Museo AndoA 133 metri
Ricco di contrasti.
©demesafrankc - ShutterstockUn giro di case vecchie in un paese di mare, sull’isola di Naoshima, dove al posto delle stanze di una volta ci sono installazioni d’arte contemporanea. Si chiama Art House Project e sta tutto dentro Honmura, il villaggio sul lato est dell’isola: sette case sparse tra i vicoli, vicine tra loro, con dentro luci nell’acqua, una sala completamente senza luce in cui si entra a tentoni, un santuario con la scala di vetro e una ex clinica dentistica rivoltata da cima a fondo.
È il posto giusto se l’arte contemporanea vi incuriosisce ma le sale bianche dei musei vi annoiano, e regge benissimo anche se a Naoshima avete un giorno solo.
Quasi tutte erano case vuote del paese, lasciate lì da famiglie che se n’erano andate. Le hanno date una per una agli artisti, che invece di appenderci dentro dei quadri si sono lavorati tutto: pavimenti, pareti, giardino, luce che entra dalle finestre.
Ecco le sei che secondo me contano di più, con quello che ci trovate davvero dentro.

C’è anche Kinza, la settima casa: si entra uno alla volta, da soli, dentro una casa quasi vuota di Rei Naito. Se cercate qualcosa da guardare, è la delusione più sicura del giro; se invece vi va di stare fermi in una stanza e basta, è la cosa più forte di tutta l’isola.
Gokaisho, al contrario, senza le camelie vere fiorite in giardino si riduce a un gioco di trova-le-differenze e siete fuori quasi subito. Haisha divide in due le persone: c’è chi resta lì a guardare ogni angolo e chi entra, fa il giro delle scale e se ne va scuotendo la testa.
Il corridoio sotterraneo del Go’o Shrine non è per tutti: è stretto, si cammina con la torcia e per un pezzo non vedete l’uscita. Chi soffre gli spazi chiusi lo salti e si goda la scala di vetro da sopra, che comunque è la parte che si ricorda.
Quello che questo posto dà più di qualunque museo è la sensazione che l’opera e la casa siano la stessa cosa: togliete la trave, il tatami, l’odore di legno vecchio, e metà del lavoro sparisce. Nessuna delle sette è grossa, si fa presto a entrare e uscire, ma il ritmo del giro, vicolo, porta, penombra, di nuovo il sole in faccia, è la cosa che vi resta.
Ci torno tutte le volte che passo dal Mare Interno e ci porto chiunque venga a trovarmi dall’Italia, perché è l’unico posto dove non devo spiegare niente a nessuno: si entra, ci si siede per terra e chi era convinto di non capire l’arte contemporanea esce che ne parla per tutto il pranzo.

La mattina presto, senza discussioni. Quando il paese si riempie, davanti alle case si aspetta il proprio turno in piedi sulla porta, il che con il sole d’agosto è una pena.
Nei giorni feriali, a metà pomeriggio, si possono girare tre case di fila incrociando cinque persone in tutto; nelle settimane di vacanze giapponesi il villaggio si trasforma e nei vicoli si cammina in fila indiana.
L’inverno è la stagione che fa davvero la differenza: è il periodo in cui fioriscono le camelie del giardino di Gokaisho, e solo allora quella stanza ha senso fino in fondo.
La pioggia invece non rovina niente, anzi. Sotto il Go’o Shrine l’acqua si raccoglie sul fondo della camera di pietra e la scala di vetro si specchia, così sembra che continui verso il basso: è la versione migliore del santuario e la vedete solo in una giornata bagnata.
Verso il tardo pomeriggio la luce bassa entra di taglio nelle case e i vicoli si svuotano perché la gente torna verso i traghetti. Se dovete scegliere un momento per fare le foto, è quello.

Prima cosa pratica: in quasi tutte le case le scarpe si tolgono, quindi mettete qualcosa che si sfila in due secondi e non scarponi con i lacci. Lo farete sei o sette volte nel corso del giro e la differenza si sente.
Il paese è piatto e si gira a piedi senza fatica, con le case una vicina all’altra tra muri di legno annerito e tende di stoffa appese alle porte. Ishibashi sta un po’ più in disparte delle altre e il Go’o Shrine chiede una scalinata, niente di terribile ma con il passeggino è scomodo.
Il buio è l’altra cosa da sapere prima. Dentro Minamidera per qualche minuto non vedete assolutamente niente e si procede a tentoni: chi si agita negli spazi senza luce lo scopre quando è già seduto lì dentro.
Anche a Kadoya, con la penombra e l’acqua per terra, il pavimento non si vede e incrociare gli altri visitatori è un piccolo esercizio di equilibrio. I bambini sotto i cinque anni a Minamidera non possono entrare; per il resto ai più grandi il giro piace parecchio, perché è fatto di porte da aprire e stanze in cui bisogna indovinare cosa succede.
Sulle foto: dentro le case non si fotografa, in nessuna delle sette. Il telefono si tiene in tasca e non si mangia niente dentro, che sembra ovvio ma con i gruppi non lo è.
La foto che vi porterete a casa la fate fuori, nei vicoli tra una casa e l’altra: pareti di assi scure, tende che si muovono, la ghiaia e il cemento del santuario che stonano di proposito con tutto il resto.
Un’ultima avvertenza onesta: qui non ci sono cartelli che spiegano le opere una per una, e nemmeno didascalie lunghe. Chi ha bisogno di sapere cosa significa quello che sta guardando rimarrà con la domanda in mano.

Il valore vero di questo giro non sta nelle singole opere, che prese una per una si vedono in fretta, ma nel fatto che si cammina in un paese normale e ogni tanto si entra da una porta e il mondo cambia registro. Da questo punto di vista non ha un vero concorrente in Giappone, e se siete sull’isola è il motivo migliore per non fermarsi ai grandi musei di Naoshima.
Se invece viaggiate con la lista delle cose da fotografare, sappiate che qui il telefono resta in tasca e si viene per stare fermi, non per collezionare. In quel caso la deviazione fatela lo stesso, ma entrate almeno a Ishibashi e al santuario, che si guardano anche con gli occhi di fretta.
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Art House Project
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Ricco di contrasti.
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A 13248 metriCon un fossato di acqua di mare.
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Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).