Paleolitico in Giappone

Nel lontano oriente quando sono nate le prime civiltà e quando ha fatto la sua comparsa l’uomo? Purtroppo non si è certi della risposta a questa domanda ma si possono fare alcune ipotesi per verificare quando l’uomo ha fatto la sua prima apparizione nella terra del sol levante. Lo studio dell’era primitiva è stato controverso in Giappone in quanto ci sono stati errori e scandali ma anche scoperte interessanti, si credeva infatti che l’uomo avesse fatto la propria comparsa tardi. Di sicuro c’è da dire che il preistorico è durato moltissimo in Giappone in quanto la scrittura è stata introdotta molto tardi di conseguenza il periodo della preistoria che è quello senza scrittura rappresenta una buona fetta del passato nipponico.

Ipotesi sui primi insediamenti umani

Alcune prove archeologiche testimoniano che la vita in Giappone è iniziata intorno ai 30.000/35.000 anni fa. Nonostante queste testimonianze archeologiche alcuni studiosi pensano invece che ci sia stata vita anche prima di 35.000 anni fa piuttosto anche 100.000 anni fa. Tuttavia anche se sembrava non ci fossero abbastanza prove per supportare questa tesi vedremo che gli antropologi hanno fatto passi da gigante. Ma vediamo come si è evoluto lo studio dei resti trovati in Giappone.

Il paleolitico giapponese: i primi ritrovamenti ossei

Gli insediamenti umani in Giappone ci sono stati fino dal 10.000 a 14.000 anni fa quando la civiltà Jomon e si è diffusa in tutto il Giappone. Questa determinata era coincide con l’inizio del periodo detto Mesolitico e con l’ultima era glaciale.
I primi resti di un antico corpo sono stati trovati in una grotta nel 1962. Ossa umane ritrovate nella grotta Yamashita Daiich di Okinawa. L’indagine del carbonio ha fornito come datazione quella di 32.000 anni fa e si pensa che queste ossa possano essere appartenute ad un bambino di circa otto anni. Questi fossili sono stati denominati Yamashita Dojin.
Nel 1967 in una cava di pietra vi sono altri ritrovamenti ossei in Minatogawa. Nello stesso sito oltre alle ossa umane sono stati scoperti anche ossa di cinghiali e di cervi datati 18.000 anni fa. Rispetto agli altri resti ritrovati in altri luoghi del Giappone qui è stato ritrovato lo scheletro intero e per la prima volta si è potuto studiare l’uomo primitivo che ha abitato la terra del sol levante fin dall’antichità. Il ritrovamento infatti ha calamitato l’attenzione di tutto il mondo sul Giappone.

Le pietre del Paleolitico

Insieme all’uomo di Minatogawa si sono trovati anche tantissimi resti in pietra. Non a caso l’età della pietra è detta così per l’enorme quantità di pietre che venivano usate per ricavarne strumenti ed utensili.
Gli strumenti in pietra più antichi del mondo sono stati trovati proprio in Giappone. Infatti questi ritrovamenti vengono datati 30.000 anni fa. Questi strumenti venivano forse usati dagli uomini che vivevano in Giappone e sono simili a quelli utilizzati da uomini vissuti in altre terre intorno a 10.000 anni fa. Erano strumenti per costruire o utensili per vari usi.

Come si cibavano gli uomini nel Paleolitico

Il Giappone è un paese circondato dal mare ed è per questo che forse la sua principale alimentazione si basava sui pesci. Infatti i Giapponesi primitivi pescavano molto ma si cibavano anche di frutta, noci e prodotti dati dal bosco, oppure cacciavano.
Sono state trovate infatti antiche trappole che servivano proprio per la cattura degli animali. Questi ritrovamenti ci sono stati nel sito di Hatsunegahara. Si catturavano forse cinghiali ed elefanti. Un animale molto cacciato era il Naumann, una sorta di antenato del Mammut. Queste trappole risalgono intorno ai 27.000/25.000 anni fa.

Differenze etniche

Gli uomini nel Paleolitico sono arrivati in Giappone tramite due vie: il Nord ed il Sud. Alcune prove sull’antico DNA della popolazione Jomon dimostra che questo popolo è migrato dalla zona nord-orientale del continente Asiatico. Alcuni antropologi pensano che la popolazione giapponese Ainu provenga proprio da questi gruppi asiatici. Al giorno d’oggi la popolazione Ainu vive per lo più a Hokkaido, una delle isole nipponiche, quella più al nord.
Lo scandalo dell’istituto paleolitico Tohoku
Le ricerche sul paleolitico in Giappone sono state offuscate da un gravoso incidente che ha rappresentato un vero e proprio scandalo per la comunità archeologica nipponica. Un giovane archeologo che ha partecipato a tantissimi scavi è stato fotografato mentre seppelliva manufatti non antichi ma bensì recenti nel sito di Kamitakamori. Questa enorme bufala ha fatto si che dovessero essere riscritti interi libri e spostata la linea temporale che voleva la nascita della civiltà paleolitica in Giappone intorno a 35.000/30.000 anni fa.
I veri manufatti in pietra poi ritrovati risalgono quindi ad un periodo antecedente: il 100.000 avanti Cristo. Il periodo paleolitico parte quindi da questa data è arriva a 12.000 anni prima della nascita di Cristo quando vi fu la prima Era glaciale che corrisponde poi al Periodo Mesolitico (Periodo Jomon).

L’ambiente nel Paleolitico

È possibile che le isole del Giappone durante il periodo del paleolitico siano state davvero connesse alla terra ferma del continente asiatico, soprattutto durante i periodi freddi dell’era glaciale. In questi periodi succedeva che il mare si ritirava anche di 120 metri. Questa ipotesi però è controversa a giudicare dalle profondità degli stretti giapponesi.
Ad esempio i seguenti stretti sono profondi anche oltre 140 metri: lo stretto di Tsushima tra Corea e Giappone, lo stretto di Tsugaru che divide le isole Hokkaidō e Honshu hanno queste profondità. È probabile che gli stretti siano emersi o meno durante l’era glaciale.

I primi ritrovamenti di utensili giapponesi

I primi manufatti giapponesi risalgono quindi al 100.000 a. C. Questa data da controversa che era è stata poi accettata un po’ da tutta la comunità scientifica. Le prime colonizzazioni delle isole nipponiche si ebbero quindi in questo periodo. Alcuni ritrovamenti che ci furono a Miyagi e che si pensava risalissero al 500.000 a. C. sono stati considerati dei falsi.
I manufatti ritrovati si dividono in due macro-categorie: ground stone e manufatti levigati. I primi manufatti in pietra levigati erano per lo più asce per la caccia risalenti al periodo Jomon e sono conservate nel Museo nazionale di Tokyo.
Ciò che interessa molto del Paleolitico giapponese è proprio il fatto che racchiude i primi reperti al mondo di manufatti ground stone e di pietre levigati. La datazione è infatti intorno al 30.000 a. C. Le isole potrebbero avere avuto il beneficio di essere state molto popolate visto il clima caldo e quindi in queste terre gli uomini primitivi sono stati molto più precoci nella costruzione di utensili in pietra levigata.
Generalmente si tende a considerare paleolitici strumenti in pietra scheggiata, ma quelli nipponici sono in pietra levigata più lavorata quindi. Questi oggetti in pietra levigata assomigliano molto a quelli del Mesolitico e del Neolitico.

L’antropologia

Si è detto che le popolazioni del Paleolitico in Giappone fanno capo ad un gruppo etnico asiatico che ha occupato gran parte del continente asiatico prima dell’arrivo dei mongoli che hanno poi caratterizzato le fattezze etniche delle popolazioni come quelle del Vietnam, del Giappone, della Corea e della Cina.
Analizzando gli scheletri ritrovati gli antropologi hanno visto le somiglianza con altri popoli del continente asiatico. La struttura delle ossa è simile a quella del gruppo sinico che si era distribuito principalmente nel sud est asiatico. Mentre invece i mongoli appartengono ad un altro gruppo. Rispetto a questi gruppi i ritrovamenti degli scheletri delineano una struttura del viso diversa con la cavità degli occhi più infossata, una caratteristica dei popoli europei ma anche degli aborigeni australiani.
La popolazione di Ainu che vive principalmente nella zona nord dell’isola di Hokkaidō è la discendente diretta di questo gruppo etnico.
Uomini giapponesi con caratteristiche più tipicamente mongoloidi sono stati quelli di Okinawa. Il ritrovamento dell’uomo di Minatogawa che è datato 20.000 anni fa conferma quanto ipotizzato dagli studiosi che hanno notato dei tratti somiglianti con l’etnia presente sul continente asiatico.
Si delinea quindi una situazione di differenza tra nord e sud. Mentre nel sul del paese le civiltà che abitavano le isole avevano caratteristiche di etnia mongoloide, nel nord del paese c’era un’etnia molto diversa di tipo europoide.
Gli antropologi hanno effettuato anche esami sul DNA odierno dei giapponesi, ma è difficile stabilire una mappa precisa delle etnie essendo il Giappone un territorio che ha conosciuto moltissimi interscambi etnici. Si è calcolato però che il 10% o il 20% del materiale genetico della popolazione nipponica di oggi deriva dai diretti antenati paleolitici, quelli che abitavano il nord, mentre il resto deriva direttamente dalla popolazione mongolica del sud. In particolare uno studio degli anni 80 ha dimostrato che la popolazione odierna derivi quasi in toto dalle popolazioni di origine mongolica che hanno abitato anticamente la terra del sol levante.

Lo studio del Paleolitico

Rispetto ad altri paesi lo studio dei popoli che in antichità hanno abitato il paese non è partito così presto. Infatti i primi studi sul Paleolitico in Giappone sono partiti sono nel secondo dopoguerra, in tempi quindi molto recenti. Infatti si pensava che non ci fossero altre popolazioni vissute in Giappone prima del periodo Jomon di conseguenza non si effettuavano scavi.
Dal secondo dopo guerra ad oggi sono stati eseguiti tantissimi scavi e scoperti ben 5.000 siti. Questi siti sono molto stratificati. Essendo infatti il Giappone un arcipelago vulcanico le eruzioni che si sono succedute nei millenni hanno coperto con strati di cenere che gli esperti riescono facilmente a datare. È stato quindi piuttosto facile datare i reperti grazie a questi strati di ceneri come la pomice AT (Aira-Tanzawa) che ha quasi ricoperto tutto il territorio nipponico tra i 22.000 e 21.000 anni fa.

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