Una donna visita il bacino di purificazione di un santuario shintoista presso la pagoda Chureito in Giappone.©Thiti Sukapan - Shutterstock

Acqua in Giappone

Bere in Giappone è una delle cose più semplici che ci siano. L’acqua del rubinetto si beve senza pensarci, al ristorante ve la portano gratis e piena di ghiaccio, e nei distributori trovate bottiglie a ogni angolo.
Eppure chi arriva qui per la prima volta se lo chiede sempre, con un filo di dubbio: mi posso fidare del rubinetto? La risposta breve è sì, ma intorno a questa domanda ci sono un sacco di piccole cose pratiche che vale la pena sapere, tra borracce, distributori, terme in cui si beve e fontane dei templi da cui invece non si beve. Ve le racconto tutte.

Si può bere

L’acqua del rubinetto in Giappone è potabile praticamente ovunque, in città come nei paesi. Il Paese segue standard sanitari severi, e che siate a Tokyo, a Kyoto o in una città più piccola, potete berla senza problemi. Non serve bollirla, non serve filtrarla, non serve farsi troppe domande.

Dietro a questa tranquillità c’è un sistema di controlli molto rigido. L’acqua passa da varie fasi di filtrazione e trattamento: parte dalla fonte, fiumi, laghi o falde, e poi subisce processi fisici e chimici per togliere impurità e agenti patogeni. Gran parte dell’acqua di Tokyo arriva da dighe, bacini e fiumi, e la diga di Ogouchi da sola fornisce circa il 20% dell’acqua potabile della città. A me piace il fatto che sia una cosa data per scontata da tutti: qui è normalissimo bere l’acqua del rubinetto, usarla per cucinare e servirla al ristorante.

Acqua gratis al ristorante

Vi sedete in un locale e, prima ancora di ordinare, arriva un bicchiere di acqua ghiacciata. Si chiama o-hiya ed è una piccola abitudine giapponese a cui ci si affeziona in fretta. Nei ristoranti vi servono un bicchiere di acqua fredda gratis appena vi sedete, e viene direttamente dal rubinetto.

Vale la pena sapere qualche dettaglio per muovervi bene:

  • L’acqua è sempre gratuita e ve la riempiono di nuovo se la finite, basta chiederlo o alzare il bicchiere verso il personale.
  • In molti locali c’è una caraffa o un distributore self-service vicino all’ingresso o al bancone, dove potete servirvi da soli quanto volete.
  • D’estate arriva ghiacciata, d’inverno in diversi posti vi portano invece tè caldo o acqua calda al posto di quella fredda.

Se volete acqua liscia in bottiglia o acqua gassata dovete ordinarla a parte e la pagate, ma onestamente nella stragrande maggioranza dei casi il bicchiere gratis basta e avanza. Vi consiglio di prendere l’abitudine locale e berlo, invece di comprare bottiglie che poi vi restano mezze piene nello zaino.

Bottiglie e distributori

I distributori automatici sono ovunque, ed è impossibile restare senza acqua in Giappone. Ne trovate uno praticamente a ogni angolo, davanti ai negozi, nelle stazioni, dentro i templi, in mezzo alla campagna. Una bottiglia d’acqua liscia da mezzo litro costa poco, siamo intorno ai 100–160 yen, con l’acqua che spesso è la scelta più economica tra tutte le lattine colorate.

Il posto migliore dove fare scorta però è il konbini, cioè i minimarket aperti a tutte le ore come 7-Eleven, Lawson e FamilyMart. Lì l’acqua costa un pelo meno che al distributore, e trovate anche i formati grandi da un litro e mezzo o due litri, comodi se state in hotel o in appartamento e volete tenerne una in frigo. I supermercati sono ancora più convenienti se comprate a peso, ma per un turista in giro la differenza è di pochi spiccioli.

Una cosa che noto sempre: qui è raro vedere qualcuno pagare l’acqua a caro prezzo come capita in certi Paesi. È una delle spese più basse del viaggio, e con una borraccia in tasca la abbatti quasi del tutto. I prezzi possono cambiare, quindi conviene dare un’occhiata prima di partire, ma in ogni caso l’acqua resta una delle cose meno care che comprerete in Giappone.

Riempire la borraccia

Se c’è un consiglio pratico che do sempre è di portarsi una borraccia da casa. Con il rubinetto potabile e le fontanelle in giro, riempirla è facile e vi fa risparmiare soldi e plastica. Trovate parecchie fontanelle pubbliche nei parchi, nelle stazioni e nei bagni pubblici, dove potete riempire gratis una bottiglia riutilizzabile.

Oltre alle fontane classiche, c’è un aiuto in più. Esiste un’app, mymizu, nata proprio per questo. È la prima app giapponese di ricarica dell’acqua e vi mostra le fontanelle vicine, i negozi eco-friendly e altri posti dove riempire gratis la borraccia. I punti di ricarica comprendono sia fontanelle pubbliche sia bar, negozi e hotel partner dove riempire gratis, molti dei quali espongono un adesivo mymizu.

In pratica come vi muovete:

  • Riempite la borraccia in hotel al mattino, dal rubinetto della camera se non ci sono cartelli che dicono il contrario.
  • Durante il giorno cercate le fontanelle nei parchi e nelle grandi stazioni, di solito vicino ai bagni o alle uscite.
  • Se volete acqua fredda anche d’estate, un distributore vi risolve la giornata per pochi yen senza doverne comprare cinque bottiglie.

Che sapore ha

Qui arriva la parte che spiazza chi è abituato all’acqua ricca di minerali. L’acqua giapponese, sia quella del rubinetto sia quella di sorgente, è in gran parte dolce, diversa da quella di molti Paesi europei. L’acqua dolce ha un gusto più leggero e si beve facilmente, ma per chi è abituato a quella dura può sembrare quasi insapore.

Non è un difetto, è proprio un’altra acqua. Questa leggerezza la rende ottima per cucinare piatti giapponesi come il dashi o per preparare il tè verde. Si dice infatti che soba e tofu siano così buoni anche grazie al sapore delicato dell’acqua usata. Io onestamente all’inizio la trovavo un po’ anonima al palato, poi ci si abitua e diventa la normalità.

C’è una cosa che potreste notare, soprattutto nelle grandi città: un leggero odore di cloro. Ogni tanto potete sentire un lieve sapore di cloro, ed è semplicemente la prova che l’acqua è stata disinfettata come si deve. Se vi dà fastidio, basta tenere una caraffa in frigo qualche ora e il sentore sparisce quasi del tutto.

Frizzante e minerale

Chi cerca l’acqua gassata la trova senza problemi, ma bisogna sapere cosa chiedere. Sulla confezione c’è scritto 炭酸 in kanji oppure “sparkling water” in inglese, e tra i marchi di frizzante uno dei più diffusi è Wilkinson. La gasata da bere così com’è è meno comune che in Italia, quindi controllate sempre l’etichetta per non ritrovarvi una liscia quando volevate le bollicine.

Per l’acqua in bottiglia liscia trovate tantissime marche locali. Molte sono imbottigliate da posti come il Monte Fuji o il Monte Rokko, dove sgorga acqua pulita, e per questo negli scaffali ci sono parecchie varianti. C’è una curiosità simpatica: nel Giappone occidentale la linea Asahi Oishii Mizu vende l’acqua del Rokko, mentre in quello orientale la stessa bottiglia contiene acqua del Monte Fuji, con confezioni quasi identiche.

Se invece siete abituati all’acqua ricca di calcio e volete quel gusto più deciso, un piccolo trucco: l’acqua dura in Giappone è difficile da trovare, ma se la volete la via più semplice è comprare minerali importate: l’Evian al konbini si trova abbastanza facilmente, la Contrex più che altro nei supermercati grandi e nei drugstore. Costano più delle marche giapponesi, ma per chi non si abitua al sapore leggero possono valere la spesa.

L’acqua ai templi

Quando entrate in un tempio o in un santuario trovate una vasca con dei mestoli lunghi di bambù, e l’acqua che scorre. È bellissima e sembra un invito a bere, ma non è quello il suo scopo. All’ingresso di molti templi c’è una vasca chiamata temizuya, usata per il rito di purificazione: l’acqua serve per lavarsi le mani e sciacquarsi la bocca, non per bere.

Il gesto ha un suo piccolo galateo che vi consiglio di rispettare, perché è parte dell’esperienza e i giapponesi ci tengono. In sintesi:

  • Prendete il mestolo con la mano destra e versate acqua sulla mano sinistra, poi cambiate e lavate la destra.
  • Raccogliete un po’ d’acqua nella mano sinistra per sciacquarvi la bocca, senza mai portare il mestolo direttamente alle labbra.
  • Non risputate l’acqua nella vasca ma di lato, e alla fine inclinate il mestolo per far scorrere l’acqua rimasta lungo il manico, così resta pulito per chi viene dopo.

È un rito veloce, dura mezzo minuto, ma cambia il modo in cui entrate in un luogo sacro. Fatelo con calma e senza fretta.

Bere alle terme

Questa è una chicca che pochi si aspettano: in certe zone termali si beve l’acqua delle terme. Si chiama insen, cioè bere l’acqua calda della sorgente, ed è una tradizione legata a presunti effetti benefici. Curiosamente, i componenti dell’acqua ne cambiano il gusto: le terme semplici, con pochi minerali, sanno di acqua normale, quelle al cloruro tendono a essere salate e quelle acide sanno quasi di limone.

Non fatelo di testa vostra a ogni vasca, però. Si beve solo dove ci sono le apposite fontanelle attrezzate per questo, spesso con un cartello e un mestolo dedicato, e mai l’acqua in cui la gente si immerge. L’Oita è una delle regioni più famose per questa cosa, con decine di posti dove provare l’insen, ed è considerata la capitale delle terme del Giappone. Il sapore a volte è forte e un po’ strano, quindi non aspettatevi un bicchiere piacevole: è più un piccolo assaggio culturale che una bevuta vera.

Quando non berla

Nonostante tutto sia sicuro, ci sono pochi casi in cui l’acqua non va bevuta, e per fortuna sono sempre segnalati bene. Il primo riguarda certi bagni, soprattutto negli hotel o in strutture vecchie. In alcuni hotel l’acqua del lavandino del bagno è etichettata come non potabile, spesso perché viene riciclata per lo sciacquone o tenuta in un serbatoio secondario, quindi controllate sempre i cartelli vicino al rubinetto.

Il modo per non sbagliare è imparare a riconoscere i segnali. Nei rari casi in cui l’acqua non è potabile ci sono cartelli chiari, e potreste vedere la scritta この水は飲めません, cioè “quest’acqua non si può bere”. A volte c’è un pittogramma con un bicchiere barrato: se lo vedete, lasciate perdere quel rubinetto e cercatene un altro.

L’ultimo caso è la montagna. Se fate trekking in montagna o siete in posti isolati, evitate di bere direttamente da fiumi o sorgenti naturali senza prima filtrare o purificare l’acqua. Le sorgenti famose e attrezzate sono un’altra storia, ma un ruscello a caso lungo il sentiero no, quello non toccatelo.

Quanto si spende

Parliamo di soldi, perché è la parte che rende tutto ancora più comodo. L’acqua in Giappone è una delle voci più basse del budget di viaggio, e con un minimo di organizzazione la spesa scende quasi a zero. Il rubinetto è gratis, l’o-hiya al ristorante è gratis, le fontanelle nei parchi sono gratis.

Se proprio comprate bottiglie, restate su cifre piccole: una mezzo litro sui 100–160 yen, i formati grandi da uno o due litri poco di più al supermercato. L’acqua importata dura tipo Evian costa sensibilmente di più, ma è una scelta di gusto, non di necessità. Vi do il conto pratico di come lo imposto io:

  • Una borraccia riempita in hotel e alle fontanelle copre gran parte della giornata a costo zero.
  • Un paio di bottiglie comprate al konbini nelle giornate calde, quando serve acqua ben fredda in fretta.
  • L’acqua frizzante o quella dura solo ogni tanto, come piccolo sfizio, perché lì il prezzo sale.

Tenete presente che i prezzi cambiano nel tempo, quindi conviene controllare quelli aggiornati quando siete lì, ma l’ordine di grandezza resta questo: pochi spiccioli.

Il mio consiglio

Se dovessi dire una cosa sola a chi parte, sarebbe questa: fidatevi del rubinetto e portatevi una borraccia. Vi togliete il pensiero, risparmiate e smettete di accumulare bottiglie di plastica nello zaino. L’acqua qui è leggera, pulita e a portata di mano ovunque, e dopo due giorni non ci farete più caso.

Poi certo, un assaggio di insen alle terme se capitate in una zona giusta, o una bottiglia d’acqua del Fuji da provare per curiosità, ci stanno tutti. Ma il grosso della vostra idratazione in Giappone sarà semplice e gratis.

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Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).