’o Shrine l’acqua si raccoglie sul fondo della camera di pietra e la scala di vetro si specchia, così sembra che continui verso il basso: è la versione migliore del santuario e la vedete solo in una giornata bagnata.

Verso il tardo pomeriggio la luce bassa entra di taglio nelle case e i vicoli si svuotano perché la gente torna verso i traghetti. Se dovete scegliere un momento per fare le foto, è quello.

Com'è girarlo

Prima cosa pratica: in quasi tutte le case le scarpe si tolgono, quindi mettete qualcosa che si sfila in due secondi e non scarponi con i lacci. Lo farete sei o sette volte nel corso del giro e la differenza si sente.
Il paese è piatto e si gira a piedi senza fatica, con le case una vicina all’altra tra muri di legno annerito e tende di stoffa appese alle porte. Ishibashi sta un po’ più in disparte delle altre e il Go’o Shrine chiede una scalinata, niente di terribile ma con il passeggino è scomodo.

Il buio è l’altra cosa da sapere prima. Dentro Minamidera per qualche minuto non vedete assolutamente niente e si procede a tentoni: chi si agita negli spazi senza luce lo scopre quando è già seduto lì dentro.
Anche a Kadoya, con la penombra e l’acqua per terra, il pavimento non si vede e incrociare gli altri visitatori è un piccolo esercizio di equilibrio. I bambini sotto i cinque anni a Minamidera non possono entrare; per il resto ai più grandi il giro piace parecchio, perché è fatto di porte da aprire e stanze in cui bisogna indovinare cosa succede.

Sulle foto: dentro le case non si fotografa, in nessuna delle sette. Il telefono si tiene in tasca e non si mangia niente dentro, che sembra ovvio ma con i gruppi non lo è.
La foto che vi porterete a casa la fate fuori, nei vicoli tra una casa e l’altra: pareti di assi scure, tende che si muovono, la ghiaia e il cemento del santuario che stonano di proposito con tutto il resto.

Un’ultima avvertenza onesta: qui non ci sono cartelli che spiegano le opere una per una, e nemmeno didascalie lunghe. Chi ha bisogno di sapere cosa significa quello che sta guardando rimarrà con la domanda in mano.

In breve

  • Il pezzo forte: la stanza senza luce di Minamidera, dove l’immagine si forma solo dopo che gli occhi si sono arresi.
  • Quando andare: mattina presto e giorni feriali; inverno per le camelie di Gokaisho, giornate di pioggia per il riflesso sotto il santuario.
  • Ideale per: chi ha mezza giornata a Naoshima, chi viaggia con ragazzini curiosi, chi vuole vedere l’arte contemporanea dentro case vere e non in un museo.
  • Atmosfera: vicoli silenziosi di un paese abitato, porte di legno, gente che entra ed esce scalza parlando piano.

Conclusione

Il valore vero di questo giro non sta nelle singole opere, che prese una per una si vedono in fretta, ma nel fatto che si cammina in un paese normale e ogni tanto si entra da una porta e il mondo cambia registro. Da questo punto di vista non ha un vero concorrente in Giappone, e se siete sull’isola è il motivo migliore per non fermarsi ai grandi musei di Naoshima.
Se invece viaggiate con la lista delle cose da fotografare, sappiate che qui il telefono resta in tasca e si viene per stare fermi, non per collezionare. In quel caso la deviazione fatela lo stesso, ma entrate almeno a Ishibashi e al santuario, che si guardano anche con gli occhi di fretta.

Informazioni utili

Nome: Art House Project
Orario: Lunedì: chiuso; Martedì - Domenica: dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 16:30
Indirizzo: 香川郡 直島町 767, 771 本村 直島町 香川郡 香川県 761-3110, Japan
Sito Internet: Art House Project
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Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
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