Come non preoccuparsi

La preoccupazione può essere utile nel momento in cui essa fa da motore per risolvere un problema, ma quando diventa uno stato permanente che scaturisce anche dalle situazioni più banali, è ora di correre ai ripari. Molte persone sviluppano ansie e paure che arrivano a paralizzarle completamente, facendo loro perdere il contatto con la realtà, fino a compromettere seriamente la qualità della vita.
In alcuni casi la preoccupazione occupa la mente delle persone sia di giorno che di notte, rendendo difficile anche dormire e riposare. La sensazione è quella di avere un macigno sullo stomaco, un peso che ci opprime e che non ci permette di pensare ad altro.

Prendere a cuore una questione denota sensibilità verso ciò che ci circonda e forte senso di responsabilità, ma un senso costante di preoccupazione è fortemente dannoso sia per la salute mentale che per quella fisica. A correre questo rischio possono essere indistintamente i soggetti portati all’ottimismo o quelli perennemente pessimisti. Troppo spesso le spiacevoli circostanze che possono scaturire da uno stile di vita stressante come quello dei giorni nostri, innescano paure e malesseri che minano il nostro equilibrio.

Al fine di prevenire una simile condizione, è necessario abbandonare la convinzione che preoccuparsi serva a qualcosa. Una volta che ci si rende conto che il vero problema risiede nella preoccupazione, si sarà già arrivati ad un buon punto e la strada verso una “guarigione” da questo tipo di malessere sarà in discesa.
La buona notizia, infatti, è che esiste una soluzione anche per i “preoccupati cronici“: basta mettere in pratica alcuni consigli, e con un po’ di pazienza e buona volontà , si può imparare a vivere più serenamente, preoccupandosi solo quando strettamente necessario.

Perché ci si preoccupa

Spesso si pensa che preoccuparsi di qualcosa possa portare ad una risoluzione del problema ed equivale a formulare pensieri tipo ” devo trovare una soluzione” e “non voglio trascurare nulla“, oppure, al contrario, si pensa che sia necessario per evitare conseguenze negative (“non devo farmi beccare” o “speriamo che non se ne accorgano”).

I campanelli di allarme

Qui di seguito proponiamo alcuni tipici atteggiamenti da “preoccupati cronici“, che dovrebbero immediatamente far scattare un campanello di allarme e far correre ai ripari.

  • Non mi hanno scelto a quel colloquio. Non troverò mai lavoro.”
  • “Anche se ho preso un ottimo voto, avrei potuto rispondere meglio a quella domanda”
  • “Mi è andata bene. Ma è stata solo fortuna”
  • “Sono sicuro che mi odia”
  • “Me lo sento, sta per succedere qualcosa di grave”
  • “Il pilota ha detto che stiamo attraversando una turbolenza. L’aereo sta per precipitare”
  • “Sono un fallimento”
  • “E ‘colpa mia se mio figlio è caduto dalla moto. Avrei dovuto dirgli di guidare con prudenza sotto la pioggia.”

Quando sforzarsi non serve a nulla

E’ assai difficile essere produttivi nella vita quotidiana quando ansie e preoccupazioni diventano sensazioni dominanti. Anche coloro che sono consapevoli della loro condizione di preoccupati cronici fanno fatica a sottrarsi a questo stato, e nonostante provino a distrarsi o ad essere lucidi e razionali, i pensieri negativi tendono a prendere il sopravvento. Continuiamo a ripetere a noi stessi che preoccuparsi non serve a nulla, facciamo il possibile per pensare ad altro o per immaginare scenari positivi, finendo per ottenere il risultato opposto. Tentare di svuotare la mente può essere controproducente perché costringe a prestare particolare attenzione all’unico pensiero che si desidera evitare, rendendolo ancora più grande di quanto sia in realtà.

A preoccuparsi c’è sempre tempo

Tutto questo non significa che non vi sia niente da fare per tenere a freno le proprie preoccupazioni. Il trucco sta nel giusto approccio. Anziché bloccare o rimuovere un pensiero negativo, occorre provare a rimandarlo, posticipandolo ad un secondo momento. Il vecchio detto “a preoccuparsi c’è sempre tempo” contiene l’essenza della questione: se si teme che qualcosa possa finire male, tanto vale riservare il dispiacere per il momento in cui effettivamente accadrà tale evento. Ogni preoccupazione a priori è superflua, anche perché se l’esito dovesse essere positivo ci si accorgerebbe di aver solo sprecato tempo e di essersi fatti del nervoso per niente.
E’ molto importante imparare a rimandare le proprie preoccupazioni: se durante la giornata siamo assaliti da un pensiero negativo e da uno stato di ansia, proviamo a scrivere su un pezzo di carta ciò che ci rende ansiosi e preoccupati e proponiamoci di occuparci della questione in un secondo momento. Si tratta di un utilissimo esercizio mentale che aiuta a tenere sotto controllo ogni preoccupazione, specialmente quelle più futili.

Controllare le proprie preoccupazioni

Ecco un altro esercizio davvero utile per imparare a gestire questo spiacevole stato d’ansia. Istituire un momento dedicato alla preoccupazione. Basta scegliere un tempo e un luogo stabilito da dedicare alle proprie preoccupazioni, magari evitando di farlo coincidere con i momenti prima di andare a dormire, per non compromettere la qualità del sonno. Una volta scelto il momento e la durata, sfruttare questo frangente per “sfogare” il proprio malessere, concedendosi di preoccuparsi, ma imponendo a se stessi di lasciare il resto della giornata totalmente libero da preoccupazioni. Il passo successivo potrebbe essere quello di prendere in esame la propria “lista delle preoccupazioni” (si veda il paragrafo precedente) durante il momento riservato alla preoccupazione: ora occorre riflettere se tali preoccupazioni siano nel frattempo svanite o se siano ancora lì ad assillarci, l’importante è fare tutto questo entro e non oltre il periodo stabilito. Se le preoccupazioni non sembrano più importanti, si può ridurre gradualmente il momento dedicato alla preoccupazione e godersi il resto della giornata. L’obiettivo è quello di arrivare ad eliminare completamente questo spazio giornaliero che dedichiamo alle preoccupazioni.

Analizzare l’entità del problema

Alcune ricerche hanno dimostrato che mentre ci si preoccupa per qualcosa si riceve l’effimera sensazione che la nostra preoccupazione sia produttiva e utile, ma tra “preoccuparsi” e “risolvere un problema” c’è non poca differenza. La soluzione dei problemi comporta la valutazione di una situazione e delle misure concrete per farvi fronte. Preoccuparsi tout-court raramente porta a soluzioni. Quando veniamo assaliti dall’ansia per qualcosa che deve accadere o che sta accadendo, occorre chiedersi prima di tutto se il problema sia qualcosa che si possa effettivamente risolvere. Ecco alcune domande da porsi: “Si tratta solo di un’eventualità o di una situazione già in essere?”, “Se si tratta solo di un’eventualità, quante probabilità ci sono che accada?” o ancora “Sono in grado di fare qualcosa per affrontare questo problema o è fuori dal mio controllo?” .
Le preoccupazioni produttive sono quelle legate ad un problema che siamo in grado di affrontare o risolvere nell’immediato. Ad esempio: se riceviamo una bolletta troppo alta e ci sembra che possa essere stato commesso qualche errore negli addebiti, possiamo agire immediatamente chiamando il fornitore e chiedendo spiegazioni in merito.
Alcuni esempi di preoccupazioni del tutto immotivate e fini a se stesse sono: “E se un domani mi ammalassi di una grave malattia?”, “E se mio figlio da grande dovesse prendere cattive abitudini?”.
Una volta appurato che il problema sia concretamente risolvibile, occorre iniziare a elaborare possibili soluzioni, senza stress e con il giusto grado di ottimismo e determinazione. E’ fondamentale spendere energie solo per le cose si ha il potere di cambiare, piuttosto che per circostanze o realtà fuori dal proprio controllo. Dopo aver valutato le opzioni, procedere con un piano d’azione e agire per risolvere il problema. Ogni preoccupazione svanirà immediatamente.
Ma cosa succede se la preoccupazione è legata a qualcosa che si non si può risolvere? Gli ansiosi cronici in genere hanno a che fare con preoccupazioni immotivate e problemi “ipotetici” per i quali non esiste soluzione, semplicemente per il fatto che il problema non sussiste, per lo meno non adesso. L’unico modo per uscire da questo circolo vizioso è quello di imparare ad riconoscere la propria condizione e le proprie ansie. Imporsi di essere sempre essere razionali , maturando la convinzione che i propri sentimenti debbano sempre avere un senso o che non si dovrebbe mai provare paura, rabbia o preoccupazione è un atteggiamento controproducente, poiché l’essere umano racchiude tanti modi di essere differenti e tante sensazioni, alcune delle quali più razionali, altre meno. Nel momento in cui i preoccupati cronici accettano i loro malesseri come parte dell’essere umano, impareranno a non esserne sopraffatti e persino ad usarli a loro vantaggio.

Accettare le incertezze

L’incapacità di tollerare incognite ed incertezze gioca un ruolo fondamentale negli stati di ansia e preoccupazione. I preoccupati sopportano difficilmente l’idea del dubbio e dell’imprevedibilità e hanno un bisogno fisiologico di sapere con certezza quel che accadrà e con la preoccupazione tentano di tenere sotto controllo i possibili esiti e ovviare a spiacevoli sorprese, senza considerare che tutto ciò non funziona affatto. Pensare che qualcosa andrà male non rende la vita più prevedibile e non è che un’illusione di sentirsi più sicuri. Concentrarsi su possibili scenari negativi impedisce di godersi tutto il buono del presente. Può essere utile provare a porsi le seguenti domande:

  • E ‘possibile avere la certezza di tutto nella vita?
  • Avere certezze è utile o inutile?
  • Quali sono i vantaggi di esigere certezze?
  • Tendo ad essere pessimista solo perché non ho certezze?
  • Posso imparare a vivere senza pormi continue domande sul futuro?

Interrogare se stessi è fondamentale per imparare a superare certe debolezze. Al mondo non esiste nulla di certo e scientificamente prevedibile. Ecco perché è assolutamente inutile preoccuparsi di qualcosa su cui non si ha il minimo controllo.

Sconfiggere le distorsioni cognitive

Se si soffre di ansia cronica, è molto probabile che si tenda a guardare il mondo nella maniera sbagliata, vedendo il pericolo dove non c’è, sovrastimando la possibilità che le cose andranno male, e ipotizzando immediatamente l’esito peggiore. E’ molto comune anche la tendenza a screditare la propria capacità di gestire i problemi della vita, dando per scontato che si uscirà a pezzi alla prima occasione. Si tratta per lo più di atteggiamenti irrazionali e pessimistici noti come distorsioni cognitive: pur non basandosi sulla realtà, esse sono particolarmente difficili da superare, in quanto entrate a far parte di una visione del mondo radicata nel proprio essere, visione della quale non si è quasi mai consapevoli. L’unico modo per eliminare il problema è quello di riprogrammare il proprio modo di pensare e percepire la realtà che ci circonda. Il primo passo è quello di identificare con precisione il pensiero negativo che ci assilla, poi, anziché considerare tale pensiero come un fatto vero e proprio, lo si deve trattare come un’ipotesi che si sta “testando”, tutto questo per arrivare ad assumere una prospettiva più equilibrata. In altre parole si tratta di mettere in discussione il pensiero che ci preoccupa. Ecco alcune domande da porsi:

  • Che prove ho del fatto che la mia preoccupazione sia realistica o meno?
  • Esiste un altro modo di vedere la cosa?
  • Quante probabilità ho che il fatto di cui mi sto preoccupando accada davvero?
  • Se la probabilità è bassa, quali risultati sono più probabili?
  • Preoccuparmi è stato utile o mi ha fatto stare male?

Circondarsi di positività

La società e le persone con cui interagiamo quotidianamente influenzano notevolmente il nostro modo di pensare. Gli studi dimostrano che le emozioni sono contagiose. Le persone con cui trascorriamo molto tempo hanno poi un impatto ancora maggiore sul nostro stato mentale. E’ fondamentale imparare a circondarsi da persone che ci rendano calmi e sereni, allontanando, dove possibile, coloro che ci rendono nervosi e stressati. Un altro modo è quello di stabilire argomenti off-limits, se si sa che parlarne con quella determinata persona ci renderebbe ansiosi. I confidenti vanno scelti con cura, poiché parlare delle proprie preoccupazioni con la persona sbagliata finirebbe per aggravare la situazione: alcuni hanno il dono di aiutarci a cambiare prospettiva, mentre altri non fanno che alimentare preoccupazioni, dubbi e paure.