Il tempio Tenryu-ji.

Tenryu-ji

Nella periferia a ovest di Kyoto, esiste un luogo di rara bellezza in cui le montagne dominano lo spettacolare paesaggio e il fiume scende fino a valle attraversato da un pittoresco ponte. Sembra un paesaggio uscito da un libro delle favole, ma c’è molto di più: in questo luogo la cultura zen ha radici molto profonde e antiche.

Questo connubio tra natura e cultura zen regala alla zona di Arashiyama un fascino particolare e unico e proprio qui, ai piedi delle montagne sorge il tempio di Tenryu-ji. Conosciuto anche con il nome di Tenryu Shiseizen-ji, questo tempio rappresenta il cuore della scuola Rinzai Zen e per la sua storia fortemente intrecciata alle vicissitudini della famiglia imperiale e della dinastia degli shogun Ashikaga, ricopre un ruolo di tutto rispetto nella cultura del paese. Dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, il tempio registra ogni anno un forte afflusso di turisti e pellegrini che qui trovano il luogo ideale per allietare gli occhi e l’anima.

Si trova nella zona di Arashiyama, non lontano dalla foresta di bambù.

Galleria Foto


Informazioni e mappa

Nome: Tenryu-ji
Orario: Dalle 9 alle 17:30 (fino alle 17 in inverno)
Costo a persona: 500yen.
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Nelle vicinanze:

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Dalle ceneri di un’amicizia

Nel punto in cui oggi sorge Tenryu-ji in origine si trovava un altro tempio, Danrin-ji, costruito nel IX secolo per volere dell’imperatrice Tachibana no Kachiko. Nei successivi 400 anni il tempio cadde in rovina e venne utilizzato come dimora da alcuni imperatori, tra cui l’imperatore Go-Saga che nel XIII secolo decise di ristrutturare questo edificio e trasformarlo in una villa imperiale; la residenza prese il nome di Kameyama, che tradotto significa “montagna tartaruga”, nome che si ispira alla forma del monte Ogura, situato nei pressi del tempio, che sembra, appunto, il guscio di una tartaruga. Fu sotto la guida dello shogun Ashikaga Takauji che questa residenza venne trasformata in un tempio durante il periodo Muromachi in onore dell’imperatore Go-Daigo; la forte amicizia che univa i due si ruppe a causa di divergenze politiche, ma alla morte dell’ex amico Ashikaga diede ordine al monaco Muso Soseki di costruire un tempio in memoria dell’imperatore defunto e da qui nacque Tenryu-ji.

By: Andrea Schaffer

Il nome deriva da un sogno che fece il fratello di Ashikaga nel quale vide un drago dorato uscire dalle acque del fiume Oi, situato vicino al tempio, e spiccare il volo verso il cielo; il termine Tenryu significa appunto “drago del cielo”. Nel corso degli anni il tempio si ampliò e visse un periodo molto prospero, ricoprendo un ruolo estremamente importante sia a livello politico che religioso. Arrivò ad estendersi su un’area di 330.000 mq includendo anche il Parco Kameyama situato sulla collina; secondo gli storici nel periodo di massimo splendore del tempio si contavano circa 150 edifici, molti dei quali però andarono distrutti nel corso degli anni a causa dei numerosi incendi e dalle guerre. Molti degli edifici che è possibile ammirare oggi sono quindi delle ricostruzioni realizzate verso la fine del periodo Meji e anche l’antico giardino conserva solo alcune tracce dell’originale.

Tra gli edifici del tempio

Il tempio occupa un’area molto vasta e sono tanti gli edifici che vale la pena visitare. Potete accedere al tempio attraverso una delle due porte principali: Chokushi e la Porta Centrale. La porta centrale richiama lo stile tipico del periodo Momoyama e rappresenta l’edificio più antico del tempio. Uno dei primi edifici in cui vi imbatterete è la Sala Dharma o Hatto, una struttura molto importante in passato poiché qui si insegnava la dottrina buddista ai giovani monaci e ancora oggi viene ricordata la precedente funzione della sala: appena giunti davanti alla sala noterete una grande placca proprio sopra l’ingresso in cui si legge “Senbutsujo”, ovvero Sala di Meditazione Zen. Sui soffitti potete ammirare l’opera dell’artista Kayama Matazo, un bellissimo dipinto in cui è raffigurato un drago nuvola. Sull’altare vedrete la statua di Shakyamuni Buddha collocata accanto alle statue dei suoi due discepoli bodhisattva, Manjusri e Samantabhadra; la zona retrostante l’altare rende invece omaggio ai fondatori del tempio e agli imperatori che lo hanno guidato nel corso degli anni: ci sono le statue del monaco Muso Soseki e dello shogun Ashikaga Takauji e alcune targhe che ricordano l’imperatore Kogon e coloro che lo hanno succeduto.

Proseguendo nel tour, potete visitare le stanze in cui risiedevano i monaci e in cui si svolgevano le attività quotidiane, gli uffici e le cucine; queste stanze sono racchiuse nell’edificio chiamato Kuri, considerato tradizionalmente una delle “sette sale” che compongono il complesso monastico ideale zen. Kuri è l’edificio principale e simbolo del tempio ed è il soggetto preferito dai turisti armati di macchina fotografica. Dall’esterno colpisce i visitatori con il suo caratteristico tetto spiovente e ricurvo che contrasta con la facciata completamente bianca; nella sala d’ingresso sono custoditi tesori molto preziosi, tra cui uno splendido dipinto di Bodhidharma, il monaco Indiano che secondo la tradizione zen diffuse gli insegnamenti di questa scuola in Cina circa 1500 anni fa; il dipinto venne realizzato dal monaco Hirata Seiko e lo stile utilizzato è così particolare e unico che viene considerato un po’ il tratto distintivo del tempio.

Collegato al Kuri c’è l’Hojo, il quale è costituito da due edifici, uno più grande chiamato Daihojo nel quale si svolgono le cerimonie e gli eventi più importanti, e un edificio di dimensioni più ridotte chiamato Kohojo, composto da varie stanze usate per gli incontri e per accogliere i visitatori. Sopra l’ingresso del Daihojo potete notare una placca con scritto “Hojo” opera del monaco Seki Bokuo. Il Daihojo rappresenta l’edificio più grande del tempio ed è circondato da un’ampia veranda nella quale potete passeggiare ammirando il paesaggio intorno a voi; all’interno presenta il tradizionale stile architettonico degli Hojo, caratterizzato dalla suddivisione in 6 sezioni, tre frontali e tre sul retro. Le sezioni sono separate dalle classiche porte scorrevoli che, se lasciate aperte, trasformano le varie stanze in un’unica grande stanza. Vi consiglio di fermarvi ad osservare i bellissimi dipinti che decorano le porte scorrevoli, frutto dell’estro del celebre artista Wasaka Butsugai; in queste opere d’arte viene raffigurato un enorme drago nuvola con il muso rivolto verso il lago Sogen. Nella sezione frontale più centrale potete ammirare un tesoro culturale molto importante a livello nazionale: la statua raffigurante Shakyamuni Buddha; si tratta della statua del Buddha più antica tra quelle custodite nei templi giapponesi ed è rimasta intatta nonostante gli incendi e le guerre. Questa scultura risale al periodo Heian precedendo persino la nascita del tempio di Tenryu-ji.

Proseguite poi la visita verso il complesso di edifici Yu’un-an, l’ex monastero in cui i giovani monaci erano soliti allenarsi ed apprendere le fondamenta della religione buddista; oggi in questi edifici vengono organizzati incontri formativi, workshops, letture. Se volete vivere un’esperienza unica vi consiglio di prendere parte al tradizionale zazenkai, che si tiene ogni seconda domenica del mese; si tratta di una sorta di meditazione di gruppo seguita da una lettura zen. Oggi i giovani monaci vengono addestrati nel nuovo monastero, chiamato Sodo, in cui si preparano alla vita  religiosa lavorando e meditando.

Se volete fermarvi per una sosta, dirigetevi verso le due case da tè del tempio, Shoun-kaku e Kan’u-tei. Shoun-kaku è una copia della famosa casa da tè Zangetsu-tei costruita a Kyoto dal celebre maestro e fondatore della cerimonia del tè Sen no Rikyu; al suo interno potete sedervi sui tipici tappetini e prendere parte in prima persona ad una delle tradizioni più radicate nella cultura giapponese e buddista, la cerimonia del tè. Le due case da tè risalgono allo stesso periodo e furono costruite nel1934 per celebrare la ricostruzione della Sala dei Tesori, la Tahoden. Per raggiungere quest’ultima dovete attraversare un lungo corridoio che termina nell’angolo a nord-ovest del Kohojo. Arrivati alla Tahoden rimarrete sorpresi dall’eleganza di questa sala, il cui tetto ricorda le residenze medievali dei nobili; per accedere all’edificio dovrete salire alcuni scalini ritrovandovi poi nell’ampia veranda della Tahoden. La sala è composta da due stanze principali collegate attraverso una piccola stanza centrale; appena varcata la soglia vi ritroverete nella stanza principale frontale in cui i fedeli e i monaci si recano per la preghiera e la meditazione. L’altra stanza è situata invece sul retro e al suo interno si trova un santuario e la statua dell’imperatore Go-Daigo, collocata tra alcune targhe commemorative; la Tahoden sorge infatti nel punto in cui il giovane Go-Daigo studiò prima di diventare imperatore e in suo onore l’edificio venne progettato per assomigliare nello stile alla Sala delle Cerimonie (Shishinden) che faceva parte del palazzo dell’imperatore.

Se siete appassionati di libri e le biblioteche sono il vostro habitat naturale, recatevi al Seiko-Kan, sede dell’Istituto di Filosofia e Religione di Tenryu-ji. Qui potete curiosare tra tantissimi libri e riviste che trattano di filosofia e religione e, se volete, potete dare una piccola offerta per sostenere l’attività di questo centro.

Non solo edifici

Come la maggior parte dei templi, anche Tenryu-ji vanta incredibili bellezze naturali. Lo splendido giardino Sogenchi Teien conserva inalterata la sua bellezza e il suo aspetto originario nonostante siano trascorsi ben 700 anni dalla sua nascita. Realizzato dal maestro zen Muso Soseki, fu il primo giardino giapponese a cui il governo ha attribuito il titolo di Sito di Importanza Storica e Scenica. Il nome del giardino deriva da una vicenda che vede protagonista proprio il monaco Soseki: sul fondo dell’acqua Soseki trovò una roccia su cui era incisa la scritta “Sogen Itteki”; da qui deriva il nome del giardino e questa espressione divenne molto significativa per la cultura zen. Al centro del giardino domina un pittoresco lago circondato tutt’intorno da un piccolo sentiero in cui i turisti possono passeggiare e fermarsi a contemplare il paesaggio da diverse angolazioni. In lontananza le montagne circostanti arricchiscono il paesaggio del giardino contribuendo a dipingere un panorama mozzafiato.

Se osservate il lago dalla veranda dell’Hojo potrete scorgere numerose formazioni rocciose che rappresentano le famose cascate cinesi del fiume Giallo chiamate la “Porta del Drago”; secondo una leggenda, ogni carpa che riesce a risalire la corrente e arrivare in cima alla cascata si trasforma in un drago e nella cultura zen la trasformazione simboleggia l’illuminazione. Questa rappresentazione è molto comune nei giardini zen, ma la particolarità del giardino Sogenchi è che la carpa è posizionata su un lato della cascata durante il processo di trasformazione in drago, mentre nei classici giardini zen la carpa è collocata ai piedi della cascata.
A sud del lago potete fare una sosta gustando le specialità tradizionali nel ristorante vegetariano del tempio, collocato all’interno dell’edificio Ryumontei.

Accanto alla sala Tahoden si trova anche un altro giardino, chiamato Hyakka’en; qui potete immergervi nei profumi e nei colori degli alberi in fiore e ammirare la grande varietà di piante e arbusti che compongono quest’area verde. Se avete tempo vi consiglio di percorrere il sentiero che da questo giardino sale verso la collina e conduce alla famosissima foresta di bambù Sagano.

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Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 15 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
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