Bottiglie di whisky allineate sul bancone del bar nella lobby al Mitsui Garden Hotel Toyosu Premier con vista sulla baia.

Alcol in Giappone

Bere in Giappone è una delle cose più semplici e più piacevoli da infilare in un viaggio. Le lattine ti aspettano in ogni minimarket, le izakaya aprono dal pomeriggio e nessuno ti guarda male se ordini una birra a mezzogiorno.
Ci sono però parecchie cose che non si capiscono da fuori: l’età minima non è quella che immaginate, in alcuni punti delle città bere in strada non si può più, e dentro un gruppo di colleghi il primo brindisi ha regole non scritte che vale la pena conoscere.
Qui vi racconto come stanno davvero le cose: cosa si beve, quanto si spende, dove è permesso e dove no, e come cavarsela se l’alcol non vi piace o non lo reggete.

Età minima e documenti

In Giappone si può bere a vent’anni compiuti, non a diciotto. La maggiore età civile è scesa a diciotto anni, ma per l’alcol e per il tabacco la soglia è rimasta ferma a venti, e questa differenza confonde parecchi ragazzi in viaggio.
La legge è vecchia di un secolo e ha una particolarità curiosa: chi beve sotto i vent’anni non viene punito, mentre chi gli vende o gli serve l’alcol rischia una multa salata, e i genitori che lasciano correre possono essere sanzionati a loro volta. Per questo la pressione è tutta sui negozi e sui locali, non sul cliente.
Nei minimarket il controllo passa da uno schermino sulla cassa: compare una domanda sull’età e dovete toccare il tasto di conferma davanti al commesso. Alle casse automatiche alcune catene leggono direttamente la patente giapponese o la tessera identificativa nazionale, quindi con documenti stranieri conviene mettersi in fila alla cassa normale.
Se avete una faccia giovane portatevi dietro il passaporto. Nei locali delle zone di vita notturna capita che lo chiedano all’ingresso, e senza documento non insistono nemmeno un minuto.

Marco Togni tiene un bicchiere metallico di birra Asahi in un locale in Giappone, con sullo sfondo persone ai tavoli.
Nei ristoranti giapponesi la birra alla spina viene spesso servita in enormi boccali di metallo ghiacciato per mantenere la Asahi Super Dry fredda fino all'ultimo sorso.
Scaffali di un negozio conbini in Giappone pieni di bottiglie di vino, whisky e lattine di bevande alcoliche.
Gli scaffali dei conbini offrono un'ampia scelta di superalcolici a prezzi accessibili. Trovate comodamente bottiglie intere di whisky e gin giapponese per le serate in hotel.

Bere per strada

Non esiste una legge nazionale che vieti di bere all’aperto. Questa è la cosa che sorprende chi arriva da paesi dove una lattina in mano per strada è già un problema: qui potete uscire da un minimarket, aprire una birra e berla seduti sul muretto davanti, e nessuno vi dirà niente.
Il punto è che il Giappone regola il disordine, non il bicchiere. Se urlate, se lasciate immondizia, se vi mettete a litigare, si passa dalle leggi sui comportamenti molesti e le conseguenze arrivano.
Negli ultimi tempi alcune zone hanno stretto, e qui bisogna stare attenti perché le regole cambiano da quartiere a quartiere.

Alcune zone hanno vietato di bere per strada e nei parchi intorno alle stazioni nelle ore serali e notturne, tutto l’anno. Non ci sono multe: ci sono pattuglie che girano e vi chiedono di smettere, cartelli ovunque e negozi che collaborano.
In alcune zone dei locali notturni esiste una limitazione simile, concentrata sulle notti di Halloween, quando la folla diventa ingestibile. Su alcune spiagge, durante la stagione balneare l’alcol sulla sabbia è vietato insieme ai barbecue.
Nei parchi dipende dal parco. In alcuni, durante la fioritura dei ciliegi si mangia e si beve sui teli stesi sotto gli alberi senza problemi; in altri giardini, l’alcol non si può nemmeno portare dentro e all’ingresso controllano le borse. Due posti vicinissimi, due regole opposte.

Tavoli all'aperto e persone sedute davanti a un ristorante illuminato da lanterne rosse nella strada Ameyoko a Ueno.
Tra le lanterne rosse di Ameyoko a Ueno i tavolini esterni si riempiono fin dal pomeriggio. È la zona perfetta se volete iniziare a bere e stuzzicare qualcosa prima di cena.
Persone siedono a tavoli all'aperto davanti a un locale con lanterne rosse in un vicolo notturno a Tokyo.
Nei vicoli stretti di Shinjuku lo spazio è ridotto e si beve letteralmente in strada. Preparatevi a condividere piccoli tavoli e a ordinare boccali di birra a ritmo continuo.

Sui treni si può?

Sullo shinkansen bere è normalissimo: molti comprano una scatola con il pranzo e una birra in stazione, e il rumore delle lattine che si aprono dopo la partenza fa parte del viaggio. Vale lo stesso per i treni espressi a lunga percorrenza con posti prenotati.
Sui treni urbani il discorso cambia. Tecnicamente si può, ma un pendolare che si beve un chuhai in piedi nel vagone affollato viene guardato male, e in certe linee la sera capita di vedere chi esagera e poi sta male. Io vi direi di tenervelo per il treno lungo, non per tre fermate di metropolitana.

Una persona siede su un treno bevendo una lattina di birra su un tavolino con una bottiglia d'acqua e un peluche azzurro.
Consumare alcolici a bordo dei treni ad alta velocità è una pratica comune e accettata. Basta aprire il tavolino e godersi una Premium Malts ghiacciata durante il viaggio.
Un bento sullo shinkansen composto da tonno crudo, uova di salmone e strisce di uovo all'interno di una scatola.
Un ekiben a base di pesce crudo e uova di salmone è l'abbinamento ideale per la birra in treno. Acquistate tutto nelle stazioni prima di salire a bordo della vostra carrozza.

Il chuhai spiegato bene

Il chuhai è la bevanda alcolica più venduta nei minimarket e merita due parole, perché è il prodotto che spiazza di più. Il nome viene da shochu highball: alla base c’è un distillato, di solito shochu o vodka, allungato con soda e succo di frutta.
Limone, pompelmo, uva, pesca, susina, yuzu: gli scaffali sono un muro di colori. La gradazione è scritta grande sulla lattina e va da circa il 3 per cento fino al 9, con una fascia comune intorno al 5.
Le versioni chiamate strong stanno sopra il 7 e arrivano tranquillamente al 9: costano poco, si bevono come una bibita e sono il motivo per cui certe sere si vedono persone messe peggio del previsto. Sono i prodotti su cui anche in Giappone si discute parecchio, e se non siete abituati vi conviene guardare il numero prima del gusto.
Sul menu delle izakaya trovate anche i sour: sono praticamente la stessa cosa, distillato più agrume più soda, solo che arrivano in un bicchiere invece che in lattina. Il lemon sour alla spina è diventato un classico assoluto.

Cosa si beve fuori

La prima ordinazione in un gruppo è quasi sempre birra alla spina, nel boccale medio. Esiste una formula fissa, toriaezu nama, che vuol dire più o meno “intanto una birra alla spina”, e serve a far arrivare tutto insieme e brindare senza aspettare.
Dopo il primo giro ognuno va per conto suo, e lì si apre il resto della lista:

  • L’highball è whisky e soda, leggero e poco dolce, il compagno perfetto del fritto e degli spiedini di pollo.
  • Il nihonshu, cioè il sake, si ordina freddo o caldo a seconda della stagione e del tipo; nei locali buoni vi fanno assaggiare prima di scegliere la bottiglia.
  • Lo shochu è il distillato giapponese di riso, orzo o patata dolce, sta sui 25 gradi e si beve allungato con acqua calda o fredda, o con il ghiaccio.
  • L’umeshu è il liquore di prugne giapponesi, dolce e morbido, la scelta classica di chi non ama il sapore forte dell’alcol.
  • I vini giapponesi ci sono ma restano una nicchia, e nelle izakaya normali il bicchiere di vino è spesso la voce meno interessante del menu.
Un bicchiere di umeshu con ghiaccio e una prugna al Ristorante Momose Shokudo poggiato su un tavolo di legno.
L'umeshu servito con ghiaccio e la prugna intera sul fondo è un liquore dolce e ingannevole. Perfetto per chi non ama il sapore forte dell'alcol puro, ma sale subito alla testa.
Una bottiglia di sakè Dairoku e un calice di vetro su un tavolo di legno al Ristorante Momose Shokudo.
Molti ristoranti offrono selezioni di sakè regionali in bottiglia o al bicchiere. Osservate sempre le etichette, spesso indicano il grado di raffinazione del chicco di riso.

Una cosa che noto sempre quando porto in giro amici: qui si beve mangiando, sempre. L’idea di bere a stomaco vuoto in piedi per due ore non appartiene a questi locali, e infatti ogni bicchiere arriva accompagnato da qualcosa.

Come funziona una izakaya

Appena vi sedete arriva un piattino che non avete ordinato. Si chiama otoshi, è una specie di coperto mascherato da antipasto e ve lo mettono in conto, di solito qualche centinaio di yen a testa.
Non è una fregatura per stranieri, lo pagano tutti, e in cambio avete il tavolo per quanto tempo volete nei locali che non hanno limiti di permanenza. In certi posti molto turistici oggi lo tolgono su richiesta, ma non aspettatevelo.
Il secondo meccanismo da conoscere è il nomihodai, il bere illimitato a tempo, quasi sempre novanta minuti o due ore. Si ordina dal menu dedicato, un giro alla volta, e l’ultima chiamata arriva una decina di minuti prima della scadenza.
Il conto alla fine si divide in parti uguali senza discussioni, anche se qualcuno ha bevuto il doppio. Contestare la divisione è visto peggio che pagare qualche centinaio di yen in più.

Un cartello informativo su una vetrina che illustra le regole e il costo del coperto in Giappone.
Nei locali dove si servono alcolici scatta quasi sempre l'o-toshi, un piccolo antipasto obbligatorio che funge da coperto. Leggete i cartelli per non avere sorprese sul conto.
Un menu drink giappone all'interno di un locale in Giappone con una lista di bevande calde e fredde.
Consultare la carta delle bevande è semplice anche senza conoscere la lingua. Molti izakaya dividono chiaramente le sezioni in inglese, separando i drink alcolici dai tè freddi.

Il nomikai e le sue regole

Il nomikai è la bevuta di gruppo, quasi sempre con i colleghi, ed è un pezzo di vita sociale giapponese più che una serata fuori. Si prenota un locale, si sceglie un menu fisso con bevande incluse, si sta seduti dove qualcun altro ha deciso.
Nessuno tocca il bicchiere finché non è arrivato tutto e non è partito il kanpai. Quello è il momento in cui si brinda tutti insieme, e anticipare è il classico scivolone di chi non conosce l’ambiente.
Poi c’è l’abitudine di versare agli altri invece che a sé stessi: si riempie il bicchiere del vicino fino a tre quarti, e quando versano a voi si tiene il bicchiere sollevato con due mani, una sotto il fondo. Se vi fermate lì avete già fatto la figura giusta.
Sentirete dire che è tutto bureiko, cioè senza gerarchie per una sera. Prendetelo con le pinze: vuol dire che si può ridere e parlare liberamente, non che potete dire qualsiasi cosa al capo.

Per chi non beve o non vuole bere molto, la via d’uscita è semplice e non offende nessuno: si brinda con la birra analcolica o con un tè freddo, si tiene il bicchiere pieno e nessuno controlla. Il vecchio cliché del giapponese che ti costringe a bere è molto meno vero di quanto si racconti in giro, soprattutto tra i più giovani.
L’unica cosa davvero da ricordare è l’orario dell’ultimo treno. Quando si avvicina, mezzo tavolo si alza in dieci secondi e corre in stazione, e chi resta si ritrova a pagare un taxi notturno che costa una cifra.

Due persone brindano con bicchieri di birra Asahi all'interno del ristorante Sushi Uogashinihonichi.
Al bancone del sushi si inizia sempre con un brindisi a base di birra ghiacciata. Ricordate di dire kanpai facendo tintinnare i bicchieri prima di ordinare i primi nigiri.
Una mano tiene un bicchiere con il rilievo del Monte Fuji alla base, riempito di un drink blu al Fujiyama Bar di Roppongi.
Nei bar curati anche il bicchiere fa parte dell'esperienza visiva. Questo fondo in vetro ricalca la forma del Monte Fuji, esaltando il colore blu acceso del cocktail servito.

Chi regge e chi no

Qui c’è un fatto biologico che spiega mezza cultura del bere locale. Una buona parte della popolazione giapponese ha una versione poco efficiente dell’enzima che smaltisce l’acetaldeide, la sostanza che si forma quando il corpo scompone l’alcol.
In pratica circa la metà delle persone diventa rossa in faccia dopo mezzo bicchiere, con battito accelerato e mal di testa facile, e quasi una su dieci non riesce proprio a bere. Esistono anche differenze regionali: il tratto è meno diffuso in alcune zone del sud, più comune in altre aree del paese.
Per questo la parola per dire “non reggo l’alcol” fa parte del vocabolario di tutti i giorni e nessuno la mette in discussione. Se vi vedete diventare paonazzi al primo bicchiere, sappiate che è una reazione fisica, non un vostro difetto, ed è il segnale di fermarvi.

Analcolici e mezze misure

Il reparto delle bevande senza alcol nei minimarket è grande quanto quello delle birre. Trovate birre analcoliche fatte bene, chuhai allo zero per cento con gli stessi gusti delle versioni normali, e una categoria intermedia sotto l’uno per cento che sta a metà strada.
Il fenomeno è forte anche nei locali: molte izakaya hanno un menu di cocktail senza alcol e la cosa non stupisce nessuno. I consumi tra i ventenni sono calati parecchio, e l’idea di uscire e non bere è entrata nel normale.
Se viaggiate con qualcuno che non beve, questo vi semplifica la vita: non dovrà accontentarsi dell’acqua mentre gli altri ordinano.

Dove comprare e quanto costa

L’alcol si compra praticamente ovunque e a qualsiasi ora. I minimarket lo vendono giorno e notte senza fasce orarie vietate, i supermercati hanno prezzi più bassi, i negozi specializzati tengono sake e whisky che nei minimarket non vedrete mai.
I vecchi distributori automatici di birra in strada sono quasi spariti: ne restano pochissimi in tutto il paese, e quelli nuovi possono essere installati solo se leggono un documento. Se ne vedete uno funzionante in un vicolo di provincia, è un pezzo da museo.

Per farvi un’idea della spesa, tenendo presente che i prezzi vanno sempre controllati sul momento:

  • Una lattina di birra al minimarket sta sulle due-trecento yen, e le varianti tipo happoshu costano meno perché pagano meno tasse.
  • Un chuhai in lattina è ancora più economico, spesso sotto le duecento yen al supermercato.
  • Un boccale medio di birra alla spina in izakaya viaggia intorno alle 500-600 yen, con punte molto più basse nelle catene economiche.
  • Il bere illimitato a tempo da solo sta sulle 1.500-2.000 yen, mentre la formula con menu fisso più bevande va dalle 3.500 alle 5.000 yen a testa.
  • Nei locali in piedi da senbero i bicchieri costano poche centinaia di yen l’uno, ed è il modo più economico di passare una serata fuori in una grande città.

Quel senbero, per capirci, vuol dire più o meno “ubriacarsi con mille yen”: sono banconi dove si sta in piedi, si ordina un bicchiere alla volta e si mangiano piattini piccoli. Ce ne sono a decine intorno alle stazioni popolari e nelle zone economiche delle grandi città, e a me piacciono proprio perché ci si ferma mezz’ora, si paga poco e si va avanti.

Alcol e guida

Su questo il Giappone non scherza per niente. Le soglie sono bassissime e le pene pesanti, con multe da centinaia di migliaia di yen e possibilità di carcere anche per il semplice stato alcolico, senza incidente.
La parte che stupisce di più i visitatori è che non rischia solo chi guida. Chi presta l’auto sapendo che l’altro ha bevuto, chi gli serve da bere e persino chi sale come passeggero sapendolo possono essere puniti a loro volta.
Le stesse regole valgono per la bicicletta, che qui è un veicolo a tutti gli effetti: pedalare dopo aver bevuto è punibile con multa fino a mezzo milione di yen o con la reclusione, e anche in questo caso chi ha offerto da bere o prestato la bici può finire nei guai. Se noleggiate una bicicletta per girare una città, quella birra a pranzo cambia completamente i piani del pomeriggio.

Portare bottiglie a casa

Le bottiglie sono uno dei regali migliori che si possano portare via dal Giappone, ma serve qualche accortezza. Il sake non filtrato e quello fresco vanno tenuti al freddo e non sopravvivono a settimane in valigia, mentre il sake pastorizzato, lo shochu, l’umeshu e il whisky viaggiano senza problemi.
Il limite di franchigia giapponese all’ingresso nel paese è di tre bottiglie da 760 ml a testa, e vale la pena saperlo perché dà la misura di quanto si può muovere senza dichiarare nulla. Per il ritorno però conta il limite del paese in cui atterrate, che spesso è più basso: informatevi prima, perché la differenza si paga in dogana.
Nei negozi di liquori vi impacchettano le bottiglie con protezioni di plastica gonfiata su richiesta. Io vi consiglio di mettere comunque tutto al centro della valigia avvolto nei vestiti, perché il nastro trasportatore non ha nessun riguardo per il vostro sake.

Errori da evitare

Ci sono un paio di scivoloni che vedo fare spesso e che si evitano con poco:

  • Bere in piedi davanti alla stazione la sera: non vi multano, ma vi verranno a chiedere di smettere e vi sentirete parecchio fuori posto.
  • Lasciare lattine vuote per strada, dove i cestini sono pochi e quelli davanti ai minimarket servono a chi compra lì. Se aprite qualcosa fuori, riportatevi il vuoto.
  • Scambiare le lattine forti per bibite leggere perché hanno il disegno del frutto sopra: guardate la percentuale, la differenza tra un 3 e un 9 è enorme.
  • Ordinare da soli prima del brindisi di gruppo, quando siete con giapponesi al primo giro di bevute.
  • Alzare la voce fuori dai locali a notte fonda nelle zone residenziali: è la cosa che infastidisce davvero e che ha portato alle strette degli ultimi tempi.

Il mio consiglio

Se dovessi scegliere una sola serata da consigliare a chi arriva qui per la prima volta, non sarebbe il locale famoso con la lista di sake lunga tre pagine. Sarebbe un bancone in piedi vicino a una stazione, con il rumore dei treni sopra la testa, due o tre bicchieri e qualche piattino, e il conto che alla fine sorprende in positivo.
Il resto viene da sé: si finisce a parlare con il vicino di bancone, si passa al locale dopo, e a un certo punto qualcuno guarda l’orologio e corre verso l’ultimo treno. Voi da dove comincereste?

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Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).