HIV in Thailandia

Da quando si è verificato il primo caso di AIDS, nel 1984, la Thailandia ha dimostrato che è possibile dare una risposta efficace contro la diffusione del virus HIV attraverso un programma di prevenzione e sensibilizzazione. Ma nonostante il drastico calo di contagi e di morti collegate all’AIDS, ci sono ancora alcune regioni e categorie pesantemente colpiti da questa epidemia. Secondo le stime degli ultimi anni poco più dell’1% per cento della popolazione adulta ha contratto il virus HIV e la Thailandia si rivela così uno dei Paesi asiatici maggiormente colpiti.

Quello che preoccupa maggiormente è che in futuro la Thailandia potrebbe affrontare di nuovo un aumento della diffusione del virus HIV per via di comportamenti sessuali ad alto rischio, come il non utilizzo del preservativo. Come infatti avviene anche in altri Paesi, la maggior parte dei contagi in Thailandia si verificano a causa di rapporti sessuali non protetti, in particolare tra gli individui appartenenti a gruppi considerati più a rischio, come gli omosessuali, le prostitute e i transessuali; la trasmissione del virus è anche legata al consumo di droga, che spesso avviene attraverso siringhe e aghi infetti. Come si può immaginare, si sono registrati anche tanti casi di trasmissione del virus da mamme sieropositive ai figli, numeri che però si sono notevolmente ridotti  negli ultimi anni grazie ad una maggiore diffusione del trattamento antiretrovirale nelle donne in gravidanza.

Gli omosessuali

Uno dei gruppi più a rischio sono gli omosessuali e si conta che negli ultimi anni più del 40% delle nuove infezioni abbia interessato questa categoria. La diffusione dell’AIDS è più alta nelle grandi località turistiche come Bangkok, Phuket e Chiang Mai, ma anche nelle zone remote gli omosessuali costituiscono la fetta della popolazione con il tasso di infezione da HIV più elevato.

I programmi di prevenzione e sensibilizzazione rivolti nello specifico agli omosessuali hanno portato a risultati abbastanza soddisfacenti con gli uomini più adulti, mentre i più giovani sono ancora molto disinformati sulla questione e sulla prevenzione e inoltre non hanno una giusta percezione del rischio che incorrono avendo rapporti sessuali non protetti.

Le prostitute

Anche se le stime riportano che gli uomini che lavorano nell’industria del sesso sono più colpiti dall’epidemia di HIV rispetto alle donne, le prostitute (e i loro clienti) rappresentano ancora oggi una percentuale importante delle nuove infezioni (circa il 15%). Le percentuali maggiori si hanno nelle grandi città, Bangkok in testa, ma si è riscontrato che le prostitute che operano presso degli esercizi commerciali del sesso sono meno a rischio per via dei maggiori controlli a cui si sottopongono rispetto a chi opera in forma autonoma.

I transessuali

Anche i transessuali fanno parte dei gruppi più pesantemente colpiti dal virus HIV e più a rischio per una serie di motivi, tra cui la discriminazione che ancora oggi impedisce a questa categoria di avere un adeguato accesso alle cure mediche, all’istruzione e al mondo del lavoro. Molti dei transessuali si ritrovano dunque costretti a lavorare nell’industria del sesso e questo ovviamente aumenta il rischio di contrarre l’AIDS. A questo si aggiunge spesso anche il rifiuto da parte della famiglia e quindi si sviluppa ancora di più un senso di emarginazione che porta i transessuali a non interessarsi nemmeno alla prevenzione dell’HIV. Le percentuali maggiori dei contagi si hanno nelle  principali località turistiche, come Bangkok, Chiang Mai e Phuket.

Gli immigrati

Gli immigrati costituiscono una parte importante della popolazione thailandese, ma la situazione di emarginazione in cui vivono, dovuta a fattori come le difficoltà linguistiche, le condizioni di lavoro e la mancanza di tutele sociali impedisce loro di accedere all’assistenza sanitaria e alle informazioni riguardo l’AIDS. In particolare si stima che le persone più colpite siano gli immigrati provenienti dai Paesi asiatici confinanti con la Thailandia, che spesso fuggono da situazioni di estrema povertà e finiscono a lavorare nell’industria nel sesso thailandese per sostenere economicamente le proprie famiglie rimaste in patria. Altri immigrati molto colpiti dall’epidemia sono coloro che operano nel settore agricolo e nella pesca, che vivono in villaggi poveri al di fuori delle grandi città e non hanno accesso all’istruzione e alle cure mediche.

I tossicodipendenti

La diffusione dell’HIV tra i tossicodipendenti raggiunge percentuali in assoluto più elevate rispetto gli altri gruppi a rischio e, purtroppo, i numeri delle persone contagiate sono in costante aumento.

Questo perché oltre al contagio dovuto a rapporti sessuali non protetti (si stima che il profilattico venga utilizzato solo nel 50% per cento circa dei rapporti), la trasmissione del virus tra tossicodipendenti si verifica anche a causa dell’utilizzo di aghi infetti. I programmi di prevenzione e sensibilizzazione del governo specifici per questo gruppo, che prevedano anche la distribuzione di siringhe e aghi puliti, sono purtroppo ancora insufficienti.

Test HIV a Bangkok

La clinica Thai Red Cross Anonymous fu il primo centro fondato a Bangkok per offrire una serie di servizi medici per la prevenzione e il trattamento dell’AIDS. Oltre ai vari test clinici, il centro mette a disposizione una forma di consulenza gratuita per chi volesse maggiori informazioni sui test e sull’HIV e un’assistenza continua per i malati, che comprende un affiancamento sia per le cure che per l’alimentazione.

Consigli per i turisti

Sarà forse scontato dirlo, ma la regola fondamentale per non contrarre l’AIDS è quella di usare il preservativo. Oltre all’HIV ci sono tante malattie veneree che si trasmettono sessualmente e sono particolarmente diffuse in tutte le zone dove c’è una massiccia presenza della prostituzione. Perciò anche se venite rassicurati sullo svolgimento dei controlli sanitari, non fidatevi e prendete sempre le dovute precauzioni.