Tempio d’oro a Kyoto

Il Kinkakuji è un tempio buddista situato nella città di Kyoto, in Giappone, uno degli edifici più popolari e visitati di tutto il paese, meta ogni anno di un gran numero di visitatori. Tra le sue particolarità, il bellissimo giardino, progettato secondo i canoni del periodo Muromachi, considerato un età classica in fatto di progettazione degli spazi verdi e caratterizzato da un’attenzione speciale al rapporto tra edifici e spazio circostante, in un’armonia compositiva che è da sempre oggetto di ammirazione.

Il nome del tempio deriva dalla foglia d’oro con cui è ricoperto il padiglione: l’oro ha infatti un forte valore simbolico di purificazione da ogni tipo di inquinamento o pensiero negativo ed è inoltre funzionale a creare un particolare riflesso sullo stagno, grazie alla luce del sole. Escludendo i sotterranei, l’intero padiglione è ricoperto di foglie d’oro puro, motivo per il quale l’edificio viene spesso paragonato ad un altro tempio situato a Kyoto, ossia il Ginkaku-ji, il Tempio del padiglione d’argento. La pagoda, che si articola su tre piani, contiene inoltre le reliquie del Buddha.

Il tempio di Kinkakuji è stato inserito tra i beni culturali sotto tutela nazionale e, insieme agli altri monumenti di Kyoto, rientra nel patrimonio Unesco.

Come arrivare

Potete arrivare al tempio d’oro dalla Kyoto Station utilizzando gli autobus 101 o 205 per circa 40 minuti che vi porteranno direttamente alla struttura. In alternativa la metropolitana, linea Karasuma, che in quindici minuti vi porterà fino alla stazione di Kitaoji, e poi potete prendere un taxi (o un autobus) fino al tempio d’oro.

Mappa:

Nome: Kinkakuji
Sito Internet: http://www.shokoku-ji.jp/k_about.html
Costo a persona: 400yen


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Cenni storici

Il sito di Kinkakuji era in origine una villa chiamata Kitayama-dai, di proprietà del potente statista Saionji Kintsune. Nel 1397 la villa fu acquistata dallo shogun Ashikaga Yoshimitsu , che la trasformò nell’attuale complesso. Alla morte di quest’’ultimo, il figlio lo rese a tutti gli effetti un tempio zen.
L’impressionante struttura che si affaccia sul laghetto è stata l’unica a resistere all’incendio avvenuto durante la Guerra Onin, una guerra civile che aveva comportato la distruzione di gran parte di Kyoto.
Nel corso dei secoli il tempio subì vari danneggiamenti, ma un evento in particolare ha segnato la sua storia: il 2 luglio 1950, il padiglione è stato bruciato da un monaco novizio, tale Hayashi Yoken, che in seguito ha tentato il suicidio sulla collina dietro l’edificio ed essendo sopravvissuto è stato condannato a sette anni di carcere, salvo poi essere rilasciato dopo una diagnosi di complesso di persecuzione e di schizofrenia. Una curiosità: a questo fatto di cronaca si è ispirato Yukio Mishima per scrivere il suo romanzo “Il Padiglione d’oro”, del 1956. Al fine di reperire il maggior numero di informazioni possibili per procedere con la stesura del romanzo, l’autore andò a far visita al monaco responsabile dell’incendio, direttamente in carcere.
L’attuale struttura risale alla ricostruzione avvenuta nel 1955, seguendo le linee della struttura originale: come molti altri monumenti giapponesi, andati distrutti durante la Seconda Guerra Mondiale in seguito ai bombardamenti delle truppe americane, anche nel caso di Kinkakuji ci troviamo di fronte ad una ricostruzione, non di un edificio originale, benché gli interventi messi in atto per riportarlo in vita siano stati effettuati seguendo l’antica struttura.
Nel 1984 è stato applicato un nuovo rivestimento con foglia d’oro, per compensare il cedimento dello strato precedente. Ulteriori restauri hanno coinvolto l’interno del palazzo, soprattutto alcuni dipinti e statue. Il tetto è stato restaurato nel 2003.

Caratteristiche architettoniche

Inserito tra le mete turistiche più suggestive del Giappone, il tempio di Kinkakuji è stato a ragione riconosciuto come Patrimonio dell’UNESCO di Kyoto, che a sua volta è considerata la capitale della cultura giapponese. Oltre a svolgere la funzione di reliquiario per le ceneri del Budda, la sua caratteristica principale risiede nel fatto che ben due dei suoi tre piani sono completamente ricoperti di foglia d’oro.
Kinkakuji è stato costruito sulla scia della cultura Kitayama, che si era sviluppata nell’ambito dei circoli della ricca aristocrazia di Kyoto durante il periodo di Yushimitsu. Ognuno dei piani rappresenta un diverso stile architettonico: l’intera struttura integra infatti con successo ben tre diversi stili architettonici, ossia shinden, samurai e zen.
Il primo piano, chiamato anche “La Camera di Dharma Waters” è in stile shinden, che ricorda lo stile residenziale del XI secolo ed è stato progettato come una sorta di open space con verande, intonaco bianco e materiali naturali, un modo per porre enfasi sul paesaggio circostante e in netto contrasto con le decorazioni in oro dei piani superiori. Statue raffiguranti Budda Shaka e Yoshimitsu si trovano all’interno di questo piano, ma sono visibili esclusivamente dalla finestra frontale, che viene solitamente lasciata aperta per permetterne la visione, alla luce del fatto che l’interno del Padiglione d’Oro non è visitabile.
La maggior parte delle pareti presentano persiane che possono essere regolate in base alla luce che si desidera entri nel padiglione.

Il secondo piano, chiamato anche “La Torre delle onde del suono”, è stato realizzato nello stile degli aristocratici guerrieri samurai: le porte in legno scorrevoli suggeriscono un senso di precarietà. Sempre al secondo piano si trova anche una Sala del Buddha e di un santuario dedicato alla dea della misericordia, Kannon (l’essere femminile associato con la compassione nella religione buddista). Infine, il terzo piano è in stile zen ed è dorato sia all’interno che all’esterno: in questo spazio assai ristretto avevano luogo gli eventi più privati, come ad esempio la cerimonia del tè .

L’edificio è sormontato da una fenice in bronzo (l’uccello mitologico che risorge dalle proprie ceneri) e il tetto ha una forma piramidale. Dall’esterno è ben visibile la notevole quantità di oro placcato aggiunto ai piani superiori del padiglione. Tutti gli elementi naturali e religiosi si fondono insieme per creare una particolare connessione tra interni ed esterni.

Il giardino

Il tempio è circondato da un bellissimo giardino giapponese e da un laghetto che riflette l’edificio (chiamato Kyoko-chi, ossia il Lago a Specchio) e al cui interno sorgono 10 piccole isolette. Piante e rocce sono disposte in modo tale rappresentare luoghi famosi della letteratura cinese e giapponese. Un piccolo pontile per la pesca è collegato al retro del palazzo e permette l’ormeggio di una barca. L’architettura del tempio è stata pensata per riflettere il cosiddetto Paradiso Occidentale del Buddha Amida, riproducendo un’armonia tra cielo e terra. Il più grande degli isolotti all’interno del lago rappresenta le isole giapponesi, mentre le quattro pietre che formano una linea retta nello stagno vicino al padiglione intendono rappresentare le barche a vela dirette verso l’Isola della Vita Eterna, così come narrato nella mitologia cinese.

Ashikaga Yoshimitsu: l’unificatore del Giappone

Ashikaga Yoshimitsu è stato il terzo shogun dello shogunato Ashikaga, che regnò dal 1368 al 1394, in pieno periodo Muromachi. Dopo la morte del padre, Yoshimitsu divenne shogun a soli 11 anni.

Yoshimitsu è famoso soprattutto per aver unificato il paese, che fino a quel momento era stato diviso tra Corti del Nord e del Sud. Grazie al suo intervento riuscì ad instaurare la forte autorità dello shogunato di Muromachi su tutto il Giappone e in particolare verso i vari daimyo locali, che rappresentavano un elemento destabilizzatore per il potere centrale. Yoshimitsu fece costruire la sua residenza a Kyoto nel 1378. Nel 1394 Yoshimitsu abdicò in favore del figlio Yoshimochi, pur continuando ad esercitare la sua autorità fino alla sua morte. Nel 1404 Zheng He l’ambasciatore della dinastia Ming della Cina, arrivò in Giappone con un sigillo destinato al “Re del Giappone” e fu ricevuto direttamente da Yoshimitsu, che a sua volte rispose per lettera firmandosi come “Il Re del Giappone e vostro vassallo Yoshimitsu” nell’ottica di consolidare i rapporti diplomatici e commerciali tra i due paesi. Alla morte di Yoshimitsu avvenuta nel 1408, la sua villa divenne il “Tempio del padiglione dorato” (Kinkakuji).

L’importanza della figura di Yoshimitsu va al di là del suo ruolo politico. Fondamentale fu infatti il suo contributo alla genesi del teatro Noh, in qualità di patrono di Zeami Motokiyo, l’attore considerato fondatore del Noh. Il suo stretto rapporto con Zeami non era però basato esclusivamente sul suo apprezzamento per la sensibilità estetica dell’attore: si dice che fra i due vi fosse anche un legame di tipo sentimentale.

Altre foto

Fushimi Inari a  Kyoto

Il Kinkakuji. Foto: ©

Twickey/Dreamstime

Kinkakuji in inverno

Il Kinkakuji in inverno. Foto: Takeshi Kuboki

Kinkakuji in HDR

Il Kinkakuji in una foto HDR. Foto: Augustin Rafael Reyes

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