Tokyu PlazaA 0 metri
Centri commerciali con terrazze alberate.

Un ristorante greco moderno a Ginza, all’ultimo piano di un palazzo, con le vetrate che occupano tutta la parete e i tavoli di marmo. The Apollo arriva da Sydney e porta qui una cucina di olio d’oliva, limone, verdure e pesce, con forno e brace che lavorano parecchio: la spalla d’agnello e il formaggio saganaki sono i due piatti per cui la gente ci va.
Si mangia condividendo, con i piatti in mezzo al tavolo. Funziona per una cena tra amici, per una tavolata in cui volete parlare senza aspettare il vostro turno, e anche per un pranzo con calma se state girando Ginza e volete staccare dal ramen e dal sushi.
La carta è divisa tra creme da spalmare col pane pita, mezedes (gli antipasti greci) e piatti grandi di carne o pesce che arrivano interi da spartire. Non è un posto da piatto singolo a testa: se ordinate così vi perdete il senso della cucina e spendete pure di più.
L’agnello è la ragione principale per cui ci si siede qui: la carne si sfilaccia da sola e non ha nessun sentore forte, il che significa che anche chi di solito evita l’agnello la finisce. I sapori in generale spingono parecchio su limone e sale, e non è una cucina timida: se cercate cose delicate, non è il vostro posto. La torta al limone è dolcissima, da dividere in due o tre anche se siete golosi. E attenzione ai corsi del pranzo: se siete in tre il secondo dev’essere lo stesso per tutti, per cui mettetevi d’accordo prima invece di scoprirlo al momento di ordinare.
A pranzo si sta sui 2.500–4.000 yen a testa con i set più semplici, e si arriva sui 6.000–6.500 con il corso lungo, quello che include il giro completo di antipasti. La sera si viaggia sugli 8.000–10.000 yen a persona, più il dieci per cento di servizio.
Per Ginza è una fascia media, non economica ma nemmeno da occasione speciale obbligatoria, e quello che arriva in tavola giustifica la cifra: l’agnello da solo sfama tre persone e la lista dei vini è seria, con centoventi etichette e una netta prevalenza di roba australiana naturale.
Quando ho voglia di portare qualcuno a cena e voglio essere sicuro che a metà pasto stiamo tutti bene, è uno dei primi nomi che mi vengono in mente: con l’agnello e tre creme in mezzo al tavolo si mangia per un’ora senza che nessuno guardi con invidia il piatto del vicino.
Cemento a vista, soffitti molto alti, piani di marmo e qualche ulivo in vaso: sembra più un locale di Sydney che un ristorante di Ginza, ed è esattamente quello che è.
La sala è enorme, centosessanta coperti tra tavoli, un bancone lungo e una parte più riservata, ma non si mangia mai gomito a gomito con gli sconosciuti.
Le vetrate girano quasi tutt’intorno e da lassù si vede Ginza dall’alto fino al verde del Palazzo Imperiale. A pranzo entra una luce che rende il posto quasi abbagliante, la sera invece si accendono i palazzi e il vetro si riempie di insegne.
Chiedete un tavolo vicino al vetro quando entrate: non ve lo daranno sempre, ma la differenza tra stare al centro sala e stare affacciati è notevole.
La musica sta alta. Non è un dettaglio da poco: a cena, con la sala piena, per parlare con chi vi sta di fronte dovrete alzare la voce, e se venite per una chiacchierata tranquilla a due questa cosa vi darà fastidio. A pranzo il volume è più umano.
Il servizio è cordiale e in sala ci sono ragazzi stranieri che parlano inglese senza problemi, per cui ordinare non è mai una trafila. Con uno spazio così grande, però, capita di dover alzare la mano e aspettare un po’ prima che qualcuno vi noti.
I tempi del pasto sono impostati, e verso la fine il ritmo si stringe un pelo: se puntate ai dolci, ordinateli senza aspettare troppo.
Il resto scorre bene, i piatti escono in ordine sensato e nessuno vi mette fretta mentre state ancora spartendo gli antipasti.
Pro:
Contro:
Ideale per: una cena in gruppo in cui si divide tutto, o un pranzo diverso dal solito mentre si gira Ginza
Atmosfera: cemento, marmo e luce, gente ben vestita ma non impettita, ritmo da locale grande
Di tutto quello che arriva in tavola, la cosa che resta in testa scendendo è il piatto dell’agnello svuotato fino all’osso e il pane pita usato per raccogliere quel che rimane della salsa allo yogurt. Se ci capitate una volta sola, ordinate la spalla d’agnello, il saganaki e la taramosalata, e il resto lo decidete quando vedete cosa passa.
Andateci in gruppo perché è cucina fatta per essere spartita, con i piatti grandi che arrivano interi e si smontano a tavola: da soli vi perdete metà del motivo per salire fin lassù. Di cucina greca seria a Tokyo non c’è quasi niente, e questa è di un livello che a Sydney ha fatto la sua fama. Prenotate un tavolo al vetro, prendete l’agnello e restate lì fino al dolce.
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The Apollo
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A 107 metriTonkatsu molto buono.

Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).