Davide in Giappone

In questa pagina il diario inviato dal fotografo Davide Lena, in Giappone nel gennaio 2011.

Date un occhiata al suo sito: http://www.davidelena.it

Trovate tutte le foto di Davide sul suo album Facebook. Guardatele, ne vale la pena!

Prefazione

Minasan konnichiwa! Mi chiamo Davide, sono di Roma ed ho 33 anni (compiuti proprio a Tokyo nel 2011!).

Se state leggendo questo diario di viaggio molto probabilmente è perché siete appassionati o innamorati del Giappone come me. Non è difficile trovare persone nate negli anni ’70-’80 con questa passione e il motivo risiede principalmente nei manga/anime. Tutti noi di una “certa età” siamo cresciuti guardando gli anime o leggendo i manga, pieni di tradizioni ed elementi caratteristici della vita quotidiana dei ragazzi giapponesi che piano piano sono entrati, più o meno inconsciamente, nel nostro cervello, nel nostro cuore. Questa passione indotta, a seconda della persona, può svanire nel tempo, può aumentare a dismisura trasformando gli individui in Otaku più o meno “accaniti”, oppure, come nel caso mio, può rimanere una passione continua ma costante, senza eccessi, un amore latente che però prima o poi necessita di essere esternato o concretizzato. Quando la misura è colma c’è poco da fare, BISOGNA andare in Giappone. Nel 2010 ho quindi deciso che era giunto il momento di cominciare a visitare quel Paese che indirettamente nella mia testa già conoscevo abbastanza bene.

In realtà la voglia di partire c’è sempre stata ma per varie ragioni non l’ho mai concretizzata veramente, alimentando un po’ inconsciamente l’errata idea di considerare il Giappone come una destinazione complessa da raggiungere e da vivere. Nella pratica, iniziando dal trasporto, bastano 499 Euro (in offerta Alitalia) per un viaggio diretto Roma-Tokyo-Roma. Se ragioniamo sul fatto che sono circa 18.000 km tra andata e ritorno, qualsiasi altro mezzo di trasporto costerebbe in proporzione molto ma molto di più, senza contare il risparmio in termini di tempo. Applicandolo nella quotidianità quindi, se si trova un’offerta e ci si “accontenta” del periodo, possiamo affermare che andare a Tokyo “costa poco”! Per il dormire e il mangiare invece si è liberi, come in ogni altro paese, di scegliere in base alle proprie abitudini, necessità e possibilità, spendendo di più o di meno, ma queste sono scelte individuali.

Nell’ottobre 2010, dopo mesi in cui mi ero ripromesso invano di iscrivermi alla newsletter Alitalia proprio per essere informato su eventuali promozioni, una mia amica quasi per caso mi accenna di aver visto un’offerta per un volo Roma-Tokyo a/r proprio sul sito Alitalia. L’indomani vado a visitare il sito della compagnia aerea e scopro aveva ragione! Volo diretto Roma-Tokyo-Roma a 499 Euro per partire da dicembre a gennaio con massimo un mese di permanenza. In passato mi è capitato di dover “pregare” la gente per fare dei viaggi (non vacanze) interessanti sentendo le scuse più disparate per non partire, riassumibili principalmente in mancanza di soldi e ferie. Ora per carità, in alcuni casi saranno state verissime queste ed altre motivazioni, però quando poi vedo che per andare a “Sharmmm” o simili a stare sdraiati sotto il sole tutto il giorno senza fare niente nessuno ha problemi, di nessun tipo, soprattutto di soldi e ferie, qualche dubbio mi viene ma sono sicuramente io ad essere malfidato… Senza divagare e filosofeggiare troppo, andando fuori argomento, sono quindi arrivato a decidere di viaggiare senza “elemosinare” la compagnia di qualcuno. Prima di acquistare il biglietto ho però sentito un mio amico che non faceva viaggi “lunghi” da tempo e che aveva lavorato per una TV giapponese a Roma, restando piacevolmente impressionato dalle caratteristiche dei nipponici. Incredibilmente, quando ormai mi ero psicologicamente convinto che sarei andato solo, mi ha detto di si. Avendo passato gli ultimi due compleanni all’estero, decido, per continuare la “nuova tradizione”, di prendere il volo di andata per sabato 15 gennaio e quello di ritorno per sabato 29 gennaio in modo da trascorrere il prossimo compleanno nella città di Tokyo! Il biglietto è costato 499 Euro a/r ma abbiamo aggiunto 50 Euro a testa per l’assicurazione medica. E’ facoltativa ma è altamente consigliata, come quando si va in USA, non succede niente, però è meglio stare tranquilli. Per qualche meccanismo economico/finanziario il prezzo totale dell’assicurazione è di 100 Euro (50 Euro a testa quindi) ma se fossi partito da solo l’avrei pagata interamente, cioè 100 Euro. Mistero…

Sono una persona che si adatta più o meno facilmente sulla sistemazione (posso dormire anche vestito, cosa per qualcuno inconcepibile), soprattutto in viaggio, quindi non avevo particolari esigenze sull’alloggio a parte ovviamente il prezzo e la distanza dai mezzi di trasporto. Congiuntamente con il mio compagno di viaggio scegliamo quindi una doppia (al 15° piano, ma questo lo abbiamo scoperto sul posto) al Tokyo Metropolitan Hotel, zona Toshima/Nishi-Ikebukuro, praticamente sopra la stazione di Ikebukuro, di una comodità unica. Il costo per 13 notti è stato di 71.145 Yen a testa solo per dormire, un prezzo non economicissimo ma considerando l’albergo abbastanza lussuoso, ci poteva stare.

Tokyo e il Giappone in generale li ho sempre “visti” e studiati attraverso libri, documentari, guide e simili. Devo dire però che da quando ho scoperto il sito e soprattutto i filmati “street view style” di Marco Togni mi sono avvicinato ancora di più alla comprensione della città di Tokyo, con un accesso facilitato, direttamente su strada e più “familiare”, più quotidiano rispetto ai vari documentari anche famosi che si vedono in giro. Praticamente è quello che serve ad un turista per visitare la città alla fine. Tutto questo grazie ad Internet, una cosa impensabile se uno avesse viaggiato magari negli anni ’80. Sempre grazie ad Internet mi sono stampato orari di alba e tramonto di Tokyo per tutto gennaio, in modo da calcolare gli itinerari in base anche alla luce del tramonto e all’ora blu (per le fotografie).

Ormai è fatta quindi, devono solo passare circa 3 mesi e sarò a Tokyo! Continuo quindi a documentarmi e a riportare le coordinate GPS dei punti di interesse sul navigatore satellitare. Ogni giorno che passa è un giorno in meno che mi separa dalla città che inconsciamente conosco da quando ero piccolo…

Nessuno, a parte qualche eccezione, ha saputo niente fino al mio ritorno a Roma. Non so bene il motivo ma non mi piace raccontare le cose prima che accadano e non per scaramanzia. Comunque, comprensibilmente, nessuno mi ha creduto quando ho spiegato come mai non sono stato raggiungibile su nessun canale per due settimane… Sarò matto ma il fatto di sapere che nessuno o quasi sapesse niente contribuiva ad aumentare la sensazione di distanza, di “viaggio”, di smarrimento dovuto alla lontananza così grande della cultura che sarei andato a vivere rispetto alla nostra.

C’è gente che si porta il computer se va una settimana a “Sharmmmmmm”, a me invece piace far perdere le tracce e distaccarmi completamente dalle abitudini e dalla realtà quotidiana. La sensazione di solitudine (ok, eravamo in due, ma il compleanno precedente sono stato da solo) e la distanza da ogni certezza e sicurezza in fondo mi eccitano. Si lo so, sono matto ?

Dopo questa lunga, forse inutile e sicuramente noiosa prefazione cercherò di raccontare i miei 13 giorni a Tokyo, per fissare particolari, dettagli e ricordi che probabilmente si appannerebbero col tempo e per aiutare magari il prossimo viaggiatore con qualche informazione utile. E’ stata solo una “ricognizione”, ci tornerò, la devo vedere in altri periodi, in altri orari, e poi ci sono ancora Kyoto, Nara, Osaka, Shirakawa-go, Sapporo, Okinawa, Nikko, ecc. che mi aspettano. C’è troppo da vedere ancora…

Partenza – 15 gennaio 2011 (sabato)

Può sembrare che il tempo passi più o meno velocemente, ma che lo si voglia o meno va solo in avanti e così è arrivato anche il giorno della partenza.

Tra una cosa e l’altra, per preparare l’attrezzatura fotografica e gli ultimi dettagli, la sera prima sono andato a dormire più o meno a mezzanotte, o forse l’una per svegliarmi l’indomani alle 05:00. Il volo partiva alle 10:40 quindi bisognava stare in aeroporto alle 07:40, considerando 50 minuti di treno per arrivare da Stazione Tiburtina a Fiumicino Aeroporto, 20-30 minuti per raggiungere Stazione Tiburtina, 1 ora circa per svegliarmi e prepararmi, 30 minuti di “emergenza” per contrattempi vari ed eventuali ho considerato ragionevole la sveglia alle 05:00.

Arrivo in aeroporto puntualissimo e mentre aspetto il mio amico per curiosità peso lo zaino con l’attrezzatura e scopro che pesa “solo” 12 Kg e spicci, non male considerando che mi sarei dovuto fare chilometri a piedi tutti i giorni in città. Sempre per ingannare i pochi minuti di attesa prima dell’arrivo del mio amico vado in dogana per chiedere se devo dichiarare qualcosa visto che viaggio con attrezzatura fotografica. Il doganiere mi dice che se si tratta di materiale costoso e recente lo devo assolutamente dichiarare, allora gli dico che ho con me tutte le ricevute d’acquisto italiane. Ci pensa un attimo e mi dice allora che non devo dichiarare niente, ma non mi ha convinto moltissimo e non era troppo convinto nemmeno lui, vabbè… Arriva il mio amico e facciamo il check-in. Fortunatamente non mi pesano lo zaino che stava fuori di qualche centimetro come dimensioni consentite e 4 kg come peso. L’hostess ci chiede se volevamo cambiare posti perché l’aereo era mezzo vuoto! Imbarcata la valigia ci dirigiamo subito al check point per i controlli sicurezza e rilassarci un attimo dalle fasi pre-viaggio, più stressanti del viaggio stesso. Al check point eravamo solo in 3! Questo più l’aereo mezzo vuoto mi fanno amare sempre più i viaggi invernali e gli italiani che si muovono tutti insieme solo per andare al mare d’estate! ?

Comunque, al controllo di sicurezza mi passano lo sniffer all’interno dello zaino per cercare tracce di esplosivo che STRANAMENTE non c’erano, tutto pulito, stress dimezzato, mancano quindi “solo” il volo, le procedure d’ingresso in Giappone, il trasferimento da Narita a Tokyo, il check-in in albergo e via ?

Dopo un’oretta e mezza tra passeggiate e seconda colazione vediamo arrivare le hostess Alitalia che si posizionano in assetto da imbarco al “nostro” gate. Iniziano a fare qualche annuncio e subito cominciamo a prendere confidenza con l’incomprensibilità (almeno per noi) della lingua nipponica visto che un’hostess era giapponese e parlava al microfono nella sua lingua.

Saliamo ed in effetti l’aereo era mezzo vuoto! Posizionamento in pista, rullaggio, decollo… Tutto in perfetto orario. Sul monitor segnalano che mancano 9100 km e 12 ore per arrivare a destinazione. Tra film, musica, pranzi, snack passano le ore. Avevamo disponibile una fila di sedili per ogni passeggero e quindi abbiamo cercato invano di dormire, dico invano perché anche sdraiandosi non ci siamo riusciti, forse per l’emozione. Invidia profonda per quello che stava dietro a noi che ha dormito 12 ore praticamente! Lo stewart ha cercato di svegliarlo per il pranzo, credetemi, strattonandolo veramente forte, ma non si è svegliato. Una volta accertatosi che respirava ancora lo ha lasciato stare per tutto il viaggio, beato lui!

16 gennaio 2011 (domenica)

Cercando di inseguire la rotazione della terra sono finalmente passate 12 ore ed è tempo di iniziare la discesa. Perché darci il modulo per l’immigrazione durante le 12 ore, anche per passare il tempo, invece di consegnarcelo praticamente durante la discesa a scossoni tra turbolenze e vuoti d’aria? Boh… Rimane il fatto che non siamo riusciti a compilarlo sull’aereo e una volta atterrati abbiamo dovuto farlo davanti al confine immigrazione, mentre gli altri erano passati tutti, generando il sospetto del personale dell’ufficio immigrazione che però ci è venuto incontro non con fare “ostile” ma anzi aiutandoci nel vedere che stavamo in difficoltà su alcune voci da compilare. Il controllo “salute” è stato bypassato da tutti e allo sportello immigrazione ci prendono le impronte digitali degli indici e ci fanno la foto più brutta che io ricordi! Passata la prima barriera si arriva al controllo bagagli e al “colloquio” d’ingresso, le solite formalità insomma. Forse essendo gli ultimi non gli interessava mettersi a controllare i bagagli ma ci hanno invece chiesto il motivo della visita in Giappone (turismo) e se PER CASO portavamo armi, esplosivi o droghe. Se fosse stato Italiano gli avrei detto che pure volendo sarebbe stato impossibile visto che alla partenza fanno gli stessi controlli dell’arrivo (!!!) e che non sarebbe il caso di fidarsi, eventualmente, di un SI o di un NO ? Comunque, visto che eravamo svegli da 18 ore, che avevamo 13 ore di viaggio (compreso treno) alle spalle, che erano le 7 di mattina e ci aspettava un’intera giornata svegli, che non sappiamo parlare il giapponese e che volevamo entrare in Giappone, abbiamo risposto semplicemente NO e via ?

Finalmente ci troviamo a Narita in qualità di turisti accettati. Ci disinteressiamo del cambio e degli ATM, sia perché convinti che in città li avremmo trovati subito e sia perché comunque il mio amico aveva già 25.000 Yen cambiati a Roma, e ci dirigiamo subito all’ufficio JR East per comprare il pacchetto NEx+Suica Round Trip, 5.500 Yen a testa con 2.000 Yen precaricati sulla Suica. La nostra destinazione è Ikebukuro e scopriamo con piacere che il NEx (Narita Express) arriva direttamente lì, niente di più comodo. Infiliamo il biglietto al tornello d’ingresso dei treni ed aspettiamo il puntualissimo NEx. Subito prendiamo confidenza con la precisione, pulizia e compostezza dei giapponesi. Tutto segue una procedura efficiente e funzionale, tutto è un cerimoniale da rispettare. Arriva il NEx e il personale sulla banchina lo annuncia e controlla che tutto avvenga alla perfezione. Entra il personale per pulire un treno già perfettamente pulito, girano i sedili verso la direzione di marcia e dopo un po’ possiamo salire. Tra circa 90 minuti saremo ad Ikebukuro. Nel frattempo cominciamo a rilassarci un po’ e a capire che siamo arrivati, anche perché i paesaggi che vediamo dal treno sono completamente differenti dai nostri, dai cavi della corrente sospesi in aria alle case piccole ma dall’apparenza ordinatissime, paesaggi da “anime” appunto. Ovunque scritte e voci solo in giapponese, un po’ di inglese sul NEx ma ormai siamo in Giappone, dovremmo capire e farci capire per deduzione e con un po’ di scarso inglese, improvvisato e mai studiato, imparato dal quotidiano, da musica, film, internet, ecc. Il personale che controlla le condizioni del treno, quando arriva alla fine della carrozza e prima di cambiare vagone, si volta verso i “clienti”, si leva il cappello e ringrazia con un inchino! Siamo in Giappone ragazzi…

Stiamo per arrivare e si capisce dal paesaggio che cambia e diventa sempre più metropolitano e con insegne sempre più grandi e luminose. Dato che conosco l’hiragana e il katakana cerco di leggere qualsiasi scritta mi capiti sotto gli occhi e quando riesco non dico a tradurla ma a capirla (cioè quando pronunciando la parola scritta il suono diventa una parola inglese a me nota) provo un senso di soddisfazione davvero inaspettato! Questo “passatempo” mi ha accompagnato durante tutta la durata del viaggio e in alcuni casi devo dire che mi è tornato anche utile. Arriviamo a destinazione e, anche essendo domenica, prendiamo atto che quella di Ikebukuro, come avevamo già letto sulla carta, è una delle stazioni più grandi e trafficate di Tokyo! 40 uscite, centri commerciali e negozi sopra, dentro e sotto! Gente che esce a ondate dai tornelli, bisogna trovare il momento giusto e scorgere un varco per “attraversare” il fiume di gente, praticamente un formicaio! Grazie alle indicazioni in inglese troviamo con facilità l’uscita “Metropolitan Plaza” che è attaccata al Metropolitan Hotel. C’è un piccolo problema, il check-in si fa dalle 14 in poi e noi stavamo ad Ikebukuro alle 10, con valigia, zaino di 12 kg (io), spaesati e volendo anche un po’ stanchi. Decidiamo di mangiare qualcosa andando da McDonald’s e scoprendo che sono aperti quasi tutti H24 e che solo ad Ikebukuro ce ne sono almeno 6, anche vicini tra loro! Mancava solo il check-in in albergo come formalità ufficiale e poi ci saremmo potuti rilassare ma già al McDonald’s incominciava a salire un po’ di normale stanchezza. Tra una cosa e l’altra, tra cui un ragazzo addormentatissimo sul proprio cellulare che squillava a volume incredibile senza che lui se ne accorgesse, sono arrivate le 13 e proviamo a vedere se possiamo prendere possesso della stanza in anticipo. L’Hotel è molto bello e dall’apparenza lussuoso, la stanza piccola ma giusta (mi adatto senza problemi), 15° piano e vista su una parte di Tokyo molto suggestiva, almeno come primo impatto tutto positivo quindi. In bagno scopriamo subito il famigerato “TOTO Washlet” con il bracciolo con console elettronica integrata per bidet, la versione base, fighissimo e come scopriremo utilizzandolo funzionalissimo!

Decidiamo di dormire un paio d’ore straconvinti di entrare in trance fino al giorno dopo ma incredibilmente sento la sveglia e coraggiosamente mi alzo senza nemmeno troppi problemi, stavo a Tokyo e volevo vedere il più possibile, anche il primo giorno! Scegliamo così di fare un giro per Nishi-Ikebukuro senza allontanarci, passeggiando un po’ per conoscere la zona che ci ospita. Il quartiere è molto moderno, grattacieli e centri commerciali, Karaoke e Pachinko, Family Mart e altri conbini ovunque! Semafori che “fischiettano” quando diventano verdi, segnalatori di lavori incorso e di uscita macchine dai parcheggi, distributori automatici di bevande, biciclette… Siamo arrivati a Tokyo finalmente! Un giro dentro il palazzo “Bic Camera” per vedere cosa hanno e scoprire che i prezzi sono poco convenienti rispetto all’Italia (almeno rispetto ai negozi online) e ci avviamo verso l’ora di cena un po’ “anticipata” data la stanchezza generale.

Andiamo in un ristorante “turistico” al Metropolitan Plaza e ci prendiamo una specie di Tonkatsu, con riso bianco a contorno, cosparso di una salsa strana che se l’avessero messa a parte avrebbero fatto molto meglio, un po’ troppo speziata direi.

— Piccola nota sul cibo: quando sono in viaggio l’ultima cosa a cui penso è il mangiare, quindi non ne parlerò molto in questo diario. Il pranzo (o cena se pranzavamo) lo saltavamo perché alzandoci tardi facevamo anche colazione tardi (la facevamo in stanza prendendo qualcosa ai conbini la sera prima) mentre per la cena ci si arrangiava. Il pesce non mi piace quindi il Sushi meno che mai, praticamente siamo andati avanti a Ramen, Tonkatsu, pizza e McDonald’s ? —

Per il pagamento, cosa poi riscontrata praticamente sempre e in qualsiasi esercizio commerciale, c’è una specie di procedura, un “protocollo” da rispettare. Si devono inizialmente mettere i soldi su un piccolo vassoio o recipiente che hanno loro vicino alla cassa in modo che possano essere contati sia dal cliente che dal negoziante. Successivamente il negoziante consegna i soldi del resto, contati ad alta voce, e la ricevuta, direttamente nelle mani del cliente, il tutto ovviamente condito con un’infinità di ringraziamenti e inchini perché il consumatore in Giappone è visto come un Dio. La procedura è identica se si paga con la carta i credito.

Dopo cena facciamo un ulteriore breve passeggiata per Nishi-Ikebukuro e scopriamo con i nostri occhi che era vero, come avevo letto su internet, che la sera si radunano spesso gruppi “breakaioli” di ragazzi che con musica portatile si sfidano in cerchi o comunque provano coreografie e si divertono ballando fino a tarda notte. Una volta arrivati in albergo siamo crollati per 11 ore circa. Devo dire che il jet lag all’andata è stato una passeggiata, praticamente inesistente, al ritorno invece è stato accusato per più di una settimana…

17 gennaio 2011 (lunedì)

Dopo una colazione economica ma buona, comprata la sera prima al Family Mart, prendo la mia mappa di Tokyo e improvviso, come farò per tutti gli altri giorni, un itinerario per la giornata. Il mio amico non conosceva niente di Tokyo quindi si è affidato completamente a me per quanto riguarda il piano di visita. E’ mattina tardi e decido di andare ad Harajuku. Stazione di Ikebukuro, Yamanote Line direzione Shinjuku e 160 Yen per il viaggio. Una cosa sconvolgente per noi Italiani è vedere l’ordine anche all’ingresso della metropolitana! “Pettini” da 2-3-4 slot per mettersi in fila e salire sui vagoni, nessuna furberia all’italiana, nessuno scavalcamento, niente stress, il primo che arriva entra nel vagone per primo e così a seguire, una coda FIFO perfetta. Altra cosa sconvolgente è la pulizia e la puntualità dei treni. Nessuno danneggia niente, il treno è di tutti, anche TUO, quindi faresti un danno a te stesso in caso, senza contare che chi sbaglia paga. Bisogna mettere il cellulare in “silent mode” sui treni e spegnerlo direttamente nei pressi dei “priority seats”. Le indicazioni sui display sono in giapponese e in inglese e questo aiuta nella traduzione e nel cominciare a capire le varie parole, almeno all’ascolto.

Arriviamo ad Harajuku e parte il jingle della fermata stessa ? Ogni fermata ne ha uno e il mio preferito è quello di Takadanobaba, con la musica di Astro Boy! Stanno troppo avanti…

Da Harajuku cominciamo a scendere verso Omotesando. Tutti negozi e ristoranti, cose per me poco interessanti perché non sono un grande fan dello shopping e dei centri commerciali. Al semaforo giriamo a sinistra per Meiji Dori e dopo un po’ ancora a sinistra per Takeshita Dori (la parte finale). E’ una via molto particolare, con negozi di abbigliamento alternativo, “strilloni” che non riprendono mai fiato, negozi di cibarie e school girls in divisa che passeggiano. Essendo lunedì non era affollatissima, ci sono tornato la domenica dopo e non si riusciva nemmeno ad entrare per quanto era denso il muro di gente! Una volta percorsa tutta ci ritroviamo in pratica sotto l'”arco d’ingresso”, con la scritta Takeshita Dori appunto, in una posizione leggermente rialzata rispetto alla via stessa da cui la si può vedere più o meno tutta fino in fondo. All’ingresso della via mettono solitamente degli addobbi e decorazioni a seconda dell’imminente festività e io a gennaio ho trovato quelli per San Valentino.

Usciti dalla parte iniziale di Takeshita Dori (perché come ho detto l’abbiamo percorsa “al contrario”) siamo tornati alla stazione di Harajuku per proseguire dentro il parco del tempio scintoista Meiji Jingu. Per entrare si passa sotto un grande Torii principale e dopo qualche minuto di cammino, attraversando altri due Torii, si arriva al tempio. Si ha una sensazione incredibile di tradizione e antichità aumentata dal fatto di essere immersi in un grande parco da cui non si riescono a vedere i grattacieli e i palazzi della metropoli. Questa sensazione è ulteriormente incrementata se si ha la fortuna di assistere a qualche cerimonia religiosa come quella che ho visto io, ma di cui ignoro tutto (un gruppo di persone con archi e vestiti tradizionali), o a qualche matrimonio scintoista, non così infrequenti questi ultimi devo dire.

Usciti dal tempio e dal parco prendiamo nuovamente la Yamanote Line e scendiamo a Shinjuku. In questo quartiere si respira un’atmosfera molto più moderna e sembra quasi di stare in una metropoli americana a causa degli alti e fitti grattacieli. Qui, grazie all’immancabile gentilezza dei giapponesi, scopriamo che non tutti gli ATM sono abilitati ad erogare contanti utilizzando carte di credito straniere. Se occorrono soldi contanti bisogna cercare gli sportelli della “JP Bank” (spesso negli uffici postali – Japan Post Bank).

Girando per Shinjuku, in direzione del Palazzo del Governo Metropolitano di Tokyo, ci ritroviamo davanti (sarebbe meglio dire sotto visto la sua altezza) al Park Hyatt Hotel, un complesso di tre torri che ospita un albergo ultra lussuoso e costosissimo, set cinematografico del film “Lost In Translation” e del film animato “Shin KOR” (1996) dell’anime “Kimagure Orange Road” (anime da me particolarmente amato e di cui parlerò ancora più avanti avendo altri riferimenti sparsi per la città). Proseguiamo in mezzo ai grattacieli per arrivare proprio al Palazzo del Governo Metropolitano di Tokyo dove decidiamo di salire agli osservatori nord e sud del building #1, in modo da vedere dall’alto la skyline di Tokyo al tramonto. Dei semplici e controlli di sicurezza ci fanno accedere agli ascensori, dove una persona all’ingresso e una all’uscita ci indicano lo scontato cammino da seguire, attraverso i quali si arriva al 45° piano, il piano dell’osservatorio appunto. La vista è spettacolare e se ci si va al tramonto o nelle ore successive si può ammirare Tokyo sotto una luce ancora più meravigliosa (per le fotografie è però vietato usare il cavalletto come raccomandato dal personale della sicurezza al momento dei controlli).

Usciamo e ci addentriamo per le vie dell'”Electric Street” di Shinjuku, illuminata a giorno dai neon dei negozi! Facciamo un giretto a Yodobashi Camera e scopro che i prezzi sono gli stessi di Bic Camera ? Visto che non è ancora orario di cena e che il sole è ormai tramontato decidiamo di andare a Shibuya sempre utilizzando la Yamanote Line.

Usciamo da un’uscita non “principale” (non quella di Hachiko per intenderci) e raggiungiamo l’incrocio più grande del mondo, visto mille volte nei documentari e nelle foto ma che dal vivo regala sensazioni molto diverse. Sembra che un milione di persone si riunisca lì solo per andare da una parte all’altra della strada quando il semaforo diventa verde. Non sembra possibile che una volta che 100 persone siano andate da destra a sinistra ce ne siano dopo il tempo di un verde altre 100 è

pronte! E’ sempre così, sembra un’isola pedonale! Poi secondo qualche oscuro fenomeno (forse il verde per le macchine è ritardato?) le persone arrivano sul marciapiede opposto e ridiventa improvvisamente una strada normale. Se si ha la fortuna di trovare un tavolo libero da StarBucks al primo piano (2F) si può vedere questo fenomeno dall’alto. Io l’ho vissuto “solo” da dentro ed è davvero particolare.

Facciamo un giro per le illuminatissime vie di Shibuya, tra neon e megaschermi, strilloni e ragazze vestite in modi per noi assurdi e che subito giudicheremmo “male”. Arriviamo così a Shibuya 109! Beh, io credevo superficialmente che fosse un semplice centro commerciale per abbigliamento giovanile, una volta dentro invece mi ritrovo dentro a “pianeta ragazza”. In pratica sono tutti negozi attaccati, su 9 piani mi pare, senza separazioni tra loro se non nella “scenografia”, con articoli per ragazze di ogni tipo, da vestiti a trucchi, da cappelli ad accessori… Ragazze ovunque, commesse fighissime (non tutte) e particolarissime. Se sei un maschio etero è sicuramente da visitare con piacere, se sei una ragazza prepara la carta di credito! Ci incamminiamo verso la JR Station di Shibuya e non posso non vedere dal vivo la statua di Hachiko. Sotto di essa uno strano personaggio, forse ubriaco, vestito con una testa di orso sopra la sua che con un flauto suonava l’opening di K-On! Figo e strano allo stesso tempo… Incredibile notare come, nonostante siano in tantissimi, tutti quanti rispettano senza problemi il divieto di non fumare mentre si cammina e l’obbligo di fumare solamente nelle zone apposite. Inoltre i cestini sono rarissimi ma per terra non vedrete niente di niente a livello di sporcizia. Da noi in Italia (Roma) ci sono cestini ovunque ma la gente butta tutto per terra lo stesso! C’è qualcosa che non torna…

18 gennaio 2011 (martedì)

Ci svegliamo ad un orario “comodo”, come sempre, e in base al mio piano improvvisato ma funzionale decido di andare a Ueno. Facciamo una visita culturale al Tokyo National Museum, davvero grande e molto interessante dal punto di vista della storia del Giappone. Il motivo principale per cui volevo visitare Ueno, oltre al parco, era in realtà quello di vedere il museo Iga Ninja. Ora, io sono partito da Roma convinto di trovarlo a Ueno, come dice anche il sito ufficiale, invece lì non ce n’è traccia, su nessuna mappa. Chiedo ad un information point e non ne sapevano niente, controllano su internet e mi dicono che si trova a Nagoya! Una delusione profonda mi pervade ma sono a Tokyo e la missione deve continuare, altri posti sono da vedere. Usciti dal museo andiamo nel grande e famoso parco di Ueno. Un parco cittadino davvero rilassante e con un viale alberato che d’inverno sembra morto e spento, anche a causa degli enormi corvi che girano per tutta Tokyo come i piccioni da noi, ma se ci si va ad inizio aprile si assiste all’Hanami (fioritura) e diventa tutto rosa per la fioritura dei ciliegi. Deve essere uno spettacolo davvero notevole, molto molto romantico… Immagino un viale alberato con bassi rami completamente rosa/bianchi, una temperatura gradevole, tramonti arancioni e la primavera agli inizi, atmosfera da innamoramento insomma… Proseguendo tra piccoli templi e artisti di strada, tra suonatori e caricaturisti davvero bravi si arriva al laghetto di Ueno, un’oasi di pace e natura all’interno della metropoli. Anche qui non oso immaginare la sensazione che si può provare a primavera, magari noleggiando una romantica barchetta con una ragazza per navigare un po’ all’interno del laghetto ed estraniarsi da tutto e tutti (chissà se i giapponesi scriveranno la stessa cosa del laghetto dell’EUR a Roma…).

Usciti dal parco facciamo il giro largo, passando dietro allo Zoo di Ueno per tornare alla Yamanote Line. Passiamo attraverso una zona molto tranquilla e residenziale, estranea alla caoticità della grande metropoli pur facendone parte. Piccole case ordinate, stradine senza traffico, templi, scuole… Una zona molto interessante e vivibile direi. Il tutto accarezzato dalla rosata luce del tramonto che ne aumenta il fascino.

Arriviamo così alla stazione Okachimachi della Yamanote Line e ci dirigiamo verso un mondo opposto a quello in cui eravamo in quel momento, Akihabara!

Nonostante il sole fosse praticamente tramontato al livello stradale sembrava giorno! Neon potentissimi dei palazzi e negozi illuminavano tutto e tutti, la cosiddetta “Electric City”. Strilloni e “ragazze volantino” spesso in cosplay lungo tutta la strada, palazzi Sega e Taito Station, Pachinko, negozi di manga ed anime e il famoso ponte verde di Akihabara. Ci spiegava un amico giapponese conosciuto a Tokyo che i maggiori marchi nipponici dell’elettronica mondiale, come Sony ad esempio, sono partiti da Akihabara dove allora come adesso era possibile acquistare componentistica elettronica di ogni tipo, proprio sotto al ponte verde, in un mercatino coperto tuttora esistente.

Per tornare alla stazione JR abbiamo costeggiato la ferrovia passando per una via/mercato che aveva un’atmosfera completamente differente da quella che si respirava nell’elettronicissima e moderna via principale, con bancarelle di pesce, cibo pronto e vestiti, tutti ovviamente pubblicizzati dagli immancabili strilloni.

19 gennaio 2011 (mercoledì)

Sempre sveglia comoda, colazione in stanza (in hotel costava 25 Euro, non ci sembrava il caso) e via, destinazione Asakusa!

Per la prima volta proveremo l’efficientissimo intreccio di treni e metropolitane che coprono tutta Tokyo con una facilità incredibile. Il costo rispetto all’Italia è abbastanza più alto, si paga a tratta e la più economica costa comunque di più di un biglietto italiano a tempo, il servizio però non è nemmeno paragonabile! Treni perfettamente puliti, puntuali ed efficienti, collegamenti con qualsiasi zona di Tokyo, in pratica se si considera che la macchina (con bollo, assicurazione, manutenzione, benzina, ecc.) non serve a Tokyo alla fine si può dire che costa poco il trasporto! Comunque sia prendiamo la Yamanote Line fino a Ueno e da li scambio con la Ginza Line fino al capolinea (poche fermate), ovvero Asakusa. Appena scesi ci avviamo verso la zona del tempio Sensoji e veniamo fermati da una coppia giapponese con microfono e telecamera che ci chiede un’intervista, in inglese. Non lo so di preciso cosa mi hanno chiesto, credo cosa ne pensassi della differenza tra la gestualità dei giapponesi rispetto alle altre persone del pianeta, ma ancora meno so cosa e come gli ho risposto io. Al mio amico nemmeno hanno provato a chiedergli qualcosa visto che stava più in difficoltà di me, ha fatto scena muta, alla fine la situazione sembrava “…da Asakusa è tutto, Mingo e il buon Fabio, a voi studio!” ?

Arriviamo davanti a Nakamise Dori e per accedervi dobbiamo passare attraverso il famoso portone con la lanterna gigante rossa, alta 3 metri! Nakamise Dori è una via che porta al tempio buddista Sensoji, su questa via ci sono circa 90 negozietti che vendono souvenir di Tokyo/Giappone tradizionali del periodo Edo ( e non solo) e come sempre cibo di ogni tipo.

Finita la via si vede sulla sinistra la pagoda a 5 piani, la seconda più alta del Giappone, e procedendo e superando un’altra lanterna gigante e il bagno purificatore d’incenso si arriva al cospetto del tempio Sensoji, dove troviamo una terza lanterna gigante, sempre rossa. Il tempio originale era in legno ma è stato distrutto durante la seconda guerra mondiale ed è stato ricostruito successivamente in muratura. Intorno al tempio ce ne sono altri più piccoli e altre bancarelle, c’è un’atmosfera molto religiosa ma al tempo stesso molto di “umana”.

Riprendiamo la Ginza Line per tornare a Ueno e da lì con la Yamanote Line ci dirigiamo a Tokyo per andare a vedere il giardino del Palazzo dell’Imperatore. Attraversando un’altra zona con alti grattacieli, appena usciti dalla stazione Tokyo, ci incamminiamo verso il Palazzo Imperiale. Cominciava a tramontare il sole e in aggiunta ho erroneamente pensato che si potesse entrare nei giardini del Palazzo Imperiale attraverso il ponte Nijubashi. Il poliziotto della prima torretta di guardia ci ha detto che era ovviamente chiuso e che dovevamo andare nella parte est dei giardini quindi la visita era ormai da rimandare per ovvi motivi di tempo. Vabbè, qualche foto al famosissimo ponte e ci dirigiamo verso Ginza. Ginza è principalmente una zona molto moderna e dall’aspetto lussuoso, con alti edifici, strade larghe, negozi prestigiosi e con la presenza di molti marchi italiani dell’alta moda. Da lì, con il sole ormai tramontato da un po’, facciamo una passeggiata per una breve visita al vicino Hibiya Park, un piccolo parco cittadino molto rilassante, da visitare magari con la luce del giorno. Visto che stavamo ormai nella zona est di Tokyo decidiamo di andare a Morishita per provare le pizze del ristorante “Bella Napoli”, consigliata da Marco Togni. Tramite la Oedo Line scendiamo a Morishita e il GPS mi dice che a circa 600 metri c’è la pizzeria. Arriviamo così davanti ad un ristorante a due vetrine con fuori scritto “Bella Napoli” e sulla porta il cartello “Vietato Fumare”, tutto in italiano. Il locale è piccolo ma accogliente, le pizze costose rispetto all’Italia ma devo dire davvero ottime! Quando il proprietario e pizzaiolo Tetsuya scopre che siamo Romani ci prende subito in simpatia ed a chiusura locale ci facciamo una chiacchierata tra “amici” visto che parla italiano. Gli diciamo i posti che abbiamo visitato fino a quel momento e quelli pianificati per i giorni seguenti e si offre, molto gentilmente e con la consueta ospitalità giapponese, di portarci in altre zone di Tokyo nei giorni successivi, come una sorta di guida locale. Cosa spinge una persona ad impegnarsi così con due individui sconosciuti è un qualcosa che per noi Italiani diffidenti è difficile comprendere, per loro evidentemente è normale.

20 gennaio 2011 (giovedì)

Decidiamo di tornare ai giardini dell’Imperatore visto che il giorno prima avevamo fatto il viaggio a vuoto. Si tratta della parte est del Palazzo dell’Imperatore, nella zona di Marunouchi, dove circondata da un largo fossato si trova la parte visitabile del parco Imperiale. La visita è gratuita ma all’ingresso viene dato una specie di placchetta che probabilmente ha la funzione di “conta persone”. I giardini sono molto belli e curati, come tutti i giardini e parchi giapponesi effettivamente, non oso quindi immaginare come possano essere quelli interni al Palazzo Imperiale vero e proprio. Se si vuole passare una mattinata o un pomeriggio in tranquillità, al centro della città, sono consigliati, ma effettivamente non c’è tantissimo da vedere all’interno. Usciamo e decidiamo di fare un giro lungo il perimetro esterno, sia per fare una passeggiata e sia per vedere un po’ la zona di Marunouchi che non è affatto male devo dire, con il sempre presente contrasto da moderno e antico. Costeggiando il fossato è possibile vedere anche il palazzo della Tokyo FM.

Da Marunouchi ci spostiamo a Roppongi. Essendo vicino alla Tokyo Tower ed essendo arrivati prima del tramonto decidiamo di andare a visitare prima la Tokyo Tower. A Roppongi chiediamo ad un poliziotto di un koban la strada per la Tokyo Tower (anche se avevo inserito il POI sul GPS) e ci incamminiamo quindi in quella direzione. Già lungo la strada si vede il simbolo di Tokyo visto e rivisto in moltissimi anime e documentari, ma dal vivo e con la luce digradante del tramonto ha un fascino veramente emozionante! Si dice che dovrebbe essere sostituita dalla nuova torre che è attualmente in costruzione, la Tokyo Sky Tree, che si occuperà della diffusione del segnale digitale terrestre, ma non credo che possano abbattere un simbolo così importante della città, speriamo bene… Prendiamo il biglietto per l’osservatorio a 150 metri e anche per quello a 250 metri. Inutile dire che la vista di notte è spettacolare, un 360° sulla città più illuminata del mondo da un’altezza vertiginosa. Anche in questo caso si tratta di una visione davvero romantica, a cui non si è abituati. Il paesaggio notturno è stata davvero bellissimo ma a livello fotografico è un po’ difficile gestire il tutto perché le luci interne creano dei riflessi fastidiosissimi sulle vetrate.

Abbandoniamo l’arancionissima Tokyo Tower e torniamo sotto un forte vento a Roppongi per visitare il complesso “Roppongi Hills“. Ci ripariamo dal vento alla base della Mori Tower e facciamo un giro non troppo attento al suo interno ma alla fine c’erano solamente negozi, cinema e ristoranti. Non siamo saliti fino all’osservatorio a pagamento perché probabilmente la vista sarebbe stata simile a quella avuta poco prima dalla Tokyo Tower. Qualche foto nella “piazza” di Roppongi Hills con il ragno metallico gigante di Louise Bourgeois e la Mori Tower e poi via verso Ikebukuro per concludere la giornata.

21 gennaio 2011 (venerdì)

La giornata di oggi è dedicata alle foto notturne della baia di Tokyo dall’isola artificiale di Odaiba quindi, dovendo aspettare il tramonto e il buio, ce la siamo presa più comoda degli altri giorni. Utilizzando la Yurikamome Line raggiungiamo in tarda mattinata l’isola di Odaiba passando per il Rainbow Bridge. Dopo aver fatto un giro tra i palazzi e aver visto in lontananza la ruota panoramica di Odaiba ci dirigiamo verso la spiaggia e subito davanti a noi appare una fedelissima replica della statua della libertà, di dimensioni ridotte ma davvero ben fatta. Sullo sfondo si vede tutta Tokyo con il Rainbow Bridge, la Tokyo Tower e la sua skyline che sembra non finire mai. Dopo aver ammirato quel paesaggio davvero suggestivo ci dirigiamo verso la vicina sede della Fuji TV per salire nella “palla” e vedere la baia di Tokyo dall’alto. In effetti la vista è la stessa ma dall’alto si capisce ancora meglio la densità di palazzi e grattacieli che c’è nella città, davvero notevole. Lasciamo la Fuji TV e andiamo a visitare il complesso Aqua City che altro non è che un centro commerciale bello grande con negozi e ristoranti. Usciti da Aqua City mancava circa ancora un’ora al tramonto e decido quindi di cominciare a posizionarmi in uno degli spot che avevo studiato durante il giorno, anche per godermi nuovamente e senza pensieri quel paesaggio stupendo. C’è da dire infatti che la baia di Tokyo al tramonto è forse il posto più romantico, a livello paesaggistico, di tutta la città e non è un caso infatti che a Natale e a San Valentino le coppie di Tokyo si dirigono in massa verso l’isola di Odaiba. Mentre continuo ad ammirare Tokyo e la sua baia arriva un altro fotografo, che come me aspettava la luce migliore per immortalare quello spettacolo, e con qualche parola in inglese riusciamo ad ingannare meglio l’attesa facendo due chiacchiere.

Le fotografie erano state scattate, salutiamo Tokyo vista da fuori e ritorniamo alla base con la Yurikamome Line.

22 gennaio 2011 (sabato)

Visto che avevamo appuntamento in tarda mattinata con Tetsuya a Kiyosumi-Shirakawa (abbiamo scoperto che è la fermata più vicina alla sua pizzeria) decidiamo di alzarci prima del solito per andare a visitare il mercato del pesce di Tsukiji che si trova appunto non troppo distante da quella zona. Non sono un appassionato di pesce ma devo dire che il mercato di Tsukiji è davvero particolare anche se un po’ violento perché ammazzano e decapitano i pesci vivi “in diretta”. Sono talmente abituati che loro non ci fanno più caso ma per un turista che non uccide nemmeno le formiche, insomma, non è proprio un bello spettacolo. Nel complesso però è molto caratteristico anche perché hanno una quantità di pescato giornaliera incredibile ed esportano in tutto il mondo. Se si va di mattina prestissimo è possibile entrare in un gruppo di visitatori che può assistere all’asta dei tonni. E’ un mercato gigantesco con personaggi particolari che stanno lì da una vita, girano e trasportano il pesce con i muletti e si deve stare abbastanza attenti perché se si finisce sulla loro strada non si fermano!

Lasciamo il mercato del pesce più grande del mondo e ci dirigiamo a Kiyosumi-Shirakawa per incontrarci con Tetsuya che decide di farci visitare i Kiyosumi Gardens e il museo della vecchia Edo. Andiamo a piedi? No… In macchina? No no… Con il treno? Ma nooo… Andiamo in bicicletta! A parte 7 anni di Spinning erano circa 15 anni che non pedalavo su strada, perché quindi non ricominciare a Tokyo con uno zaino di 12 Kg sulle spalle, fuori allenamento e “contro mano” (hanno la guida a sinistra)? ? I Kiyosumi Gardens sono praticamente i giardini della casa del fondatore della Mitsubishi che è stata distrutta dalla guerra, è rimasto però il parco visitabile. Collezionava rocce di tutti i tipi e da tutte le parti del Giappone che ha poi messo in questi giardini che sono davvero belli, curati e rilassanti. A detta di Tetsuya il paesaggio è deturpato dall’edificio eccessivamente brutto di una scuola superiore che si vede da dentro il parco. Usciti dai giardini riprendiamo le biciclette e sapendo che volevamo provare il famoso Ramen ci porta in un ristorante specializzato esclusivamente nella preparazione di quel piatto, 100% giapponese, dove penso che un turista non possa farsi capire in nessun modo senza conoscere la loro lingua. Bisogna comprare il piatto scelto da una macchinetta nel ristorante e dare il tagliando al personale, ovviamente tutto scritto in kanji! Il locale è il tipico ristorante degli anime con il bancone dei clienti tutto intorno alle persone che cucinano, con i fazzoletti intrecciati intorno alla testa ad altezza fronte, tradizionale al 100%. Prendiamo un Ramen di maiale e a parte le alghe devo dire che non era male per niente. Ovviamente perché non approcciare con le bacchette cominciando con il piatto più difficile che c’è da quel punto di vista? Un’esperienza molto complessa ma dalla quale alla fine ne siamo usciti puliti e soddisfatti ? Riprendiamo le biciclette e andiamo al museo della vecchia Edo. Lungo il tragitto siamo passati dentro al quartiere del Sumo e non a caso abbiamo incontrato molte persone dai 100 Kg in su, con la classica acconciatura da lottatori di Sumo e abbigliamento tipico/tradizionale di quello sport, oltre a negozi specifici per “taglie forti”. Arrivati al museo della vecchia Edo, che si trova vicino allo stadio del Sumo, lasciamo le biciclette nel parcheggio a loro riservato senza nessun lucchetto o catena, come sempre, perché nessuno le ruberà visto che siamo in Giappone. Il museo è molto interessante e racconta la storia di Tokyo da quando si chiamava Edo, nel periodo Edo appunto, fino alla seconda guerra mondiale e al dopo guerra, passando attraverso gli eventi catastrofici che hanno colpito la città. Ci sono rappresentazioni su plastici, fotografie, oggetti reali, documentari e addirittura ricostruzioni parziali di case tradizionali a grandezza naturale in cui è possibile entrare, più tante altre esposizioni tipiche dei vari periodi rappresentate con scenografie davvero suggestive. Il tutto è istallato in un ambiente molto grande e soprattutto molto alto, è impressionante pensare che ci si trovi in uno spazio chiuso infatti. Ritorniamo a Kiyosumi-Shirakawa e ci congediamo da Tetsuya ringraziandolo per il giro fatto e dandoci appuntamento a mercoledì.

L’ultima parte della giornata decidiamo di passarla a Nakano e precisamente a Nakano Broadway. E’ una lunga galleria coperta piena di negozi con una specie di centro commerciale alla fine di essa in cui è presente anche un Mandarake (negozio specializzato in manga e anime) che se non sbaglio dovrebbe essere più grande anche di quello che sta ad Akihabara. Proprio nel Mandarake ho chiesto ad una indaffaratissima commessa dove si trovasse il reparto dei CD e vedendo che non riuscivo a capirla ha abbandonato tutto quello che stava facendo per accompagnarmi, dal reparto in cui stavamo (al 4F) al reparto dei CD (al 2F), davvero gentilissima!

Finito il giro ritorniamo alla nostra base ad Ikebukuro più stanchi degli altri giorni ma soddisfatti.

23 gennaio 2011 (domenica)

E’ domenica e voglio tornare ad Harajuku per vedere i cosplayers, i gruppi rockabilly e qualche matrimonio scintoista al tempio Meiji Jingu. Ci dirigiamo quindi per prima cosa proprio al tempio e pare che ci sia un matrimonio dopo l’altro! O sono stato fortunato io oppure di domenica è molto più frequente questo tipo di cerimonia. Quando il mio amico capisce che la cosa sarebbe stata abbastanza lunga decidiamo di dividerci per ritrovarci direttamente ad Ikebukuro la sera.

I matrimoni scintoisti sono davvero particolari per un turista europeo ma probabilmente un matrimonio cattolico farebbe lo stesso effetto ad un giapponese, non saprei… Comunque sia l’abbigliamento tradizionale, l’atmosfera di solennità e religiosità trasmessa dal luogo e il silenzio generale del tempio contribuiscono a creare una situazione davvero suggestiva. Ne ho fotografati un po’ e verso il quarto o quinto di seguito i guardiani, che liberavano il corridoio dove doveva passare il corteo dai turisti, quasi mi chiamavano per nome ?

Esco dal tempio e mi dirigo all’ingresso dell’adiacente parco Yoyogi dove vedo esibirsi i divertentissimi gruppi rockabilly. Si tratta di persone appassionate degli anni ’50 americani che si organizzano in gruppi e la domenica si mettono a ballare emulando Elvis Presley o comunque ricreando le situazioni dei balli tipici di quegli anni, ovviamente con abbigliamento e acconciature specifiche di quel periodo. Devo dire che è stato molto divertente vedere dei giapponesi con parrucconi e giubbetti di pelle ballare, se possiamo dire ballare, canzoni dallo stile tipicamente americano anni ’50 ma con parole giapponesi. Per quanto riguarda il discorso cosplayers invece sono rimasto un po’ deluso. Non dico che mi aspettavo di trovare il Romics o il Lucca Comics & Games però ce n’erano veramente pochissimi e difficili da fotografare visto che facevano un po’ troppo i preziosi. Avendo ancora il tramonto a disposizione decido di tornare ad Asakusa per fare qualche fotografia serale e notturna. Posso dire che la zona del tempio Sensoji mi è piaciuta molto e tornarci da solo verso sera è stato interessante perché ho potuto girarla meglio e vedere ulteriormente anche i dintorni del tempio principale. Quando non c’è più la luce del sole Asakusa diventa ancora più suggestiva perché sia la pagoda che il tempio Sensoji vengono illuminati artificialmente, così come i templi minori e le stradine dell’intera zona. Anche oggi ho camminato un bel po’, portando in giro tutto il giorno 12 kg di zavorra, e visto che la stanchezza si comincia a far sentire me ne ritorno alla base raggiungendo così il mio amico.

24 gennaio 2011 (lunedì)

E’ il mio compleanno e decido di passarlo da solo sia perché volevo fare delle fotografie per conto mio (quando si è in due o più persone, anche se dichiarano di non avere problemi ad aspettare, non è la stessa cosa e sei psicologicamente sotto pressione lo stesso) e sia perché anche gli ultimi due compleanni li ho passati allo stesso modo e la cosa non mi era dispiaciuta affatto. Comunque sia pianifico gli itinerari della giornata che sono Shimo-Kitazawa, Kichijoji e Waseda. Non sono mete casuali ed un appassionato dell’anime “Kimagure Orange Road” può capire il perché. Per andare a Shimo-Kitazawa avrei potuto prendere la Odakyu Line o la Keio Line, arrivando direttamente nel quartiere, ma ho preferito prendere la Chiyoda Line e scendere a Yoyogi-Uehara per fare una passeggiata e godermi un tranquillo quartiere residenziale che sembra davvero uscito dai manga. Shimo-Kitazawa invece mi è sembrato molto più movimentato e “alla moda” come quartiere, pieno di negozi e con tanti passaggi a livello come quelli che si vedono proprio negli anime, identici direi (quando sentirete il tipico suono dei passaggi a livello capirete cosa intendo dire)! Da Shimo-Kitazawa mi dirigo a Kichijoji, una zona che non ho visitato approfonditamente in effetti e di cui ho visto fondamentalmente solo un tempio (al ritorno) e la strada principale. Sono andato lì perché c’è un’università che ha ispirato Izumi Matzumoto per i disegni della scuola presente nell’anime KOR. Il cancello di questa università era aperto, con un discreto via vai di studenti, così sono entrato pure io mischiandomi tra loro e mi sono messo a fare qualche semplice fotografia alla facciata principale. Dopo qualche secondo sento arrivare il guardiano di corsa nella mia direzione dicendo (non gridando) “no camera! no camera!”. Molto gentilmente mi spiega che non si possono scattare fotografie (chissà poi perché) ed io, avendo già realizzato qualche scatto buono, chiedo scusa e mi avvio senza problemi verso l’uscita. Da Kichijoji mi dirigo verso l’ultima tappa e cioè l’università Waseda che tra l’altro è abbastanza vicina ad Ikebukuro. Anche questo luogo fa parte del “set” utilizzato nell’anime KOR e fondamentalmente non ha niente di particolarmente attraente per un turista a parte l’atmosfera un po’ “europea” che si respira negli immediati dintorni dell’università stessa.

Tramonta il sole e me ne ritorno alla base passando però prima dall’altra parte di Ikebukuro, ovvero Higashi-Ikebukuro, perché il mio amico aveva scoperto lì un ATM della JP Bank nell’ufficio postale. Scopriremo poi verso gli ultimi giorni, come sempre succede, che avevamo due ATM JP Bank praticamente sotto l’albergo…

25 gennaio 2011 (martedì)

Oggi iniziamo con una passeggiata al Tokyo Dome City. E’ un posto che ancora dobbiamo vedere, è vicino al Bunkyo Civic Center e c’è il parco di divertimenti LaQua che il mio amico voleva visitare. Appena arrivati infatti vediamo subito uno stranissimo roller coaster che passa praticamente “in mezzo” alla città che però è chiuso per manutenzione (io non sarei salito comunque visto che soffro di vertigini!). C’è anche una ruota panoramica molto alta e una torre simile allo “Space Vertigo” di Gardaland per provare la sensazione della caduta libera. Nello stesso complesso spicca in altezza il modernissimo Tokyo Dome Hotel, un albergo dall’apparenza futuristica, e il Tokyo Dome ovvero lo stadio di baseball coperto dei Yomiuri Giants e dei Nippon Ham che però d’inverno è utilizzato per manifestazioni, convegni, concerti e altro. Usciti dal Tokyo Dome City ci dirigiamo nel vicinissimo Bunkyo Civic Center dove possiamo salire gratuitamente al 25° piano ed ammirare dall’osservatorio dell’edificio la bellissima skyline di Tokyo. Siamo stati fortunati e abbiamo trovato un cielo limpido e pulito, come nelle altre giornate, che ci ha permesso di vedere chiaramente e fino in fondo lo splendido paesaggio urbano.

Il pomeriggio decidiamo di passarlo sull’isola di Tsukishima e precisamente nella parte nord che si chiama Tsukudajima. L’isola di Tsukishima, almeno nella parte centrale, è praticamente una zona residenziale dall’aria molto moderna piena di grattacieli con centinaia di appartamenti. Tutto sembra recentissimo ma se ci si spinge a nord si fa un salto temporale non indifferente. Già perché nella parte settentrionale dell’isola c’è la zona di Tsukudajima che è sopravvissuta sia al terremoto del 1923 e sia alla seconda guerra mondiale. A parte l’incredibile tranquillità che si respira nell’aria sembra veramente un pezzo di storia della città rimasto immutato nel tempo, soprattutto se si guarda il vecchio porto e alcune piccolissime casette in legno. Dietro al vecchio faro c’è una specie di piccolo parco, con un piccolissimo lago artificiale ed un ponticello di legno al suo interno, dove ci fermiamo per una sosta su una panchina. Vicino a noi c’è una scuola dove i ragazzi stanno facendo educazione fisica e l’atmosfera generale, grazie anche al sole che sta tramontando, è davvero rilassante.

Dopo la meritata pausa ci avviamo verso la stazione delle metropolitana e lungo il percorso godiamo ancora una volta delle luci serali che impreziosiscono quel paesaggio urbano composto da alti grattacieli. Prima di ritornare alla base e dato che siamo molto vicini a Kiyosumi-Shirakawa decidiamo di andare a fare due chiacchiere con Tetsuya davanti a una bella pizza margherita per concludere la giornata.

26 gennaio 2011 (mercoledì)

Appuntamento alle ore 12 davanti la pizzeria di Tetsuya. Con la sua macchina arriviamo in un quartiere popolare (di cui però purtroppo non ricordo il nome) in cui è rarissimo che si veda un turista e ci si può capitare solo se accompagnati da un giapponese appunto. Si tratta semplicemente di un quartiere vissuto e abitato da giapponesi, niente di turistico, tranquillissimo, con la musica in filodiffusione lungo tutta la strada principale e dove si può intravedere come si svolge una giornata normale di un abitante di Tokyo. Una passeggiata rilassante immersi in una zona per niente caotica. Per pranzo, avendogli detto che volevamo provare il Tonkatsu originale e non quello dei ristoranti turistici, ci porta in un locale tradizionale, sperduto e giapponesissimo, specializzato esclusivamente nella preparazione del Tonkatsu appunto. Si trova in un vicoletto disperso vicino a Nihonbashi di cui purtroppo non mi sono appuntato le coordinate GPS (andare da soli sarebbe comunque una bella avventura per un turista perché penso sia impossibile capire e farsi capire senza sapere il giapponese). Si tratta, anche in questo caso così come era stato per quello specializzato in Ramen, di un ristorante “casareccio” a conduzione familiare con il bancone dei clienti davanti ad una coppia di vecchi e simpaticissimi cuochi. Abbiamo mangiato un Tonkatsu spettacolare, che non ha niente a che vedere con quello “turistico” dei ristoranti comuni, in un ambiente davvero cordiale e familiare che riesce a mettere a proprio agio anche chi come noi è totalmente estraneo a quel mondo.

Dopo una bella mangiata, da cui siamo usciti sazi ma non gonfi o appesantiti, riprendiamo la macchina per un giro nel traffico di Tokyo. Tetsuya ci porta ad Akihabara e ci fa vedere quello che lui chiama “Il Corridoio di Akihabara”. In pratica è un mercatino coperto, lungo, stretto e basso in cui si può trovare qualsiasi cosa riguardante l’elettronica, ma veramente qualsiasi cosa. Dai singoli componenti come resistenze e condensatori ad apparecchiature già montate, da congegni vintage a trasformatori e strumentazione “da museo”. E’ da lì, come ci ha spiegato Tetsuya, che è partita l’attuale supremazia mondiale del Giappone in campo elettronico.

Ci congediamo dal nostro amico giapponese e ci facciamo lasciare nuovamente ad Asakusa perché il nostro viaggio stava per finire e volevamo comprare qualche souvenir per amici e parenti. Prima di passare allo shopping ci dirigiamo verso il fiume Sumida per vedere e fotografare la sede del birrificio Asashi con il suo famoso edificio a forma di boccale (neanche tanto) e lo “sbuffo” dorato sul tetto. Ritorniamo in zona tempio Sensoji e passiamo due o tre ore tra i negozietti di Nakamise Dori e delle sue traverse alla ricerca di piccoli pensieri particolari da riportare in Italia. Il sole tramonta, facciamo qualche altra fotografia alla pagoda illuminata di arancione durante l’ora blu e ritorniamo alla base.

27 gennaio 2011 (giovedì)

Mancano due giorni effettivi prima di tornare a casa ed i punti salienti di Tokyo erano stati visitati e fotografati tutti come da programma, sentivamo quindi la necessità di un paio di giorni di “vacanza” ? Macinando chilometri tutto il tempo per giornate intere, soprattutto io con 12 kg di carico, arrivavamo la sera abbastanza cotti e saltavamo quindi completamente la vita notturna che comunque ci interessava poco. Erano finiti i posti “ufficiali” da visitare ed io avevo quasi riempito le memorie della fotocamera così decido di uscire leggero utilizzando il piccolo zaino del mio amico.

Ci rechiamo nuovamente al tempio Meiji Jingu, ad Harajuku, ma stavolta in modalità “passeggiata” per rilassarci e per risolvere alcune dimenticanze riguardo all’acquisto dei souvenir del giorno prima. Anche nel giardino del tempio Meiji Jingu infatti c’è una zona con un negozio di souvenir, simili come tipologie e prezzi a quelli di Asakusa. Facciamo un altro giro nel piazzale del tempio e poi usciamo per andare all’interno del vicino parco Yoyogi. Lì, dopo qualche minuto di cammino tra corvi giganti e natura quasi incontaminata, in lontananza sentiamo arrivare una musica soave e fuori dal tempo. Avvicinandoci sempre più alla “sorgente” scopriamo che quella melodia veniva suonata dal flauto traverso di un tizio immerso in un boschetto… Quella musica dava la sensazione di entrare in un’atmosfera quasi onirica, sembrava di non avere più riferimenti temporali, un’emozione davvero forte devo dire!

Il pomeriggio lo passiamo tra le stradine di Shimo-Kitazawa, che il mio amico non aveva ancora visitato, ma sempre all’insegna della passeggiata e della rilassatezza cosa che nei giorni prima non era stato possibile avendo il “dovere” psicologico di scattare fotografie.

L’ultima parte della giornata la passiamo nuovamente a Shinjuku tra grattacieli ed “Electric Street”. Trovo un palazzo di Pachinko/Slots/Games e mi concedo un paio di partite allo storico Street Fighter II (in versione Anniversary) che ho praticamente “consumato” nei bar e sale giochi quando ero piccolo e ancora adesso uso ogni tanto sul PC tramite emulatore (MAME). Devo dire che per 50 Yen a partita è stato emozionante rivivere quel gioco direttamente dal cabinet originale con schermo a tubo (da più di 30 pollici penso) seduto comodamente e nel paese dove è stato creato.

28 gennaio 2011 (venerdì)

Relax totale e assoluto! Oggi ce la prendiamo come giornata di defaticamento e infatti lascio tutta l’attrezzatura in stanza, esco senza niente, libero.

Possiamo dire che il meteo è stato spettacolare per tutta la durata del viaggio, temperature accettabili e cielo celeste sempre, mai una nuvola a parte la mattina del 24 gennaio ma poca roba, le previsioni che avevamo visto da Roma sono state rispettate alla grande e meglio non poteva andare da quel punto di vista!

Decidiamo quindi di andare con calma e tranquillità a rilassarci nuovamente nel parco di Ueno. In “modalità passeggiata” e senza il peso dello zaino ci gustiamo i vari artisti di strada che si esibiscono qua e là all’interno del parco fino ad arrivare al laghetto. Lì facciamo una lunga sosta rilassante su di una panchina, sotto il sole ad ammirare le barchette e i gabbiani, ci voleva proprio. Dopo la prima settimana avevamo la sensazione di essere stati un mese a Tokyo, oggi, dopo quasi due settimane, i mesi sembravano due!

Verso sera ritorniamo ad Ikebukuro e decidiamo di fare un giro nella parte opposta rispetto alla nostra, Higashi-Ikebukuro, che comunque già avevamo visto velocemente nei giorni scorsi. Non c’è nulla di particolarmente interessante, un quartiere alla fine simile agli altri, ma era la nostra ultima sera a Tokyo e volevamo restare in zona per andare a dormire presto visto che il giorno dopo avremmo dovuto affrontare lo stress del ritorno.

Ritorno – 29 gennaio 2011 (sabato)

Sveglia alle 7. La valigia era già pronta perché praticamente non l’ho mai disfatta (non lo faccio mai). Colazione, doccia e scendiamo per il check-out. Metto da parte la Suica con ancora 100 Yen caricati e al tornello JR, malinconicamente, infilo il biglietto di ritorno del NEx. Troviamo le indicazioni corrette per la banchina ma un giapponese, con figlio su passeggino al seguito, decide di aiutarci a tutti i costi lo stesso. Alla fine era più confuso lui di noi ma abbiamo apprezzato per l’ennesima volta la gentilezza dei giapponesi. Molto utile però l’applicazione che hanno sui cellulari con il calcolo delle rotte, dei costi e degli orari dei vari treni, almeno ci ha detto l’orario preciso in cui sarebbe arrivato il NEx.

Dopo circa 90 minuti ci troviamo a Narita dove facciamo il check-in e passiamo i rapidi controlli di sicurezza (stavolta nemmeno lo sniffer ho subito come controllo). In perfetto orario saliamo sull’aereo, anche stavolta mezzo vuoto, e alle 14:15 decolliamo. Inversamente rispetto all’andata stavolta c’erano pochi italiani, malinconici a causa del ritorno, e un numero maggiore di giapponesi euforici per l’imminente visita del nostro paese. Io non ho paura dell’aereo però dopo qualche minuto dal decollo si alza preoccupata una hostess e va a mettere l’orecchio vicino alla porta armata al centro dell’aereo, come se sentisse uno “spiffero” o una vibrazione… E mancavano ancora 12 ore di viaggio!!! Penso che la cosa peggiore che possa succedere ad un aereo in volo sia che quando stai a 10.000 metri di altezza, al buio e con -60°C all’esterno si apra improvvisamente quella porta. Fortunatamente si è trattata però solo di un’impressione iniziale perché poi l’hostess si è tranquillizzata e il viaggio è andato benissimo. 12 ore volate in tutti i sensi tra film, forse mezz’ora di sonno, cena e snack vari. Anche il ritorno è andato dunque perfettamente ma stavolta ho accusato il jet lag per circa 7-9 giorni dal rientro, cosa mai successa prima in nessun viaggio, con orari sballatissimi e 3-4 ore di sonno a notte (o giorno) nei migliori dei casi.

Conclusioni

Sembrava lontano il giorno della partenza, all’inizio, e invece non solo è arrivato ma sono passate anche le due settimane vissute a Tokyo…

Ho finalmente visto a 33 anni la città e un pezzo del paese che ho sempre sognato, fin da piccolo. Una sensazione di incompiuto mi pervade al rientro anche se ho fatto più o meno tutto quello che ti ero prefissato, ma forse è solo la voglia inconscia di tornarci. Sicuramente tornerò infatti, anche perché il Giappone non è solo Tokyo, mancano ancora altre città importanti da visitare nel paese del Sol Levante. E’ stato un viaggio molto soddisfacente e senza nemmeno una nota negativa, un’esperienza unica che non posso paragonare a nessuna di quelle vissute in precedenza. Una cultura e una civiltà così lontane dalla nostra, così diverse ma migliori sotto tantissimi punti di vista. Il tutto accentua ancora di più il trauma da rientro e la “depressione”dovuti al ritorno alla realtà quotidiana italiana, soprattutto dal punto di vista del comportamento e del rispetto delle persone verso gli altri. Adesso però so che esiste davvero e che non è poi così difficile andarci ma c’è il rischio che potrebbe diventare una droga… Un viaggio consigliatissimo a chi è già appassionato ma anche e forse soprattutto a chi non conosce niente del Giappone, utile per aprire la mente e conoscere una cultura lontanissima dalla nostra.

Volevo scrivere solo un piccolo diario di questa esperienza con i pochi appunti presi a Tokyo ma visto che sono ancora fresco di viaggio e i ricordi sono tanti ne ho approfittato per fissarli evitando di farli “appannare” col tempo, anche se forse mi sono dilungato un po’ troppo introducendo inesattezze e dimenticanze varie tra l’altro. Se siete arrivati a leggere fino a questo punto mi fa molto piacere, spero di non avervi annoiato troppo e di essere riuscito a trasmettere qualche sensazione reale, attraverso racconti e fotografie, e la voglia di partire il prima possibile…

Perdonate gli innumerevoli errori grammaticali…

Arigato gozaimasu!

Al prossimo viaggio!!!

Davide Lena

www.davidelena.it

info@davidelena.it

Trovate tutte le foto di Davide sul suo album Facebook. Guardatele, ne vale la pena!

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