Pellegrinaggio di Shikoku

Il pellegrinaggio Shikoku o anche detto Shikoku Junrei è un itinerario di pellegrinaggio molto noto in Giappone, che tocca 88 templi. Questo multi-pellegrinaggio è associato alla figura del monaco buddhista Kukai (Kobo Daishi). I templi si trovano sull’isola di Shikoku, in Giappone. Una caratteristica culturale di quest’isola è proprio il pellegrinaggio che si effettua fin da tempi molto antichi per svariate ragioni. Ogni anno tantissimi pellegrini affollano l’isola per motivazioni diverse.

C’è chi effettua il pellegrinaggio per ragioni ascetiche o mistiche e chi per semplici ragioni turistiche. Un po’ come in Europa per la via di Santiago, non tutti effettuano questo pellegrinaggio per ragioni mistiche, ma spesso solo per curiosità legate al turismo e ai luoghi di culto.

I templi

Si è detto che sono 88 i templi legati al monaco Kukai e quindi oggetto di pellegrinaggio. Oltre a questi vi sono altri 200 templi sull’isola non considerati parte degli 88 del pellegrinaggio. Per completare il pellegrinaggio non è necessario rispettare un ordine nella visita dei templi. Alcuni effettuano la visita in ordine invertito, non c’è un preciso itinerario da poter seguire. Tradizionalmente un pellegrinaggio è tale se lo si effettua a piedi, camminando e raggiungendo con le proprie gambe ogni singolo tempio. Però i pellegrini più moderni non rinunciano alla comodità dell’auto ed effettuano il pellegrinaggio su 4 ruote o anche con altri mezzi come autobus, moto, taxi ed anche biciclette. Effettivamente chi effettua il pellegrinaggio percorre 1.200 km, una bella passeggiata! Si completa in 30 o 60 giorni se lo si effettua a piedi.

I pellegrini

Per indicare pellegrinaggio in Giappone si usa la parola “henro“. Gli abitanti dell’isola di Shikoku di fatti chiamano i pellegrini o-henro-san dove il prefisso “o” è un titolo d’onore e il suffisso “san” equivale al nostro “signore”. Spesso sono riconoscibili tramite le vesti, infatti indossano abiti bianchi, i tipici cappelli a forma piramidale e il Kongo-zue, il tipico bastone di legno portato anche dagli eremiti ascetici. Molti pellegrini, che effettuano la visita ai templi, iniziano e completano il viaggio visitando il monte Koya nella prefettura di Wakayama. Qui vi è la sede della Shingon, una delle sette del buddhismo. Esiste un sentiero di 21 km per poter raggiungere Koya-san ma molti scelgono di fare il tragitto in treno.
Ci sono numerose fonti del passato che attestano la popolarità di questo pellegrinaggio. Di fatti nel 18° secolo si hanno delle imitazioni di questo pellegrinaggio. Ad esempio si veda il pellegrinaggio di 150 km sull’isola di Shodoshima, a nord est di Takamatsu. Poi un percorso di 3 km per la terra di Ninna-ji (tempio principale della scuola Omuro) di Kyoto. Ancora un percorso sulla penisola di Chita vicino a Nagoya e i percorsi Edo nella prefettura di Chiba.

La storia del pellegrinaggio

Il pellegrinaggio ha svolto da sempre un ruolo fondamentale nella religione giapponese soprattutto nel periodo storico detto Heian. Generalmente il pellegrinaggio veniva fatto verso una montagna sacra, per venerare particolari divinità o individui ritenuti sacri o carismatici. Di solito si facevano ai siti religiosi buddhisti. Alcune eccezioni sono i pellegrinaggi che si effettuano ai santuari di Ise e Kumano.

La figura di Kobo Daishi

Kobo Daishi, anche detto Kukai, nacque a Zentsū-ji (75° tempio del percorso) nel 774, e studiò in Cina. Al suo ritorno in Giappone contribuì notevolmente allo sviluppo del buddhismo esoterico. Fu uno scrittore molto attivo e si impegnò per la realizzazione di una serie di opere pubbliche. Fu il fondatore della Shingon, una delle tre maggiori scuole del Buddhismo giapponese. Fu anche artista e durante le visite alla sua isola di nascita si impegnò nella realizzazione di templi e statue. Si dice che il Kukai abbia creato anche un sillabario, il kana.

Nascita e sviluppo del culto

Le leggende ed il culto che si rivolgono alla figura di questo monaco sono state tramandate e sviluppate dai monaci di Koya-san, che diffondevano le regole dello Shingon nel resto del Giappone o che rimanevano attivi sull’isola di Shikoku. Una delle leggende tramandate da questi monaci, forse la più nota, è quella dell’Emon Saburo, uno degli uomini più ricchi di Shikoku, che un giorno ricevette la visita di un mendicante. Emon Saburo non volle offrirgli l’elemosina ed anzi gli ruppe anche la ciotola con cui chiedeva la carità. Tempo dopo gli otto figli di Emon Saburo morirono e lui si rese conto che quel pellegrino offeso era Kukai. Allora partì per il pellegrinaggio e chiese il suo perdono effettuando il percorso due volte, in senso normale e al contrario, ma non ottenendo risposta. Solo in punto di morte il Kukai lo perdonò ed Emon Saburo chiese di poter nascere in una famiglia benestante per poter fare solo del bene e diventare benefattore.
Nel periodo Edo, la politica del tochi kinbaku (politica secondo la quale i cittadini avevano meno libertà di spostamento e dovevano rimanere legati alle loro terre d’origine) ha limitato di molto la libertà di poter effettuare pellegrinaggi. I pellegrini infatti dovevano ottenere dei permessi di viaggio per spostarsi, non potevano allontanarsi dai percorsi principali, non potevano attraversare determinate località e dovevano mostrare una sorta di documento di viaggio. Restrizioni che naturalmente scoraggiavano i pellegrinaggi.

Le varie fasi del pellegrinaggio

Il pellegrino come si è detto effettua 1.200 chilometri all’interno delle 4 provincie dell’isola di Shikoku. Il nome stesso Shikoku vuol dire 4 provincie e sono rispettivamente: Tosa, Awa, Sanuki e Iyo, queste durante il periodo Meiji furono riorganizzate all’interno di altre 4 prefetture, quelle di: Kōchi, Tokushima, Kagawa e Ehime. Tutto il percorso che il pellegrino svolge è quasi paragonato ad un viaggio verso la luce.
Infatti la prima parte del percorso, ovvero i templi che vanno dal numero 1 al numero 23 rappresentano “il risveglio” anche detto hosshin.
I templi che vanno dal numero 24 al numero 39 rappresentano invece “austerità e disciplina” che i giapponesi chiamano shugyo.
I templi che vanno dal numero 40 al numero 65 rappresentano invece il raggiungimento dell’illuminazione, questo momento è chiamato Bodai.
Gli ultimi templi prima della fine del pellegrinaggio rappresentano quello che il Buddhismo chiama nirvana, e che i giapponesi chiamano nehan.

Come attrezzarsi

I pellegrini che effettuano la visita agli 88 templi devono avere una veste tradizionale che comprende: una camicia bianca (detta oizuru) o un camice bianco (detto byakue), cappello piramidale spesso fatto di paglia (detto Kongo-zue), queste prime due cose necessarie possono essere completate con una wagesa (una sorta di stola o sciarpa da mettere intorno al collo, in genere se è viola indica che il pellegrinaggio è di tipo religioso) e una Zuda-bukuro (una borsa) contenente rosari buddhisti (juzu), bastoncini di incenso e monete per le offerte. Alcuni henro (pellegrini) portano anche con se un libro chiamato nōkyōchō oppure shuincho. È un testo che raccoglie i timbri dei vari templi che si visitano. Tutte queste cose possono essere facilmente acquistate nella prima tappa, ovvero nel primo tempio.

I riti del pellegrinaggio

Il pellegrino ogni qualvolta che arriva in un tempio deve lavarsi prima di poter accedere alla Hondo (ovvero la sala principale). Dopo l’offerta di monete, talismani e incenso, si canta al cospetto dell’immagine principale del Mantra e del Mantra della luce. Dopo aver recitato le preghiere il pellegrino può procedere verso il Daishidō (recinto del tempio). Vengono di nuovo offerte monete e amuleti e cantato l’Heart Sutra insieme con la ripetizione del Mantra Gohōgō, Namu-Daishi-Henjo-Kongo.

Curiosità sul pellegrinaggio

Si stima che circa 100.000 persone ogni anno effettuino il pellegrinaggio agli 88 templi. Di questi solo una piccola minoranza lo effettua secondo la tradizione: usando le proprie gambe e non i mezzi di trasporto. Anche i pellegrini sono diventati moderni!
Si è già detto che i pellegrini vengono riconosciuti dagli abitanti dell’isola per le loro vesti, ma spesso oltre a chiamarli o-henro-san gli viene anche riferita l’espressione “Dōgyō Ninin “, che significa “due persone che viaggiano insieme“. Infatti si dice che il pellegrino ha sempre con se lo spirito di Kobo Daishi che lo accompagna.
Fare questo genere di pellegrinaggio è un esperienza che completa la fede ma che fa immedesimare il visitatore, lo conduce nell’ascetismo della religione buddhista, e fa toccare con mano allo straniero cosa significa vivere le tradizioni nipponiche. Se si vuole effettuare il pellegrinaggio si deve avere una giusta preparazione mentale. Infatti il pellegrinaggio agli 88 templi è un impegno serio non da prendere sotto gamba. Se si decide di fare il percorso a piedi bisogna avere una buona forma fisica e la costanza di camminare per le colline del percorso con qualsiasi condizione climatica, quindi pioggia, vento o al contrario sole e caldo asfissiante.

Il pellegrinaggio a piedi

Spesso non tutti quelli che scelgono di fare il pellegrinaggio a piedi riescono poi a portarlo a termine. Questo accade perchè durante una fase del pellegrinaggio si attraversa il Kochi, una provincia giapponese che spesso viene definita la “terra del diavolo“. Infatti le temperature sono molto alte d’estate, le piogge spesso incessanti in primavera e non si ha un contatto molto stretto con la civiltà, tutti aspetti che possono far capitolare il pellegrino. Infatti il o-henro-san ha bisogno di tutta la tranquillità possibile per effettuare questo percorso spirituale, ma stare troppo tempo lontani dalla civiltà e in contesti dove la natura è predominante potrebbe essere deterrente per l’animo del pellegrino che poi abbandona il percorso. Molti scelgono di dormire in aree di sosta o in hotel isolati.
Per tradizione si inizia il pellegrinaggio partendo dal Monte Koya, la strada inizia a Ryozenji, vicino a Tokushima, ed è qui che si ritorna una volta completato il pellegrinaggio. Non è necessario in realtà partire da qui anche se molti scelgono questo punto per tradizione o praticità di spostamento. Si segue un percorso che va in senso orario. Ma anche questa non è una regola fissa, è più un consiglio per questioni pratiche. Ci si può perdere se si effettua il percorso in senso inverso.
Chi decide di fare il pellegrinaggio a piedi cammina per circa 25 km al giorno e riesce a completare il percorso in circa 6 o 7 settimane, come già detto.

Dove ristorarsi e dormire

Lungo il percorso non mancano locande che offrono ospitalità ai pellegrini, sia a quelli che decidono di fare il viaggio a piedi, sia a quelli che decidono di fare il viaggio in auto. Costano in genere molto poco ed offrono piatti locali. Vi potrebbe capitare di spendere circa 4.000 o 7.000 yen a notte comprensivo di cena.
Molti templi che si visitano durante il pellegrinaggio consentono al visitatore di rimanere a dormire. Ma questa scelta potrebbe essere poco economica, costa infatti intorno agli 8.000 yen, anche se l’esperienza è di quelle che restano davvero impresse nella memoria.
Le Henro house sono gestite da imprese locali o sono a conduzione familiare, offrono ospitalità ai pellegrini dando sia camere, sia la cena e spesso prendono in cambio solo una piccola offerta o sono addirittura gratuite. È sicuramente uno dei modi più economici per effettuare il pellegrinaggio.
Lungo il percorso vi potrà capitare di imbattervi in dei piccoli alberghi chiamati zenkonyado e tsuyado, che i viaggiatori scelgono per la notte. Questi alloggi spesso non brillano per qualità e le stesse stanze per gli ospiti sono limitate. Una volta in tutta l’isola c’erano solo questi alloggi, negli ultimi 50 anni però le cose sono molto cambiate, si è sviluppata una sorta di economia legata al pellegrinaggio agli 88 templi e di conseguenza sono migliorate di molto le strutture.

Informazioni varie

Viaggiare nell’isola di Shikoku è molto sicuro. Di fatti indossando i tradizionali abiti dei pellegrini verrete riconosciuti e gli abitanti dell’isola si mostreranno molto cortesi e riconoscenti. Vi potrà capitare di ricevere piccoli doni per il vostro viaggio. Questi piccoli doni, chiamati osettai, vanno sempre accettati onde evitare di offendere l’animo rispettoso degli abitanti dell’isola.
Le condizioni atmosferiche sono quelle che più fanno capitolare i pellegrini. Infatti anche durante le stagioni migliori per effettuare il pellegrinaggio, ovvero primavera ed autunno, potrebbe piovere per interi giorni, in particolare nella zona sud dell’isola. È bene quindi essere sempre aggiornati sulle previsioni, onde evitare spiacevoli inconvenienti ed è bene anche attrezzarsi per la pioggia se si effettua il pellegrinaggio a piedi. Inoltre è bene scegliere percorsi vicini alle città in modo da essere sempre raggiungibili in caso di emergenza. Nel distretto di Kochi ad esempio è bene stare attenti perchè è uno dei luoghi più isolati da attraversare per il pellegrinaggio. Le città sono molto lontane e le attività dei villaggi costieri in genere chiudono per otto/nove ore. Ciò ovviamente rende molto difficile la ricerca di un alloggio.
Altro pericolo a Shikoku sono i serpenti. Quest’isola infatti è la patria dei serpenti. Un piccolo consiglio è camminare battendo i piedi in modo che il rumore possa spaventarli se sono nei paraggi. È un consiglio valido soprattutto quando si cammina per sentieri immersi nel verde.
Il tentativo di fare il pellegrinaggio a luglio o ad agosto per evitare le piogge potrebbe rivelarsi non proprio felice. Sono molti infatti i casi di colpi di calore. In questi periodi però gli alloggi non sono particolarmente affollati. I mesi migliori restano sempre aprile e maggio, anche se il clima potrebbe essere piovoso e potreste trovare molta folla negli alloggi.
Una curiosità sul pellegrinaggio sta nel fatto che non si esaurisce all’ultimo tempio, ovvero l’88esimo, come si crederebbe, perchè la tradizione vuole che si deve tornare a circolo verso il 1° tempio, quindi quando si crede di aver terminato il percorso invece c’è ancora un po’ di strada da fare. Il percorso finisce in questo modo perchè il pellegrino deve ritornare sul monte Koya e rendere grazie a Kobo Daishi per la riuscita del pellegrinaggio.

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