Smog in Cina

In una relazione stilata della Banca Mondiale a proposito delle città più inquinate del mondo, la Cina ha piazzato ben 16 città fra i primi 20 posti.
In città come Pechino, Tianjin e Shanghai l’inquinamento raggiunge livelli talmente alti che gli aeroporti sono talvolta costretti a chiudere per mancanza di visibilità. L’ Organizzazione Mondiale della Sanità ha stimato che molte città cinesi settentrionali (tra cui Pechino) superano di quasi 20 volte i livelli di sicurezza delle particelle inquinanti presenti nell’aria. Sempre l’OMS stima che circa 700.000 persone muoiono prematuramente ogni anno a causa della scarsa qualità dell’aria.

L’inquinamento dell’aria uccide a causa della presenza di piccole particelle rilasciate dalla combustione di combustibili fossili e altre attività industriali. Le particelle sono generalmente di due dimensioni: quelle più piccoli di 10 micron di diametro e quelle più piccole di 2,5 micron, queste ultime particolarmente dannose per il sistema respiratorio e potenzialmente letali.
Un caso limite: a Pechino, alcune scuole hanno fatto costruire delle sorte di bolle all’interno delle quali circola esclusivamente aria purificata, così da consentire ai bambini di praticare sport all’aperto e uscire dalle classi. Ma il resto di Pechino, insieme a molte altre città devono vedersela con un’aria sempre più irrespirabile.

La popolazione cinese è consapevole della situazione, grazie anche alla continua informazione da parte dei media, segnale che la politica del governo cinese è attiva in tema di problematiche ambientali.
Le riforme economiche degli ultimi tre decenni hanno portato enormi progressi in termini di qualità della vita e consumi e l’enorme popolazione cinese di 1,3 miliardi mette in moto una catena economica ed energetica dalle cifre spaventose. Tra il 1952 e oggi, la popolazione è più che raddoppiata e questo nonostante la celebre politica “del figlio unico”, in base alla quale le famiglie sono caldamente invitate a mettere al mondo non più di un figlio.

L’impegno verso un futuro più green

La Cina ha compiuto passi significativi negli ultimi dieci anni per ridurre l’inquinamento atmosferico e ridurre le emissioni nocive. Forse il passo più importante è stato riconoscimento ufficiale del problema all’interno della Cina stessa. Ed è così che il paese si ritrova ad occupare una posizione di leadership anche in termini di lotta globale contro il cambiamento climatico. In un clima politico che spinge costantemente verso la crescita economica, la Cina sembra voler spingere contemporaneamente verso enormi investimenti in campo ecologico, prevedendo una spesa di oltre 51 miliardi di dollari per iniziative legate alle energie pulite.
Non va dimenticato che la Cina è tra i leader mondiali di produzione di energia eolica e solare.
Al fine di contribuire a diffondere consapevolezza presso i cittadini cinesi, l’ambasciata americana a Pechino ha un account Twitter che rilascia aggiornamenti regolari in materia di inquinamento in città.

Cina ed inquinamento: i numeri

  • Nel 2009 la Cina ha bruciato quasi la metà del carbone del mondo.
  • Molte città della Cina, concentrate per lo più nella foce dello Yangtze e intorno a Pechino accusano oltre 100 giorni all’anno di nebbia da smog.
  • Nel 2012 si sono registrati 2.589 morti a Pechino, per patologie connesse alla forte esposizione all’inquinamento.
  • Nel 2010 la Cina ha registrato 1,2 milioni di morti per patologie connesse all’esposizione a sostanze inquinanti.

Un esperimento

Dopo Shanghai e Shenzhen, anche Pechino ha di recente adottato il cosiddetto “carbon trading scheme”, che nessun paese vuole adottare in quanto molto limitante per le proprie aziende. Il sistema viene applicato solo in determinati settori e prevede l’acquisto del diritto a inquinare da parte delle industrie che, per la loro attività, sono costrette a emettere ogni anno tonnellate di CO2.
Il sistema prevede una specie di borsa, dove al posto delle azioni vengono scambiati dei permessi per inquinare.
La principale acquirente è la statale Sinopec Corp., che ha già acquistato il 50% dei permessi circolanti facendo lievitare del 2% il prezzo degli altri.
Con questo sistema, l’amministrazione si augura di poter contribuire a mantenere basse le emissioni delle centrali energetiche.