Periodo Kamakura

Il periodo Kamakura è quell’era della storia giapponese segnata dalla sovranità dello shogunato Kamakura che parte dal 1192. Sono molte le vicende storiche che caratterizzano questo periodo, dal punto di vista militare vi è l’ascesa della figura dei samurai e le caste militari, dal punto di vista sociale vi è la diffusione del feudalesimo. In questo periodo al governo imperiale si sostituisce quello dello shogunato.

La classe sociale e civile e le gerarchie militari

Le vicende storiche di questo periodo si fanno risalire alla vittoria di Genpei da parte di Minamoto Yoritomo. La battaglia di Genpei fu proprio uno scontro tra due clan rivali: il Minamoto e il clan Taira. Con l’ascesa del clan Minamoto venne istituito un governo di tipo militare proprio a Kamakura. Il potere passa dalla corte imperiale e le aristocrazie civili delle kuge alle grandi caste militari dette buke, il potere quindi assume caratteri provinciali.
Prima di questo conflitto il clan Taira aveva preso il dominio per circa un ventennio ma con l’ascesa di Minamoto si crea un’altra forma di governo estranea alla capitale ed al potere imperiale.
Per l’aristocrazia della capitale Heian, ovvero i kuge, diveniva davvero difficoltoso approvvigionarsi di prodotti agricoli, di fatti gli amministratori locali nascondevano la vera produzione oppure simulavano un pessimo raccolto.
Al contrario la classe guerriera trasse molti vantaggi dalla guerra dei due clan. Infatti si creò un certo interesse intorno alle dinastie guerriere tanto che in questo periodo si hanno i primi racconti di guerra, i cosiddetti gunki monogatari,

Tutto il potere si concentra a Kamakura

La nascita di una dinastia guerresca segnò la definitiva fine dell’era di Heian, tant’è vero che Yorimoto decise di spostare il potere a Kamakura, molto lontano da Heian e nelle vicinanze dei confini nord-orientali del paese. Heian rimaneva si capitale e sede dell’impero ma non rivestiva più il compito di guida politica del paese. Yoritomo a differenza del suo predecessore della dinastia Taira non si era servito delle istituzioni presenti nella capitale, ma bensì ne aveva fondate di nuove, di tipo militare, proprio lontano da Heian. Questa nuova istituzione veniva chiamata bakufu e controllava militarmente parlando la nazione tant’è vero che era presieduta da un capo militare, chiamato shogun. In realtà questa carica militare non era del tutto nuova, esisteva anche in precedenza e veniva affidata soprattutto ai capi degli eserciti. Questa carica veniva definita seii tai shogun, ma venne abbreviata a Shogun. Questi capi degli eserciti in passato erano impegnati a controllare le rivolte dei barbari soprattutto nelle zone nord-orientali del paese, ciò spiega perchè la classe guerriera si sviluppa proprio in questa zona molto lontani dalla capitale Heian.

L’inizio del periodo Kamakura

L’anno 1192 è decisivo per la nascita del periodo Kamakura poiché l’imperatore Go Toba affida a Yoritomo la carica di shogun ma non più come avveniva in passato solo con la semplice delega militare ma bensì anche con la delega politica. Fino a quel momento questa carica militare non aveva mai avuto anche potere politico, e non era mai stato affidato il potere politico a chi non apparteneva all’aristocrazia di corte. Con la figura di Yoritomo il bakufu di Kamakura divenne sia un’istituzione militare sia un’istituzione politica che si sostituiva al governo dell’impero in quanto questo non era più in grado di mantenere la pace interna e di placare gli scontri.
In realtà quello del bakufu non fu un vero e proprio governo alternativo alla corte ma bensì si stabilì una situazione di dualismo in cui vi erano in Giappone due poteri forti a governare, quello imperiale e quello militare.

La nascita del sistema feudale nel periodo Kamakurarimoto in primis decise di eliminare il fratello Yoshitsune per avere lui il controllo pieno del territorio ed essere l’unica figura di rango militare di spicco. Divenne in breve quindi il più potente capo militare che guidava un gruppo di guerrieri provinciali. Con Yorimoto inizia il tipico sistema feudale basato sulla concessione di terre ai guerrieri. Di fatti Yorimoto aveva assegnato ai suoi guerrieri il titolo di gokenin conferendo pezzi di terra e potere militare in cambio di fedeltà creando i famosi rapporti feudali di fedeltà tra signore e vassallo, gli stessi che c’erano in Europa ai tempi di Carlo Magno.
Questo sistema comportò delle modifiche alla distribuzione delle terre. Di fatti i territori che venivano dati in concessione non erano più sotto il controllo dei governatori provinciali che erano chiamati kokushi ma venivano affidati direttamente ai vassalli militari che venivano nominati dal bakufu.

La legittimazione imperiale del governo di Yorimoto

Yorimoto diventò nel 1185 il capo della polizia militare. Con questo nuovo titolo aveva la facoltà di inviare in tutte le provincie un suo luogotenente con incarichi militari e di sorveglianza. Il luogotenente nominato da Yoritomo poteva sedare i ceppi di ribellioni e fare in modo che si ristabilisse l’equilibrio militare in zone calde. Questi luogotenenti vennero chiamati shugo, erano per lo più governatori militari che affiancavano i governatori provinciali mandati dalla corte imperiale, i kokushi. Anche se le due figure di governatori formalmente dovevano prendere decisioni insieme in realtà è risaputo che la maggior parte del potere l’avevano gli shugo.
Un passo in avanti per la legittimazione del potere di Yorimoto si ebbe nel 1190 quando egli ebbe anche la carica di soshugo e sojito, ovvero sia capo degli shugo che nominava personalmente, sia capo degli jito che erano funzionari i quali venivano inviati fuori dai suoi territori di gestione. I Jito infatti erano funzionari governativi che dovevano riscuotere le tasse nelle tenute degli alti funzionari di corte. Yorimoto nominò e inviò gli jito nei suoi possedimenti terrieri. Questi avevano il compito di dividersi in parti uguali il raccolto, prelevare dagli abitanti una cosiddetta “tassa di necessità” chiamata hyoromai che poteva essere prelevata anche a territori non di diretta appartenenza della shoen, del governo centrale. Gli jito finirono pian piano per sostituire quelli che erano prima gli amministratori locali.

Il dominio incontrollato di Yorimoto

Da semplice capo militare Yorimoto riuscì a far legittimare il suo potere anche grazie alle figure che contribuì a diffondere, ovvero gli shogu e i jito. Con queste due figure riusciva a controllare in maniera capillare tutte le isole nipponiche ed il suo controllo era così particolareggiato da sapere in qualsiasi momento se scoppiava un focolare di rivolta in una data parte del paese o se venivano pagate le tasse dall’altra parte dello stesso, insomma un controllo particolare che si rifletteva in un progetto nazionale.
Come si è già accennato la data del 1192 è importantissima in quanto Yorimoto ottiene il titolo di shogun e viene inviato contro i barbari nel nord-est del paese.
Il suo potere indiscusso però non veniva solo dalle legittimazioni che aveva ottenuto dall’impero centrale, ma anche dalle grandi proprietà terriere di cui disponeva. Queste proprietà infatti gli fornivano tantissimi introiti.

Come funzionava il bakufu?

Il bakufu era un vero e proprio apparato amministrativo basato su tre parti: il Samurai Dokoro, il Mandokoro ed il Monchujo.
Il primo era una sorta di ufficio per gli affari militari. Ad istituirlo fu Yorimoto stesso nel 1180, quando scoppiò la guerra di Genpei. Quest’ufficio aveva due compiti precisi: la sorveglianza dei vassalli fedeli a Yorimoto e la direzione della polizia e dei soldati impegnati nella guerra.
Il secondo era una sorta di ufficio amministrativo. In questo confluì il precedente ufficio del Kumonjo fondato nel 1884, si trattava di un ufficio di documenti pubblici che aveva il compito di risolvere questioni sia amministrative che politiche.
Il terzo era il Monchujo ovvero una sorta di Corte d’appello, un tribunale che doveva occuparsi delle contese e preoccuparsi che le leggi fossero fatte rispettare.
Questi organismi politici erano appannaggio di un solo clan, il Minamoto, ma poi divennero gli organi fondamentali del bakufu con la delega a tutte le terre sotto il controllo dell’impero.

La casta militare

Durante il periodo Kamakura vi era una dura gerarchia militare. In cima vi era lo shogun, subito dopo vi erano i gokenin. Questi erano vassalli privilegiati, ovvero che aveva avuto anche cariche pubbliche ed avevano notevoli privilegi economici. Nella piramide delle caste militari sotto ai gokein si trovano i samurai, guerrieri fedeli, dotati di armi e seguaci dello shogun. Ancora più in basso vi sono i fanti, quelli che non cavalcavano, chiamati zusa. Le loro armature erano molto particolari ed elaborate.
La vita militare era regolata dal bushido, ovvero un codice comportamentale che si basava sui valori dell’onore, del coraggio e della disciplina, oltre alla naturale obbedienza che si doveva avere per il proprio superiore.

La morte di Yorimoto

Yorimoto venne a mancare nel 1199. Dopo accesi dibattiti per la successione del meccanismo del bakufu ideato da Yorimoto si decise nel 1202/1203 che la successione dovesse essere affidata al figlio naturale Yoriie che venne nominato shogun. Questi fu sostituito dal fratello Sanemoto nel 1203 quando il nonno materno Hojo assunse la carica di reggente dello shogun, ovvero di shikken. Questo periodo fu caratterizzato dall’ingerenza della famiglia Hojo negli affari di stato ma questo contribuì a garantire un periodo di pace e soprattutto di prosperità per quanto concerne i raccolti.
Il governo della famiglia Hojo si preoccupò di emanare anche un codice di leggi. Nel 1232 fu emanato quindi il codice Jodei, formato da 51 articoli. Questi articoli invitavano al buon senso e regolava i rapporti che il governo centrale doveva avere con i funzionari locali.

Il Buddhismo si diffonde ancora di più

Questo periodo non è solo caratterizzato dall’ingerenza militare nella vita politica, ma anche dalla diffusione del Buddhismo che mentre nell’era precedente era religione solo della corte ora diventa invece religione anche delle classi sociali meno abbienti. In particolare vi fu una sorta di connessione tra le gerarchie militari ed il buddhismo. Tant’è vero che nelle caste militari si diffonde il Buddhismo Zen che riteneva importante la disciplina mentale per arrivare ad avere una concreta personalità.

L’invasione dei Mongoli

Nel 1266 vi fu l’invasione della Cina da parte dei Mongoli che chiesero al Giappone di sottomettersi, ma il governo degli Hojo si ribellò e nel 1274 scoppiò lo scontro che si concluse dopo solo un giorno di battaglia grazie ad un provvidenziale tifone. Nel 1281 i mongoli ci riprovarono ma anche questa volta un tifone fu provvidenziale, tuttavia il governo degli Hojo non era in grado di far fronte alle difficoltà e ciò ne compromise il potere.

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