Anak Baba
Un ristorante di cucina nyonya a Brickfields, la Little India di Kuala Lumpur, dove si mangiano i piatti di casa della tradizione peranakan, carichi di cocco, sambal e spezie. Si chiama Anak Baba, la guida Michelin lo ha inserito tra i suoi Bib Gourmand, ma dentro sembra una trattoria di quartiere: semplice, luminosa e carina.
Ci venite per la laksa nyonya, per il nasi lemak con il pollo alla curcuma e per i dolci al ghiaccio come il cendol. È perfetto per un pranzo alla buona, anche da soli, quando volete capire cos’è davvero la cucina nyonya senza sedervi in un ristorante elegante.
Piatti e prezzi
La cucina nyonya nasce dall’incontro tra la cucina dei cinesi arrivati secoli fa nello stretto di Malacca e quella malese. Il risultato sono piatti pieni di latte di cocco, pasta di gamberi, peperoncino e zucchero di palma. Il menu di Anak Baba è plastificato e pieno di foto dei piatti, per cui anche se i nomi non vi dicono niente basta indicare quello che vi ispira.
Questi sono i piatti che ordino, più uno o due che cambio a seconda della fame:
- Nyonya laksa: brodo al curry col latte di cocco, con vongoline, gamberi, polpette di pesce, uovo, germogli di soia e cetriolo a listarelle
- Nasi lemak con ayam goreng kunyit: riso cotto nel latte di cocco, pollo fritto marinato nella curcuma, sambal piccante e spinaci d’acqua saltati
- Popiah: involtino fresco, non fritto, con la sfoglia sottile e morbida, servito già tagliato a fette con il ripieno di verdure
- Pai tee: cestini di pastella fritta, sottili e croccanti, riempiti di verdure a listarelle da mangiare in un boccone
- Nasi nyonya: riso al vapore con gombo nel sambal belacan e un piatto a scelta, dal pollo ayam sekbak al pesce in salsa agra gerang asam
- Cendol: ghiaccio tritato con gelatine verdi al pandan, fagioli rossi, latte di cocco e sciroppo di gula melaka
La laksa è la ragione numero uno per entrare. Il brodo è denso, arancione, e il cocco arriva prima del piccante: il peperoncino si sente, ma resta morbido, dentro la cremosità del brodo. Le vongoline e i gamberi ci aggiungono il sapore di mare, il cetriolo crudo rinfresca tra un cucchiaio e l’altro.
Il sambal fatto in casa invece pizzica sul serio. Se non reggete il piccante assaggiatelo prima con la punta della forchetta, perché nel nasi lemak è lui che dà il carattere al piatto e non è un condimento da versare a occhi chiusi.
Il popiah è l’opposto: fresco, leggero di consistenza, quasi delicato. Lo prendo sempre insieme alla laksa, perché tra un sorso di brodo al cocco e l’altro una fetta di involtino ripulisce la bocca.
Il cendol per me va preso anche se non avete spazio. Il ghiaccio è tritato fine, lo zucchero di palma ha quel sapore scuro di caramello e la dolcezza non stanca. Sono quei dolci che col caldo di Kuala Lumpur fanno più bene di qualsiasi bibita. Per chi viaggia con amici che non mangiano maiale c’è un vantaggio pratico: la cucina qui non ne usa.
Per il conto si spende sui 20–40 ringgit a testa, piatto principale più dolce e bibita. Per un ristorante segnalato dalla Michelin è economico, e il livello resta alto dalla laksa al dolce, senza un piatto che stona.
Quando passo da Kuala Lumpur e ho voglia di laksa, Anak Baba è il primo nome che mi viene in mente. In una ciotola sola c’è tutto quello che cerco nella cucina nyonya, cocco, peperoncino e frutti di mare, e la pago come un piatto da bancarella.
Com'è dentro
Da fuori lo riconoscete dall’insegna blu con le scritte bianche, sopra una facciata un po’ segnata dagli anni, come tante a Brickfields. Dalla porta aperta si vede subito la gente seduta ai tavoli che mangia, e la cosa mette fame prima ancora di entrare.
Dentro le pareti sono di mattoni a vista dipinti di bianco e il soffitto è in parte di vetro, per cui di giorno la sala si riempie di luce naturale e non serve accendere niente. I tavoli sono di legno chiaro, le sedie semplici, e appeso in alto c’è qualche ombrellino colorato che mette allegria.
Su una parete c’è un murale con un grande cerchio color acquamarina, il nome del ristorante al centro e un ramo fiorito dipinto nello stile delle porcellane peranakan. È l’unico vero vezzo decorativo, e forse proprio per questo resta in testa.
Il resto è una sala dove ci si siede, si ordina e si mangia. Accanto ci sono famiglie del posto, impiegati in pausa pranzo, qualche viaggiatore con lo zaino sulla sedia: a Brickfields Anak Baba è anche un posto di quartiere, non solo una tappa per chi ha letto la guida.
Servizio e affluenza
Il personale è sorridente e svelto. I piatti arrivano in fretta, uno dopo l’altro, e se chiedete cosa c’è dentro un piatto ve lo spiegano volentieri, senza far pesare che non conoscete la cucina nyonya.
A pranzo la sala si riempie e capita di aspettare qualche minuto un tavolo libero, ma il ricambio è veloce, perché qui nessuno si trattiene per ore. Nel pomeriggio, lontano dalla pausa pranzo, c’è più calma e si sceglie il tavolo sotto il vetro, dove la luce è più bella.
Ci si viene bene anche da soli: un piatto unico come la laksa o il nasi nyonya basta a fare un pranzo completo, e nessuno vi guarda strano se occupate un tavolo con una ciotola sola. In due o tre invece vi consiglio di ordinare più cose e dividerle, i piatti si prestano.
Se state facendo il giro di Brickfields, tra i negozi di sari, le ghirlande di fiori e i templi indù, è anche il posto giusto per fermarsi un’ora a riprendere fiato al fresco, con un cendol davanti.
In breve
Pro:
- Laksa nyonya cremosa al cocco, con frutti di mare e piccante gestibile
- Cucina da Bib Gourmand con conto da pranzo di tutti i giorni
- Sala luminosa sotto il soffitto di vetro, personale rapido e gentile
Contro:
- Il sambal è piccante sul serio, da dosare con attenzione
- A pranzo la sala si riempie e può toccare aspettare
Ideale per: un pranzo nyonya completo durante il giro di Brickfields, anche da soli
Atmosfera: mattoni bianchi, tavoli di legno, luce dall’alto e gente del quartiere
Conclusione
Anak Baba è uno di quei posti che fanno venire voglia di tornare a Kuala Lumpur solo per mangiare. Uscendo resta in bocca il cocco della laksa, mescolato al dolce scuro della gula melaka, e la sensazione di aver mangiato una cucina di famiglia, fatta da gente che la conosce da generazioni.
Se ci andate una volta sola prendete la laksa, una porzione di popiah da dividere e un cendol per finire. Lasciate perdere i ristoranti con la tovaglia: per scoprire la cucina nyonya cominciate da questa sala di mattoni bianchi a Brickfields.

Autore
Marco Togni
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Mi piace viaggiare, in particolare in Asia e non solo, e scoprire cibi, posti e culture. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).
