Attentato alla metro di Tokyo del 1995

In data 20 Marzo 1995, fra le 7.50 e le 8.11 del mattino, un grave e devastante attentato terroristico sconvolse la città di Tokyo, provocando ben 13 morti e più di 6000 persone intossicate, uno degli episodi più gravi della storia del Giappone dai tempi della Seconda Guerra Mondiale e l’orrore delle bombe nucleari. L’attentato si svolse nella metropolitana di Tokyo attraverso la diffusione di gas nervino allo stato liquido all’interno di sacchetti di plastica avvolti da giornali e lasciati sul pavimento di alcuni vagoni del metrò e in alcune stazioni: il gas nervino si diffuse rapidamente grazie ad alcuni fori provocati nei sacchetti dagli attentatori, che subito dopo aver disposto il materiale, scapparono velocemente dalla metropolitana, grazie anche all’appoggio logistico di alcuni loro complici, che li stavano attendendo fuori dalle stazioni. Le linee coinvolte erano tra le più utilizzate e frequentate dagli abitanti della città: Marunouchi Line, Chiyoda Line e Hibiya Line, dove morì la maggior parte delle vittime.

Un dipendente della metropolitana, Tsuneo Hishinuma, riuscì ad evitare una strage ancor più grande, individuando uno sei sacchetti a bordo di un treno e tentando di assorbire il liquido con carta di giornale: il sacchetto venne portato nell’ufficio del capostazione, ma sia quest’ultimo che l’eroico Hishinuma morirono a causa dell’esposizione diretta al liquido letale.

I responsabili

Le indagini della polizia furono facilitate dalla segnalazione di una studentessa, che aveva notato un individuo con un sacchetto avvolto in carta di giornale, e portarono così all’individuazione della setta religiosa Aum Shinrikyo, peraltro da tempo monitorata a causa di un’ipotesi di coinvolgimento con un precedente omicidio. Emerse infine che la setta si era già resa protagonista di un attacco con gas nervino a Matsumoto nel 1994, terminato con l’uccisione di ben 7 persone.
La setta agiva sotto ispirazione del suo leader carismatico nonché fondatore Shoko Asahara, che nel febbraio del 2004 fu infine condannato a morte per impiccagione, stessa sorte capitata poi ad altri membri della setta ed esecutori dell’attentato. Durante lo svolgersi del processo, emersero degli sconcertanti coinvolgimenti con alcuni reparti deviati della polizia giapponese e dell’esercito.

Le motivazioni

Secondo la pubblica accusa, le ragioni dietro ad un simile attentato erano da ricercare nella volontà di Shoko Asahara di instaurare una dittatura in Giappone e, in quest’ottica, l’attentato alla metropolitana di Tokyo avrebbe dovuto essere solo il primo di una lunga serie di attentati terroristici, tali da favorire le condizioni ideali e un clima di panico adatti all’instaurazione di un regime di potere dittatoriale

I soccorsi

Grazie a tempestive segnalazioni, la polizia riuscì ad intervenire rapidamente e a bloccare tutti i treni intorno alle 8.35, provvedendo all’evacuazione totale della metropolitana. I sintomi dei passeggeri esposti al gas nervino furono ben evidenti: irritazioni cutanee, cecità temporanea, svenimenti e malori vari. Unitamente alla polizia, arrivarono sul luogo i volontari della Protezione Civile e diversi team di infermieri per prestare un primo soccorso ai feriti, aiutati in questo dal coraggio e dall’altruismo di molti altri passeggeri e dipendenti della metropolitana sfuggiti all’attacco, che non esitarono a fornire il loro prezioso aiuto. Complessivamente operarono più di 300 ambulanze, oltre ai mezzi di Polizia, Vigili del Fuoco e Protezione Civile.
Inizialmente non fu chiara la dinamica dell’attentato e si pensò subito ad un’esplosione, tanto che non furono poche le diagnosi errate e le dimissioni affrettate di molti pazienti, un fatto che si spiega inoltre con la mancata preparazione degli staff medici di Tokyo ad eventi correlati all’uso di gas letali come questo, che non avevano pressoché alcun precedente nella storia del paese.
Il riconoscimento corretto dei sintomi avvenne solo grazie al professor Nobuo Yanagisawa, che si mise in contatto con tutti gli ospedali di Tokyo per comunicare le corrette procedure e i trattamenti cui sottoporre i feriti. A questo si aggiunse l’azione rapida del Ministero della Salute, che ordinò subito numerose dosi di antidoto, riuscendo miracolosamente a raccoglierne la quantità minima necessaria a curare tutte le persone coinvolte. Oltre alle persone decedute, ben 47 riportarono gravi danni permanenti e altre 1077 persone hanno riportato danni minori ma permanenti e migliaia ebbero danni temporanei.

Ricerca dei colpevoli

Dopo questo attentato la Polizia catturò alcuni dei colpevoli mentre altri restarono ricercati per anni. In tutte le stazioni di polizia del Giappone per gli anni a seguire fu possibile trovare manifesti in cui si chiedevano informazioni sui membri ancora non catturati. Katsuya Takahashi fu l’ultimo membro catturato, nel giugno del 2012, ben 17 anni dopo l’attentato.

Cestini in Giappone

C’è una piccola curiosità da segnalare. I turisti che si recano in Giappone spesso sono stupiti dalla mancanza di cestini, spesso sono praticamente introvabili anche per chilometri e nelle stazioni sono pochi e sempre sotto stretta sorveglianza.

Questa mancanza di cestini si dice sia per evitare che qualcuno possa emulare nuovamente l’attentato del 1995 e magari nascondere del gas o altri materiali pericolosi in un cestino.

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