Luoghi per la cerimonia del te

Nella tradizione giapponese il termine “chashitsu” va ad indicare tutti quei luoghi destinati al rito del tè, luoghi caratterizzati spesso da un preciso stile architettonico chiamato “sukiya”, talvolta utilizzato come sinonimo stesso di chashitsu, luoghi costruiti secondo precisi canoni architettonici finalizzati ad esaltare le caratteristiche estetiche ed intellettuali della cerimonia. Una delle tipologie più caratteristiche è senz’altro la casa da tè denominata “ochaya”, un termine che si riferisce ai locali in cui uomini facoltosi venivano intrattenuti dalle geishe. Particolarmente celebri le tradizionali ochaya di Kyoto, in particolare quelle situate nel quartiere Gion.

In Giappone, la cerimonia del tè è qualcosa che va ben al di là della mera preparazione di una bevanda: è infatti pura espressione dell’estetica zen. Chi entra in una sala da tè lo fa passando attraverso una porticina bassa che costringe a piegarsi in segno di umiltà, lasciandosi alle spalle il materialismo e il caos mondano per addentrarsi in uno spazio fisico ma soprattutto mentale, dominato dalla calma, serenità e semplicità.

Spogliata da ogni possibile orpello, la sala da tè prevede pareti grezze e prive di decorazioni, in modo tale da sottolineare ulteriormente il distacco dalla vita mondana. Gli ospiti sono chiamati ad abbandonare ogni attaccamento alle cose materiali per rifugiarsi in uno spazio vuoto, dove poter ritrovare un contatto con la propria interiorità più profonda. Al vuoto materiale deve corrispondere un vuoto “mentale”, inteso come consapevolezza del proprio io, privato di ogni preoccupazione.
La stanza è spesso piccola, con pochi tatami sul pavimento e finestre schermate in modo da far entrare una luce più sommessa.

Caratteristiche

Ogni chashitsu presuppone un “chaseki”, termine per indicare in senso generale lo spazio fisico in cui le persone si riuniscono per prendere parte alla cerimonia del tè, e “chabana”, con cui si indica la composizione floreale associata alla cerimonia. A livello architettonico, sono sempre presenti le porte scorrevoli (shōji) e i tatami su cui accomodarsi per bere il tè. I colori predominanti sono tenui e neutri.

Tradizione giapponese e inglese a confronto

Se da un lato in Giappone il termine chashitsu si riferisce sia alla stanza singola utilizzata per la cerimonia, sia la globalità del luogo, con eventuali strutture annesse (come ad esempio il sentiero che conduce alla sala), dall’altro la tradizione inglese fa una netta distinzione tra tea houses, strutture indipendenti all’interno delle quali si è soliti prendere il tè con gli ospiti, e le tea rooms, stanze all’interno di altre strutture. Le case da tè sono di solito piccoli edifici in legno situati all’interno di giardini o nei terreni delle abitazioni private; queste strutture sono composte di solito da una sala principale, dove si riuniscono gli ospiti e da un’altra sala di sevizio, dove viene preparata la bevanda, insieme a dolci di accompagnamento. In alcuni casi, grandi case da tè ospitano anche moderne cucine, una sala d’attesa per gli ospiti, servizi igienici separati per uomini e donne, uno spogliatoio, un ripostiglio e varie anticamere.
Le stanze da tè sono invece collocate all’interno delle grandi case da tè o all’interno di case private o strutture non destinate alla cerimonia del tè. All’interno è di solito presente un piccolo angolo cottura per preparare il tè in inverno.

Cenni storici

Il termine chashitsu venne adottato in periodo Edo. Le prime case da tè fecero la loro comparsa nel periodo Sengoku (XV-XVII secolo), in una fase storica particolarmente delicata, caratterizzata da caos, guerre e rivolte. Nel tentativo di risollevare le sorti del paese, i samurai si adoperarono per mantenere una stabilità sociale, promuovendo il commercio e supervisionando la produzione delle aziende agricole, alla stregua di governanti locali. Fu in questa fase che vennero realizzate molte case da tè, per lo più da monaci zen, daimyo, samurai e commercianti che già praticavano la cerimonia del tè. L’obiettivo era quello di istituire degli spazi semplici e rilassanti dove potersi dedicare a questa tradizione.

La tipica casa da tè

La casa da tè ideale è circondata da un piccolo giardino (roji) con un percorso che porta alla sala da tè, lungo il quale è collocata una panchina per gli ospiti in attesa e un servizio igienico. Vi è inoltre un lavabo dove gli ospiti possono lavarsi mani e bocca prima di entrare nella sala. La porta di ingresso è chiamata nijiriguchi e, date le dimensioni, richiede che ci si chini per poterci passare attraverso, un passaggio simbolico dal mondo esterno alla tranquillità e semplicità della sala. La sala da tè è priva di mobili e ha un soffitto piuttosto basso, mentre tutti i materiali utilizzati sono volutamente semplici e rustici.
Oltre all’ingresso degli ospiti, possono essere presenti altri ingressi, come ad esempio quello riservato al padrone di casa, o sadōguchi. Le finestre sono generalmente piccole, in modo tale da non distrarre gli ospiti con ampie visuali sull’esterno, ma comunque tali da permettere alla luce naturale di filtrare. Un’altra presenza fissa è quella del focolare incassato, collocato sul tatami adiacente a quello del padrone di casa, e da utilizzare durante i mesi freddi: nei mesi caldi il focolare è rivestito con un tatami e al suo posto viene utilizzato un braciere portatile.
Nella nicchia denominata tokonoma, è solitamente appeso uno scritto eseguito da un esperto calligrafo e una piccola composizione floreale adattata alla circostanza, chiamata chabana, letteralmente “fiori per il tè”. Il tokonoma ha un pilastro detto toko-bashira, formato da un palo di legno cui è appeso il chabana, il più delle volte costituito esclusivamente da un piccolo vaso con un unico fiore, in modo che tutta l’attenzione venga catalizzata dalla sua bellezza.
La classificazione dei chashitsu avviene generalmente in base alla loro superficie, una differenziazione che influenza inoltre lo stile cerimoniale, la tipologia delle decorazioni, il numero degli ospiti che possono avere accesso all’interno, il posizionamento dei vari elementi architettonici e quello del focolare. I chashitsu più grandi sono chiamati hiroma (letteralmente, “sala grande”), mentre quelli più piccoli sono chiamati koma (letteralmente, “piccola stanza”).
Altri fattori che caratterizzano la sala da tè riguardano aspetti architettonici come ad esempio la posizione delle finestre e l’ingresso.

Il rituale

Dopo che gli invitati si sono accomodati, seguendo un ordine rigorosamente precostituito, con la persona più importante al primo posto, si apre la porta scorrevole e compare il teishu, colui che prepara la bevanda, che procede inginocchiandosi con le punte dei piedi rivolte verso l’esterno.
Nella sua forma più semplice, la cerimonia prosegue con il posizionamento dei vari utensili e con la preparazione del tè; gli ospiti vengono poi invitati a consumare la bevanda pronunciando una formula rituale. Il primo ospite si scusa col vicino e gli chiede il permesso di servirsi per primo, dopodiché prende la tazza, la fa ruotare in direzione del teishu e inizia a bere esprimendo il suo gradimento. Successivamente pulisce il bordo della tazza e la posa dinanzi a sé, in modo tale che il teishu la possa prendere e lavare. La stessa sequenza si svolge con tutti gli altri ospiti, fino al momento in cui, quando tutti hanno bevuto, il primo ospite chiede il permesso di poter esaminare gli utensili e, una volta ottenuto il permesso, procede osservandoli, seguito a ruota dagli altri ospiti, che prendono a turno gli utensili, li osservano e chiedono informazioni sul maestro che l’ha creata, sull’epoca e sullo stile. Gli utensili che entrano in gioco nella cerimonia del tè sono il chawan, ossia la tazza al cui interno viene posto il chakin, una piccola pezza bianca di lino utilizzata per asciugare la tazza dopo averla lavata, il chasen, un frullino in bambù usato per mescolare il tè in polvere con l’acqua bollente e il chashaku, un cucchiaio in bambù che serve a raccogliere il tè in polvere dal suo contenitore.
La cerimonia si conclude col teishu che ritorna alla posizione iniziale, si inchina insieme agli ospiti e richiude la porta scorrevole.
Vi sono poi altre cerimonie più lunghe e complesse, con utensili e procedure differenti.

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