Kaiten Sushi – il sushi sul nastro trasportatore

Kaiten Sushi significa letteralmente “sushi sul nastro trasportatore”. In Italia non sono molto comuni ma probabilmente vi sarà capitato di vedere questi strani ristoranti in qualche film. Tutti i commensali si siedono intorno ad un bancone e davanti ad ognuno passa un nastro trasportatore sul quale si trovano piattini con sushi.

Sul nastro di solito si dovrebbero trovare piattini colorati, ad ogni piattino corrisponde un prezzo, tuttavia a Tokyo mi è capitato di vedere molti kaiten sushi con piattini a prezzo fisso, tra i 100 e i 130 Yen a piattino (0,80-1€ circa) sul quale si trovano due pezzi.

Il sushi in questi posti è quindi molto economico e per gli amanti del sushi come me i kaiten sono un vero paradiso.
Quando si entra in un kaiten, si sente un forte odore di pesce crudo, e si sentono i piattini sbattere tra di loro dolcemente, facendo un rumore, che per un amante di sushi è quasi un suono.
In mezzo al nastro trasportatore ci sono i cuochi, che prepararano in continuazione pezzi nigiri e maki e li mettono sul nastro in ordine casuale, in modo da non favorire troppo alcuni clienti che altrimenti avrebbero sempre la scelta dei pezzi migliori. Il bello dei kaiten comunque è anche questo: voi adocchiate un piattino che vi ispira tantissimo ma è un po’ lontano, e pochi secondi prima che arrivi davanti a voi vi viene “rubato” dal vostro vicino.
Nei kaiten sushi io mi diverto a tentare di fare una pila di piattini più alta di quella dei signori giapponesi che sono vicino a me; alcuni ne mangiano veramente tanto ed è molto difficile batterli.
Tuttavia i kaiten sushi non mi piacciono molto, perché generalmente la qualità del pesce e del riso non è eccellente, ed è per questo che preferisco altri ristoranti, come Sushi Zanmai.
Nel video che trovate qua sotto ero ad Osaka, in un ristorante di Kaiten Sushi, buona visione!

Foto

Kaiten Sushi in Giappone

Kaiten Sushi in Giappone. Foto: © John Alphonse/Dreamstime

Kaiten Sushi in Giappone

Kaiten Sushi in Giappone. Foto: © John Alphonse/Dreamstime