Svastica in Giappone

La proposta di sostituire il simbolo della svastica, utilizzato per segnalare i templi sulle cartine turistiche, con quello di una pagoda ha creato non poche polemiche in Giappone.  Nella terra del Sol Levante, la svastica, chiamata manji, è un simbolo religioso, usato da tantissimi secoli nel Buddhismo e nell’arte giapponese. Ma da molti stranieri viene associato esclusivamente ed erroneamente al Nazismo e per questo in vista delle Olimpiadi di Tokyo 2020 si è deciso di eliminarlo dalle mappe turistiche.

La svastica: significato in varie culture

La parola svastica deriva dal termine sanscrito, che significa genericamente “fortuna, di buon auspicio”  ed ha quindi un significato positivo, che reca un augurio di felicità e benessere.
La notorietà della svastica è legata soprattutto all’ascesa del Nazismo, ma in realtà questo simbolo è stato utilizzato in diverse varianti grafiche da tante popolazioni, come i nativi americani e i cinesi che lo associano al sole.

Essa rappresenta un simbolo sacro per alcune religioni originarie dell’India, come l’Induismo, il  Buddhismo e il Giainismo; nel Buddhismo il simbolo viene solitamente rappresentato con i bracci della croce piegati verso sinistra, anziché verso destra come la svastica nazista, ma non è raro trovare anche quest’ultima forma, considerata l’immagine-specchio del manji.
Il termine manji con cui viene indicata la svastica in Giappone deriva dal cinese: man significa “10.000” un numero così alto che equivale all’infinito, mentre ji significa semplicemente carattere. Nel Buddhismo la svastica simboleggia quindi l’eternità.
L’importanza di questo segno grafico fa sì che sia spesso presente all’inizio e alla fine delle scritture buddhiste, nelle statue di Buddha, solitamente all’altezza del petto, e nei templi.

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