Chiara e GiappoTour 1

Nota introduttiva a cura di Marco Togni: ricevo e pubblico molto volentieri questo fantastico diario scritto da Chiara, partecipante GiappoTour 1. Le stupende foto che vedete sono fatte da lei; sono sicuro che questo diario vi farà rivivere i fantastici momenti trascorsi in viaggio.

Buona lettura!

Ciao a tutti… Mi chiamo Chiara, e sono una dei partecipanti al primo GiappoTour organizzato da Marco Togni e Andrea Secco in collaborazione con Blueberry Travel. Spero che leggere questo diario vi possa servire per i vostri viaggi in Giappone e, perché no, possa ispirarvi a partecipare a questa fantastica esperienza in futuro.

Giorno 1 – Partenza da Fiumicino per Dubai.

Il gruppo non è stato difficile da trovare nel caos di Fiumicino, perché già avevo incontrato una partecipante e perché c’era Marco Togni con sua moglie! Le presentazioni sono state fatte in poco tempo, perché già ci eravamo conosciuti tramite il gruppo di Facebook. Mi viene consegnato da Gian Paolo (della Blueberry Travel) il kit da viaggio: una borsa porta-manga con il logo del Giappotour, su cui era stato fissato un cartoncino col mio nome ed il nome della mia stanza (ognuno di noi era assegnato ad una stanza tripla con un nome inerente ai cartoni animati, la mia era “Occhi di Gatto”!). Nella borsa abbiamo trovato I documenti di viaggio della Blueberry, una maglietta col logo di Giappotour, una guida di Tokyo e una cartina della metropolitana di Tokyo. Fatti tutti I controlli (e placata la mia fame con un panino al volo), abbiamo atteso relativamente poco tempo per imbarcarci sul nostro volo Emirates per Dubai. Il tempo era orribile ed io ero spaventata all’idea di decollare col sereno, figuriamoci con una tempesta d’acqua! E qui la “sorpresa” Emirates: l’aereo era talmente grande, potente e comodo che il viaggio è passato senza che me ne accorgessi! Un bellissimo volo passato a mangiare cibo delizioso, ammirare la perfezione e gentilezza delle hostess, guardare film sullo schermo personale, ascoltare la musica e seguire I progressi del volo tramite le telecamere che facevano vedere il cielo sotto ed intorno all’aereo. Atterraggio perfetto è dir poco; ed eravamo all’aeroporto di Dubai! Fantastico e surreale. Ma non poteva andare tutto alla perfezione, e poco prima di imbarcarci per Osaka abbiamo scoperto che il volo avrebbe ritardato di 3 ore! Non ci siamo lasciati abbattere e alle 6 AM (invece che alle 3) abbiamo preso il volo per Osaka.

Giorno 2

Non vi dico l’emozione provata, dopo ore di volo, a vedere attraverso la telecamera le prime luci del Giappone! Quando siamo atterrati mi sono girata verso le due giappo-turiste che erano accanto a me (tra l’altro, erano le mie compagne di stanza) e abbiamo detto con la voce tremante “siamo in Giappone!!!”. Scendiamo dall’aereo con un misto di felicità e stanchezza. Facciamo I controlli alla dogana relativamente in fretta e poi ci dirigiamo a fare il Japan Rail Pass… Attimi di panico quando le cose si sono tirate per le lunghe e abbiamo rischiato di perdere l’ultimo treno per Kyoto! D’altra parte, eravamo arrivati con 3 ore di ritardo rispetto al programma. Ma per fortuna riusciamo a prendere quel benedetto treno. E mentre gli altri intorno a me parlano, dormono o fanno I fatti loro, io appoggio la fronte al finestrino e osservo Osaka… L’emozione provata per un momento è stata talmente incredibile che stavo per piangere! Ero in Giappone, un posto che avevo desiderato visitare da tanto tempo, ed ora ero lì, lo vedevo coi miei occhi! Prima curiosa differenza con l’Italia: entra una ragazza sorridente che scopro essere il controllore. Si inchina 2 volte, pronuncia un benvenuto con il sorriso sulle labbra e si inchina di nuovo. E ancora quando chiede a ogni persona il biglietto, e ancora quando lo riconsegna dopo il controllo, e ANCORA quando lascia il vagone! Nell’ultima parte del viaggio sono stata male a causa di un succo d’arancia bevuto prima di partire e mai digerito; ma appena messo piede alla stazione di Kyoto, beh… tutto è passato! Prendiamo la metro per un soffio! L’ultimo convoglio della giornata stava per partire e noi dovevamo ancora fare I biglietti! Ma ecco un controllore fantastico che sbuca dal nulla e ci fa passare dai tornelli dicendoci che avremmo potuto pagare una volta scesi. Corriamo con I nostri valigioni giù per le scale e saliamo nella metro. Arriviamo stanchi al ryokan (nella zona di Higashiyama) e facciamo il check-in fuori orario. Con le mie compagne di stanza ci dirigiamo verso la stanza, davanti alla quale troviamo un signore che ci aspetta per aprirci la porta. A causa della stanchezza ricordo di dover togliere le scarpe mentre già sono entrata nella stanza, ma per fortuna nessun danno morale è stato fatto al gentile signore che ci ha scortate, probabilmente avrà capito che eravamo distrutte dal viaggio! La stanza si rivela fantastica e strana, diversa da ciò a cui ero abituata. Faccio la conoscenza del mitico water elettronico giapponese… Fantastico! Stanchissime, ci mettiamo a letto…… anzi, ci sdraiamo per terra nei nostri futon! Devo dire che non è stata un’esperienza interamente piacevole. Magari una-due-tre notti potrei resistere, ma nulla potrà mai battere il mio bellissimo e comodo letto occidentale! Con la gioia nel cuore mi addormento di botto e non mi sveglio fino al mattino dopo.

Giorno 3

La sveglia suona, ma il cervello non vuole proprio svegliarsi! Eccolo lì, il jet-lag, pronto ad attaccarsi a me nella veste di stanchezza e fame alle ore più varie, contornato da un senso di nausea e vertigini che mi accompagnerà per i tre giorni a venire! Menomale che vicino al ryokan c’era uno Starbucks con una vista fantastica sul fiume fiancheggiato da ciliegi in fiore. Non ho mai assaggiato fuori Italia un cappuccino buono come quello assaggiato lì, a Kyoto, mentre osservavo le persone passare, i falchi volteggiare e il fiume scorrere. Nella hall incontriamo la nostra guida giapponese parlante italiano. La seguiamo in metropolitana e poi sul bus (prima esperienza di come un bus giapponese o un vagone di metropolitana possono riempirsi a dismisura!), diretti al Kinkaku-ji. Ora, detto così può sembrare nulla; un semplice padiglione ricoperto d’oro che si specchia in un laghetto circondato dal verde… Ma è uno dei posti più belli, magici ed intensi in cui io abbia mai messo piede! Visitiamo tutto ciò che sta intorno al padiglione e ci allontaniamo per dirigerci al Castello di Nijo, antica residenza dello shogun con i caratteristici pavimenti dell’usignolo, in cui le assi di legno producono un rumore particolare quando ci si passa sopra, il più antico antifurto del mondo secondo me. Affamati, passiamo per il Nishiki Market. Odori, colori, suoni caratteristici occludono i nostri sensi. Un volta terminata la visita e con gli occhi ancora pieni di meraviglia, ci dirigiamo alla ricerca di cibo nel centro commerciale Marui (o più correttamente OIOI). Il mio primo pasto giapponese è un fantastico Tenpura-don. E qui iniziamo a capire che il viaggio sarà particolare, quando mentre mangiamo arriva Marco Togni con la sua telecamera a filmare il tutto! Dopo pranzo ci dirigiamo all’Heian Jingu, di cui visitiamo il fantastico ed incantevole giardino di ciliegi in fiore. Poi, a piedi, raggiungiamo il Kyomizudera. Lasciamo la nostra guida a metà della salita e mentre riposiamo i piedi che chiedono pietà, ci accorgiamo di aver perso due persone!! Attimi di panico, ma alla fine Gian Paolo contatta il ryokan e scopre che sono riusciti a tornare lì a piedi dall’Heian Jingu, dove li avevamo lasciati! Possiamo quindi avventurarci per la strada in salita che porta al Kyomizu. Il mio secondo posto preferito in assoluto dopo il Kinkaku-ji. Le varie pagode e costruzioni del tempio sono fantastiche e la vista è unica, con una panoramica su tutta Kyoto. Ma quando scende la sera e si illumina il raggio blu che dalla collina sovrasta la pagoda principale, lì scatta la magia. Torniamo in ryokan distrutti e facciamo un giro alla ricerca di un ristorante che non c’è (accidenti a Trip Advisor!). Qui mi divido dal gruppo alla ricerca di cibo per tornare al ryokan perché sono stanchissima, e una ragazza mi segue. Passiamo per Pontocho e all’improvviso vediamo una geisha e una maiko che escono da una porticina e accompagnano un uomo in un altro locale. Subito tutti scattano foto, ma noi siamo troppo affascinate da ciò, e non siamo riuscite ad essere veloci abbastanza per immortalare il momento. Camminiamo per le stradine non troppo affollate senza perderci e mi sorprende la sensazione di sicurezza che provo nell’andare in giro di sera in vicoli poco frequentati, due ragazze sole. Facciamo una sosta per comprare la cena al conbini, io compro un fantastico onigiri e dei cup noodle. Poi prendo un dorayaki da assaggiare. Beh, diciamo che nella lista dei miei dolci preferiti il dorayaki non occupa una posizione molto alta! Aspettiamo il ritorno della terza compagna di stanza e andiamo a dormire.

Giorno 4

Dopo un colazione da Starbucks, andiamo in stazione per prendere il rapido per Nara. La città non è nulla di speciale, ma una volta arrivati ai templi capiamo il motivo della sua fama. Il Parco di Nara, che contiene quasi tutti i templi principali, è stupendo! Vediamo il Kofuku-ji e facciamo la conoscenza dei cervi che vivono nel parco. Bellissimi e tenerissimi, ma moooolto invadenti. Una curiosità: se vi fermate nei pressi dell’incrocio da cui si sale verso la collina per il Kasuga Taisha verso le 5:00 del pomeriggio e aspettate, potrete vedere la processione dei branchi di cervi che vanno a dormire e attraversano la strada con calma, tutti in fila, a volte aspettando che il semaforo diventi verde! Visitiamo il Todai-ji, dove vediamo il Daibutsu (il grande Buddha) e giriamo per il parco. Pranziamo in un localino fantastico e ci dirigiamo al Kasuga Taisha. Qui io e altri tre ci dividiamo dal gruppo nel discendere dalla collina, ma grazie a google maps e ad un minimo di senso dell’orientamento riusciamo a raggiungere il punto di ritrovo, passando per il suggestivo quartiere di Naramachi. Torniamo a Kyoto e per cena, su suggerimento di Marco, provo con altre persone un ramen in un localino di quelli che si vedono negli anime, in cui si parla solo giapponese. Il ramen è con brodo di maiale e pezzi di carne di maiale; divinamente buono ma alle 3 di notte ancora faceva sentire la sua presenza nel mio stomaco!

Giorno 5

Ci svegliamo con il diluvio… Le previsioni dicono che è in arrivo un tifone dalla zona di Hiroshima e quindi la nostra visita a Miyajima del giorno dopo è in pericolo. Nonostante la pioggia andiamo al Fushimi Inari, dove è stata girata una scena del film “Memorie di una geisha”. Sotto la pioggia il sentiero di 4 km formato da torii rossi non perde il suo fascino. Arriviamo solo a metà del percorso, poi torniamo indietro con le scarpe zuppe di acqua, ma felici di aver visto questo posto fantastico, e di aver sentito i canti di una cerimonia shintoista accompagnati dal rumore della pioggia. Arriviamo alla stazione di Kyoto e pranziamo da Tonkatsu Wako. Da questo momento in poi potrò dire che ADORO il tonkatsu, che per gli ignoranti in materia è una cotoletta di maiale impanata con il panko e servita con salsa tonkatsu, cavolo cappuccio, riso bianco e zuppa di miso! Osserviamo la stazione che ha una struttura in acciaio molto bella, ed assistiamo ad una specie di contest di danza. Qui ci si divide: il gruppo principale va a Sagano nonostante il diluvio, ma io e altri torniamo in ryokan, e qui io e una mia compagna di stanza ci facciamo coraggio, ci vestiamo con lo yukata e andiamo a fare il bagno all’onsen! Ogni preoccupazione ed imbarazzo nel fare il bagno nudi con altre persone scompare nel momento in cui entriamo nell’acqua calda! Vi dico solo che siamo uscite quando la nuvola di vapore ed il calore ci hanno fatto girare la testa e abbiamo rischiato di svenire nella vasca a causa dell’abbassamento di pressione! Quando siamo uscite eravamo fucsia come dei polipi bolliti, ma rilassatissime. La sera siamo andati a cena da Kappa Zushi e abbiamo provato l’esperienza di questo kaiten sushi dove gli ordini arrivano a bordo di un mini-treno shinkansen.

Giorno 6

Partenza con shinkansen per Hiroshima. Del tifone non c’è traccia e a tratti esce anche il sole. Lo shinkansen è spettacolare: pulizia, comodità, silenzio, velocità. Da Hiroshima prendiamo un treno e poi un traghetto per Miyajima. L’isola è fantastica e passiamo la mattinata a visitarla. Per pranzo mangio soltanto uno spiedino di carne acquistato in una bancarella. Prendiamo nuovamente il traghetto ed andiamo al parco della Pace di Hiroshima con il filobus. Il parco è un posto carico di emozioni; e non parliamo poi del museo della bomba. A metà visita sono stata talmente male che sono uscita. È stato incredibile vedere cosa può fare l’uomo, ma più incredibile è stato vedere i genitori portare i loro bambini piccoli in quel luogo… Mi è sembrato inappropriato per dei bambini così piccoli vedere immagini tanto strazianti. Dopo la visita abbiamo preso il filobus per la stazione e da lì lo shinkansen per Kyoto. La sera non me la sono sentita di uscire, e ho cenato in stanza.

Giorno 7

Partenza verso ora di pranzo con shinkansen per Tokyo. Sul treno abbiamo mangiato un ottimo bento comprato alla stazione di Kyoto. Emozionante vedere il monte Fuji dal treno; è qui che ho “rovinato” un video a Marco, ebbene sì, sono stata io! L’arrivo a Tokyo è stato confusionario in confronto a Kyoto. Subito io e alcuni altri ci dividiamo dal gruppo e prendiamo per sbaglio (anche perché nessuno ci ha fermati in tempo) un altro treno, ma arriviamo alla stazione giusta. Hotel bellissimo (nella zona di Akasaka), stanza un po’ piccola ma con tutto il necessario, persino il filo per stendere il bucato in bagno! Siamo usciti in serata e siamo saliti all’ultimo piano del Tokyo Metropolitan Government Office (Tocho per gli amici!) e abbiamo goduto di una vista spettacolare, che ha lasciato senza fiato persino una come me che soffre di vertigini e ha fatto una scenata in ascensore mentre salivamo sempre più in alto. Abbiamo fatto un giro a Shinjuku e abbiamo cenato nella zona di Omoide Yokocho con dei fantastici gyoza; poi siamo andati a fare un giro notturno a Kabuki-Cho.

Giorno 8

Visita ad Asakusa, dove ho visitato anche il negozio Daiso e mangiato una fantastica crèpes al cioccolato della catena Momi&Toy’s. Abbiamo poi preso la monorotaia per Odaiba e ci siamo divisi per il pranzo e il pomeriggio. Io ho scelto di pranzare da Tonkatsu Wako, che novità! Poi io e i giappo-turisti che erano con me siamo andati a vedere la statua della libertà e il palazzo della Fuji TV. E poi una bella sorpresa: mentre eravamo alla riproduzione del Gundam dietro AcquaCity, è iniziato lo spettacolo del Gundam con luci, suoni e fumo! Emozionante. Siamo quindi andati al Venus Fort, bellissimo. Qui una bella sorpresa l’abbiamo avuta prendendo un caffè senza molte aspettative che invece si è rivelato fantastico; il barista parlava italiano perché è stato in Italia a lungo. Ci siamo quindi riuniti e abbiamo fatto ritorno all’hotel per prepararci alla serata in izakaya “Italia incontra Giappone”, organizzata da Andrea Secco. Siamo quindi tornati a Kabuki-cho per andare al Wai-wai bar e abbiamo passato una bellissima serata in compagnia di ragazze e ragazzi giapponesi che parlavano italiano e ragazzi italiani che abitano a Tokyo. Alcuni vanno al karaoke per concludere la serata in bellezza.

Giorno 9

La giornata è iniziata con una visita ad Ameyoko, dove abbiamo incontrato un vecchietto giapponese veramente simpatico, di lontane origini italiane. Abbiamo quindi fatto un giro al parco di Ueno e siamo passati per il cimitero di Yanaka, prima di trasferirci ad Akihabara, dove abbiamo incontrato Andrea Secco. Ho pranzato da Sushi Zanmai nel ristorante accanto allo Yodobashi Akiba, un sushi davvero ottimo. Abbiamo girato per il quartiere e fatto visita al negozio Mandarake per acquisti di manga. Poi alcuni di noi sono andati al Maid Cafè… Un’esperienza che ci ha storditi! Queste ragazzine vestite da maid che ti trattavano come la loro principessa o il loro principe e padrone, e facevano di ogni gesto uno spettacolino di suoni ridicoli ed acuti. Ma il parfait che ho mangiato qui ancora me lo ricordo tanto era buono! In più abbiamo visto un autentico otaku giapponese, che alla vista delle maid si è tutto eccitato e, mentre noi andavamo via, lui era ancora lì ad asciugarsi il sudore! Tutto sommato però, Akihabara non mi è piaciuto molto come quartiere. Siamo poi andati a Ginza, dove da Ito-ya ho comprato un fantastico pennello per la calligrafia giapponese con i fogli adatti. Dopo lo sfavillio dei negozi ultra-chic di Ginza siamo andati a Marunouchi per vedere il Tokyo International Forum; davvero fantastico. Infine abbiamo visitato la libreria Maruzen dove ho trovato il dizionario che cercavo da tempo ad un ottimo prezzo. Per cena siamo rimasti vicino all’hotel e ho mangiato una buonissima piadina e degli spaghetti aglio-olio-peperoncino molto buoni.

Giorno 10

Visita a Kamakura. Abbiamo iniziato a Kita-Kamakura con il tempio Engaku-ji, ma non mi è piaciuto molto. Ci siamo trasferiti a Kamakura e ci siamo divisi a Komachi-dori per il pranzo. Io sono andata in spiaggia a vedere l’oceano; veramente stupendo, ma sono dovuta scappare perché i corvi e i falchi mi hanno puntata per il sacchetto di cibo che avevo con me! Ho poi pranzato con altri a Komachi-dori con un omurice, e ho anche fatto scorta di bacchette! Siamo andati a vedere lo Tsurugaoka Hachimangu e poi in treno siamo andati ad Hase per vedere il tempio Hase-dera e la sua fantastica terrazza panoramica sulla costa di Kamakura. Infine, abbiamo visitato il Kotoku-in con il Daibutsu. A Tokyo, prima di tornare in hotel, siamo passati per lo Shibuya Crossing… Che dire! Una sensazione fantastica, ero talmente emozionata che la voce mi tremava. Abbiamo salutato la statua di Hachiko e siamo tornati in hotel, per uscire poco dopo alla volta di Tsukiji, dove abbiamo mangiato da Sushi Zanmai; ad essere sincera ho preferito la “succursale” di Akihabara alla sede principale

Giorno 11

Visita al Museo Ghibli nella zona di Kichijoji, ma sono rimasta un po’ delusa perché dei vecchi capolavori di Miyazaki (come Mononoke e Castello errante di Howl) c’era poco o niente. Abbiamo fatto un giro al parco Inokashira e poi siamo andati a Nakano, dove abbiamo potuto visitare Nakano Broadway; anche qui delusione, perché ho trovato poco di cartoni come Inuyasha ma praticamente tutto di One Piece e Naruto, che non mi interessano. Dopo Nakano siamo andati a Ikebukuro dove ho visitato la libreria Junkudo e successivamente il bellissimo negozio Animate. Alla libreria sono stata “vittima” delle attenzioni di un maniaco mentre ero seduta parzialmente nascosta da uno scaffale, che mi ha fissata per tutto il tempo credendo di non essere visto da me e mi avrebbe anche seguita quando me ne stavo andando se non fosse sbucato Marco da dietro il mio stesso scaffale; era stato nascosto alla vista del tipo tutto il tempo, sorbendosi le mie lamentele. Che poi a pensarci bene… Come potevo essere sola se stavo parlando? Quello lì non mi ha forse vista parlare con una persona seduta vicino a me? Mah! Vicino ad Animate c’era un love hotel, e ho potuto osservare il modo in cui i salary man entravano di nascosto, seguiti o preceduti di pochi momenti dalle loro amanti.

Giorno 12

giorno libero. Vado da sola a Roppongi; all’hard rock cafè trovo una commessa che parla italiano. Faccio un giro a Roppongi Hills e dintorni e torno in hotel. Nel pomeriggio faccio un giro di Akasaka e ammiro le ferrari e le lamborghini che sfrecciano per le strade. La sera vado a cena in un ristorante di curry rice ottimo vicino all’hotel.

Giorno 13

Visita al Meiji-jingu, dove assistiamo ad un matrimonio tradizionale. Scriviamo del nostro passaggio su una tavoletta di preghiera che appendiamo tra le altre fuori dal tempio. Passeggiata a Yoyogi, dove vediamo gente strana e cani ancora più strani, e uno spettacolo di artisti da strada. I rockabilly ci sono, ma non ballano quando siamo presenti tutti (lo fanno dopo, quando alcuni di noi tornano al parco). Ci dirigiamo quindi a Takeshita dori dove pranzo con una crepes buonissima. Incontriamo Clio di ClioMakeUp e facciamo la foto. Non incrociamo nessuna cosplay sul ponte, forse a causa del tempo non proprio fantastico. Proseguiamo per Omotesando fino a Shibuya, dove dopo aver attraversato l’incrocio per l’ennesima volta mi dirigo con qualche altra persona all’hotel, dove scopro di avere la febbre. Per cena mangio del sushi comprato al conbini che è comunque squisito e vado a letto presto; ma non prima di aver sentito il primo terremoto forte di tutto il viaggio.

Giorno 14

Facciamo i bagagli e li lasciamo in custodia all’hotel, quindi con Marco e altri 3 andiamo a mangiare allo Sweet Paradise di Ikebukuro, dove c’è un all-you-can-eat di dolci. Dopo questa abbuffata di zuccheri torniamo in hotel per prendere i bagagli e andare a prendere il Narita Express. Qui ci separiamo da Marco; una volta arrivati a Narita lasciamo pure Gian Paolo. Senza guide facciamo tutti i controlli e saliamo sull’aereo per Dubai e poi Roma. Il ritorno sarà lungo e triste, con la consapevolezza che un viaggio fantastico è finito. Il giorno successivo siamo a Fiumicino e ci dirigiamo ognuno per la propria strada. Il Giappotour è finito, ma le emozioni che mi ha lasciato, le emozioni che le persone che ho conosciuto mi hanno dato, quelle non finiranno mai di esistere per me.

Del Giappone mi porterò dietro per sempre un ricordo felice, e la speranza di tornare in questo paese fantastico che mi ha rubato il cuore. La pulizia, la cortesia delle persone, le regole assurde come “non soffiarsi il naso in pubblico”, la puntualità, le luci, i colori, i suoni e gli odori del Giappone sono ciò che fa sentire a chi se ne va il “mal di Giappone”. E questo male ha solo una cura: un biglietto aereo per la terra nipponica!

Sayonara Nippon! Arigatou Gozaimasu!

 

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